In quest'ultimo tranquillo week end di vomito è successo un fatto straordinario. Di fronte a Montecitorio era assiepata una folla inferocita per l'ennesimo sberleffo del potere. Per l'inciucio conclamato, per il matrimonio osceno tra due amanti, il pdl e il pdmenoelle, che copulavano da vent'anni. Per la nomina di un ottuagenario spacciata come "gesto di responsabilità". L'estremo bacio della pantofola a un signore presente in Parlamento dal 1953 (un sessantennio, nozze di diamante con la politica) che cazzia i partiti come se lui non ne fosse la più alta e storica testimonianza. La Polizia, la Digos, i Carabinieri facevano barriera. Dalla porte principale del palazzo sono usciti i deputati e i senatori del MoVimento 5 Stelle per parlare con la gente, ascoltarla, dare delle risposte. Cittadini tra i cittadini. Crimi ha agito da Calmante Universale nuotando tra i presenti. La gente ha applaudito. I ragazzi del M5S si sono mescolati ai manifestanti senza alcun timore.
Visualizzazione post con etichetta Quirinale. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Quirinale. Mostra tutti i post
martedì 23 aprile 2013
Beppe Grillo e i cittadini tra i cittadini
Riprendo dal blog di Beppe Grillo il post di oggi. Scrive Grillo:
In quest'ultimo tranquillo week end di vomito è successo un fatto straordinario. Di fronte a Montecitorio era assiepata una folla inferocita per l'ennesimo sberleffo del potere. Per l'inciucio conclamato, per il matrimonio osceno tra due amanti, il pdl e il pdmenoelle, che copulavano da vent'anni. Per la nomina di un ottuagenario spacciata come "gesto di responsabilità". L'estremo bacio della pantofola a un signore presente in Parlamento dal 1953 (un sessantennio, nozze di diamante con la politica) che cazzia i partiti come se lui non ne fosse la più alta e storica testimonianza. La Polizia, la Digos, i Carabinieri facevano barriera. Dalla porte principale del palazzo sono usciti i deputati e i senatori del MoVimento 5 Stelle per parlare con la gente, ascoltarla, dare delle risposte. Cittadini tra i cittadini. Crimi ha agito da Calmante Universale nuotando tra i presenti. La gente ha applaudito. I ragazzi del M5S si sono mescolati ai manifestanti senza alcun timore.
Nel mentre "Tom Tom" Gasparri mostrava il dito medio alla piazza in segno di riconciliazione, protetto da un nutrito numero di guardie del corpo, e arringava "Finisca la violenza di Grillo. Basta torniamo alla civiltà". Forse alludeva all'olio di ricino e al manganello. Il noto "economista" Giovanardi (così è stato etichettato dal Corrierone) ha avuto le visioni. Ha visto i fascisti "Chi contesta i rappresentanti del popolo (lui è stato "nominato" da Berlusconi grazie al Porcellum, non rappresenta nessuno, ndr), li insulta, li aggredisce è fascista. Del resto i deputati grillini ricordano i deputati fascisti che uscivano fuori sulla piazza a aizzare i manifestanti". L'esatto contrario della verità. I parlamentari del M5S hanno tranquillizzato gli animi di chi protestava contro l'ennesimo vaffanculo ricevuto dalla casta. Dovrebbero ringraziarli. Noi non abbiamo bisogno di una scorta, giriamo in tram, in autobus senza paura. Voi con le auto blu e con la scorta per difendervi dalla rabbia dei cittadini che dite di rappresentare. Forse è il caso che facciate un esame di coscienza invece di fuggire tra i vicoli e ignorare la protesta.
In quest'ultimo tranquillo week end di vomito è successo un fatto straordinario. Di fronte a Montecitorio era assiepata una folla inferocita per l'ennesimo sberleffo del potere. Per l'inciucio conclamato, per il matrimonio osceno tra due amanti, il pdl e il pdmenoelle, che copulavano da vent'anni. Per la nomina di un ottuagenario spacciata come "gesto di responsabilità". L'estremo bacio della pantofola a un signore presente in Parlamento dal 1953 (un sessantennio, nozze di diamante con la politica) che cazzia i partiti come se lui non ne fosse la più alta e storica testimonianza. La Polizia, la Digos, i Carabinieri facevano barriera. Dalla porte principale del palazzo sono usciti i deputati e i senatori del MoVimento 5 Stelle per parlare con la gente, ascoltarla, dare delle risposte. Cittadini tra i cittadini. Crimi ha agito da Calmante Universale nuotando tra i presenti. La gente ha applaudito. I ragazzi del M5S si sono mescolati ai manifestanti senza alcun timore.
lunedì 22 aprile 2013
Napolitano grida: "Il re è nudo" e il re... applaude
Il presidente della maggioranza dei parlamentari, nel suo discorso seguito al giuramento, ha detto cose forti e giuste, condivisibili, ma anche cose non condivisibili e lontane dalla realtà d'un mondo in frenetico mutamento. Ma questo rilievo alla fin fine è cosa di poco conto. La cosa, invece, evidente e di maggior disgusto, per usare una parola forte, in quell'assemblea, che assisteva alla cerimonia, era l'improntitudine, la sconcia ipocrisia espressa più e più volte dai parlamentari con applausi sui temi della loro inettitudine, denunciata da Napolitano ripetutamente nel suo discorso. Queste elezioni non hanno segnato alcun cambiamento nel corpo parlamentare cooptato dalle segreterie dei partiti. E la stucchevole, seppure ridotta all'osso, cerimonia di oggi lo ha evidenziato ancora una volta. E vada un altro disperato tentativo, ma la soluzione sarebbe una, mandarli tutti a casa a fare i conti con un elettorato incazzato che non ne può più di loro, di questi personaggi senza vergogna. A casa! A lavorare!
domenica 21 aprile 2013
sabato 20 aprile 2013
Il presidente riciclato
PD, PDL e Monti ci hanno regalato per sette anni un nuovo vecchio presidente della Repubblica, un presidente riciclato. Sette anni di guai e tutto perché il PD ha rotto lo specchio dove rimirava e ammirava il suo ombelico. Un ottimo biscotto condiviso "castamente" con Berlusconi alla faccia di tutti.
Napolitano accetta, l'Italia come Budapest
Giorgio Napolitano ha accettato di essere parte del golpe della casta e dei poteri forti per minimizzare la perdita del partito democratico imploso. Festeggiamo l'evento con la foto ricordo.
Dichiarazione del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano:
"Nella consapevolezza delle ragioni che mi sono state rappresentate, e nel rispetto delle personalità finora sottopostesi al voto per l'elezione del nuovo Capo dello Stato, ritengo di dover offrire la disponibilità che mi è stata richiesta. Naturalmente, nei colloqui di questa mattina, non si è discusso di argomenti estranei al tema dell'elezione del Presidente della Repubblica. Mi muove in questo momento il sentimento di non potermi sottrarre a un'assunzione di responsabilità verso la nazione, confidando che vi corrisponda una analoga collettiva assunzione di responsabilità".
Roma, 20 aprile 2013
Dichiarazione del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano:
"Nella consapevolezza delle ragioni che mi sono state rappresentate, e nel rispetto delle personalità finora sottopostesi al voto per l'elezione del nuovo Capo dello Stato, ritengo di dover offrire la disponibilità che mi è stata richiesta. Naturalmente, nei colloqui di questa mattina, non si è discusso di argomenti estranei al tema dell'elezione del Presidente della Repubblica. Mi muove in questo momento il sentimento di non potermi sottrarre a un'assunzione di responsabilità verso la nazione, confidando che vi corrisponda una analoga collettiva assunzione di responsabilità".
Roma, 20 aprile 2013
Alle 15 il funerale della politica italiana?
Il Partito Democratico è morto. Ma c'è in atto un tentativo di trasformarlo in uno zombie, un morto vivente. Al compito è stato chiamato il grande sacerdote della casta e dei poteri forti, il Frankenstein che ha creato il mostro politico Mario Monti. In questo momento sul Tg democrat di Mentana, le truppe cammellate di Homer Simpson di Bettola e dello psiconano di Arcore stanno esaltando la più grande follia politica della Repubblica. Contenti loro, ma la gente? Ormai è guerra civile dichiarata dalla casta contro la gente italiana con un ennesimo tentativo di golpe. Possono mettere una pezza, ma non durerà. E dopo? Solo Grillo. Per mandarli a casa tutti, una volta per tutte.
venerdì 19 aprile 2013
Mortadella Democratica, no grazie!
Mortadella Democratica e Homer Simpson di Bettola sono stati sconfitti dal voto stesso del Partito democratico. Il congresso del Pd travestito da elezione del presidente della Repubblica ha avuto il suo risultato: Homer Simpson a casa! Subito! Rodotà presidente è il solo modo per uscirne ancora con un minimo di credibilità a sinistra. Ma forse è difficile ragionare per chi ha portato da tempo il cervello all'ammasso, anche se, anche per un morto vivente c'è sempre una possibilità di resurrezione.
giovedì 18 aprile 2013
Torna a casa, Homer Simpson!
All'oscenità con questo Partito democratico e con questo segretario, l'Homer Simpson di Bettola, non c'è limite. Tale è stato l'accordo Pd-Pdl-Lega sul nome di Marini: oscenità pura sublimata dall'accordo di casta sottotaciuto e sottointeso. Qualche tempo fa sui muri di Bettola, e forse ancora oggi la scritta è rimasta, si leggeva "Homer Simpson sindaco". Ecco, Bersani, l'Homer Simpson del Pd nazionale, perché non raccoglie una volta per tutte la proposta e non si toglie una volta per tutte dalle scatole? Perché non ritorna nella sua Bettola? Lì forse, ma la cosa non è certa, potrebbe avere un futuro. E mal che vada, in Val Nure ci sono molte possibilità di svago, molte ottime giornate passate, per dire, a raccogliere funghi. E poi si mangia bene e si beve bene. Che altro dalla vita? Torna a casa, dai retta finalmente, segretario Simpson! Magari, prima di andartene, restituiscimi i due euro che ho speso per votarti a suo tempo, quando ancora eri in gran spolvero il mago di Oz! Soldi buttati. Che delusione, Homer Simpson!
giovedì 11 aprile 2013
domenica 31 marzo 2013
L'ultima disillusione
Siamo all'ultima disillusione, arrivata questa volta dal capo dello stato. Come si sa, Napolitano ha chiesto a "due gruppi ristretti di personalità", di formulare su temi istituzionali e economico-sociali, "precise proposte programmatiche oggetto di condivisione" da parte delle forze politiche, in vista di un possibile governo. La formazione dei due gruppi, la scelta delle persone, lo scopo a ben leggere indefinito, non solo è cosa deludente, ma sta assumendo, a mente fredda, sempre più i contorni di una perdita di tempo. Meglio era la decisione di anticipare la scadenza di fine mandato di Napolitano e, dopo aver portato al Quirinale un presidente dai pieni poteri, magari una donna come la Bonino che, da brava massaia della politica, facesse finalmente prendere aria nuova con le pulizie di primavera quelle stanze liberandole dalla muffa che vegeta anche in quel palazzo, lo scioglimento delle Camere ed il ritorno al voto a giugno-luglio con una nuova legge elettorale, che il Parlamento, se reso funzionante avrebbe tutto il tempo di approvare con la volontà di tutti. E invece no. L'Italia è sempre più una barchetta che naviga in un mare di merda.
![]() |
(Disegno di Mario Gazzola)
|
venerdì 29 marzo 2013
Bersani al capolinea
Sul naufragio del conferimento del pre-incarico, volutamente dato in tale forma, a Bersani, il segretario del Pd dimostratosi alla fine solo uno zombie della vecchia politica lontano anni luce dal quella volontà di cambiamento tanto sbandierata a parole, forse il commento più vicino all'idem sentire di chi ha ancora del buon senso sono queste parole di Angelino Alfano: "Il tentativo del Pd di scaricare su altri responsabilità che sono tutte e solo sue è un' ulteriore prova della mancanza di visione e di sensibilità all'interesse nazionale di Bersani, del suo partito e dei suoi alleati... A questo punto la responsabilità ricade unicamente e storicamente sul Pd". Il suo elettorato tradizionale, particolarmente il suo zoccolo duro, dovrebbe svegliarsi finalmente dalla trance in cui è caduto e rendersi conto che il partito, quel partito in cui crede tuttora, è morto con Berlinguer.
Qualunque sia la decisione domani di Napolitano, Bersani ormai è salito sulla barca che lo porta al suo inesorabile destino politico. Requiem.
Qualunque sia la decisione domani di Napolitano, Bersani ormai è salito sulla barca che lo porta al suo inesorabile destino politico. Requiem.
Etichette:
Elezioni,
Governo,
Partiti italiani,
Post-it,
Quirinale
domenica 24 marzo 2013
Non basta un pallone per fare una partita
Pierluigi Bersani, sperduto nel suo solipsismo, non riesce a comprendere che non basta un pallone, regalato dallo zoccolo duro figlio della disinformazione fatta regime, a fare una partita di calcio. A maggior ragione la sua evidente inadeguatezza al ruolo che Napolitano è stato costretto ad assegnargli viste le circostanze, rende cocente la delusione per le speranze sollevate al tempo - sembra anni fa - delle primarie dal partito democratico, e bruciate subito per l'incapacità di coltivarle o semplicemente - ed è forse la realtà vera - perché usate come specchietto per ingenue allodole col fine di conservare un apparato di dinosauri già estinti. Purtroppo, ancora una volta, pagheremo noi le idiozie "democratiche" d'un partito zombie, morto con Berlinguer.
Etichette:
Governo,
Partiti italiani,
Post-it,
Quirinale
venerdì 22 marzo 2013
Una grande sberla a Bersani
Abbiamo visto in streaming o per televisione l'accadimento in diretta. Questo lo stringato comunicato stampa del Quirinale: Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha ricevuto questo pomeriggio, al Palazzo del Quirinale, l'onorevole dottor Pier Luigi Bersani, al quale ha conferito l'incarico di verificare l'esistenza di un sostegno parlamentare certo, che consenta la formazione del Governo. Il Capo dello Stato ha invitato l'onorevole Bersani a riferire appena possibile. Auguri, per dire.
Etichette:
Governo,
Parlamento,
Post-it,
Quirinale
venerdì 22 febbraio 2013
Documenti. Borghezio a La Zanzara. 9 novembre 2011
Il Borghezio pensiero a La Zanzara su Radio24 il 9 novembre 2011. Siamo nei giorni del "colpo di stato" che ha messo fine al governo Berlusconi. Borghezio alla grande su Monti senatore a vita, la prospettiva del governo di unità nazionale e su tanti altri argomenti di quei giorni compresi i festeggiamenti dei centocinquanta anni dell'unità politica dello Stivale sotto la corona dei Savoia.
Etichette:
Banda Bassotti,
Complotti,
Controinformazione,
Economia,
Elezioni,
Europa,
Eventi,
Federalismo,
Governo,
Massoneria,
Media,
Partiti italiani,
Politica,
Quirinale,
Umorismo
domenica 17 febbraio 2013
L'incontro a Washington tra Obama e Napolitano
Maurizio Molinari, intervistato da Lorenzo Rendi per Radio Radicale, commenta l'incontro a Washington tra Obama e Napolitano. Maurizio Molinari è corrispondente de La Stampa da New York. L'intervista è stata mandata in onda il 17 febbraio 2013.
Etichette:
Colonialismo,
Estero,
Europa,
Giustizia italiana,
Intelligence,
Italia nel mondo,
Medio Oriente,
Politica,
Quirinale,
Radio Piazza,
Stati Uniti,
Wargames
martedì 5 febbraio 2013
Roberto Maroni su MPS e l'intervento di Napolitano
Nella clip Roberto Maroni è intervistato dai giornalisti sullo scandalo MPS, sull'intervento di Napolitano teso a mettere il silenziatore ai giornali, su Monti e sulla Regione Lombardia, per cui è candidato presidente della Lega e del centrodestra. Maroni è chiaro: la stampa deve parlare, i cittadini devono sapere la verità sul più grande scandalo finanziario di questa repubblica, che oltretutto coinvolge una forza politica che si candida alla guida del paese.
Etichette:
Economia,
Elezioni,
Giustizia italiana,
Governo,
Media,
Misteri italiani,
Partiti italiani,
Politica,
Post-it,
Quirinale,
Regione Lombardia,
Spesa pubblica
domenica 3 febbraio 2013
Maroni ieri su Napolitano e l'invito a tacere su MPS
"Conosco e stimo Napolitano e non voglio pensare questa cosa, ma la brutta impressione che si ha è che sia sceso in campo per coprire lo scandalo e attenuare i riflessi negativi che lo scandalo Mps sta avendo proprio sulle sorti elettorali del Pd". Così, come riporta la clip di ieri di TM News, il segretario federale della Leganord, Roberto Maroni, a margine di un incontro con gli elettori a Milano ha commentato l'intervento del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che ha chiesto alla stampa di rispettare il segreto delle indagini sulla vicenda che ha travolto la banca senese.
giovedì 31 gennaio 2013
La Giornata della Memoria di Giorgio Napolitano
Il video che PupiaTv ha messo a disposizione su Youtube ci dà la possibilità di assistere alla celebrazione della Giornata della Memoria che si è svolta alla presenza del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.
domenica 13 gennaio 2013
Il montismo che si scandalizza solo per Bellen
La Fornero, a quanto sembra, ha avuto il buon gusto di tornare ad affaccendarsi d'altro. Nella clip ripescata questa mattina dal mare magnum di YouTube, Marco Travaglio sottolinea due aspetti del "perbenismo pensante" che ha preso con Mario Monti lo scorso anno il Palazzo d'Inverno. Uno riguarda la Fornero, che fa commentare altrestorieVI (che ha inserito il video): "Quanto alla Fornero e all'ipocrisia cattolica di questi ministri finisce che faranno rimpiangere perfino la Carfagna". L'altro, certamente grave come sottolinea Travaglio, riguarda Napolitano.
martedì 1 gennaio 2013
Tutto meno che uno spot elettorale
Nonostante le prese di posizione di molti politici, tra cui gli scettici Di Pietro ed esponenti della Lega (di Grillo dirò più in là) l'impressione di ieri rimane ad una lettura oggi del testo dell'intervento di Giorgio Napolitano: cioè quella di un ultimo discorso che suonava, più di altro, a redenzione di ipotetiche colpe nella svolta "costituzionale" di tredici mesi fa, quando il leader d'un governo legittimo e legittimato dal voto popolare è stato in modi ancora oscuri costretto alle dimissioni e successivamente a sostenere il nuovo premier, l'unto, "inventato a tavolino" poco prima senatore a vita per legittimarlo e poi scelto come l'uomo del destino per guidare i destini della nazione.
Vediamo qualche passo del messaggio. Per prima cosa la realtà sociale: "Parlo innanzitutto di una realtà sociale duramente segnata dalle conseguenze della crisi con cui da quattro anni ci si confronta su scala mondiale, in Europa e in particolar modo in Italia". Ma, attenzione su cosa poi si pone l'accento, dopo: "Da noi la crisi generale, ancora nel 2012, si è tradotta in crisi di aziende medie e grandi, si è tradotta in cancellazione di piccole imprese e di posti di lavoro, in aumento della Cassa Integrazione e della disoccupazione, in ulteriore aggravamento della difficoltà a trovare lavoro per chi l'ha perduto e per i giovani che lo cercano". Quel "ancora nel 2012" cosa significa se non una bocciatura, almeno una netta critica all'operato del premier Monti? Monti, cioè, nei suoi tredici mesi non ha operato come doveva operare; si è preoccupato di altro, di mettere in sicurezza banche e l'alta borghesia finanziaria, colpendo i pensionati, i lavoratori, la classe media, ma non chi in questo paese ha di più e che poteva dare senza compiere un grandissimo sacrificio come invece sono stati costretti a fare altri, senza lobby in soccorso, senza difese neppure politiche, come si è visto.
Ed eloquenti sono le parole di Napolitano: "È una questione sociale, e sono situazioni gravi di persone e di famiglie, che bisogna sentire nel profondo della nostra coscienza e di cui ci si deve fare e mostrare umanamente partecipi. La politica, soprattutto, non può affermare il suo ruolo se le manca questo sentimento, questa capacità di condivisione umana e morale". Monti è capace di avere una coscienza intesa in tal senso? La Fornero aveva qualche lacrima, ma le ha subito esaurite, contribuendo poi a colpire pesantemente la fascia di popolazione meno difesa.
Certo, Napolitano è stato compartecipe di un'azione di governo scriteriata dal punto di vista dell'equità sociale dei sacrifici, lo riconosce: "Scelte di governo dettate dalla necessità di ridurre il nostro massiccio debito pubblico obbligano i cittadini a sacrifici, per una parte di essi certamente pesanti, e inevitabilmente contribuiscono a provocare recessione. Ma nessuno può negare quella necessità : è toccato anche a me ribadirlo molte volte". Ovviamente, seppure col senno di poi, non può disconoscere l'azione del governo: "Guai se non si fosse compiuto lo sforzo che abbiamo in tempi recenti più decisamente affrontato che ha consentito un ritorno di fiducia nell'Italia". Insomma, anche se nel modo sbagliato, siamo usciti da una emergenza. E allora?
Ecco critica e proposta nel contempo: "Decisivo è, nello stesso tempo e più in prospettiva, far ripartire l'economia e l'occupazione non solo nel Centro-Nord ma anche nel Mezzogiorno ; cosa - quest'ultima - di cui poco ci si fa carico e perfino poco si parla nei confronti e negl'impegni per il governo del paese". Ed ancora una bacchettata a Monti, al suo governo, alla sua agenda che contempla un'Italia subalterna all'Europa: "L'Italia non è un paese che possa fare, nel concerto europeo, da passivo esecutore ; è tra i paesi che hanno fondato e costruito l'Europa unita, e ha titoli e responsabilità per essere protagonista di un futuro di integrazione e democrazia federale, che è condizione per contare ancora, tutti insieme, nel mondo che è cambiato e che cambia".
E la prospettiva non può che essere unica, e lo dice così dopo aver ricordato i problemi delle giovani generazioni: "Più in generale, una rinnovata visione dello sviluppo economico non può eludere il problema del crescere delle diseguaglianze sociali. Si riconosce ormai, ben oltre vecchi confini ideologici, che esso è divenuto fattore di crisi e ostacolo alla crescita proprio nelle economie avanzate. Porre in primo piano quel problema diventa sempre più decisivo". Monti, però, e il suo governo hanno ampiamente dimostrato di essere choosy, schizzinosi nell'affrontare il tema prendendo il toro per le corna, essendo "portatori sani" di interessi in tutta evidenza non collettivi; e si potrebbe osare nel dire non conformi alla riduzione dello "spread" sociale. Monti non può essere una soluzione per il dopo elezioni. Da qui forse la fiducia posta dal Presidente nel richiamo al popolo: "Sta per iniziare un anno ancora carico di difficoltà. Non ci nascondiamo la durezza delle prove da affrontare, ma abbiamo forti ragioni di fiducia negli italiani e nell'Italia". E nella loro saggezza dimostrata sempre: "Non si può dimenticare che saranno necessari nel nuovo Parlamento sforzi convergenti, contributi responsabili alla ricerca di intese, come in tutti i paesi democratici quando si tratti di ridefinire regole e assetti istituzionali. Non si è, con mio grave rammarico, saputo o voluto riformare la legge elettorale; per i partiti, per tutte le formazioni politiche, la prova d'appello è ora quella della qualità delle liste. Sono certo che gli elettori ne terranno il massimo conto".
Insomma, dice Napolitano sta a voi creare nelle urne le condizioni per una stagione di riforme. Non solo, ma anche una situazione di governabilità, altrimenti la funzione del Capo dello Stato non potrà essere che quella prevista dalla legge: "Il voto del 24-25 febbraio interverrà a indicare quali posizioni siano maggiormente condivise e debbano guidare il governo che si formerà e otterrà la fiducia delle Camere". Se non vi sarà un'indicazione netta, inevitabile sarà raggiungere un compromesso, come ricorda Napolitano stesso: "D'altronde non c'è nel nostro ordinamento costituzionale l'elezione diretta del primo ministro, del capo del governo". C'è però un'alternativa che bisognerebbe tenere comunque in considerazione: la possibilità di sciogliere di nuovo le camere e di rimandare ancora al popolo il compito di dare una soluzione concreta al problema della governabilità.
Quanto a Monti, Napolitano ha detto: "Il Presidente del Consiglio dimissionario è tenuto - secondo una prassi consolidata - ad assicurare entro limiti ben definiti la gestione degli affari correnti, e ad attuare leggi e deleghe già approvate dal Parlamento, nel solco delle scelte sancite con la fiducia dalle diverse forze politiche che sostenevano il suo governo". Una netta precisazione che suona rivolta al premier stesso, come par di leggere tra le righe soprattutto in virtù di quell'accenno alla maggioranza che sosteneva il suo governo; al premier che, come spesso hanno protestato le opposizioni con in primo piano l'Italia dei Valori, ha mostrato un certo snobismo verso le regole ed il Parlamento, e aggiungerei io, verso gli stessi italiani.
Vediamo qualche passo del messaggio. Per prima cosa la realtà sociale: "Parlo innanzitutto di una realtà sociale duramente segnata dalle conseguenze della crisi con cui da quattro anni ci si confronta su scala mondiale, in Europa e in particolar modo in Italia". Ma, attenzione su cosa poi si pone l'accento, dopo: "Da noi la crisi generale, ancora nel 2012, si è tradotta in crisi di aziende medie e grandi, si è tradotta in cancellazione di piccole imprese e di posti di lavoro, in aumento della Cassa Integrazione e della disoccupazione, in ulteriore aggravamento della difficoltà a trovare lavoro per chi l'ha perduto e per i giovani che lo cercano". Quel "ancora nel 2012" cosa significa se non una bocciatura, almeno una netta critica all'operato del premier Monti? Monti, cioè, nei suoi tredici mesi non ha operato come doveva operare; si è preoccupato di altro, di mettere in sicurezza banche e l'alta borghesia finanziaria, colpendo i pensionati, i lavoratori, la classe media, ma non chi in questo paese ha di più e che poteva dare senza compiere un grandissimo sacrificio come invece sono stati costretti a fare altri, senza lobby in soccorso, senza difese neppure politiche, come si è visto.
Ed eloquenti sono le parole di Napolitano: "È una questione sociale, e sono situazioni gravi di persone e di famiglie, che bisogna sentire nel profondo della nostra coscienza e di cui ci si deve fare e mostrare umanamente partecipi. La politica, soprattutto, non può affermare il suo ruolo se le manca questo sentimento, questa capacità di condivisione umana e morale". Monti è capace di avere una coscienza intesa in tal senso? La Fornero aveva qualche lacrima, ma le ha subito esaurite, contribuendo poi a colpire pesantemente la fascia di popolazione meno difesa.
Certo, Napolitano è stato compartecipe di un'azione di governo scriteriata dal punto di vista dell'equità sociale dei sacrifici, lo riconosce: "Scelte di governo dettate dalla necessità di ridurre il nostro massiccio debito pubblico obbligano i cittadini a sacrifici, per una parte di essi certamente pesanti, e inevitabilmente contribuiscono a provocare recessione. Ma nessuno può negare quella necessità : è toccato anche a me ribadirlo molte volte". Ovviamente, seppure col senno di poi, non può disconoscere l'azione del governo: "Guai se non si fosse compiuto lo sforzo che abbiamo in tempi recenti più decisamente affrontato che ha consentito un ritorno di fiducia nell'Italia". Insomma, anche se nel modo sbagliato, siamo usciti da una emergenza. E allora?
Ecco critica e proposta nel contempo: "Decisivo è, nello stesso tempo e più in prospettiva, far ripartire l'economia e l'occupazione non solo nel Centro-Nord ma anche nel Mezzogiorno ; cosa - quest'ultima - di cui poco ci si fa carico e perfino poco si parla nei confronti e negl'impegni per il governo del paese". Ed ancora una bacchettata a Monti, al suo governo, alla sua agenda che contempla un'Italia subalterna all'Europa: "L'Italia non è un paese che possa fare, nel concerto europeo, da passivo esecutore ; è tra i paesi che hanno fondato e costruito l'Europa unita, e ha titoli e responsabilità per essere protagonista di un futuro di integrazione e democrazia federale, che è condizione per contare ancora, tutti insieme, nel mondo che è cambiato e che cambia".
E la prospettiva non può che essere unica, e lo dice così dopo aver ricordato i problemi delle giovani generazioni: "Più in generale, una rinnovata visione dello sviluppo economico non può eludere il problema del crescere delle diseguaglianze sociali. Si riconosce ormai, ben oltre vecchi confini ideologici, che esso è divenuto fattore di crisi e ostacolo alla crescita proprio nelle economie avanzate. Porre in primo piano quel problema diventa sempre più decisivo". Monti, però, e il suo governo hanno ampiamente dimostrato di essere choosy, schizzinosi nell'affrontare il tema prendendo il toro per le corna, essendo "portatori sani" di interessi in tutta evidenza non collettivi; e si potrebbe osare nel dire non conformi alla riduzione dello "spread" sociale. Monti non può essere una soluzione per il dopo elezioni. Da qui forse la fiducia posta dal Presidente nel richiamo al popolo: "Sta per iniziare un anno ancora carico di difficoltà. Non ci nascondiamo la durezza delle prove da affrontare, ma abbiamo forti ragioni di fiducia negli italiani e nell'Italia". E nella loro saggezza dimostrata sempre: "Non si può dimenticare che saranno necessari nel nuovo Parlamento sforzi convergenti, contributi responsabili alla ricerca di intese, come in tutti i paesi democratici quando si tratti di ridefinire regole e assetti istituzionali. Non si è, con mio grave rammarico, saputo o voluto riformare la legge elettorale; per i partiti, per tutte le formazioni politiche, la prova d'appello è ora quella della qualità delle liste. Sono certo che gli elettori ne terranno il massimo conto".
Insomma, dice Napolitano sta a voi creare nelle urne le condizioni per una stagione di riforme. Non solo, ma anche una situazione di governabilità, altrimenti la funzione del Capo dello Stato non potrà essere che quella prevista dalla legge: "Il voto del 24-25 febbraio interverrà a indicare quali posizioni siano maggiormente condivise e debbano guidare il governo che si formerà e otterrà la fiducia delle Camere". Se non vi sarà un'indicazione netta, inevitabile sarà raggiungere un compromesso, come ricorda Napolitano stesso: "D'altronde non c'è nel nostro ordinamento costituzionale l'elezione diretta del primo ministro, del capo del governo". C'è però un'alternativa che bisognerebbe tenere comunque in considerazione: la possibilità di sciogliere di nuovo le camere e di rimandare ancora al popolo il compito di dare una soluzione concreta al problema della governabilità.
Quanto a Monti, Napolitano ha detto: "Il Presidente del Consiglio dimissionario è tenuto - secondo una prassi consolidata - ad assicurare entro limiti ben definiti la gestione degli affari correnti, e ad attuare leggi e deleghe già approvate dal Parlamento, nel solco delle scelte sancite con la fiducia dalle diverse forze politiche che sostenevano il suo governo". Una netta precisazione che suona rivolta al premier stesso, come par di leggere tra le righe soprattutto in virtù di quell'accenno alla maggioranza che sosteneva il suo governo; al premier che, come spesso hanno protestato le opposizioni con in primo piano l'Italia dei Valori, ha mostrato un certo snobismo verso le regole ed il Parlamento, e aggiungerei io, verso gli stessi italiani.
Iscriviti a:
Post (Atom)












