Riprendo, e così contribuisco a diffondere, il post odierno del blog di Beppe Grillo, intitolato "Gli struzzi del Primo Maggio":
Il primo maggio era la festa dei lavoratori. Ora è la festa dei disoccupati e del concertone a Roma. C'erano un tempo "panem et circences", sono rimasti i circences, ma solo una volta all'anno con in tribuna, al posto di Caligola o Diocleziano, i reggenti della Triplice Sindacale. Chiude un'azienda al minuto, la disoccupazione giovanile "ufficiale" ha raggiunto il 38,4%. L'Italia è diventata una Nazione di cassintegrati, esodati, disoccupati, precari e emigranti. In passato erano i ragazzi del Sud a emigrare al Nord, a Milano, Torino, Bologna. Adesso i ragazzi del Sud e del Nord emigrano insieme all'estero. Laureati, diplomati. E' un travaso di sangue, di intelligenze. L'Italia è la seconda nazione europea per numero di emigrati dopo la Romania. Il Paese si regge sul nulla. Chiacchiere e inciucio. Il gettito fiscale e Irpef sta crollando per la scomparsa di aziende e lavoratori dipendenti. Il traffico su strada è diminuito in un anno del 34%, gli autogrill sono deserti. L'Italia si sta fermando come una grande macchina colpita dalla ruggine, un componente dopo l'altro, fino all'immobilità. Quattro milioni di dipendenti pubblici, 19 milioni di pensionati, mezzo milione di persone che vive di politica sono insostenibili per un Paese senza sviluppo da 15 anni, con un Pil in discesa libera ben prima della crisi del 2008. Festeggiare il Primo Maggio è uno stanco rito assolutorio dei responsabili, dei sindacati complici, dei "prenditori" di appalti pubblici di Confindustria, dei partiti che hanno occupato lo Stato. E' la celebrazione di Caporetto e dell'otto settembre a reti unificate. Capitan findus Letta promette tagli e ritagli senza alcuna copertura economica e in piazza si balla mentre la cassa integrazione sta finendo. Un'allegria di un giorno che ha il profumo forte e rancido del 2 novembre dei lavoratori. La Cgil ha detto che "è un fatto positivo" che il Nipote di suo Zio abbia "toccato molti punti che sono stati sollevati anche dai sindacati", ciò denota "sensibilità e attenzione all'ascolto". Prosit.
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mercoledì 1 maggio 2013
Basta Europa, basta partito e sindacati delle tasse
Viviamo in un epoca della disinformazione. Mai come oggi i media, i cosiddetti "mediatori di massa", televisioni e carta stampata, sono asserviti e foraggiati, attraverso la pubblicità, abbonamenti e altro, dai poteri forti finanziari e speculativi. Conclusione, per paradosso non sono credibili, anche qualora raccontassero la verità, perché è difficile in tanto rumore, in tanta falsa informazione distinguere la verità dal suo contrario propagandato dagli agit-prop di regime. Dobbiamo nella nostra quotidianità veleggiare a vista, fidandoci della nostra intelligenza e del nostro spirito critico, del nostro fiuto nell'individuare le aberrazioni commisurandole alle nostre necessità, al nostro benessere individuale e familiare, paragonando la nostra vita con quella delle tante caste che si spartiscono il controllo del paese. Noi, classe media, noi classe lavoratrice, noi proletariato, parola desueta che sta drammaticamente tornando di moda, siamo classi senza rappresentanti, senza lobby. Il partito dei lavoratori è morto con Berlinguer. Il sindacato di classe è defunto esso stesso da tempo. Quegli imbonitori da fiera paesana che si spacciano per difensori dei deboli, per epigoni della "sinistra", dicendosi e facendosi così nostri "difensori" per definizione, sono sinistramente dei truffatori che pensano soltanto alla propria bottega, ai propri intrallazzi, alle proprie banche, assicurazioni ed imprese, a riempire quotidianamente il proprio piatto rubando il pane di bocca a chi dicono di "difendere", con le tessere, con i contributi pubblici, capitali che difendono con le unghie e con i denti, ben più dei lavoratori e dei pensionati, tartassati, va detto, con il loro sostegno dato senza se e senza ma ai governi degli interessi forti, come il governo Monti. Sono per le tasse che loro non pagano, sono per le tasse che costringono i più deboli, gli indifesi a rivolgersi ai loro centri di assistenza fiscale remunerando servizi con un obolo odioso che è una tassa sulla tassa. Come può, dunque, il sindacato, che oggi nelle piazze ha festeggiato la festa della disoccupazione, schierarsi contro le tasse, quando con le tasse fa prosperare i suoi apparati? Come fa quel "grande" partito che si spaccia come "anche di sinistra", ad essere contro lo sfruttamento dei lavoratori e dei pensionati, quando da sempre, con i soldi raggranellati inventando tasse rapina, ad ogni livello amministrativo mantiene in vita e perpetua le clientele del proprio consenso? L'affaire Imu rappresenta un esempio eclatante, che li costringe a gettare la maschera, a schierarsi, non per la gente che li vota, ma per sé, a difesa di possibili tagli nella spesa pubblica che possano colpire i loro malcelati interessi. Si parla di abrogare il porcellum per avere uno strumento migliore (più adatto per mantenersi al potere?) per nuove elezioni che i Fassina, i Franceschini, i Del Rio, le Camusso e compagnia bella, stanno rendendo, con la balla dell'Europa, inevitabilmente probabili a tempi brevi pur di non rinunciare ad un euro dei loro introiti pubblici. Chi ci vuol male ha sigla, nomi e cognomi. Mandiamoli a casa la prossima volta tutti, per sempre.
mercoledì 13 febbraio 2013
Antonio Ingroia. Giustizia, sicurezza e carceri
La conferenza stampa di Antonio Ingroia con Ilaria Cucchi, Claudio Giardullo e Leo Beneduci sui temi della giustizia, della sicurezza e delle carceri, tenutasi oggi a Roma. La registrazione della conferenza è stata raccolta da Radio Radicale. Antonio Ingroia, ex magistrato, è candidato premier alle politiche 2013 per Rivoluzione Civile; raggruppamento politico di cui fanno parte Ilaria Cucchi e gli altri due esponenti. Claudio Giardullo è segretario generale SILP e Leo Beneduci è segretario Nazionale OSAPP (Organizzazione Sindacale Autonoma Polizia Penitenziaria).
martedì 12 febbraio 2013
Il Pdl ieri in conferenza stampa a Roma
"Più lavoro, più salario si può" è il tema della conferenza stampa del Pdl, tenutasi a Roma il giorno 11 febbraio 2013. Alla conferenza stampa hanno partecipato con il segretario politico, Angelino Alfano, Maurizio Sacconi, Renato Brunetta, e Annagrazia Calabria, coordinatrice nazionale della Giovane Italia. La registrazione è stata effettuata da Radio Radicale.
venerdì 8 febbraio 2013
Fiom e Slai Cobas regalano le chiacchiere di Marchionne
Chiacchiere all'amministratore delegato Fiat Sergio Marchionne: un tradizionale dolce napoletano di carnevale, offerto a tutti i dipendenti dell'azienda in entrata ed uscita dalla fabbrica. L'inusuale manifestazione, come mostra la clip di YouReporter, organizzata dallo Slai Cobas e dalla Fiom è stata preparata a pochi giorni dalla festa mascherata, contro le tante parole dette su Pomigliano, dall'amministratore, definendolo appunto chiacchierone. All'esterno dello stabilimento un gruppo di cassintegrati sotto una pioggia battente hanno contestato dirigenti e sindacalisti, soprattutto quelli che hanno firmato l'accordo con la casa torinese. Dalla Fiom le accuse verso l'azienda sono durissime: per evitare il fallimento e la chiusura di Fiat group, realizzarono Fabbrica Italia, spiegano, adesso invece, per evitare il disastro di Fabbrica Italia, riesumano Fiat group.
mercoledì 6 febbraio 2013
Sciopero a Bruxelles dei funzionari europei
I funzionari europei non vogliono essere il capro espiatorio della battaglia sul bilancio europeo e hanno indetto una giornata di sciopero. Secondo quanto riporta Euro News, decine di persone hanno manifestato davanti alla sede della Commissione a Bruxelles contro i tagli all'amministrazione europea.
sabato 26 gennaio 2013
Il punto sugli avvenimenti politici secondo la Lega
Il Taccuino politico di ieri del Tg Nord di TelePadania.incentrato sullo scandalo Monte dei Paschi e lo scontro tra il Governo e la Banca d'Italia.
giovedì 24 gennaio 2013
MPS, un problema economico ma anche politico
L'affair dei derivati del Monte dei Paschi di Siena occupa oggi lo spazio della notizia del giorno. Ho già pubblicato altri post relativi alla vicenda e nei prossimi giorni articoli ed altri documenti riguardanti la vicenda saranno da me raccolti nella pagina Documentazione. Qui invece evidenzio alcuni video archiviati su YouTube, interessanti per aggiungere elementi alla questione soprattutto in termini politici. Comincio con un video che si riferisce ad una interrogazione su 4.600 possibili esuberi preventivati da MPS,
presentata in Parlamento
dall'on. Giovanni Fava della Lega Nord. Il video è del 17 ottobre 2012. Si noti la reazione stizzita di Rosy Bindi.
Il secondo filmato è tratto dalla trasmissione Piazza Pulita e contiene il servizio di Alessandro Sortino sulla città di Siena e il Monte dei Paschi.
Il terzo filmato è tratto dalla trasmissione Report della Gabanelli e ci racconta l'intera vicenda che ha portato la banca sull'orlo del disastro.
Riprendo in toto il commento all'ultimo video di TeleVision Tribe che lo ha confezionato:
Ecco dove è andato a finire l'intero gettito dell'IMU sulla prima casa.
I partiti politici prima si sono svuotati la piu antica banca del mondo e ora hanno approvato in via definitva una norma per ripianare i debiti di quella stessa banca con i soldi dell'IMU.
(ANSA) - BRUXELLES, 17 DIC - La Commissione Ue ha dato il via libera provvisorio alla ricapitalizzazione del Monte dei Paschi di Siena per 3,9 miliardi. Bruxelles ha approvato l'operazione in base alle norme Ue sugli aiuti di Stato "per ragioni di stabilità finanziaria".
La banca Monte Paschi di Siena ci costa come tutta l'IMU sulla prima casa.
È ormai ufficiale il secondo intervento pubblico, dopo quello del 2009 con i Tremonti bond, a sostegno di Banca MPS che prevede la sottoscrizione da parte dello Stato italiano di strumenti ibridi di capitale per 3,9 miliardi di euro. Questo intervento di MONTI BOND, addirittura superiore al gettito dell'IMU sulla prima casa (stimato attorno ai 3,8 miliardi di euro) consentirà a MPS di proseguire solamente l'attività di raccolta, inibendo la sua naturale funzione di erogazione del credito diluendo, di fatto nel tempo, il debito generato a sua volta con i Tremonti bond. Dei 3,9 miliardi di euro di titoli, 1,9 serviranno a rimborsare i vecchi Tremonti bond, mentre i rimanenti potranno essere utilizzati per nuove emissioni mentre l'interesse che la banca dovrà corrispondere allo Stato è del dieci per cento.
A che pro tutto questo?
A nulla, se non a salvare una banca insulsa, indebitata per 17 miliardi di euro, coccolata quanto gestita da politici corrotti e corruttibili e, ormai, destinata al fallimento inesorabile, portando con sé la Banca Antonveneta, fonte di ogni suo male. Intanto lo Stato la sistema, la fa sopravvivere, l'aiuta come fosse l'unica cosa da fare prima che il mondo finisca. Eppure, gli oltre 4mila esuberi di personale, annunciati da tempo, e la chiusura di 400 sportelli, saranno inevitabili comunque. Il solito salvataggio di Stato che non porterà alcun beneficio alla collettività e al progresso del nostro Paese.
Ecco come si poteva togliere l'IMU sulla prima casa.
Il secondo filmato è tratto dalla trasmissione Piazza Pulita e contiene il servizio di Alessandro Sortino sulla città di Siena e il Monte dei Paschi.
Il terzo filmato è tratto dalla trasmissione Report della Gabanelli e ci racconta l'intera vicenda che ha portato la banca sull'orlo del disastro.
Riprendo in toto il commento all'ultimo video di TeleVision Tribe che lo ha confezionato:
Ecco dove è andato a finire l'intero gettito dell'IMU sulla prima casa.
I partiti politici prima si sono svuotati la piu antica banca del mondo e ora hanno approvato in via definitva una norma per ripianare i debiti di quella stessa banca con i soldi dell'IMU.
(ANSA) - BRUXELLES, 17 DIC - La Commissione Ue ha dato il via libera provvisorio alla ricapitalizzazione del Monte dei Paschi di Siena per 3,9 miliardi. Bruxelles ha approvato l'operazione in base alle norme Ue sugli aiuti di Stato "per ragioni di stabilità finanziaria".
La banca Monte Paschi di Siena ci costa come tutta l'IMU sulla prima casa.
È ormai ufficiale il secondo intervento pubblico, dopo quello del 2009 con i Tremonti bond, a sostegno di Banca MPS che prevede la sottoscrizione da parte dello Stato italiano di strumenti ibridi di capitale per 3,9 miliardi di euro. Questo intervento di MONTI BOND, addirittura superiore al gettito dell'IMU sulla prima casa (stimato attorno ai 3,8 miliardi di euro) consentirà a MPS di proseguire solamente l'attività di raccolta, inibendo la sua naturale funzione di erogazione del credito diluendo, di fatto nel tempo, il debito generato a sua volta con i Tremonti bond. Dei 3,9 miliardi di euro di titoli, 1,9 serviranno a rimborsare i vecchi Tremonti bond, mentre i rimanenti potranno essere utilizzati per nuove emissioni mentre l'interesse che la banca dovrà corrispondere allo Stato è del dieci per cento.
A che pro tutto questo?
A nulla, se non a salvare una banca insulsa, indebitata per 17 miliardi di euro, coccolata quanto gestita da politici corrotti e corruttibili e, ormai, destinata al fallimento inesorabile, portando con sé la Banca Antonveneta, fonte di ogni suo male. Intanto lo Stato la sistema, la fa sopravvivere, l'aiuta come fosse l'unica cosa da fare prima che il mondo finisca. Eppure, gli oltre 4mila esuberi di personale, annunciati da tempo, e la chiusura di 400 sportelli, saranno inevitabili comunque. Il solito salvataggio di Stato che non porterà alcun beneficio alla collettività e al progresso del nostro Paese.
Ecco come si poteva togliere l'IMU sulla prima casa.
domenica 20 gennaio 2013
Un'operaia in Parlamento
A3News (servizio di Massimo Lenza, riprese di Simone Squarcina, montaggio di Simone Squarcina) intervista Nicoletta Zago, l'operaia sindacalista, che sarà candidata alla camera, nel collegio Veneto 2, con la lista Rivoluzione Civile, capeggiata dall'ex magistrato Ingroia. Nicoletta Zago è disposta a tutto, anche andare in Parlamento, pur di poter continuare a parlare dalla vicenda della Vinyls, l'azienda chimica di Porto Marghera prossima al fallimento.
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sabato 19 gennaio 2013
Quando costa caro fare il sindacalista
In un precedente post, Quando il bel tempo antico si chiamava Art. 18, avevo riportato la testimonianza di un sindacalista, lavoratore della Bnl, che era stato licenziato per motivi che si potevano far risalire, quanto a ipotetiche cause reali, alla gestione del Fondo Pensioni. Ieri su Il Pane e le Rose è comparso una nota, a firma Radisol, con il contenuto che segue ed il link al video che trovate allegato sotto. Dice la nota, ripresa come ho scoperto dopo dalla descrizione della clip su YouTube: Sempre a proposito di BNL e di licenziamenti politici dalla Banca BNL si evince con questo racconto, una vicenda intercorsa con un suo quadro dirigenziale, che cercare di portar alla luce dei fatti scomodi può costare caro. Talmente caro che ci si può ritrovare senza lavoro o, come in questo caso simile agli operai FIAT, comunque fuori dal ciclo produttivo e percependo un salario. Come si possa permettere questo in un paese civile, come non possa essere ritenuto umiliante, ancora è un mistero. Francesco Ielo, sindacalista di base, con il suo staff, denuncia "anche" tramite la trasmissione REPORT un illecito sommerso, in pieno conflitto di interessi, nei fondi pensione trattati in BNL . Da quel momento scattano nei suoi confronti richieste particolari, fino a trovarlo mancante della copia fotostatica dei certificati medici già consegnati a seguito di un incidente automobilistico. A sicurezza sopraggiunta che non avesse più la possibilità di riproporli, la Banca lo licenzia discreditandolo con ogni mezzo, per aver fornito dei certificati da lei comunque in possesso, ritenuti falsi, fatti disconoscere dal medico, in quanto realmente tali. Dal ritrovamento casuale delle copie degli originali certificati, riconosciuti dal medico in questione e dai testimoni scatta il reintegro al posto di lavoro da parte del giudice (passati due anni)... ma ancora oggi vittima di sopruso e tagliato fuori.
La clip è realizzata dal Movimento 5 Stelle, al quale il dott. Francesco Ielo concede l'intervista per raccontare il suo caso.
La clip è realizzata dal Movimento 5 Stelle, al quale il dott. Francesco Ielo concede l'intervista per raccontare il suo caso.
In quattro anni persi 567mila posti di lavoro
Alla vigilia dello scoppio della Grande Crisi, nel 2008 - si legge su Liberazione.it - il tasso di occupazione in Italia era del 59%, pari a 23.518.000 persone: oggi la percentuale è del 56.9%, pari a 22.951.000 di occupati. In quattro anni di crisi, dunque, l'Italia ha perso ben 567.000 occupati. Lo segnala un'analisi dell'Osservatorio Cig-Occupazione della Cisl che sottolinea come i dati Istat del terzo trimestre 2012 rispetto al terzo trimestre del 2008, evidenzino un netto peggioramento dello scenario. «Infatti - spiega la Cisl - la stabilità del numero di occupati non può considerarsi un segnale di uscita dalle criticità, essendo dovuta all'aumento degli occupati con almeno 50 anni, a sua volta provocato dalla forzata permanenza al lavoro per via delle riforme pensionistiche» (merito del ministro Fornero).
A tale fenomeno corrisponde il calo di occupati delle fasce di età inferiori, soprattutto i più giovani (come volevasi dimostrare). Gli effetti della crisi - continua l'analisi del sindacato - si mostrano anche nella riduzione del lavoro a tempo indeterminato, mentre crescono i dipendenti a termine ed i collaboratori, e nella riduzione del tempo pieno con contestuale aumento del tempo parziale involontario. Come dire che senza lavoro flessibile e part time il calo dell'occupazione sarebbe ancora maggiore; la Cisl, inoltre, segnala che è ancora il settore industriale a mostrare chiari segnali di sofferenza. Non basta: dicembre 2012 si è chiuso con ben 86,5 milioni di ore autorizzate di cassa integrazione, che portano il totale, per tutto il 2012, a qualcosa come 1,09 miliardi contro i 973,2 milioni del 2011: il 12,1% in più. Con i dati definitivi del 2012 le ore di cassa integrazione si attestano intorno al miliardo per il quarto anno consecutivo, corrispondenti a circa 500.000 lavoratori mediamente coinvolti ogni anno. Rispetto ai valori pre crisi (2007) nel periodo 2008-2012 ci si assesta così su livelli di circa sette volte superiori. Il settore più in sofferenza è certamente il commercio, mentre l'area geografica più penalizzata è il Centro Italia.
A tale fenomeno corrisponde il calo di occupati delle fasce di età inferiori, soprattutto i più giovani (come volevasi dimostrare). Gli effetti della crisi - continua l'analisi del sindacato - si mostrano anche nella riduzione del lavoro a tempo indeterminato, mentre crescono i dipendenti a termine ed i collaboratori, e nella riduzione del tempo pieno con contestuale aumento del tempo parziale involontario. Come dire che senza lavoro flessibile e part time il calo dell'occupazione sarebbe ancora maggiore; la Cisl, inoltre, segnala che è ancora il settore industriale a mostrare chiari segnali di sofferenza. Non basta: dicembre 2012 si è chiuso con ben 86,5 milioni di ore autorizzate di cassa integrazione, che portano il totale, per tutto il 2012, a qualcosa come 1,09 miliardi contro i 973,2 milioni del 2011: il 12,1% in più. Con i dati definitivi del 2012 le ore di cassa integrazione si attestano intorno al miliardo per il quarto anno consecutivo, corrispondenti a circa 500.000 lavoratori mediamente coinvolti ogni anno. Rispetto ai valori pre crisi (2007) nel periodo 2008-2012 ci si assesta così su livelli di circa sette volte superiori. Il settore più in sofferenza è certamente il commercio, mentre l'area geografica più penalizzata è il Centro Italia.
venerdì 18 gennaio 2013
Ricorsi storici. Monti alla Fiat
La clip di Mario Monti a Melfi con Marchionne è stata riproposta ieri nella trasmissione di Michele Santoro Servizio Pubblico su La7. "La Fiat è lo specchio dell'Italia". Endorsment? Si chiede la redazione a commento dello spezzone su YouTube. "Non ci erano piaciuti per niente gli applausi, anche se sicuramente imposti dalla presenza tra le fila degli operai dei capisquadra, tributati a Mario Monti e a Marchionne in occasione della visita allo stabilimento FIAT di Melfi a dicembre, e non solo perché indici di una coscienza della propria condizione molto scarsa quanto, soprattutto, in considerazione di quello che la FIAT ha promesso e non mantenuto in questi due anni, dalla famosa firma del contratto aziendale con cui essa sancì l’uscita dalla Confindustria, separando i destini dei propri dipendenti da quello di tutti gli altri metalmeccanici. (...). Del piano e degli investimenti promessi non c’è stata mai traccia in questi due anni e c’è voluta proprio una bella faccia tosta, da parte dei vertici aziendali ma soprattutto di Bonanni ed Angeletti, a prestarsi a quella farsa davanti agli operai di Melfi. Ieri, infatti, la FIAT ha annunciato due anni di Cassa Integrazione per questo stabilimento, ufficialmente per ristrutturare le linee per la produzione del SUV, marchio Jeep Chrysler", scrive il Sindacato Unitario di Base in un suo documento che ho riportato in altro post, sempre oggi. Ed è, di per sé, un commento ottimo e abbondante.
Se endorsment è stato, è certo un autogoal e marchiano. Mi sembra oltretutto piuttosto un déjà vu, un altro di questo periodo, tant'è che vien da chiedersi, lo dico sorridendo, se per caso, noi italiani, non siamo comparse nel film Matrix. Provare per credere, guardatevi la clip che segue, e buttate là un confronto. Stupefacente, no? È il 24 ottobre 1932, Mussolini parla agli operai della Fiat al Lingotto.
Se endorsment è stato, è certo un autogoal e marchiano. Mi sembra oltretutto piuttosto un déjà vu, un altro di questo periodo, tant'è che vien da chiedersi, lo dico sorridendo, se per caso, noi italiani, non siamo comparse nel film Matrix. Provare per credere, guardatevi la clip che segue, e buttate là un confronto. Stupefacente, no? È il 24 ottobre 1932, Mussolini parla agli operai della Fiat al Lingotto.
Fiat Monti et Monti fuit
Qualche giorno fa, l'Unione Sindacale di Base (USB) ha pubblicato sul suo sito un editoriale dal titolo "Manager moderno o padrone delle ferriere?", eloquente di per sé, che osservava come alla Fiat degli investimenti promessi non rimane che una minima traccia mentre abbondano cassa integrazione e repressione". Scrive il sindacato:
Non ci erano piaciuti per niente gli applausi, anche se sicuramente imposti dalla presenza tra le fila degli operai dei capisquadra, tributati a Mario Monti e a Marchionne in occasione della visita allo stabilimento FIAT di Melfi a dicembre, e non solo perché indici di una coscienza della propria condizione molto scarsa quanto, soprattutto, in considerazione di quello che la FIAT ha promesso e non mantenuto in questi due anni, dalla famosa firma del contratto aziendale con cui essa sancì l’uscita dalla Confindustria, separando i destini dei propri dipendenti da quello di tutti gli altri metalmeccanici.
Quel contratto fu firmato dai sindacati complici FIM UILM FISMIC, fortemente voluto dai segretari di CISL e UIL, Raffaele Bonanni e da Luigi Angeletti i quali accettarono per buona, in cambio, la promessa verbale di un piano industriale con investimenti pari a 20 miliardi di euro.
Del piano e degli investimenti promessi non c’è stata mai traccia in questi due anni e c’è voluta proprio una bella faccia tosta, da parte dei vertici aziendali ma soprattutto di Bonanni ed Angeletti, a prestarsi a quella farsa davanti agli operai di Melfi.
Ieri, infatti, la FIAT ha annunciato due anni di Cassa Integrazione per questo stabilimento, ufficialmente per ristrutturare le linee per la produzione del SUV, marchio Jeep Chrysler, ma siccome "di doman non v’è certezza" bisogna cominciare a preoccuparsi, visto quanto è successo a Pomigliano dove, invece dei mirabolanti investimenti promessi, l‘azienda ha firmato l’ennesimo accordo con i soliti FIM UILM e FISMIC per il prolungamento della CIG per gli oltre 2000 lavoratori rimasti con la bad company, la vecchia azienda FIAT. Per loro non solo non c’è alcuna possibilità di rientro ma con l’entrata di vigore della riforma degli ammortizzatori sociali, firmata Fornero, anche la cassa integrazione non costituisce più un ombrello protettivo seppur parziale.
Marchionne al contrario ha ottenuto dal Governo per la new company, Fabbrica Italia, che a Pomigliano ha assorbito 2150 su un totale di 4500 lavoratori, con un’operazione a dir poco sconcertante, la concessione della CIG in deroga, come se si trattasse di una piccola impresa o di un artigiano. A rigor di norma non aveva infatti diritto alla CIG visto che si trattava di una nuova azienda.
Più o meno la stessa sorte è toccata a Mirafiori, dove a produrre la Mito lavorano in 1000 su 5.500 addetti per non più di 3/4 giorni al mese, tutti gli altri a casa, mentre non sta molto meglio neppure lo stabilimento di Cassino che non trova alcun riferimento nella casella investimenti prospettati da Marchionne.
Altro che “manager più moderno, un maestro ristrutturatore” come lo ha definito il Financial Times, lo andassero a raccontare a tutti gli operai colpiti dai licenziamenti, dalla CIG e dalla repressione della FIAT, come succede alla SEVEL di Atessa in cui si cerca di intimorire chi si oppone all’aumento dei ritmi, ai sabati di straordinario imposti in concomitanza con la CIG con ritorsioni: cambi di turni a coppie di coniugi i quali, collocati nella stessa fascia oraria, non possono più dividersi la cura dei figli minori, cambi di officina o di mansioni, ai quali segue imposizione di visita medica per accertare l’idoneità fisica al lavoro.
Assomiglia molto più allo stile dei padroni delle ferriere dell’800!
Non ci erano piaciuti per niente gli applausi, anche se sicuramente imposti dalla presenza tra le fila degli operai dei capisquadra, tributati a Mario Monti e a Marchionne in occasione della visita allo stabilimento FIAT di Melfi a dicembre, e non solo perché indici di una coscienza della propria condizione molto scarsa quanto, soprattutto, in considerazione di quello che la FIAT ha promesso e non mantenuto in questi due anni, dalla famosa firma del contratto aziendale con cui essa sancì l’uscita dalla Confindustria, separando i destini dei propri dipendenti da quello di tutti gli altri metalmeccanici.
Quel contratto fu firmato dai sindacati complici FIM UILM FISMIC, fortemente voluto dai segretari di CISL e UIL, Raffaele Bonanni e da Luigi Angeletti i quali accettarono per buona, in cambio, la promessa verbale di un piano industriale con investimenti pari a 20 miliardi di euro.
Del piano e degli investimenti promessi non c’è stata mai traccia in questi due anni e c’è voluta proprio una bella faccia tosta, da parte dei vertici aziendali ma soprattutto di Bonanni ed Angeletti, a prestarsi a quella farsa davanti agli operai di Melfi.
Ieri, infatti, la FIAT ha annunciato due anni di Cassa Integrazione per questo stabilimento, ufficialmente per ristrutturare le linee per la produzione del SUV, marchio Jeep Chrysler, ma siccome "di doman non v’è certezza" bisogna cominciare a preoccuparsi, visto quanto è successo a Pomigliano dove, invece dei mirabolanti investimenti promessi, l‘azienda ha firmato l’ennesimo accordo con i soliti FIM UILM e FISMIC per il prolungamento della CIG per gli oltre 2000 lavoratori rimasti con la bad company, la vecchia azienda FIAT. Per loro non solo non c’è alcuna possibilità di rientro ma con l’entrata di vigore della riforma degli ammortizzatori sociali, firmata Fornero, anche la cassa integrazione non costituisce più un ombrello protettivo seppur parziale.
Marchionne al contrario ha ottenuto dal Governo per la new company, Fabbrica Italia, che a Pomigliano ha assorbito 2150 su un totale di 4500 lavoratori, con un’operazione a dir poco sconcertante, la concessione della CIG in deroga, come se si trattasse di una piccola impresa o di un artigiano. A rigor di norma non aveva infatti diritto alla CIG visto che si trattava di una nuova azienda.
Più o meno la stessa sorte è toccata a Mirafiori, dove a produrre la Mito lavorano in 1000 su 5.500 addetti per non più di 3/4 giorni al mese, tutti gli altri a casa, mentre non sta molto meglio neppure lo stabilimento di Cassino che non trova alcun riferimento nella casella investimenti prospettati da Marchionne.
Altro che “manager più moderno, un maestro ristrutturatore” come lo ha definito il Financial Times, lo andassero a raccontare a tutti gli operai colpiti dai licenziamenti, dalla CIG e dalla repressione della FIAT, come succede alla SEVEL di Atessa in cui si cerca di intimorire chi si oppone all’aumento dei ritmi, ai sabati di straordinario imposti in concomitanza con la CIG con ritorsioni: cambi di turni a coppie di coniugi i quali, collocati nella stessa fascia oraria, non possono più dividersi la cura dei figli minori, cambi di officina o di mansioni, ai quali segue imposizione di visita medica per accertare l’idoneità fisica al lavoro.
Assomiglia molto più allo stile dei padroni delle ferriere dell’800!
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