sabato 22 dicembre 2012

Di Pietro: Attentato alla Costituzione

L'on. Antonio Di Pietro denuncia un errore grave nell'approvazione della legge di stabilità da parte del parlamento, oltretutto con un voto di fiducia dato al governo tecnocratico di Monti. Di seguito il video distribuito dall'Italia dei Valori e la trascrizione completa della dichiarazione di Di Pietro.


"Denuncio uno dei fatti più gravi avvenuti nella storia parlamentare italiana da quando c’è la Costituzione. Alla Camera dei deputati è tornato indietro il decreto sulla stabilità approvato dal Senato in una versione diversa da quella approvata dal senato.
Manca addirittura un articolo, l’art. 560, che loro chiamano comma ma è la stessa cosa. C’è un articolo in meno. Con un articolo in meno si è discusso in questi giorni ed è stato addirittura messo il voto di fiducia da parte del governo. Abbiamo votato la fiducia su una legge che alla Camera è diversa da quella approvata al Senato. Manca l’art. 560.
Chiunque abbia letto la Costituzione sa che una legge, per essere legge, deve essere approvata in modo identico da camera e Senato. Prima della votazione io ho sollevato l’eccezione, sia col governo che con il presidente della Camera, dicendo che era necessario che questa legge ritornasse in commissione, che la commissione recepisse il testo reale approvato dal senato, che il testo nuovo tornasse in aula e che il governo potesse porre la fiducia sul testo reale e non su quello finto. Ma soprattutto che fosse data la possibilità, a noi o a qualsiasi altro parlamentare, di presentare eventualmente emendamenti sull’art. 560. Invece è stato ignorato, nessuno lo ha letto, nessuno lo ha potuto vedere, nessuno lo ha potuto analizzare.
Di fronte a questo abuso della funzione parlamentare da parte di una maggioranza asservita ai giochi di potere politici, noi denunciamo come attentato alla Costituzione questo modo di comportarsi e oggi stesso depositiamo al capo dello Stato un accorato appello affinché non si faccia anche lui complice della violazione della Costituzione. Altrimenti vorrebbe dire che non siamo più in una democrazia, men che meno in una democrazia parlamentare. Capiamo di essere arrivati oltre le 50 fiducie, una al giorno, per meri opportunismi politici. Ma che venga violata in modo plateale la Costituzione approvando in un ramo del Parlamento una legge e nell’altro ramo un’altra legge, addirittura col voto di fiducia, facendolo poi passare come se fosse stata approvata da tutti e due i rami la stessa legge, si chiama truffa politica aggravata.
Vogliamo sapere se il capo dello Stato ci mette una pezza, o ci mette una coperta sopra.
Per essere chiari, l’art. 560 non stabilisce come si va a prendere un bicchier d’acqua, stabilisce una regola ben precisa su come si devono comportare i commissari delegati per la gestione dei contesti emergenziali e i commissari straordinari regionali, cioè tutti coloro che assumono le funzioni in caso di calamità naturale o quando i presidenti delle regioni vengono esautorati dal loro ruolo perché hanno mandato in fallimento la regione. Quindi coloro che hanno in mano i soldi dello Stato. Questo art. 560 stabilisce che nei siti istituzionali vi deve essere la pubblicazione degli atti dei documenti relativi alle deliberazioni assunte nonché la relazione della situazione aggiornata dei rapporti contrattuali e di tutte le attività svolte nell’esercizio delle loro funzioni di commissari.Per intenderci: in molti casi è stato riscontrato che il commissario pone in essere degli atti che non si capisce a favore di chi siano stati fatti, a danno di chi altro e per quale ragione li abbia fatti. Questo articolo stabilisce le modalità per cui in modo trasparente ognuno può vedere come vengono fatti i contratti, chi sono i contraenti, quanti soldi si sono spesi, come vengono spesi, quando vengono pagati, quanto costa un’opera. Quindi è un documento fondamentale del patto di stabilità.
Ebbene, questo documento così fondamentale è stato approvato da un solo ramo del Parlamento. Nell’altro, con un trucchetto, fanno invece apparire per approvato ciò che non è stato discusso e sul quale non è stato possibile intervenire. Ora la palla è in mano al capo dello Stato, che è il garante della Costituzione. Presidente Napolitano: lo faccia il garante
."

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