mercoledì 26 dicembre 2012

Ventriloqui

Ascoltando la conferenza stampa di Mario Monti, ad un certo punto, ho avuto una sorta di déjà vu, di già visto o già sentito, meglio forse di già letto. Così quando i giornali hanno pubblicato estratti della omelia montiana, sono andato a ricercare il brano, un momento importante, un passaggio chiave del discorso. Questo: "Non mi schiero con nessuno ma la mia agenda è chiara ed è aperta a tutti per coalizioni ampie. Alle forze che manifesteranno adesione convinta e credibile all'agenda Monti, sono pronto a dare il mio incoraggiamento e, se richiesto, anche la guida, e sono pronto ad assumere un giorno, se le circostanze lo volessero, responsabilità che mi venissero affidate dal Parlamento". E ancora: "Se una o più forze politiche, con credibile adesione alla mia agenda, manifestasse il proposito di candidarmi a Presidente del Consiglio, valuterei la cosa. A nessuno si può impedire di fare questo. Verificate tante condizioni, sì". Ecco questo era il passaggio. Ma dove avevo sentito qualcosa di simile? Dove?
Alla fine mi è venuta alla mente una certa intervista rilasciata al Corriere della Sera. Ecco una frase: "Che sia io a candidarmi è proprio da escludere. Può essere che me lo chiedano. Nel caso, valuterò". Sì era questa. A parlare era il professor Ichino che rispondeva a domande sulla sua collaborazione con Renzi, una collaborazione che "non esclude le altre. Quello che conta sono le cose da fare, i programmi. E i programmi di una sfida come le primarie, su alcuni punti, ben possono anche essere convergenti. Uno degli scopi della nostra assemblea del 29 settembre [dei pro agenda Monti] è proprio quello di favorire l’aggregazione più ampia possibile di persone interessate alle primarie democratiche, su queste idee e questo programma". E ad altra domanda: "Se dalla campagna elettorale per le primarie risulterà che solo Renzi fa proprie le mie idee, le mie proposte, non avrò alcun dubbio sul candidato a cui dare il voto". E ancora: "Se non riterremo soddisfacenti i programmi degli altri candidati, potremmo anche valutare una nostra candidatura".
Mutatis mutandis, lo stesso atteggiamento di Monti, con alcune variabili però, nel caso del bocconiano, già valutate nella loro incidenza.
Ancora per sottolineare il parallelo in un suo comunicato stampa Ichino precisava su Renzi: "la mia collaborazione (...) non ha certo il significato di una mia «affiliazione» o dipendenza da lui, bensì soltanto quello di una nostra convergenza piena sulle cose concrete da fare per l’allineamento dell’Italia agli standard europei più avanzati e la sua crescita sul piano sociale e su quello economico. Una collaborazione che spero si allarghi al maggior numero possibile di persone di buona volontà; e della quale non posso che essere felice".
Insomma, senza tirare troppo per i capelli, si può ricordare il vecchio detto, Dio li fa e poi li accoppia.
Ma c'è un altro aspetto da evidenziare. Ichino nell'intervista diceva: "Bersani ha detto testualmente che il suo futuro governo avrà una sua agenda, solo in parte coincidente con l’agenda Monti. Ma questo potrebbe anche andar bene se le differenze consistessero in perfezionamenti, correzioni di errori, riempimento di lacune. Il problema è che invece alcune prese di posizione del vertice del Pd fanno pensare, su alcuni punti cruciali, più a un netto cambiamento di rotta che alla prosecuzione del programma avviato da Mario Monti". Cioè in soldoni un matrimonio anche sotto forma di coppia di fatto tra Monti e Pd non sarebbe possibile, tant'è che Ichino si è chiamato fuori, dal Pd. Il che significa che non ci sono metafore che tengano. E il segretario Bersani non può limitarsi a dire come oggi: "Noi siamo il Pd, di gran lunga il più grande partito italiano, europeista e riformatore. Un partito alternativo a Berlusconi, alla Lega e ai populismi, aperto a discutere con chi è contro Berlusconi, la Lega e i populismi. Queste sono le nostre posizioni, gli altri decidano cosa fare a noi va bene qualunque cosa. Certamente bisogna che queste posizioni escano dalle ambiguità. Noi siamo questo". Che il Pd sia contro il "grande satana" lo sanno tutti dopo tanti anni di antiberlusconismo viscerale, ma come si dice, "dagli amici mi guardi Dio, ché dai nemici mi guardo io", Bersani dovrebbe, lui per primo, uscire dalle ambiguità. Lo deve al popolo delle primarie. Semplicemente.

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