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sabato 23 febbraio 2013

Speciale MPS. Dichiarazioni di Giulio Tremonti

Alessio Falconio ha raccolto a Roma, il 29 gennaio 2013, per Radio Radicale le dichiarazioni di Giulio Tremonti sulla vicenda della banca senese Monte dei Paschi. Giulio Tremonti, già ministro dell'economia del governo Berlusconi, è fondatore della lista 3L.

Speciale MPS. Intervista a Felice Belisario

Claudio Landi ha intervistato per Radio Radicale Felice Belisario, il 29 gennaio 2013, sull'audizione del ministro dell'economia Grilli sulla vicenda Banca Monte dei Paschi di Siena alle Commissioni Finanze di Camera e Senato. Felice Belisario è senatore dell'IDV.

Speciale MPS. Intervista a Giovanni Fava

Alessio Falconio, il 29 gennaio scorso ha intervistato Giovanni Fava sulla vicenda della banca Monte dei Paschi di Siena prima dell'audizione del ministro Vittorio Grilli alle Commissioni Finanze di Camera e Senato. Giovanni Fava è deputato della Lega Nord.

Speciale MPS. Intervista a Lanfranco Tenaglia

Speciale Monte dei Paschi di Siena. La terza intervista che ripropongo è stata raccolta per Radio Radicale da Alessio Falconio, che ha sentito, il 28 gennaio scorso, Lanfranco Tenaglia, deputato Pd, sull'entrata dei magistrati in politica e, ciò che qui interessa, sullo scandalo della banca Monte Paschi di Siena.

Speciale MPS. Intevista a Massimo Mucchetti

Speciale Monte dei Paschi di Siena. La seconda intervista, realizzata da Radio Radicale il 28 gennaio 2013, è stata raccolta da Lanfranco Palazzolo. Intervistato è Massimo Mucchetti, giornalista, capolista del Partito Democratico al Senato per la Lombardia.

Speciale MPS. Intervista a Lamberto Dini

Uno speciale sullo scandalo del Monte dei Paschi di Siena con una serie di interviste realizzate da Radio Radicale nell'ultimo mese. La prima intervista è a Lamberto Dini, raccolta il 24 gennaio scorso da Claudio Landi.

venerdì 22 febbraio 2013

Documenti. Borghezio a La Zanzara. 9 novembre 2011

Il Borghezio pensiero a La Zanzara su Radio24 il 9 novembre 2011. Siamo nei giorni del "colpo di stato" che ha messo fine al governo Berlusconi. Borghezio alla grande su Monti senatore a vita, la prospettiva del governo di unità nazionale e su tanti altri argomenti di quei giorni compresi i festeggiamenti dei centocinquanta anni dell'unità politica dello Stivale sotto la corona dei Savoia.

domenica 17 febbraio 2013

L'Italia guasta

Lo scandalo della banca senese Monte dei Paschi ha un notevole risvolto politico, da cui non è possibile scantonare, soprattutto per il Partito democratico. Con l'imminente prospettiva del voto politico del 24 e 25 febbraio, i media compiacenti o sostenitori di un asse Bersani Monti, hanno per lo più aiutato a stendere qualche straccio di velo pietoso ed il caso ha pure aiutato. Personalmente ritengo che l'aspetto politico di tutta la vicenda, su quello giudiziario ci penserà la magistratura, non debba essere accantonato, proprio perché il 24 e 25 febbraio decideremo a chi affidare il governo di questa nazione. La clip sottolinea alcuni aspetti della vicenda e vuole essere semplicemente un invito alla riflessione per una scelta personalmente utile domenica e lunedì prossimi.

domenica 27 gennaio 2013

MPS. Il nervosismo del Pd e i fatti

Ormai il filone Antonveneta nello scandalo del Monte dei Paschi ed il possibile coinvolgimento del Pd nella vicenda sta centralizzando, assieme all'affair derivati, l'attenzione dei media e dei partiti politici, intenzionati ad usare, secondo la logica della propaganda, tutta la vicenda nella campagna elettorale in atto. Mettere alla luce quanto si può prima del voto sembra, prima d'ogni altra considerazione, un'azione di buonsenso. È quantomeno ragionevole che l'elettorato sia messo in grado di giudicare con conoscenza e consapevolezza se chi si va a votare sia pienamente meritevole della fiducia che col voto viene espressa. Oggi riporto dal sito di Sinistra per Siena un articolo del 14 novembre 2012 proprio sulla questione dell'Antonveneta, titolo: Monte dei Paschi, Antonveneta e il nervosismo del PD. Questo il testo:
Sul fatto che l’acquisto di Antonveneta sia stato esiziale per il Monte dei Paschi, ci sono oramai ben pochi dubbi. Siccome la banca era governata dall’allegro trio Ceccuzzi-Mussari-Mancini (CMM), non meraviglia che questa questione costituisca uno dei tanti nervi scoperti del PD senese.
Due recenti uscite del Pd locale e nazionale sembrano in toto confermare questa impressione: un articolo sul gazzettino senese e la querela che Sposetti ex-tesoriere DS ha presentato in pompa magna contro un articolo del Cittadino online dove si sosteneva la tesi che l’affaire Antonveneta sia tanto oscuro e strano (si fa per dire) che non è da escludersi che fosse motivato più da interessi privati che da interessi pubblici.
L’articolo del gazzettino era abbastanza banale: riproponendo i giudizi positivi che quasi tutti gli osservatori, anche di molti di quelli piuttosto critici oggi, fecero allora sull’acquisizione di Antonveneta, vuole da una parte sottolineare l’incoerenza di qualcuno e dall’altra dire che in fondo si erano sbagliati tutti. E quindi non è colpa di nessuno ma del destino cinico e baro (la crisi). Un trio pericoloso ma intellettualmente modesto come CMM non può che avere corifei modesti, ovviamente. L’argomentazione è del tutto triviale, infatti.
L’acquisto di Antonveneta sembrava un buon idea perché avrebbe permesso al Monte di raggiungere una dimensione simile ai suoi principali competitors nazionali ed esteri. Ma la valutazione sulla convenienza dipende dalle condizioni di un investimento: acquistare un nuovo macchinario può essere redditizio se lo compri a 4 ma rappresenta una fregatura se lo compri a 20. Chi commentò l’acquisto di Antonveneta allora, non conosceva il prezzo e le condizioni d’acquisto, cose note invece al trio CMM.
L‘osservatore esterno dava forse ingenuamente per scontato che fosse stata pagato un prezzo onesto. Ma purtroppo non fu così: l’acquisto fu una fregatura. Se sia stato fatto per dabbenaggine o per malaffare lo stabilirà, speriamo, la magistratura.
La querela presentata contro il Cittadino on line è invece molto più seria e grave. Più che difendere la “moralità” dell’attuale Pd e dell’allora DS essa ha uno scopo eminentemente intimidatorio. Sanno che sulla questione morale e sulla situazione del Monte si giocherà gran parte della campagna elettorale e vogliono che non se ne parli. Già controllano quasi tutta la stampa ufficiale: in questa che sarà la più difficile campagna elettorale che condurranno vogliono mettere il bavaglio anche all’informazione on line che fra mille contraddizioni e difficoltà tentava di dare a voce anche alle persone per bene.
È questo il vero scopo della querela: avvertire le poche voci indipendenti che chi tocca quest’argomento muore. E quindi meglio che in campagna elettorale parliate di come curare le aree verdi della città.
E invece no. La questione Monte/Antonveneta è e deve restare una delle questioni centrali della campagna elettorale: sia perché rappresenta un caso emblematico di cattiva politica, sia perché il futuro di Siena non può prescindere dalla chiusura dei conti con il passato.

Come si ricorderà, Sinistra per Siena deriva dal partito vendoliano senese, da cui si è staccata per motivi etici. Cosa ne pensa Sel oggi dello scandalo Monte Paschi? Orlando Paris, che è coordinatore comunale di Sinistra Ecologia e Libertà senese, lo dice con un intervento su SienaNews.it. Questo il testo, sintetizzato dal titolo: "Si faccia chiarezza e si accertino le responsabilità".
Sinistra Ecologia Libertà con Vendola alla luce delle notizie apparse su importanti quotidiani nazionali intende sottolineare, con forza, la necessità di un’azione che faccia chiarezza sull’operato passato della Banca Monte dei Paschi: è necessario che si vada fino in fondo, si ricerchi sempre la verità e vengano individuate le responsabilità di chi ha messo a rischio un’intera comunità.La nostra non è una richiesta dell’ultima ora. A più riprese Pasquale D’Onofrio, nostro capogruppo in consiglio comunale nel nostro unico anno di governo, ha chiesto, come risulta dagli atti del consiglio e dagli emendamenti da lui proposti alla mozione su banca MPS, che venisse intrapresa un’azione di responsabilità nei confronti dei vertici di banca e Fondazione per non aver saputo tutelare gli interessi della città. Così come aveva chiesto di interrompere il mandato del precedente management di MPS prima della naturale scadenza allo scopo di dare un segnale alla città, oltre che per impedire a chi aveva male amministrato la banca di essere rinominato ai vertici dell’ABI.Abbiamo fatto della questione morale e della trasparenza elementi cardine della nostra campagna elettorale e del nostro agire politico, oggi non possiamo che unirci allo sdegno che viene da tutta la città: le operazioni, descritte dalla stampa nazionale, e finalizzate a nascondere perdite sul conto economico della Banca, se vere, ci convincono che i vertici del nostro importante istituto di credito hanno agito in modo a dir poco spregiudicato.
Abbiamo più volte sottolineato che i problemi della Banca sono nati con la creazione di un management bancario non all’altezza, con un asservimento alla politica e non a logiche commerciali. Problemi che hanno portato ad un impoverimento in termini di redditività della Banca ed in termini di appeal, ma soprattutto hanno portato ad operazioni pericolose che oggi stanno venendo a galla.
Siena ha bisogno di essere tutelata intraprendendo qualunque azione che possa mettere a riparo la più grande azienda del territorio e tutta la comunità da ripercussioni ulteriori: i lavoratori già stanno pagando un prezzo altissimo per errori commessi da altri, e questo è inaccettabile. Per ripartire occorre non solo non commettere più errori, ma anche che il management della Banca, rispetto a queste vicende, continui ad esprimere chiaramente i fatti e ad agire nell’interesse esclusivo del nostro istituto.
Tutta la comunità cittadina chiede che sia fatta luce su questa vicenda, che lascia tutti noi profondamente indignati.

Li sbraniamo? Perché Bersani non lo fa comunque?

 "Sento da destra, dalla Lega e dal Pdl, dai loro giornali, che a loro modo lasciano quasi intendere che attorno al caso Mps ci sarebbe qualcosa di men che corretto da parte nostra: lo affermino e li sbraniamo". Lo ha detto ilsegretario del Pd, Pier Luigi Bersani, durante un comizio elettorale a Genova. La clip de il Fatto Quotidiano fissa questo momento topico del comizio. "La gente - ha proseguito il leader del Pd - ha avuto a che fare con cose tipo Credit Euro Nord e Credito Cooperativo Fiorentino. Si azzardino ad aprire bocca. Se ci cercano - ha concluso Bersani - ci trovano".


La critica politica, come ad esempio fa Casini, parla di intervento sopra le righe. In realtà, sembra più un avvertimento di stile mafioso. Se Bersani ha qualche cosa da tirar fuori a carico dei suoi avversari, perché non lo fa? Se non lo fa comunque, o non ha niente, o sa che questo innesterebbe una spirale in cui il suo partito inesorabilmente sarebbe trascinato nell'abisso. Il che, nel secondo caso, significherebbe che il Pd non è esente da colpe nello scandalo del Monte dei Paschi. Le facili sbruffonate non pagano proprio.

sabato 26 gennaio 2013

MPS. La denuncia dei dipendenti azionisti

I dipendenti del Monte dei Paschi di Siena, che in questi ultimi anni hanno comprato azioni della banca finita nella bufera, sono tra i primi a subire gli effetti della situazione attuale. È, come ci informa la clip di TM News, quanto denunciano in molti, a partire da Bruno Valentini, sindaco di Monteriggioni, avversario storico del sindaco dimissionario di Siena, Franco Ceccuzzi: "All'inizio ho avuto azioni come retribuzione accessoria e ho investito anche parte della liquidazione in azioni, siamo doppiamente truffati, come dipendenti e come azionisti".
Luca Bianchi, segretario di Dircredito, è tra quelli che nella banca hanno investito il Tfr e denuncia: ne abbiamo perso l'80%. "Io credo che di truffa debba parlare la magistratura, i piccoli azionisti sono amareggiati, hanno perso molti dei loro soldi, vogliono chiarezza ma vorrebbero vedere finalmente questa banca tranquilla".
Maria Alberta Cambi e Alessandro Vigni dell'associazione Buongoverno vedono rischi imminenti per i dipendenti Mps. "Se non c'è una revisione del piano industriale la strada purtroppo è questa, chiusure di filiali. Oltre ad avere lo smacco di vedere a rischio il posto, vedono le azioni in cui avevano investito i risparmi cadere in modo vertiginoso. Valevano 3-3,5 euro, oggi valgono se va bene 25 centesimi, fate voi il conto, fate i conti di quanto hanno perso".

venerdì 25 gennaio 2013

Mani in alto e piccoli passi

Il Journal, sito online di informazione, il 26 febbraio dello scorso hanno scriveva in un articolo: "Tra i 630 deputati ed i 315 senatori del nostro Parlamento ce ne sono ben 172 che non hanno mai presentato una proposta di legge da primi firmatari dall’inizio della legislatura, quasi quattro anni, anche se i loro nomi figurano in calce alle iniziative di legge dei colleghi. Sono gli onorevoli e senatori “zero proposte”, un gruppone di 172 parlamentari, 56 senatori e 116 deputati, il 18% del numero complessivo dei rappresentanti del popolo nelle due assemblee elettive. Accanto a loro i parlamentari che hanno all’attivo una sola proposta con la loro firma in testa alla lista, in tutto 113: 39 a palazzo Madama e 74 a Montecitorio, pari al 12% del totale. Il dato si ricava scorrendo ad uno ad uno i 945 profili di deputati e senatori (consultabili sui siti internet di Camera e Senato), con le note biografiche e i dati sull’attività che i parlamentari hanno svolto in commissione e in aula, o da ministri e sottosegretari. Cosa ci stanno a fare a Roma, qualcuno si chiederà, sono lì solo per alzare una mano di tanto in tanto? Un "mani in alto" un po' caro, credo che ne convenite. L'articolo era accompagnato da una foto che ne costituiva, se volete, anche una chiosa. Questa:


Il 16 gennaio di quest'anno, 2013, il Consiglio di Presidenza del Senato ha stabilito per i Gruppi parlamentari l'obbligo di rendiconto annuale e di fine Legislatura completo di stato patrimoniale e rendiconto finanziario, la nomina di un Tesoriere e di un Direttore amministrativo responsabili della gestione, la trasmissione dei rendiconti alla società di revisione legale selezionata dal Consiglio di Presidenza con procedura ad evidenza pubblica, l'erogazione di contributi condizionata alla destinazione delle somme a fini esclusivamente istituzionali. Questi alcuni dei punti principali previsti dal nuovo Regolamento di contabilità dei Gruppi parlamentari approvato dal Consiglio di Presidenza del Senato, in attuazione della decisione adottata il 21 novembre 2012 dall'Assemblea di Palazzo Madama (modifica art. 15 e nuovo art. 16-bis del Regolamento: testo disponibile nel sito www.senato.it), come dice il comunicato stampa.
I Gruppi parlamentari della prossima Legislatura dovranno pubblicare nel proprio sito internet tutti i documenti, i dati e le informazioni circa l'organizzazione interna, oltre agli estremi dei mandati di pagamento, assegni e bonifici bancari, nonché i rendiconti e le relazioni sulla gestione. Al termine della Legislatura o in caso di scioglimento del Gruppo, i contributi che eventualmente non siano stati interamente spesi dovranno essere restituiti all'Amministrazione del Senato. La decisione del Consiglio di Presidenza è stata adottata all'unanimità. Parafrasando, un piccolo passo per il Senato un grande passo per l'onestà.