martedì 1 gennaio 2013

Il sogno d'un paese normale

Siamo al 4 ottobre 2009. Al Teatro Smeraldo di Milano, Beppe Grillo illustra il programma del suo movimento, il Movimento 5 Stelle. La visione e soprattutto l'ascolto del filmato è un utile esercizio per ognuno. Grillo illustra un elenco di questioni poste come obiettivo del movimento per rendere il paese un paese moderno e vivibile. Il paradosso è che se l'Italia fosse un paese normale quel programma non avrebbe ragione di essere: secondo ragione e buon senso rappresenterebbe appunto la descrizione della nostra repubblica e della qualità della sua vita. Ma purtroppo così non è, e la conquista della normalità è ancora lontana; anzi, di questi tempi e con le attuali prospettive sembra allontanarsi sempre più.


C'è un punto dell'intervento di Grillo che voglio sottolineare. Grillo si dilunga sulla necessità dell'abolizione o quanto meno di una revisione delle norme sul copyright (in Italia regolato da una legge fascista inglobata nell'ordinamento repubblicano), alla luce della nuova realtà della comunicazione e delle nuove modalità di fruizione della conoscenza, e particolarmente di ciò che dovrebbe essere riconosciuto comunque, da subito, di pubblico dominio perché patrimonio della nazione, se non dell'umanità intera. Grillo per sottolineare la questione cita una situazione che è capitata a lui personalmente dove l'ottusità dei presunti possessori di diritti tutti da dimostrare e multinazionali che si arrogano il compito di stabilire ciò che è violazione e ciò che non lo è, ha determinato una situazione di conflitto, risolta, come racconta, da un massiccio intervento della rete da sempre gelosa della sua libertà di espressione e di comunicazione nonostante gli "uomini in nero" continuamente provino a minarne il fondamento. Grillo arriva a dire, riferendosi all'esempio fatto, che Obama è patrimonio dell'umanità. E si può concordare con lui. Come patrimonio della nostra nazione, di tutti noi italiani è la Presidenza della Repubblica.
Non so se siete mai andati a leggere l'avviso legale presente sul sito del Quirinale. So che in genere quel tipo di avvisi presenti in molti siti non si leggono mai. Però vale la pena di farlo e di rifletterci sopra. Comincia così: "Il sito della Presidenza della Repubblica contiene informazioni testuali ed elementi multimediali quali testi, disegni, loghi, icone, immagini (anche panoramiche e tridimensionali), estratti audio e video, fotografie, software e banche dati relativi all’Istituzione Presidente della Repubblica, che sono protetti dalla normativa prevista nel Libro Quinto, Titolo IX del codice civile e dalla legge 22 aprile 1941 n.633 e successive modificazioni in materia di Protezione del diritto d’autore, salva la protezione garantita dall’art. 615 ter del codice penale". E prosegue: "Informazioni testuali ed elementi multimediali sono di proprietà esclusiva della Presidenza della Repubblica e/o dei loro autori e aventi diritto. L'utilizzatore si impegna a rispettare i diritti di proprietà intellettuale del Segretariato Generale della Presidenza della Repubblica o di terzi". Ho riportato l'ultima frase, la seconda, solo per dire che non è una sorta di "protagonismo" intellettuale, l'attibuzione al Segretariato, ma risponde al dettato della legge che stabilisce al capo II art. 7: "È considerato autore dell'opera collettiva chi organizza e dirige la creazione dell'opera stessa". Ma torniamo alla prima delle due frasi, l'indicazione di proprietà e domandiamoci: chi è il proprietario della Presidenza della Repubblica? Il Presidente, il suo staff o, invece, il popolo italiano? Quando si usa la locuzione "inquilino del Quirinale" si indica espressamente in maniera colorita che chi abita per sette anni quel palazzo svolge niente più che un incarico, per quanto alto. Un "dipendente" del popolo italiano, come a loro volta, suoi dipendenti sono le persone che ne costituiscono lo staff.
È vero poi che, più avanti si dice che l'utilizzazione, la riproduzione, ecc. "sono autorizzate esclusivamente nei limiti in cui le stesse avvengano nel rispetto dell'interesse pubblico all'informazione, per finalità non commerciali, garantendo l'integrità degli elementi riprodotti e mediante indicazione della fonte". Perché non poteva che essere così. Tuttavia una riscrittura di tutto l'avviso sarebbe utile per eliminare quella sgradevole sensazione di "noi e voi", di "autorità e popolo" dal sapore d'un tempo antico quando ancora il nero andava di moda. Evidenziando, insomma, quel principio che dovrebbe essere alla base di ogni atto istituzionale e pubblico: che ciò che si è e ciò che si fa sono entrambe cose al servizio del popolo e non che il popolo è al servizio di ciò che si è o si fa come istituzione pubblica.

Nessun commento:

Posta un commento