domenica 27 gennaio 2013

La Shoah fatto europeo

La Shoah è diventato un argomento di discussione pubblica solo a partire dagli anni '70, prima si faceva fatica a parlarne. Un dato di fatto che viene evidenziato dalla clip pubblicata ieri di Cosimo Caridi per il Fatto Quotidiano. Ne è convinto Robert Rozett, direttore delle biblioteche di Yad Vashem, il museo dell'Olocausto di Gerusalemme. "Conserviamo 140 milioni di documenti - racconta nella clip - che ci hanno fatto identificare 4,2 milioni di persone uccise dai nazisti". Il museo vuole essere sia il luogo della memoria, ma anche uno spunto per la riflessione su una delle più grandi atrocità che hanno attraversato l'Europa.

Un caso da manuale di fantafinanza

Il 17 ottobre 2012 il quotidiano Il CittadinoOnline pubblicava un articolo dal titolo: MPS e l'affare immobiliare con Lehman Brothers. Nel 2008 il CdA del Monte vendette immobili alla Sansedoni-Lehman. Nell'articolo si dava conto dell'affare Valorizzazioni Immobiliari del 2008 tra MPS, Fondazione e Lehmann Brothers, la banca americana che da lì a poco sarebbe fallita, facendo emergere l’iceberg della crisi da derivati. Nell'articolo si dava conto dei 188 immobili di Monte dei Paschi, un'operazione infragruppo con una banca già in stato fallimentare utile ad abbellire artificialmente i conti scricchiolanti di Monte dei Paschi. La vicenda è stata ricordata oggi da un articolo su il Giornale. Questo il testo dell'articolo di allora.

Siena. La necessità di fare cassa per cercare di coprire il buco finanziario gigantesco provocato dall’acquisto di Antonveneta fu alla base, probabilmente, del tentativo di racimolare spiccioli fondamentali per far quadrare i bilanci, all'allora tandem Mussari & Vigni. Il 4 luglio 2008 un comunicato congiunto a firma Sansedoni Spa e Lehmann Brothers (che di lì a poco sarebbe fallita, come tutti ben sanno) comunicò al mondo che le due società si erano aggiudicate il 100% di VIM Valorizzazioni Immobiliari, società fino ad allora controllata dal MPS che possedeva un patrimonio di 188 unità immobiliari, dal valore complessivo di allora 100 milioni di euro. L'obiettivo della joint venture sarebbe stato quello di valorizzare e procedere ad una vendita frazionata del patrimonio "nel breve e medio termine".
Ora questa società si trova nella stessa situazione della speculazione Casal Boccone di Roma, dove l’aver rilevato un progetto immobiliare da Ligresti, per recuperare finanziamenti concessi a un ex-grande del mattone nazionale, si è trasformato in un boomerang di perdite finanziarie e di contestazioni della popolazione locale. Con l’arrivo del nuovo sindaco in primavera, chiunque vinca le elezioni comunali a Roma, è certo che la società non otterrà mai i permessi a costruire: il prezzo che i candidati a sindaco dovranno pagare ai cittadini romani che non ne possono più di cementificazione. 
Ma senza aspettare il domani, la Vim risulta essere in perdita da sempre, con necessità di ricapitalizzazione, e per di più indebitata fortemente con MPS Capital, una delle società del Monte. Capital ha in pegno il 100% del capitale sociale di Vim, e nel probabile caso di insolvenza dovrebbe rivalersi sui soci dell’immobiliare, cioè Fondazione MPS e Monte stesso. Una serie di atti giudiziari che cammineranno tra La Lizza e Banchi di Sotto per certificare il nulla e i crediti inesigibili infragruppo: ma le ispezioni della Banca d’Italia come mai non vedevano nulla? Possibile che l’utile del trimestre in MPS si facesse con simili operazioni farlocche e la creazione di debiti senza garanzie reali e Draghi non si accorgesse di nulla? Sansedoni Spa fa capo alla Fondazione MPS: Mancini sapeva, non sapeva oppure faceva sistema? Anche perché ogni giorno che passa di certe scelte discutibili, quantomeno, ne escono fuori di nuove, al punto che si ipotizza che fosse un fatto sistemico che abbia contribuito a provocare il dissesto del gruppo. La banca che vendeva le case a se stessa chiudendo un buco di bilancio con l’apertura di un credito inesigibile perché il debitore era se stessa (e un socio sfortunato prossimo al fallimento) diventerà, probabilmente, un caso da manuale di fantafinanza. Naturalmente, l’altro socio non è capiente. La Lehman Brothers entrò in Joint Venture con Sansedoni Spa attraverso la sua consociata lussemburghese, che risulta avere la procedura fallimentare ancora aperta presso il Tribunale di Lussemburgo.

L'Udc senese dà fiducia all'attuale management MPS

Da registrare, sempre dalla stampa senese, il comunicato, pubblicato da Il CittadinoOnline, del Circolo Amici dell'Udc di Siena. Il giornale lo presenta con questo titolo: Amici dell'Udc: "Fiducia nell'attuale management di Mps. Saprà risanare l’Istituto e restituire la Banca alla sua città". Questo il testo del documento:
Il Circolo Amici dell’UDC, associazione politico-culturale, ha preso atto della situazione della Banca MPS, alla luce delle ultime notizie apparse sulla stampa e purtroppo riscontrate essere veritiere. Non può nascondersi il disappunto relativamente alla constatazione che le brutte notizie paiono non finire mai e rimane solo sperare che, ogni volta, ci si trovi di fronte all’ultima puntata.
Il filo conduttore è sempre lo stesso: qualcuno in undici anni ha distrutto la ricchezza di sei secoli!
Per ricchezza deve intendersi non solo il depauperamento del patrimonio sociale in termini economici, ma anche, e forse soprattutto, il prezzo che devono pagare i lavoratori che sono sempre il vero patrimonio dell’Istituto.
A tal proposito, si sottolinea come l’accordo raggiunto con le OO.SS. dei lavoratori sia in effetti tecnicamente ineccepibile, sicuramente migliore rispetto ad altre situazioni rilevate nel settore ma pur sempre molto, molto doloroso. Basta ricordare gli oltre 1100 dipendenti in attesa di esternalizzazione.
Si esprime però ampia fiducia nell’attuale management. Nominato nel segno di una sostanziale discontinuità, ha dimostrato, fino ad ora, competenza e affidabilità, capacità di affrontare ogni tipo di problematiche senza tentennamenti, andando dritto al cuore dei problemi e anche in questa nuova situazione saprà sicuramente adottare tutti i provvedimenti opportuni e necessari, per risanare l’Istituto e restituire la Banca alla sua città e al suo territorio.


Il Circolo Amici dell’Udc di Siena

Radicali: MPS gallina dalle uova d'oro per Pd, da anni

L'affair Monte dei Paschi tiene decisamente banco e continuerà a tenerlo, se non salteranno fuori altre questioni oscure coinvolgenti questo o quel partito, per tutto questo mese che manca al giorno delle elezioni politiche. Del resto ci avevano provato con la Lega, senza successo. E, dunque, una continua osservazione della stampa senese, può fornire di prima mano elementi per valutare quanto carta stampata e media nazionali riferiscono. Ad esempio, oggi, sabato 26, Il CittadinoOnline riporta una lettera di una lista trascurata dalla cronaca politica nazionale, la lista Amnistia Giustizia Libertà, la lista dei Radicali Italiani. L'articolo ha per titolo: Radicali: "Il caso MPS ovvero la scoperta dell’acqua calda". "I partiti controllano banche e fondazioni, nessuno controlla i partiti". Vediamo il contenuto.

Siena. Riceviamo e pubblichiamo la dichiarazione di Giulia Simi, candidata in Toscana per la lista “Amnistia Giustizia Libertà”, membro della Direzione nazionale di “Radicali Italiani” e Alessandro Massari, candidato nel Lazio per la lista “Amnistia Giustizia Libertà”, membro della Direzione nazionale di “Radicali Italiani”.
«Il caso MPS è emblematico del modo in cui la politica inquina il sistema finanziario, quindi quello economico e produttivo. A Siena, storico bastione PD, la classe politica municipale ha nominato il c.d.a. della fondazione e questa la dirigenza della banca, con l’assenso del PD nazionale. I risultati sono noti. Mussari ha prodotto disastri in MPS, quindi è stato "promosso" in ABI. Dopo le sue dimissioni è figlio unico e non ha più "compagni" nel PD.
La polemiche sulla falsa privatizzazione delle banche pubbliche è annosa, ma il disastro del Monte dei Paschi ha fatto emergere, con chiarezza, al grande pubblico dei non addetti ai lavori, l’intreccio perverso che esiste tra partiti e finanza.
A Siena è chiara la responsabilità politica della filiera PDS, DS, PD che hanno garantito tredici anni di MPS asservita al potere, a partire dal caso della Salento per terminare con l’acquisto dell’Antoveneta. Si sapeva tutto, non è stato fatto nulla, o meglio, Bersani ha "investito" sul Governo Monti e subito dopo il Governo Monti ha "investito" quasi 4 mld di euro su MPS, di fatto nazionalizzandola. In tutto ciò la Banca d’Italia è apparsa come un controllore distratto.
Ora che Bersani e il PD hanno perso una delle loro banche, sino a pochi anni fa una vera e propria gallina dalle uova d’oro, si scoprono i limiti del localismo e si propone di rompere i legami ancora esistenti tra partiti, banche e fondazioni. Benvenuto nel club! Alla Camera dei deputati, i radicali, hanno presentato numerose proposte per cambiare la legge, per separare partiti, banche e fondazioni, ma dal PD non c’è stato alcun segnale di interesse, anzi!
A Roma e a Siena tutti struzzi? Si, perché alle scorse elezioni comunali, durante la campagna elettorale che abbiamo condotto con la lista civica capeggiata da Claudio Martelli siamo stati massacrati per aver detto alcune verità molto prossime a quelle che, solo oggi, il sindaco e il segretario del PD ammettono.
Il nostro impegno politico su Siena e si è sempre basato anche la denuncia dei rapporti tra partiti e affari. È antico e, purtroppo, avrà un futuro.
Quando un parlamento emana leggi che hanno l’effetto di violare i diritti dei cittadini, è necessaria l’Amnistia, per la Repubblica!».