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mercoledì 20 febbraio 2013
OltreRadio. Il caso Abu Omar
OltreRadio si occupa del caso Abu Omar, un caso politico giudiziario che fa riferimento al sequestro di persona e trasferimento in Egitto, suo paese di origine, dell'ex Imam di Milano Hassan Mustafa Osama Nasr, noto come Abu Omar, cittadino egiziano con status di rifugiato e residenza in Italia. Nelle ricostruzioni della stampa internazionale, come ricorda Francesco De Leo, il caso Abu Omar, rapito 10 anni fa, il 17 febbraio 2003, è stato definito come uno dei più noti e meglio documentati casi di azione illegale eseguiti dai servizi segreti statunitensi nel contesto della guerra globale al terrorismo. Per OltreRadio, Massimo Bordin conversa con il legale di Osama Nasr, Carmelo Scambia, del Foro di Milano. Al termine della conversazione, uno stralcio di un intervento dell'avvocato Scambia durante il processo per il rapimento dell'ex Imam Abu Omar, registrato da RadioRadicale il 7 ottobre del 2009. L'avvocato legge una parte del memoriale del suo assistito, in cui Abu Omar descrive le torture subite durante gli interrogatori.
venerdì 15 febbraio 2013
Intervista a Maurizio Molinari sulle nomine di Obama
Nell'intervista a Maurizio Molinari, giornalista, corrispondente per La Stampa dagli USA, raccolta da Lorenzo Rendi per Radio Radicale, le nomine di Obama al Pentagono e alla Cia, le regole sull'impiego dei Droni, il nuovo fronte della Cyber-sicurezza. L'intervista è stata raccolta il 10 febbraio 2013.
giovedì 24 gennaio 2013
È già catastrofe umanitaria in Mali
La crisi in Mali ha già provocato una catastrofe umanitaria. Lo si apprende da TMNews. Sarebbero 400mila i rifugiati maliani che hanno cercato scampo nei paesi confinanti e si teme che la situazione possa rapidamente peggiorare. Molti sono fuggiti per il timore di essere confusi con elementi dei gruppi armati e hanno abbandonato i villaggi e le loro comunità.La situazione resta molto confusa perché nelle zone di combattimento è in vigore una sorta di black out totale, l'accesso è rigorosamente vietato ai civili e quindi risulta difficile avere un quadro di situazione esatto delle emergenze umanitarie legate al massiccio trasferimento dei profughi. E ciò è diventato fonte di molte preoccupazione da parte di diverse organizzazioni umanitarie che chiedono alle autorità di poter monitorare da vicino la situazione, come spiega Philippe Conraud, direttore dell'ong "Oxfam au Mali": "Un anno dopo l'inizio della crisi politica in Mali si contano circa 400mila rifugiati che hanno lasciato le regioni settentrionali del paese per cercare rifugio nei tre paesi confinanti, Niger, Mauritania e Burkina Faso".I rifugiati dal Mali vivono in campi allestiti d'urgenza, in condizioni di emergenza alimentare e ciò mette ancora più in pericolo le già vulnerabili popolazioni coinvolte nell'esodo. Le fonti di approvvigionamento hanno visto le strade interrotte a causa dei combattimenti mentre diversi magazzini hanno chiuso i battenti in attesa di tempi migliori. Anche per questo i prezzi aumentano quasi quotidianamente nei mercati ancora aperti, e il tutto non fa che accrescere ulteriormente il disagio dei rifugiati. (Fonte delle immagini: Afp)
mercoledì 23 gennaio 2013
Le accuse ad Algeri di Mohammed Al Zawahiri
Nel servizio di EuroNews, contenuto nella clip, l'egiziano Mohammed Al Zawahiri critica l'intervento della Francia in Mali e accusa l'esercito algerino della morte degli ostaggi di In Amenas.
lunedì 21 gennaio 2013
Attentato talebano a Kabul
Come riferisce EuroNews, degli uomini armati hanno attaccato il Dipartimento per il traffico a Kabul. L'attentato è stato rivendicato dai talebani che hanno chiamato un'agenzia di stampa. Le prime ricostruzioni parlano di un kamikaze che si è fatto esplodere all'ingresso del quartier generale della polizia stradale, mentre un numero non confermato di altri attentatori sarebbero entrati all'interno.
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domenica 20 gennaio 2013
In Algeria aumenta il bilancio delle vittime del blitz
L'attacco delle forze algerine a un convoglio di militanti islamisti vicino al sito gasiero di In Amenas. Queste immagini amatoriali girate probabilmente giovedì da un ostaggio riuscito a fuggire raccontano una parte di una storia finita tragicamente. La clip è di EuroNews.
Tra le vittime degli assalitori islamisti ci sono tre cittadini britannici. La conferma è arrivata dal primo ministro David Cameron secondo il quale la lotta al terrorismo sarà una priorità del G8, presieduto quest'anno dal Regno Unito.
Tra le vittime degli assalitori islamisti ci sono tre cittadini britannici. La conferma è arrivata dal primo ministro David Cameron secondo il quale la lotta al terrorismo sarà una priorità del G8, presieduto quest'anno dal Regno Unito.
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Il blitz algerino finisce in un bagno di sangue
l blitz dell'esrcito algerino a In Amenas, come riferisce EuroNews ha messo fine al sequestro attuato mercoledì da un gruppo di jihadisti. Ma è costato nuovi morti, al campo petrolifero situato nel Sahara algerino, vicino alla frontiera con la Libia.
A tre giorni dall'attacco jihadista contro il sito algerino di In Amenas, difficile stilare un bilancio esatto. Dopo il blitz dell'esercito, giovedì, 18 terroristi e almeno 12 ostaggi avrebbero perso la vita. Molti i feriti tra i quasi 650 lavoratori liberati, oltre 100 stranieri. Alcuni trasportati all'estero, come a Sigonella, i più curati in loco.
A tre giorni dall'attacco jihadista contro il sito algerino di In Amenas, difficile stilare un bilancio esatto. Dopo il blitz dell'esercito, giovedì, 18 terroristi e almeno 12 ostaggi avrebbero perso la vita. Molti i feriti tra i quasi 650 lavoratori liberati, oltre 100 stranieri. Alcuni trasportati all'estero, come a Sigonella, i più curati in loco.
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venerdì 18 gennaio 2013
Il sanguinoso blitz dell'esercito algerino
Anna Maria Merlo racconta su il manifesto la giornata di ieri in Algeria, dove l'assalto dell'esercito algerino al sito di estrazione di gas, nelle mani di un gruppo di islamisti, è finito in tragedia: morti 35 ostaggi e 15 rapitori.
L'esercito algerino è intervenuto nel sito di estrazione di gas d'In Amenas, dove un gruppo armato di islamisti seguaci di Mokhtar Belmokhtar il «guercio» aveva preso decine di ostaggi, ed è stato un bagno di sangue. Londra, soprattutto Tokyo, ma anche Parigi e Washington hanno reagito, chiedendo spiegazioni ad Algeri per «le condizioni drammatiche» (parole di Hollande) in cui ha avuto luogo l'intervento, che non ha tenuto conto della vita degli ostaggi.
Le informazioni sono trapelate con il contagocce, ma secondo alcune fonti degli elicotteri avrebbero bombardato una colonna di assalitori che cercava di portare degli ostaggi in un luogo più sicuro. 34 ostaggi e 15 rapitori sarebbero stati uccisi nell'attacco. Alcuni - sembra sette - sono stati liberati o sono riusciti a scappare, come anche numerosi algerini (una fonte parla di 600 persone) che erano stati presi prigionieri. L'esercito algerino afferma di aver liberato 25 ostaggi stranieri, 4 sarebbero stati liberati al momento dell'assalto (un francese, un keniano, 2 scozzesi). L'Irlanda ha confermato la liberazione di un suo cittadino. Nel blitz sarebbe rimasto ucciso anche il capo operativo del gruppo islamista, Abou El-Barra. Un tentativo di trattativa sarebbe fallito e avrebbe aperto la strada all'attacco con gli elicotteri: per l'Algeria la zona di estrazione del gas e del petrolio è molto securizzata, perché qui risiedono le fonti di ricchezza del paese. Il sito di In Amenas è sfruttato al 45% dalla Bp britannica, assieme alla Sanatrach, il gruppo algerino di idrocarburi e alla norvegese Statoil. Da qui viene estratto un sesto della produzione di gas del paese e le esportazioni rappresentano il 18% sul totale dell'export di gas algerino. La Bp ha annunciato ieri l'evacuazione dall'Algeria di tutto il suo personale «non essenziale». Il gruppo di Mokhtar Belmokhtar, islamista algerino addestrato in Afghanistan, è il più ricco della regione, specializzato in traffici e sequestri.
François Hollande ha affermato, confermando l'operazione in corso nel pomeriggio, di avere «piena fiducia negli algerini». Ma l'operazione dell'esercito africano è stata ben lungi dalla «migliore soluzione» auspicata a Parigi. Per tutta la giornata sono arrivate informazioni confuse, a volte contraddittorie, provenienti dall'agenzia stampa algerina, da Al Jazeera e dall'Ani, agenzia della Mauritania voce degli islamisti. Nessun giornalista occidentale è sul posto. A Parigi Hollande ha preferito limitare al massimo le informazioni, perché rischiano «di essere sorpassate dagli avvenimenti», ha precisato il presidente.
Il sequestro degli ostaggi a In Amenas ha internazionalizzato l'intervento francese in Mali, coinvolgendo cittadini di varie nazionalità. Per il ministro degli esteri, Laurent Fabius, «non siamo soli, siamo precursori». I sequestratori hanno affermato di aver agito «in rappresaglia» alla presenza francese in Mali, ma probabilmente, come ha sottolineato anche l'ex ministro della difesa Gérard Longuet, «non c'è un legame diretto, perché una presa d'ostaggi richiede preparazione, ci sono evidentemente volute settimane per far arrivare uomini e mezzi». L'azione francese può essere stata però «l'elemento scatenante» dell'operazione di sequestro, che ha rivelato l'ampiezza del controllo della zona raggiunto dagli islamisti armati. L'Algeria si trova ora in pieno in un conflitto che ricorda il periodo nero della guerra civile degli anni '90-2000, anche se allora non c'era mai stato un maxi sequestro dell'entità di quello di In Amenas.
Sul fronte malino, gli Usa hanno già inviato aerei di rifornimento e droni a supporto dei francesi. La Gran Bretagna è presente con degli aerei da trasporto Transall e due apparecchi simili sono stati promessi dalla Germania alla forza africana. Ieri, il ministro della difesa, Jean-Yves Le Drian, ha incontrato a Berlino il suo omologo Thomas de Mazière. 2mila soldati del Ciad arrivano oggi a Bamako, dei militari sono già arrivati dalla Nigeria, potenza regionale anglofona. Il Togo ha promesso rinforzi. Il Canada ha inviato un aereo da trasporto gigante C17. Ma per il momento, nessun paese sembra disposto a mandare dei militari a combattere in Mali accanto ai francesi.
A Bamako sono arrivati ieri dei Puma francesi e altri armamenti. La presenza di forze terrestri francesi sul suolo del Mali è messa in discussione anche a Parigi, dove alcuni politici, tra cui l'ex primo ministro di destra Alain Juppé, si interrogano sull'opportunità di un'implicazione così diretta. Come per gli Usa, la strategia del lead from behind, di copertura logistica dell'intervento degli africani, è considerata da molti maggiormente opportuna. L'union sacrée politica comincia così a mostrare le prime piccole crepe, dopo la discussione in parlamento di mercoledì, che ha messo in luce soprattutto la preoccupazione dell'isolamento della Francia e le critiche per il mancato voto del parlamento prima dell'operazione. «Non possiamo essere i mercenari d'Europa» afferma Pierre Lellouche, presidente (Ump) del gruppo Sahel dell'Assemblea. L'opinione pubblica è ancora in grande maggioranza dietro Hollande.
L'esercito algerino è intervenuto nel sito di estrazione di gas d'In Amenas, dove un gruppo armato di islamisti seguaci di Mokhtar Belmokhtar il «guercio» aveva preso decine di ostaggi, ed è stato un bagno di sangue. Londra, soprattutto Tokyo, ma anche Parigi e Washington hanno reagito, chiedendo spiegazioni ad Algeri per «le condizioni drammatiche» (parole di Hollande) in cui ha avuto luogo l'intervento, che non ha tenuto conto della vita degli ostaggi.
Le informazioni sono trapelate con il contagocce, ma secondo alcune fonti degli elicotteri avrebbero bombardato una colonna di assalitori che cercava di portare degli ostaggi in un luogo più sicuro. 34 ostaggi e 15 rapitori sarebbero stati uccisi nell'attacco. Alcuni - sembra sette - sono stati liberati o sono riusciti a scappare, come anche numerosi algerini (una fonte parla di 600 persone) che erano stati presi prigionieri. L'esercito algerino afferma di aver liberato 25 ostaggi stranieri, 4 sarebbero stati liberati al momento dell'assalto (un francese, un keniano, 2 scozzesi). L'Irlanda ha confermato la liberazione di un suo cittadino. Nel blitz sarebbe rimasto ucciso anche il capo operativo del gruppo islamista, Abou El-Barra. Un tentativo di trattativa sarebbe fallito e avrebbe aperto la strada all'attacco con gli elicotteri: per l'Algeria la zona di estrazione del gas e del petrolio è molto securizzata, perché qui risiedono le fonti di ricchezza del paese. Il sito di In Amenas è sfruttato al 45% dalla Bp britannica, assieme alla Sanatrach, il gruppo algerino di idrocarburi e alla norvegese Statoil. Da qui viene estratto un sesto della produzione di gas del paese e le esportazioni rappresentano il 18% sul totale dell'export di gas algerino. La Bp ha annunciato ieri l'evacuazione dall'Algeria di tutto il suo personale «non essenziale». Il gruppo di Mokhtar Belmokhtar, islamista algerino addestrato in Afghanistan, è il più ricco della regione, specializzato in traffici e sequestri.
François Hollande ha affermato, confermando l'operazione in corso nel pomeriggio, di avere «piena fiducia negli algerini». Ma l'operazione dell'esercito africano è stata ben lungi dalla «migliore soluzione» auspicata a Parigi. Per tutta la giornata sono arrivate informazioni confuse, a volte contraddittorie, provenienti dall'agenzia stampa algerina, da Al Jazeera e dall'Ani, agenzia della Mauritania voce degli islamisti. Nessun giornalista occidentale è sul posto. A Parigi Hollande ha preferito limitare al massimo le informazioni, perché rischiano «di essere sorpassate dagli avvenimenti», ha precisato il presidente.
Il sequestro degli ostaggi a In Amenas ha internazionalizzato l'intervento francese in Mali, coinvolgendo cittadini di varie nazionalità. Per il ministro degli esteri, Laurent Fabius, «non siamo soli, siamo precursori». I sequestratori hanno affermato di aver agito «in rappresaglia» alla presenza francese in Mali, ma probabilmente, come ha sottolineato anche l'ex ministro della difesa Gérard Longuet, «non c'è un legame diretto, perché una presa d'ostaggi richiede preparazione, ci sono evidentemente volute settimane per far arrivare uomini e mezzi». L'azione francese può essere stata però «l'elemento scatenante» dell'operazione di sequestro, che ha rivelato l'ampiezza del controllo della zona raggiunto dagli islamisti armati. L'Algeria si trova ora in pieno in un conflitto che ricorda il periodo nero della guerra civile degli anni '90-2000, anche se allora non c'era mai stato un maxi sequestro dell'entità di quello di In Amenas.
Sul fronte malino, gli Usa hanno già inviato aerei di rifornimento e droni a supporto dei francesi. La Gran Bretagna è presente con degli aerei da trasporto Transall e due apparecchi simili sono stati promessi dalla Germania alla forza africana. Ieri, il ministro della difesa, Jean-Yves Le Drian, ha incontrato a Berlino il suo omologo Thomas de Mazière. 2mila soldati del Ciad arrivano oggi a Bamako, dei militari sono già arrivati dalla Nigeria, potenza regionale anglofona. Il Togo ha promesso rinforzi. Il Canada ha inviato un aereo da trasporto gigante C17. Ma per il momento, nessun paese sembra disposto a mandare dei militari a combattere in Mali accanto ai francesi.
A Bamako sono arrivati ieri dei Puma francesi e altri armamenti. La presenza di forze terrestri francesi sul suolo del Mali è messa in discussione anche a Parigi, dove alcuni politici, tra cui l'ex primo ministro di destra Alain Juppé, si interrogano sull'opportunità di un'implicazione così diretta. Come per gli Usa, la strategia del lead from behind, di copertura logistica dell'intervento degli africani, è considerata da molti maggiormente opportuna. L'union sacrée politica comincia così a mostrare le prime piccole crepe, dopo la discussione in parlamento di mercoledì, che ha messo in luce soprattutto la preoccupazione dell'isolamento della Francia e le critiche per il mancato voto del parlamento prima dell'operazione. «Non possiamo essere i mercenari d'Europa» afferma Pierre Lellouche, presidente (Ump) del gruppo Sahel dell'Assemblea. L'opinione pubblica è ancora in grande maggioranza dietro Hollande.
mercoledì 16 gennaio 2013
La Francia alza il livello di sicurezza
La Francia alza il livello di sicurezza a livello "rosso rafforzato" da quando hanno preso il via le sue operazioni militari in Mali. La Francia ha lanciato un'operazione militare in Mali la scorsa settimana per aiutare il governo di quel paese nell'arginare la pressione sul sud del Mali da parte dei ribelli islamisti che controllano la maggior parte del nord. La clip mostra soldati francesi che presidiano la capitale Parigi.
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martedì 15 gennaio 2013
I francesi e la guerra di Hollande
Nella prima clip, il ministro della Difesa francese Jean-Yves Le Drian visita il centro di comando e controllo delle operazioni oltremare per sradicare dal paese i militanti islamisti che occupano il Mali settentrionale. Le operazioni sono state autorizzate dal presidente Hollande quattro giorni fa.
I poliziotti e i soldati francesi sono in alto stato di allerta a Parigi in questi quattro giorni di campagna militare per sradicare nel Mali settentrionale i ribelli islamisti, i quali hanno minacciato ritorsioni per gli attacchi.
L'intervento in Mali è la prima importante decisione del presidente francese François Hollande in politica estera ed è stata salutata favorevolmente dalla comunità internazionale. Un sondaggio di questa settimana indica che il 63% dei francesi sostiene la sua decisione, un'opinione che è condivisa per le strade di Parigi.
I poliziotti e i soldati francesi sono in alto stato di allerta a Parigi in questi quattro giorni di campagna militare per sradicare nel Mali settentrionale i ribelli islamisti, i quali hanno minacciato ritorsioni per gli attacchi.
L'intervento in Mali è la prima importante decisione del presidente francese François Hollande in politica estera ed è stata salutata favorevolmente dalla comunità internazionale. Un sondaggio di questa settimana indica che il 63% dei francesi sostiene la sua decisione, un'opinione che è condivisa per le strade di Parigi.
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Il pericolo di una crisi umanitaria nel Mali
Con i soldati francesi ora sul terreno nel Mali, il conflitto militare con i militanti islamisti seguaci di al-Qaeda sembra intensificarsi. E sebbene il supporto francese possa rappresentare una buona notizia per la nazione africana, almeno a breve termine potrebbe avere serie conseguenze per la situazione umanitaria. La Croce Rossa Internazionale sta monitorando gli eventi e afferma che potrebbero esserci in vista possibili significative minacce.
I numero di soldati francesi continua ad aumentare nella capitale del Mali Barnako, con 800 effettivi ora dislocati all'aeroporto della città. Poiché mezzi e munizioni sono in continuo arrivo, si pensa che il numero dei soldati debba raddoppiare nel giro di pochi giorni. Si stanno rendendo operativi anche veicoli blindati pe combattere contro i militanti islamisti legati ad al-Quaeda.
Mentre proseguono gli attacchi militari delle forze francesi, Amnesty International ha chiesto a tutte le parti coinvolte nel conflitto armato del Mali di garantire che i civili siano protetti. Col sostegno francese, l’11 gennaio l’esercito del Mali ha lanciato una controffensiva nei confronti dei gruppi armati islamisti, per impedire la conquista delle città meridionali. "Vi è il concreto timore che gli scontri possano dar luogo ad attacchi indiscriminati o altri attacchi illegali in zone in cui i membri dei gruppi armati islamisti sono mescolati alla popolazione civile", ha dichiarato Paule Rigaud, vicedirettrice di Amnesty International per l’Africa. "Le forze che prendono parte agli attacchi armati devono a ogni costo evitare bombardamenti indiscriminati e fare il massimo per evitare vittime civili".
Negli ultimi giorni, il conflitto del Mali ha conosciuto una significativa intensificazione, ricorda Amnesty. L'11 e il 12 gennaio almeno sei civili sono morti nei combattimenti per controllare la città di Konna. Il 12 e 13 gennaio gli aerei francesi hanno bombardato le zone di Gao e Kidal. Gruppi armati islamisti hanno conquistato la città di Diabaly, 400 chilometri a nord della capitale Bamako. "La comunità internazionale ha la responsabilità d’impedire un ulteriore ciclo di abusi durante questa nuova fase del conflitto", ha dichiarato
Rigaud. Amnesty International ha chiesto alla comunità internazionale di favorire l'immediato dispiegamento di osservatori sui diritti umani, che monitorino con particolare attenzione l’uso dei bambini soldato, i diritti dei bambini e delle donne e la protezione della popolazione civili.
Secondo resoconti ricevuti da Amnesty International, i gruppi armati islamisti stanno impiegando bambini soldato e alcuni di essi sono stati feriti e forse uccisi nel conflitto. Amnesty International ha sollecitato le forze francesi in Mali a dare il maggiore preavviso possibile alla popolazione civile in vista degli attacchi e ha chiesto ai gruppi armati di non piazzare obiettivi militari nei pressi di quelli civili, nonché di garantire l’incolumità dei 13 ostaggi nelle loro mani, tra cui sei francesi e quattro algerini. Da quando, nell’aprile 2012, hanno assunto il controllo del nord del Mali, i gruppi armati islamisti hanno commesso gravi e massicci abusi dei diritti umani, introducendo amputazioni, frustate e lapidazioni come sanzioni nei confronti di chi si oppone alla loro interpretazione dell’Islam.
Su richiesta del governo del Mali, a partire dall’11 gennaio la Francia ha inviato soldati nell’ambito della cosiddetta "Operazione Serval". Il 20 dicembre 2012 il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite aveva autorizzato una forza a guida africana a "usare tutte le misure necessarie" per riconquistare il nord del Mali dalle mani "dei terroristi, degli estremisti e dei gruppi armati". Truppe da alcuni paesi dell’Africa occidentale, tra cui Niger e Nigeria, stanno per essere inviate nel paese.
I numero di soldati francesi continua ad aumentare nella capitale del Mali Barnako, con 800 effettivi ora dislocati all'aeroporto della città. Poiché mezzi e munizioni sono in continuo arrivo, si pensa che il numero dei soldati debba raddoppiare nel giro di pochi giorni. Si stanno rendendo operativi anche veicoli blindati pe combattere contro i militanti islamisti legati ad al-Quaeda.
Mentre proseguono gli attacchi militari delle forze francesi, Amnesty International ha chiesto a tutte le parti coinvolte nel conflitto armato del Mali di garantire che i civili siano protetti. Col sostegno francese, l’11 gennaio l’esercito del Mali ha lanciato una controffensiva nei confronti dei gruppi armati islamisti, per impedire la conquista delle città meridionali. "Vi è il concreto timore che gli scontri possano dar luogo ad attacchi indiscriminati o altri attacchi illegali in zone in cui i membri dei gruppi armati islamisti sono mescolati alla popolazione civile", ha dichiarato Paule Rigaud, vicedirettrice di Amnesty International per l’Africa. "Le forze che prendono parte agli attacchi armati devono a ogni costo evitare bombardamenti indiscriminati e fare il massimo per evitare vittime civili".
Negli ultimi giorni, il conflitto del Mali ha conosciuto una significativa intensificazione, ricorda Amnesty. L'11 e il 12 gennaio almeno sei civili sono morti nei combattimenti per controllare la città di Konna. Il 12 e 13 gennaio gli aerei francesi hanno bombardato le zone di Gao e Kidal. Gruppi armati islamisti hanno conquistato la città di Diabaly, 400 chilometri a nord della capitale Bamako. "La comunità internazionale ha la responsabilità d’impedire un ulteriore ciclo di abusi durante questa nuova fase del conflitto", ha dichiarato
Rigaud. Amnesty International ha chiesto alla comunità internazionale di favorire l'immediato dispiegamento di osservatori sui diritti umani, che monitorino con particolare attenzione l’uso dei bambini soldato, i diritti dei bambini e delle donne e la protezione della popolazione civili.
Secondo resoconti ricevuti da Amnesty International, i gruppi armati islamisti stanno impiegando bambini soldato e alcuni di essi sono stati feriti e forse uccisi nel conflitto. Amnesty International ha sollecitato le forze francesi in Mali a dare il maggiore preavviso possibile alla popolazione civile in vista degli attacchi e ha chiesto ai gruppi armati di non piazzare obiettivi militari nei pressi di quelli civili, nonché di garantire l’incolumità dei 13 ostaggi nelle loro mani, tra cui sei francesi e quattro algerini. Da quando, nell’aprile 2012, hanno assunto il controllo del nord del Mali, i gruppi armati islamisti hanno commesso gravi e massicci abusi dei diritti umani, introducendo amputazioni, frustate e lapidazioni come sanzioni nei confronti di chi si oppone alla loro interpretazione dell’Islam.
Su richiesta del governo del Mali, a partire dall’11 gennaio la Francia ha inviato soldati nell’ambito della cosiddetta "Operazione Serval". Il 20 dicembre 2012 il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite aveva autorizzato una forza a guida africana a "usare tutte le misure necessarie" per riconquistare il nord del Mali dalle mani "dei terroristi, degli estremisti e dei gruppi armati". Truppe da alcuni paesi dell’Africa occidentale, tra cui Niger e Nigeria, stanno per essere inviate nel paese.
venerdì 11 gennaio 2013
Strage di sciiti in Pakistan
Almeno 115 persone sono morte in un attacco terroristico coordinato in Pakistan, in quella che appare un'ondata di violenza settaria. Un gruppo sunnita militante ha rivendicato la responsabilità dell'attentato mortale nel quale un attentatore suicida si è fatto saltare in aria in una affollata sala da gioco situata in una zona a grande maggioranza sciita nella città sudoccidentale di Quetta, poco prima che una autobomba esplodesse mentre le persone si davano precipitosamente alla fuga dal luogo dell'attentato.
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sabato 5 gennaio 2013
Missili americani contrabbandati a Gaza
Un lancio dell'agenzia stampa palestinese Ma'an riferisce che le forze di sicurezza egiziane, operando contro il contrabbando di armi, hanno scoperto e sequestrato nel nord della penisola del Sinai missili di fabbricazione americana che si suppone fossero destinati alla Striscia di Gaza.
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