venerdì 4 gennaio 2013

Il bluff del debito pubblico

Il filmato. Siamo nel novembre dello scorso anno quando dimessosi Berlusconi, Monti viene insediato al suo posto da Giorgio Napolitano. Nel video Giulietto Chiesa spiega il significato del governo Monti e da chi è voluto: "Monti governerà l'Italia eseguendo gli ordini che arrivano dall'Europa. Il debito italiano è un bluff creato ad arte per sottrarci la nazione: in realtà stiamo solo svendendo le nostre ricchezze a un gruppo di speculatori". Secondo Giulietto Chiesa, noi italiani non dovevamo accettarlo allora, il governo Monti, e le conseguenze "profetate" si sono puntualmente verificate. Oggi siamo alla fase due del progetto, il tentativo di impadronirsi dell'Italia non attraverso un Quirinale compiacente, la soluzione temporanea di allora, ma attraverso la via democratica delle elezioni. Il documento appare di estrema attualità proprio in vista dell'appuntamento elettorale di febbraio. Prestiamo, dunque, il massimo dell'attenzione, perché abbiamo la possibilità di impedire la grande truffa alle nostre spalle. Non ricadiamoci.


Le parole di Giulietto Chiesa visionarie? L'esperienza ci ha insegnato che così non era. Ma ci sono anche i documenti a testimoniare il fatto che l'Italia sia stata trattata alla guisa di un esperimento da laboratorio. Non sono io a dirlo, ma addirittura il ministro dell'Economia e delle Finanze Vittorio Grilli.
Il 14 dicembre scorso Vittorio Grilli partecipò ad una conversazione con Abby Joseph Cohen nell'ambito di un programma di serate del Council on Foreign Relations (CFR), un'associazione privata statunitense, con sedi a New York e a Washington, apartitica, composta soprattutto da importanti uomini d'affari e leader politici che si interessano dei problemi globali con un ruolo chiave nella definizione della politica estera degli Stati Uniti. Abby Joseph Cohen è Managing Director e presidente del Investiment Policy Committee di Goldam Sachs & Co.
Il passo che riporto dalla trascrizione della conversazione è parte della risposta di Grilli alla domanda di Cohen sulle ragioni del calo del PIL italiano del 2% e della produzione industriale italiana del 6% circa, come non si vedeva più dal 2009. Lo riporto dapprima in inglese, così com'è stato trascritto. Dice Grilli: "The reason is that Italy is a country under big transformation. We are like, into an experiment, like, my ex-academic colleagues would call creative destruction. And we have put the economy through a sharp changing pace in terms of fiscal adjustment, and we had - we had that as a first objective to bring back credibility of our country as a reliable debtor. And so we - you know, our focus was initially to set our fiscal trend to deliver balanced budget by next year and stay there forever. We also changed the constitution to that effect". Per chi non legge l'inglese ecco una affrettata traduzione. Dice Grilli: "La ragione è che l'Italia è un paese in grande trasformazione. Noi siamo come, in un esperimento, i miei colleghi ex accademici lo chiamerebbero una distruzione creativa. E noi abbiamo sottoposto l'economia a un brusco cambio di passo in termini di aggiustamento fiscale, e avevamo - avevamo quello come un primo obiettivo per ridare credibilità al nostro paese come debitore affidabile. E così noi - voi sapete, la nostra attenzione si è concentrata inizialmente nel regolare il nostro andamento fiscale per consegnare un bilancio in pareggio dal prossimo anno e rimanere in quella condizione per sempre. Abbiamo anche cambiato la costituzione per quell'effetto".
L'intera conversazione ed il dibattito che ne è seguito è ricco di sottolineature che andrebbero evidenziate e diffuse per offrire materiale di conoscenza sull'azione del governo in questi passati tredici mesi della sua attività, bruscamente interrotta dalla decisione di Monti di dimettersi per partecipare direttamente ad una campagna elettorale con gli schieramenti tradizionali (con l'eccezione del Pd) e Grillo per lo più impreparati, contando essi ormai allora sulla scadenza naturale della legislatura, ma forse sottovalutando la possibilità di una ridiscesa in campo prorompente e decisa di Berlusconi, dando invece credito ad uno scenario di testa a testa tra centristi e moderati da una parte e centrosinistra.dall'altra, magari puntando a pattare il confronto tra Camera e Senato, aprendo di conseguenza la possibilità di un Monti-bis. In qualche prossimo post ne riporterò qualche altro stralcio.

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