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giovedì 28 febbraio 2013

La situazione in Iran, Iraq, Turchia. Sanam Vakil

Ieri Radio Radicale, sulla situazione in Iran, Iraq e Turchia alla luce del conflitto in Siria e delle rivolte in Medio Oriente ha mandato in onda un'intervista a Sanam Vakil. Come spiega la scheda redatta da Enrica Izzo, Sanam Vakil è adjunct professor of Middle East Studies alla John Hopkins University di Bologna. Nell'intervista parla della situazione in Iran, dell'isolamento in cui il Paese si trova a seguito delle sanzioni internazionali legate allo sviluppo del programma nucleare, delle prossime elezioni presidenziali che si terranno a giugno. Altre questioni affrontate, la situazione politica nell'Iraq governato dallo sciita Al Maliki, il modello Turchia per le popolazioni mediorientali protagoniste del "risveglio arabo". L'intervista è realizzata da Marta Brachini.

venerdì 15 febbraio 2013

Intervista a Maurizio Molinari sulle nomine di Obama

Nell'intervista a Maurizio Molinari, giornalista, corrispondente per La Stampa dagli USA, raccolta da Lorenzo Rendi per Radio Radicale, le nomine di Obama al Pentagono e alla Cia, le regole sull'impiego dei Droni, il nuovo fronte della Cyber-sicurezza. L'intervista è stata raccolta il 10 febbraio 2013.

mercoledì 30 gennaio 2013

Nessuna esplosione nell'impianto nucleare iraniano

L'Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica ha smentito gli articoli del quotidiano londinese Times di una importante esplosione che sarebbe avvenuta la scorsa settimana nel controverso impianto nucleare iraniano di Fordo. Il supporto alle smentite iraniane del comitato di controllo nucleare arriva dopo che ispettori internazionali hanno visitato l'impianto e non hanno rilevato alcuna prova del'esplosione.

lunedì 21 gennaio 2013

Agadez, la via dell'uranio e di migranti

La guerra in Mali, l'assalto all'impianto di gas in Algeria, come anche eventi indietro nel tempo che riguardano quel lembo di Africa, ogni volta hanno evidenziato la nostra ignoranza, l'ignoranza della gente della strada su ciò che succede in quelle terre, avvenimenti che non sono neutri per la nostra quotidianità. Lo si è visto con il sequestro dei lavoratori dell'impianto algerino, immediata è stata la preoccupazione per le forniture di gas da quel paese. Nel corso di una mia ricerca nell'archivio di YouTube, mi sono imbattuto nel filmato che propongo all'attenzione di chi segue le mie scritture, che pur essendo presente in rete dal febbraio 2011, non è stato visto da molte persone. Si tratta di Agadez. La rotta dell' Uranio e dei Clandestini di Fabrizio Gatti..
È il 2009. Siamo ovviamente ancora al tempo del governo Berlusconi e di Maroni ministro dell'interno. Gheddafi era ancora vivo e al potere. Il video-reportage racconta che dal Niger quasi 10 mila africani fuggono verso le nostre coste. La guerra per l'uranio e l'alleanza Gheddafi-Sarkozy favoriscono i trafficanti. E gli accordi Italia-Libia diventano così una beffa. Dice l'autore, vsto da Agadez, l'ultimo abbraccio tra il premier Silvio Berlusconi e il colonnello Muhammar Gheddafi è una beffa. In questa splendida città di fango rosso in mezzo al Sahara in Niger, l'accordo sull'immigrazione ratificato a Tripoli il 2 marzo 2009 è già carta straccia. Da Agadez i camion e i fuoristrada stracarichi di emigranti africani che sperano di arrivare a Lampedusa, in Italia o in Europa hanno ripreso i loro viaggio verso la Libia. Il traffico è ripartito come ai tempi d'oro. Sotto lo sguardo indifferente e spesso interessato dell'esercito libico che controlla la pista di rocce e sabbia alla frontiera di Tumu, nel silenzio del deserto.



mercoledì 16 gennaio 2013

Quel treno di scorie che parte da Salluggia

Nel vercellese, a Salluggia, ricorda il Fatto Quotidiano, sono stoccate circa l'80% delle scorie nucleari italiane. Buona parte di queste devono essere ancora trattate, operazione che avviene a Le Hauge, in Normandia, nord della Francia. Le scorie vengono caricate su speciali treni che attraversano il Piemonte e poi tutta la Francia. Secondo gli ambientalisti di No Nuke con il solo passaggio il treno emette radiazioni pericolose per chi si trova nelle vicinanze. La tossicità del convoglio rende necessario che gli amministratori locali vengano informati del passaggio del treno. Questo è il 4 convoglio, su 12 previsti e di volta in volta le informazioni sulle tempistiche dei passaggi si fanno più incomplete e difficili da reperire anche per gli amministratori. In Val di Susa i NoTav hanno tentato di attirare l'attenzione occupando i binari della stazione di Avigliana. La clip è di Cosimo Caridi per il Fatto Quotidiano.

giovedì 10 gennaio 2013

Incidente nucleare in Romania

Uno dei due reattori della centrale NPP di Cernavoda in Romania è stato fermato automaticamente dal sistema di sicurezza per cause sconosciute ieri sera. Lo riferisce il portale di notizie RL.
Lo ha confermato Dumitru Dina che dirige la Nuclearelectrica National Nuclear Power Corp operatore della NPP, aggiungendo che la sospensione dell'attività non era per niente seria e non costituiva nessuna minaccia.
La notizia giunge circa un mese dopo che l'Unità 1 della NPP fu fermata per un breve periodo quando una tempesta nella zona aveva causato l'interruzione delle linee elettriche di trasmissione lo scorso dicembre.
L'impianto di Cernavoda, che è l'unica centrale nucleare del paese, è situato circa cento miglia a est della capitale Bucarest e contribuisce per circa il 18% alla produzione totale di energia elettrica del paese. La centrale fu progettata negli anni Ottanta da Atomic Energy of Canada Limited ed è costituita da due unità con reattori ad acqua pesante in pressione di fabbricazione canadese CANDU (CANada Deuterium Uranium).

Foto: AFP/ Daniel Mihailescu - da RIA Novosti

mercoledì 9 gennaio 2013

Una rara foto della bomba di Hiroshima

Una rara fotografia che mostra la nuvola a forma di fungo prodotta dalla bomba atomica di Hiroshima divisa in due parti distinte, una sopra l'altra, è stata trovata nella città. La fotografia in bianco e nero sembra esser stata scattata circa mezz'ora dopo l'esplosione del 6 agosto 1945, a circa 10 chilometri a est del luogo dove è scoppiata.

La foto ritrovata (fonte: AFP)
La foto è stata trovata tra gli articoli relativi al bombardamento atomico ora di proprietà della Scuola Elementare Honkawa di Hiroshima. Le più note fotografie delle conseguenze del bombardamento furono prese dall'alto dai militari americani.

Foto della bomba di Hiroshima scattata da un militare americano (fonte: AP)

Che fine hanno fatto 50 tonnellate di uranio siriano?

Secondo il Financial Times di ieri, esperti nucleari negli Stati Uniti ed in Medio Oriente hanno sollevato preoccupazioni sulla sicurezza di una cinquantina di tonnellate di uranio non arricchito in Siria. Una tale scorta potrebbe rappresentare una risorsa vitale per costruire una bomba nucleare e potrebbe avere disastrose implicazioni se l'Iran se ne impadronisse.
Non si sa molto sul programma nucleare siriano, e il paese mediorientale ha sempre negato di averne uno. Ma informazioni di intelligence raccolte nel tempo indicano che il regime del presidente Bashar Assad era vicino a completare un reattore nucleare a Al-Kibar, nella parte orientale del paese, quando è stato distrutto, come si ricorderà, dai jet israeliani nel settembre del 2007.
Funzionari dell'intelligence hanno a lungo creduto che il reattore fosse simile nel suo progetto all'impianto di Yongbyon nella Corea del Nord, che aiutava la Siria nel suo progetto. Comparando i due reattori, gli esperti hanno concluso che quello di Al-Kibar avrebbe richiesto come combustibile 50 tonnellate di uranio naturale per divenire operativo.
Funzionari governativi e esperti nucleari hanno detto recentemente al Finacial Times che ci sono legittime preoccupazioni su una scorta di uranio di tale dimensione che potrebbe esser rimasta in Siria. Secondo gli esperti una tale quantità sarebbe sufficiente per fornire di combustibile adatto a scopi militari per cinque ordigni nucleari.
Un team di ispettori dell'Aiea visitò il sito distrutto di Al-Kibar nel maggio del 2008 e trovò soltanto tracce di uranio, aumentando così il mistero su dove potesse essere finita la scorta di uranio. Secondo l'articolo del Financial Times, alcuni funzionari governativi hanno espresso timori che l'Iran, che è uno stretto alleato della Siria e ha bisogno di uranio per il suo programma nucleare, possa cercare di impafronirsi della scorta.
Queste preoccupazioni sono state sollevate da segnali di movimenti sospetti in quello che si dice sia un impianto segreto di conversione dell'uranio che il regime siriano costruì nella città di Marj al-Sultan vicino a Damasco. Albright, un esperto del programma nucleare iraniano, ha detto: "Si può arrivare alla conclusione che ci possa essere qualcosa in questo sito che le autorità siriane sono interessate a difendere dalle forze di opposizione. Sarebbe interessante conoscere cosa sia". Sebbene i funzionari non sono in grado di determinare in maniera inequivocabile se l'uranio sia davvero immagazzinato nel sito, essi dicono che la Siria è quasi sicuramente in possesso dell'uranio, elemento cercato con insistenza dall'Iran. Un funzionario ha detto che "sarebbe certamente possibile trasferirlo dalla Siria in Iran per via aerea". Se l'Iran stesse cercando di costruire un altro impianto nucleare segreto, una tale scorta potrebbe essere utile e potrebbe anche essere usato per costruire una bomba.

sabato 22 dicembre 2012

Insicurezza nucleare

Le autorità svedesi hanno ordinato la chiusura di un reattore nella più grande centrale nucleare del paese, l'impianto di Ringhal, vicino Gothenburg, a seguito di una infiltrazione di acqua di mare. L'infiltrazione è l'ultimo di una serie di incidenti che hanno tormentato l'industria nucleare svedese.
L'ispettore dell'autorità nucleare svedese Jan Gällsjo ha dichiarato all'agenzia di stampa svedese TT che al reattore 4 della centrale, quello incidentato, "non ci sono problemi di sicurezza", ha aggiunto tuttavia che la presenza di acqua salata nel sistema di raffreddamento ad acqua pressurizzata è un'anomalia che va eliminata.
Agli inizi di questo mese le autorità avevano ordinato la chiusura del reattore 2 della centrale di Oskarshamn a causa di problemi di sicurezza. Parecchi giorni dopo, una ispezione portò alla luce crepe in due delle dieci piscine in cui sono immagazzinate le scorie nucleari.
In ottobre un rapporto pubblicato da Greenpeace ha criticato pesantemente le condizioni di sicurezza degli impianti nucleari svedesi, costruiti negli anni Settanta e Ottanta. Secondo il rapporto, la centrale di Ringhal in precedenza era stata criticata pesantemente per non avere una sufficiente protezione contro i terremoti e le inondazioni. Sembra che anche gli impianti di Forsmark e Oskarshamn siano parimenti indifesi di fronte alle stesse minacce di disastri naturali. Il rapporto spiega inoltre che è carente anche la sicurezza degli impianti contro attacchi terroristici. Gli attivisti di Greenpeace sono riusciti ad entrare negli impianti di Ringhal e Forsmark, eludendo per tutta la notte la sicurezza. L'azione fu scoperta solo quando Greenpeace informò di essa i media il giorno dopo.
Dopo Fukushima, secondo un sondaggio effettuato dall'Istituto SOM dell'Università di Gothenburg solo il 35 per cento degli svedesi è favorevole a espandere l'uso dell'energia nucleare, mentre il 44 per cento è favorevole a eliminare gradualmente le centrali nucleari o immediatamente o alla fine del loro arco di vita. In Svezia nel 2011 i dieci reattori svedesi hanno contribuito alla produzione di energia elettrica per una percentuale dal 35 al 40 per cento, secondo l'AIEA.

sabato 8 dicembre 2012

Quei bombaroli degli americani

Mercoledì scorso gli Stati Uniti hanno effettuato un test nucleare sotterraneo nel Nevada. L'esperimento denominato Polluce è stato condotto a Los Alamos, da scienziati del New Mexico National Laboratory e dei Sandia National Laboratories. Il test, che ha riguardato l'uso di un piccolo campione di materiale per bombe al plutonio, è uno dei numerosi esperimenti nucleari subcritici che sono stati condotti negli Stati Uniti dal 1997 con lo scopo di aiutare gli scienziati a capire come "invecchiano" le scorte di plutonio, per garantire l'affidabilità e l'efficacia delle armi nucleari americane.
Il test consiste nell'utilizzo di esplosivi chimici per far esplodere materiale nucleare progettato in modo tale che l'esperimento cessi poco prima di raggiungere il livello di criticità, cioè poco prima che il materiale fissile erompa in una reazione nucleare a catena. In questo esperimento sono state utilizzate nuove apparecchiature di diagnostica che hanno permesso ai ricercatori di raccogliere una mole di dati come mai era avvenuto prima. Il test sarebbe stato effettuato allo scopo di garantire un sicuro stoccaggio delle testate nucleari.
Non è stato permesso ad ispettori internazionali di assistere all'esperimento, cosa non nuova in quanto gli Stati Uniti hanno impedito dalla fine degli anni Novanta il loro accesso al sito dove si effettuano test. L'esperimento di mercoledì è il ventisettesimo del genere da quando nel 1992 furono banditi i test completi sulle armi nucleari.
Il test è stato criticato dal sindaco di Hiroshima Kazumi Matsui, che si è chiesto perché l'America abbia effettuato la prova dal momento che l'amministrazione Obama va dicendo di "cercare un mondo libero dal nucleare". Mentre Hirotami Yamada, che guida il Nagasaki Atomic Bomb Survivors Council ha affermato che il test dimostra che gli Stati Uniti "potrebbero usare armi nucleari in qualsiasi momento".
L'Iran ha condannato gli Usa per la realizzazione del test nucleare dicendo che è una mossa che minaccia la pace nel mondo e che mostra da parte di Washington l'ipocrisia dei due pesi e due misure per quanto riguanda la ricerca nucleare. Il ministro iraniano degli Esteri ha dichiarato che il test dimostra che la politica estera americana si basa pesantemente sull'uso di armi nucleari, non tenendo in alcun conto i richiami delle Nazioni Unite per il disarmo globale.