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mercoledì 20 febbraio 2013

Immigrati. Pierluigi Bersani a OltreRadio

Immigrati: Pierluigi Bersani a OltreRadio. Intervista rilasciata ieri, 19 febbraio, a Francesco De Leo per OltreRadio dal segretario nazionale del Partito democratico Pier Luigi Bersani sul tema "nuovi italiani e diritti".

sabato 16 febbraio 2013

Raccolte le firme per il reddito minimo garantito

UniRomaTv ci dice che sono state raggiunte e superate le 50mila firme necessarie per presentare la proposta di legge di iniziativa popolare per un reddito minimo garantito. Le firme saranno presentate entro i primi cento giorni della nuova legislatura.

venerdì 15 febbraio 2013

Coppie di fatto e matrimonio

La conferenza stampa di Anna Paola Concia, tenutasi a Roma il 13 febbraio 2013 presso la Camera dei Deputati, sulla bocciatura del ricorso relativa al suo matrimonio. Al di là della vicenda personale, il tema della parificazione delle unioni di fatto è un argomento attuale in questa campagna elettorale.

mercoledì 13 febbraio 2013

Antonio Ingroia. Giustizia, sicurezza e carceri

La conferenza stampa di Antonio Ingroia con Ilaria Cucchi, Claudio Giardullo e Leo Beneduci sui temi della giustizia, della sicurezza e delle carceri, tenutasi oggi a Roma. La registrazione della conferenza è stata raccolta da Radio Radicale. Antonio Ingroia, ex magistrato, è candidato premier alle politiche 2013 per Rivoluzione Civile; raggruppamento politico di cui fanno parte Ilaria Cucchi e gli altri due esponenti. Claudio Giardullo è segretario generale SILP e Leo Beneduci è segretario Nazionale OSAPP (Organizzazione Sindacale Autonoma Polizia Penitenziaria).

martedì 12 febbraio 2013

Tecnologia e oscurantismo servile

Ancora una questione e poi chiudo il discorso aperto qualche post fa. Il controllo, già il controllo, chi fa il controllo? Da quanto par di capire c'è del software in Danimarca, parafrasando l'Amleto. Ammesso e concesso; del resto un colosso come Google può permettersi non un server qualunque, ma un super-computer per fare tutti i controlli di questo mondo, non è questo il punto. Il massimo che può fare un computer è fornire molto garbage out e segnalazioni sospette sulla base di sequenze audio o confronti e analisi dei file video. Il software non può comunque decidere se è una segnalazione congrua o è un abbaglio. Quando si dice che Pinco ha fatto una rimostranza, evidentemente c'è stato un giudizio sulla segnalazione del software di rilevamento, che non può che essere umano. Arrivo alla domanda. Se è un'azienda privata solleva il cartellino giallo o rosso, sono affari suoi stipendiare con parte dei profitti un team di persone che facciano i controlli per conto dell'azienda, siano essi dipendenti o esterni. La politica di YouTube è di risarcire con la pubblicità sulla clip l'utilizzo nel video di materiali audio/video di terze parti In fin dei conti la cosa regge e non scandalizza più di tanto. Ma se l'azienda vive del denaro pubblico, la questione assume un altro aspetto. Da qui un paio di domande. Prima domanda: con quali soldi sono pagati i censori? Col canone? Se poi è materiale di servizio pubblico, quello che giustifica il canone, non dovrebbero valere le norme che riguardano tutte le amministrazioni pubbliche circa i materiali da loro prodotti? Quando alcuni di tali video vengono oscurati, cioè viene proibita la loro visione, questo non si configura come abuso d'ufficio? Quale è il motivo che non fa neppure l'introito pubblicitario sufficiente, al contrario di milioni di casi analoghi, per permettere la visione? È forse un motivo politico? Va bene se evidenzia magagne del Berlusconi di turno, guai se evidenzia quelle pesanti del coccolato di turno? Non è anche questo un abuso? La Commissione parlamentare di vigilanza è a conoscenza del problema? Se sì, si è mai pronunciata in merito? Potrei aggiungere cento altre domande, ma mi fermo e dico soltanto che bisogna cominciare ad aprire tutte due gli occhi se vogliamo che i nostri figli abbiano una speranza di vivere in un paese migliore e non in una repubblica delle banane in cui è il più forte a fare le norme, a spendere e spandere quanto più gli aaggrada senza dover mai risponderne a nessuno.Rendiamoci contro che questa attività censoria in qualche modo remunerata va nella quasi totalità dei casi ad impedire la visione di una clip autoprodotta che attira un numero di utenti della rete che va da poche unità, a qualche decina; un centinaio è già un successo, se arriva al migliaio il realizzatore può pensare di fare il clipparolo di professione. Pensiamoci, lo ripeto ancora una volta e visto che l'occasione è a giorni, pensiamoci in cabina elettorale, dove parafrasando un vecchio tormentone, Dio ti vede, ma smacchiatori di giaguari, professori, tirapiedi e portaborse di interessi forti no. Esprimiamo un voto utile per noi e per i nostri bisogni, non per quelli della casta trasversale che ha ridotto l'Italia allo sfascio..

Ma l'incazzatura chi me la ripaga?

Poiché ho ricevuto risposta alla mia controcontestazione sulla questione riportata nel post precedente: pretesa di copyright da non ben specificate " One or more music publishing rights collecting societies" su l'Internazionale intonata da Marco Ferrando in un comizio a Roma, riporto di seguito sia la mia e-mail che quella di risposta.
Ho scritto:
Comizio del Partito Comunista dei Lavoratori
Motivo della contestazione
Questo video contiene il materiale in questione, ma il materiale è di dominio pubblico o non è idoneo per essere protetto dal copyright.
Spiegazione
La registrazione audio è di un evento pubblico in una piazza di Roma durante un comizio politico. La registrazione dell'audio è distribuita con licenza creative commons da Radio Radicale, dato citato in uno dei frame. Ritengo inoltre che su canti come l'Internazionale che sono di pubblico dominio non ci sia la possibilità di mettere copyright in buona fede da nessuno. Aggiungo anche se questo può comportare la chiusura del mio account Youtube che questa sia una violazione del mio diritto di espressione garantito dalla Costituzione italiana.
Ritengo in buona fede che i reclami di cui sopra siano stati presentati per sbaglio e di disporre dei diritti necessari per utilizzare i contenuti del mio video per i motivi che ho dichiarato. Non ho consapevolmente fatto dichiarazioni false e non sto intenzionalmente facendo un uso improprio della procedura di contestazione al fine di interferire con i diritti altrui. Comprendo che la presentazione di contestazioni fraudolente potrebbe comportare la chiusura del mio account YouTube.
Firma
Sergio Fumich


La risposta:
Gentile Sergio Fumich,
One or more music publishing rights collecting societies ha esaminato la tua contestazione e ha abbandonato il suo reclamo per violazione del copyright sul tuo video "Comizio del Partito Comunista dei Lavoratori". Per ulteriori informazioni, visita la tua pagina Note sul copyright.
Cordiali saluti,
- Il team di YouTube


È incredibile che una situazione così kafkiana si sia soltanto posta in essere. Siamo alle solite, un po' come, in altro ambito per capire, con l'esempio recente del redditometro: siamo noi che dobbiamo dimostrare la nostra possibilità di fare certe spese e non lo stato a dimostrare a noi i motivi delle sue. È tempo di ribaltare questo tipo di situazione. Si può iniziare in due modi: innanzitutto prendendo coscienza che siamo sudditi e non quei cittadini della Repubblica di cui parla la nostra costituzione; secondo, un buon avvio a portata di mano, col nostro voto il 24 e 25 febbraio cominciare a creare le condizioni per una rivoluzione politica che ridia una vera speranza a questo paese.

Addormentarsi italiani e svegliarsi cinesi

Non è paranoia. Ma le policy di alcune major dei social network o presunti tali, operano in generale, ma soprattutto in questo frangente elettorale come un Grande Fratello. Contro la libertà di espressione sancita dalla Costituzione italiana, che forse non hanno mai letto, perché hanno aperto semplicemente una.filiale in un paese coloniale quale lo considerano, il nostro, l'Italia. Vittime di queste policy sono creativi che senza fini di lucro, ma solo per diffondere l'informazione e la consapevolezza dei problemi e delle questioni, per denunciare l'inganno mediatico perpetrato a danno di tutti noi dalla carta stampata e dalle televisioni di regime o asservite agli interessi forti che hanno una volontà di potenza sulle nostre vite per garantire i loro sporchi profitti, utilizzano i materiali audio/video che sono a disposizione sulla rete gratuitamente, certamente, per fruizione personale. Ma se io faccio leggere un libro ad un amico, non è che devo pagare il copyright per questo atto. Dunque, ogni vincolo su operazioni simili posto su materiale audio/video, dovrebbe essere considerato analogo. Anche perché un account di social network non è un negozio o una copisteria: è una pgina di diario dove io annoto ciò che voglio e che posso far leggere, o ascoltare, a chiunque senza obblighi di rispetto di fantomatici diritti che qualche major si inventa. Faccio un esempio reale: basta che Marco Ferrando, il candidato premier per il Partito Comunista dei Lavoratori intoni al termine di un suo comizio l'Internazionale, che un video contenente la registrazione di quel comizio, in una pubblica piazza, venga messo all'indice in quanto avrebbe violato fantomatici diritti di "One or more music publishing rights collecting societies", ben sapendo che l'Internazionale fino a prova contraria è canto e musica di pubblico dominio, e che chi la stava cantando per farla cantare a tutti, lo faceva in un luogo pubblico e, ovviamente per propaganda politica, cioè senza nessuna pretesa sulla sua esibizione canora.
Per non dire poi di video scomodi per le due coalizioni sponsorizzate da quello che Gramsci definiva come partito trasversale degli interessi forti, della borghesia, che oggi evidentemente sono il raggruppamento di Monti e il Partito democratico. In tal caso viene addirittura vietata la loro fruizione, usando come pretesto la violazione di diritti dei media che li hanno pur sempre prodotti seppure per motivi di cassetta legati all'audience, mentre nel contempo altri video; questi sì liberamente fruibili, che evidenziano cotraddizioni o spacciano schiocchezze per enormità che non stanno in cielo e in terra, impazzano e si duplicano, triplicano, com'è costume della rete, senza problemi di sorta.
A chi non segue attentamente e criticamente i fenomeni della rete sarà sfuggito un fatto banale. Ci sono state nell'ultimo mese, proprio in vista della campagna elettorale alcune, poche per la verità, trasmissioni e servizi dove, per l'onestà intellettuale dei curatori e conduttori, è stato effettuato un vero e proprio massacro mediatico dei promessi sposi Pd e montiani, e di quest'ultimi in particolar modo del loro totem, il Professore. Di questo massacro mediatico ci sono poche tracce nella rete perché da una parte i media massonici, nel senso gramsciano, non hanno diffuso nei social network tali contenuti, dall'altro tali contenuti, quando inseriti da comuni mortali, sono stati bloccati con il pretesto della violazione di chissà quale diritto, pretesto che mal si concilia col fatto che contenuti analoghi, ma neutri o favorevoli proliferano negli stessi social network.
Insomma, la sensazione evidente è che, dietro pretesti di apparente legalità - apparente perché in fin dei conti vanno a violare diritti sanciti dalla Costituzione - la policy attuata anche qui da noi, paese del civile e democratico Occidente, sia quella cinese, cioè accondiscendenza senza se e senza ma alla lobby dominante lì comunista o presunta tale, qui massonica, sempre in senso gramsciano.
Conclusione, dovremmo deciderci a rispolverare vecchie parole di lotta come il verbo boicottare. Boicottare social network che praticano policy asservite al potere dominante e censorio per far capire che la libertà della rete non si tocca. Boicottare per abbattere una filosofia che ci vede schiavi del consumismo e del profitto degli interessi forti. Ricordiamocelo anche nella cabina elettorale.

mercoledì 6 febbraio 2013

Il Pd non può stare con Monti

Il leader di Sel, nella clip de il Fatto Quotidiano, parla di programmi inconciliabili con Mario Monti e sull'ipotesi di intesa tra Bersani e Monti, Vendola dichiara: "Bersani non rompa l'alleanza di centrosinistra. Gli accrocchi bigotti sono inaccettabili". E sui diritti civili il leader di Sel afferma: "Siamo stati governati dai sepolcri imbiancati, io voglio governare contro i sepolcri imbiancati".

Matrimoni gay, l'Inghilterra segue la Francia

L'Inghilterra dopo la Francia sale di un gradino nel novero dei paesi civili, laici e moderni con un primo sì ai matrimoni gay. Il premier Cameron esulta per la vittoria di civiltà ottenuta a prezzo però di una spaccatura nel suo stesso partito. La metà dei conservatori ha infatti votato no.

mercoledì 30 gennaio 2013

Una tombola per un posto letto

A Napoli, racconta TM News nella clip, la paura non fa più 90. Ambi, terni, quaterne, quintine e tombole sono diventati una speranza per gli oltre 2mila senza tetto della città, in cerca di un posto letto dove passare la notte, grazie all'idea di padre Antonio Vitiello. Il parroco del rione Sanità ha scelto la tombola come soluzione imparziale e divertente per dare a tutti la possibilità di avere un posto dove dormire, nel rifugio del Centro la Tenda, uno dei più antichi della città.I posti a disposizione sono pochi: 6, 7 al massimo ma i disperati che se li contendono sono almeno 30. Così, ogni 2 settimane, i letti si rimettono in palio. La scelta di affidarsi alla Dea Bendata, però, divide i cittadini. La riffa per i posti letto, in realtà, è solo uno dei metodi che i volontari napoletani usano per dare assistenza ai senza tetto. In città esiste un help center al quale i bisognosi possono rivolgersi e lo stesso Padre Antonio cerca di non deludere nessuno, dando priorità a donne e anziani e privilegiando chi cerca un lavoro rispetto a chi vive di espedienti. Accontentare tutti però è impossibile, d'altro canto assistere sempre solo chi si presenta per primo potrebbe essere ingiusto.

lunedì 28 gennaio 2013

Il sostegno dei carcerati ai radicali

Il  servizio di Silvia Domanini, con le riprese di Enzo Iannaccone, per A3News riporta l'intervista a Marco Gentilini, promotore a Trieste della lista  "Amnistia, Giustizia e Libertà". Realizzare una seria riforma della giustizia e migliorare la situazione carceraria mediante amnistia ed indulto, è l'obiettivo dei radicali con la raccolta firme attuata per la presentazione di un'apposita lista. A Trieste l'iniziativa ha coinvolto anche un centinaio di detenuti del carcere del Coroneo.

domenica 27 gennaio 2013

Momenti della Giornata della Memoria

  Il presidente del Consiglio Mario Monti è intervenuto alla cerimonia di inaugurazione del memoriale della Shoah a Milano. Tra l'altro ha detto: "Gli arresti di Napoli ci richiamano alla responsabilità e alla vigilanza, che deve essere un compito delle istituzioni e anche di tutti coloro che hanno a cuore la convivenza democratica. Dobbiamo batterci contro la rimozione, la distrazione e soprattutto contro l'indifferenza", che è "il vero nemico". E ha aggiunto. "L'indifferenza è il vero nemico da combattere".


Nella clip successiva, sempre realizzata da TM News, il racconto del ghetto di Venezia di un artista ebreo. Queste sequenze, dice il filmato, sono tratte dal film "Schindler's List", ma non sono molto diverse da ciò che accadde davvero durante la deportazione degli ebrei nel 1943, rastrellati, confinati nei ghetti e portati nei campi di concentramento dai quali molti non fecero più ritorno. I deportati italiani furono circa 7mila. Il 27 gennaio, "Giorno della Memoria" si celebra il ricordo della Shoah, dello sterminio degli ebrei, 200 dei quali furono segregati nel ghetto di Venezia, dove vive ancora l'artista ebreo David Ariel De Guglielmi, che sul 27 gennaio, tuttavia, ha una visione alternativa. "Vi erano gruppi - spiega -che sapevano che le cose stavano andando peggio di quanto si pensasse e hanno cercato disperatamente di fermare questa cosa. Non dimentichiamo la richiesta a Wiston Churchill di bombardare i campi di Auschwitz e Mauthausen. Non è vero che il 27 gennaio di molti anni fa un esploratore russo ha trovato un campo, è un falso storico. Non possiamo partire dalla memoria partendo da un falso. Tutti sapevano cosa stava succedendo. Tutti sapevano cosa stava succedendo ma in quel momento c'erano altre priorità".Oggi il ghetto di Venezia non è più un luogo di segregazione bensì di "fusione multiculturale" in cui il ricordo, che rivive anche tra le opere di De Guglielmi, è soprattutto la strada verso una società moderna e interreligiosa."La comunità - conclude l'artista - si è integrata meglio con i non ebrei che abitano qua nel ghetto che sono la maggioranza. E c'è una fantastica integrazione".Integrazione e scambio di culture. Ci sono voluti settant'anni per raggiungere quella che oggi sembra una normalità. Costata tuttavia la vita ad almeno 6 milioni di persone.


Nella terza clip, sempre di TM News, una mostra a Modena. Nel 1939 Hitler diede il via al Programma di eutanasia per i disabili, denominato "Aktion T4". Causò lo sterminio di 300mila bambini e adulti innocenti in nome della purezza della razza e del risparmio di risorse economiche. Per ricordare le vittime di quella abominevole "prova generale della Shoah" l'associazione Anffas ha organizzato a Modena la mostra "Ricordiamo. Perché non accada mai più", in corso fino al 5 febbraio 2013 al Multicentro educativo. La curatrice, Virginia Reggi: "Finché queste cose hanno delle analogie con l'oggi e non sono definitivamente finite - spiega - perché non sono finite le motivazioni che hanno portato a questo, penso non solo che valga la pena ma che sia indispensabile per tutti sapere. Come è indispensabile la Giornata della memoria per ricordare la Shoah". La mostra è un percorso, rivolto in particolare agli studenti, con pannelli fotografici che ripercorrono i fatti più salienti di quanto avvenne settant'anni fa tra uccisioni, esperimenti e sofferenze inflitte ai malati mentali. "È soltanto da una memoria del passato - conclude Reggi - che noi possiamo imparare e camminare verso un futuro migliore. "Una parte della mostra è dedicata interamente alla propaganda utilizzata dal nazismo per trasformare gli stessi medici in complici dei crimini aberranti commessi sui disabili.

mercoledì 16 gennaio 2013

L'arma di lotta che fa tendenza

Ieri, il canale YouTube di antefattoblog ha pubblicato una clip in cui il Fatto Quotidiano intervista Elvire Duvelle, una delle attiviste del gruppo francese, che domenica scorsa, 13 gennaio, ha protestato insieme alle femen ucraine, in Vaticano, durante l'Angelus del Papa. Il blitz rappresentava un attacco all'opposizione cattolica francese verso i matrimoni e le adozioni gay, su cui la Francia discute. Duvelle, nell'intervista, spiega il senso della protesta: "Il corpo svestito non è per Le Femen un'arma di seduzione, bensì uno strumento di lotta ed affermazione". Secondo l'attivista "un corpo nudo in una pubblicità non fa scandalo, mentre messo in un contesto politico diventa una cosa oscena". E ancora: "Il seno non è parte genitale, non capisco la differenza tra seno e torace maschile. Non c'è alcuna contraddizione tra concetto alto di femminismo e seni scoperti in Vaticano".

martedì 15 gennaio 2013

Il pericolo di una crisi umanitaria nel Mali

Con i soldati francesi ora sul terreno nel Mali, il conflitto militare con i militanti islamisti seguaci di al-Qaeda sembra intensificarsi. E sebbene il supporto francese possa rappresentare una buona notizia per la nazione africana, almeno a breve termine potrebbe avere serie conseguenze per la situazione umanitaria. La Croce Rossa Internazionale sta monitorando gli eventi e afferma che potrebbero esserci in vista possibili significative minacce.


I numero di soldati francesi continua ad aumentare nella capitale del Mali Barnako, con 800 effettivi ora dislocati all'aeroporto della città. Poiché mezzi e munizioni sono in continuo arrivo, si pensa che il numero dei soldati debba raddoppiare nel giro di pochi giorni. Si stanno rendendo operativi anche veicoli blindati pe combattere contro i militanti islamisti legati ad al-Quaeda.


Mentre proseguono gli attacchi militari delle forze francesi, Amnesty International ha chiesto a tutte le parti coinvolte nel conflitto armato del Mali di garantire che i civili siano protetti. Col sostegno francese, l’11 gennaio l’esercito del Mali ha lanciato una controffensiva nei confronti dei gruppi armati islamisti, per impedire la conquista delle città meridionali. "Vi è il concreto timore che gli scontri possano dar luogo ad attacchi indiscriminati o altri attacchi illegali in zone in cui i membri dei gruppi armati islamisti sono mescolati alla popolazione civile", ha dichiarato Paule Rigaud, vicedirettrice di Amnesty International per l’Africa. "Le forze che prendono parte agli attacchi armati devono a ogni costo evitare bombardamenti indiscriminati e fare il massimo per evitare vittime civili".
Negli ultimi giorni, il conflitto del Mali ha conosciuto una significativa intensificazione, ricorda Amnesty. L'11 e il 12 gennaio almeno sei civili sono morti nei combattimenti per controllare la città di Konna. Il 12 e 13 gennaio gli aerei francesi hanno bombardato le zone di Gao e Kidal. Gruppi armati islamisti hanno conquistato la città di Diabaly, 400 chilometri a nord della capitale Bamako. "La comunità internazionale ha la responsabilità d’impedire un ulteriore ciclo di abusi durante questa nuova fase del conflitto", ha dichiarato
Rigaud. Amnesty International ha chiesto alla comunità internazionale di favorire l'immediato dispiegamento di osservatori sui diritti umani, che monitorino con particolare attenzione l’uso dei bambini soldato, i diritti dei bambini e delle donne e la protezione della popolazione civili.
Secondo resoconti ricevuti da Amnesty International, i gruppi armati islamisti stanno impiegando bambini soldato e alcuni di essi sono stati feriti e forse uccisi nel conflitto. Amnesty International ha sollecitato le forze francesi in Mali a dare il maggiore preavviso possibile alla popolazione civile in vista degli attacchi e ha chiesto ai gruppi armati di non piazzare obiettivi militari nei pressi di quelli civili, nonché di garantire l’incolumità dei 13 ostaggi nelle loro mani, tra cui sei francesi e quattro algerini. Da quando, nell’aprile 2012, hanno assunto il controllo del nord del Mali, i gruppi armati islamisti hanno commesso gravi e massicci abusi dei diritti umani, introducendo amputazioni, frustate e lapidazioni come sanzioni nei confronti di chi si oppone alla loro interpretazione dell’Islam.
Su richiesta del governo del Mali, a partire dall’11 gennaio la Francia ha inviato soldati nell’ambito della cosiddetta "Operazione Serval". Il 20 dicembre 2012 il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite aveva autorizzato una forza a guida africana a "usare tutte le misure necessarie" per riconquistare il nord del Mali dalle mani "dei terroristi, degli estremisti e dei gruppi armati". Truppe da alcuni paesi dell’Africa occidentale, tra cui Niger e Nigeria, stanno per essere inviate nel paese.

lunedì 14 gennaio 2013

Degrado a Milano

Siamo a Milano. La città nota in tutto il mondo per le sue griffe d'alta moda, per Leonardo e per la Scala, per  Piazza Duomo e la Galleria, per i tesori di Brera, per le sue due squadre di calcio che hanno colto trofei ovunque nel mondo, la "Milano da bere" è anche questo, il degrado, un esempio dei tanti, delle sue periferie, mostrato da questa clip, un servizio di TelePadania che contiene anche un'intervista sulla questione al leghista Bolognini.

domenica 13 gennaio 2013

"In gay we trust" vs "In God we trust"

La clip, di Andrea Rosi, tratta dal canale YouTube antefattoblog de il Fatto Quotidiano, mostra l'azione dimostrativa delle Femen ucraine durante l'Angelus del Papa: due ragazze del gruppo delle femministe si sono denudate al quarto minuto della preghiera di Benedetto XVI. Sul corpo delle ragazze la scritta "noi crediamo nei gay". Immediato l'intervento degli agenti che le hanno prese e portate via. Una delle due è la leader ucraina del movimento, Inna Shevchenko. "Le Femen" protestano contro i cattolici francesi che si oppongono al progetto di legge del governo Hollande che consente il matrimonio gay e anche l'adozione di bambini.

lunedì 31 dicembre 2012

La top ten dell'antisemitismo

Il Centro Simon Wiesenthal, l'organizzazione internazionale per i diritti umani, ha redatto la sua annuale top ten dei maggiori antisemiti del 2012. Saldamente al primo posto gli egiziani Muhammad Badie e Futouh Abd al-Nabi Mansour del Fratelli Musulmani. I due hanno guadagnato il titolo per i Fratelli Musulmani dopo aver fatto numerose infiammatorie dichiarazioni contro Israele, e per una preghiera pubblica di Mansour che invocava Allah perché distruggesse gli ebrei e i loro sostenitori.
Secondo nella lista è il regime iraniano, il cui presidente Mahmoud Ahmadinejad quest'anno ha accusato i sionisti di 400 anni di cospirazione durante i quali hanno fatto affari mondiali. A guadagnare una menzione è anche il vicepresidente iraniano Mohamed Rahimi che ha detto che il Talmud insegna agli ebrei a "distruggere i non ebrei per proteggere gli uteri delle madri ebree".
Ci sono anche delle new entry: la greca Alba Dorata di estrema destra, il partito Jobbik ungherese e il partito ucraino Svoboda per la sua propaganda dell'ultra-nazionalismo e per aver fatto dichiarazioni calunniose contro gli ebrei e le minoranze. Agli inizi di dicembre un deputato dello Svoboda ha definito l'attrice Mila Kunis, ucraina di nascita, una "zhydovka", termine denigratorio che può essere approssimativamente tradotto come "sporca ebrea".
Il maggior sconcerto genera l'inclusione nella graduatoria del calcio europeo che ha definito il Centro un forum per la rivolta degli odiati ebrei, dopo che slogan nazisti e insulti anti-semiti sono stati usati ripetutamente sulle tribune, recentissimamente alle partite della britannica Tottenham.
Ci sono anche personaggi della sinistra nella lista. Il giornalista del Der Spiegel Jakob Augstein ha guadagnato il nono posto per aver scritto numerosi articoli incendiari comparando gli ebrei ultra-ortodossi ai fondamentalisti islamici e asserendo che la politica estera americana è controllata da lobby ebraiche.

venerdì 21 dicembre 2012

Business e diritti

Ieri, l'Assemblea generale delle Nazioni Unite ha condannato le violazioni dei diritti umani in Siria, Iran e Corea del Nord, chiedendo lo stop immediato di tutta una serie di atti che vanno dagli attacchi contro i civili alla tortura e a restrizioni della libertà di movimento. Ma non tutti i membri dell'Onu hanno mantenuto lo stesso voto nei tre casi, quasi a dimostrare che i diritti umani non sono un concetto assoluto, ma hanno un valore relativo, diverso a seconda del paese che si vuol sanzionare.
Così si è registrata l'unanimità, per la prima volta, su una risoluzione che sanzionava le violazioni dei diritti umani nella Corea del Nord e che esprimeva seria preoccupazione per "le sistematiche, estese e gravi violazioni dei diritti civili, politici, economici, sociale e culturali" in quel paese.
Con 135 voti a favore, 12 contrari e 36 astensioni, è passata una risoluzione che chiedeva la fine immediata delle "estese e sistematiche" grossolane violazioni dei diritti umani da parte delle autorità siriane.
Infine, è stata approvata una risoluzione che richiede all'Iran la fine dell'uso continuato della tortura, l'aboliziione della pena di morte e delle esecuzioni capitali di minori: 86 a favore della risoluzione, 32 contrari, 65 i paesi che si sono astenuti.
Tutto il mondo è paese, come si dice. Si barattano diritti universali irrinunciabili per garantire il proprio business, magari anche inconfessabile. Del resto anche da queste parti, anche se non così drammatiche, si sono viste di recente, seppure giustificate con salti mortali e arrampicature sui vetri da veri funamboli del diritto costituzionale, "cose che noi umani mai avremmo creduto di vedere" e non per la sicurezza o il benessere del paese, di tutti, ma per salvare le banche, il business, appunto, dei "poteri forti".

lunedì 17 dicembre 2012

Nemici della pace

Relativamente all'intervista di Vendola rilasciata al Fatto Quotidiano, c'è ancora una risposta che val la pena di citare, quella alle parole della giornalista: "Per il Papa i gay... sono una minaccia per la Pace". La risposta di Nichi Vendola è: "Mi addolora che nell'elenco delle minacce alla pace vi siano le coppie gay e non la guerra, le armi, le ingiustizie sociali. La mia preghiera è: Signore, salvami dall'imperizia di chi salva i principi e uccide le persone". Pienamente condivisibile.