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domenica 24 febbraio 2013
Lotta al cyberterrorismo e 'extraordinary renditions'
Lorenzo Rendi ha intervistato per Radio Radicale, sabato 23 febbraio, Guido Olimpio, corrispondente del Corriere della Sera dagli Stati Uniti. Argomento dell'intervista la lotta al cyberterrorismo e le 'extraordinary renditions'.
sabato 16 febbraio 2013
Anonymous attacca il Tribunale di Milano
La maschera del film "V per Vendetta" su sfondo tricolore, sopra la scritta "Hacked by LndTm 2013 - Italian Crew". Con questa schermata è stato rivendicato l'attacco hacker nei confronti del sito del Tribunale di Milano: la homepage è stata sostituita dalla maschera, simbolo usato dal gruppo Anonymous. "Preparatevi ha inizio l'apocalisse! È la fine per un nuovo inizio. Sta arrivando come l'ira di Dio - si legge nella rivendicazione - il vero cambiamento per i giovani del popolo italiano. Rivoluzione digitale". Una schermata, dice TM News, rimasta attiva per ore, finchè il sito non è stato oscurato.È un "fatto gravissimo e sgradevole", ha commentato il presidente del Tribunale Livia Pomodoro: l'attacco, ha spiegato, ha interessato solo una parte del sito, sono state attivate tutte le procedure di sicurezza a livello centrale. Nel corso della mattina di oggi è risultato inaccessibile per ore anche il sito del Dipartimento Amministrazione Penitenziaria nazionale, oggetto di un attacco analogo.
venerdì 15 febbraio 2013
Intervista a Maurizio Molinari sulle nomine di Obama
Nell'intervista a Maurizio Molinari, giornalista, corrispondente per La Stampa dagli USA, raccolta da Lorenzo Rendi per Radio Radicale, le nomine di Obama al Pentagono e alla Cia, le regole sull'impiego dei Droni, il nuovo fronte della Cyber-sicurezza. L'intervista è stata raccolta il 10 febbraio 2013.
lunedì 7 gennaio 2013
Il drone galleggiante
Secondo quanto riferisce l'Indo-Asian News Service (IANS), la marina filippina ha comunicato di aver trovato un drone BQM-74E di fabbricazione americana che galleggiava al largo dell'isola Ticao nelle Filippine orientali.
Il capitano Rommel Jason Galang, vicecomandante delle forze navali nel Sud Luzon ha detto il velivolo senza equipaggio era stato scoperto da pescatori che inizialmente lo avevano scambiato per una bomba.
Ufficiali di marina affermano di non avere informazioni né su quando l'aereo sia precipitato né su quale fosse la sua missione.
Il BQM-74E è un drone bersaglio equipaggiato con un turboreattore, usato per emulare missili cruise anti-nave nemici e per simulare un aereo nelle esercitazioni di combattimento aereo.
Il capitano Rommel Jason Galang, vicecomandante delle forze navali nel Sud Luzon ha detto il velivolo senza equipaggio era stato scoperto da pescatori che inizialmente lo avevano scambiato per una bomba.
Ufficiali di marina affermano di non avere informazioni né su quando l'aereo sia precipitato né su quale fosse la sua missione.
Il BQM-74E è un drone bersaglio equipaggiato con un turboreattore, usato per emulare missili cruise anti-nave nemici e per simulare un aereo nelle esercitazioni di combattimento aereo.
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sabato 29 dicembre 2012
Il soldato combattente
Lo stato meggiore dell'esercito israeliano è alle prese con un nuovo dilemma, scrive Yossi Yehoshua su Ynet. Chi è un "soldato combattente"? Mentre le classiche dottrine sulla guerra dicono che i soldati combattenti sono quelli che letteralmente affrontano il nemico sul terreno, la guerra moderna si combatte in un numero crescente di arene virtuali, nelle quali cyber-combattenti giocano ruoli chiave.
Diversi corpi dell'esercito israeliano ora stanno affrontando una nuova realtà, e secondo un articolo di ieri su Yedioth Ahronoth, sarebbero in disaccordo sulla assegnazione di future reclute, specialmente di coloro che presentano eccezionali capacità informatiche.
Tradizionalmente le richieste di personale delle forze di terra e dell'aviazione israeliana hanno sempre avuto la precedenza quando si trattava di assegnare reclute con profili medici e psicologici di alto livello, ma da qualche anno l'IDF ha creato diverse nuove unità cibernetiche, di intelligence e per la gestione dei droni, che ora stanno richiedendo la loro parte di personale qualificato. Le nuove unità stanno premendo per annullare la normale richiesta di tale tipo di reclute da parte delle forze di terra, affermando che l'esercito "deve aggiornare la definizione di soldato combattente".
Scontate le dichiarazioni che nell'articolo vengono riportate. Ad esempio un alto ufficiale delle truppe corazzate ha detto a Yedioth Ahronoth: "I soldati della Cyber Unit, per quanto vitali possono essere, non possono essere chiamati «combattenti», non più di quanto i soldati della Iron Dome Unit possono essere chiamati militari della difesa aerea. In fin dei conti, il primo siede davanti al suo computer da qualche parte nella zona centrale di Israele e va a casa alle 5 del pomeriggio, e il secondo può essere dislocato vicino al confine, ma compie il suo lavoro in tutta sicurezza nel suo ufficio. Non si possono comparare con i rischi che i soldati del Golan o delle truppe corazzate affrontano sul campo ogni giorno". L'ufficiale intervistato ha così concluso: "Dobbiamo chiederci quale genere di comandante dell'IDF ci piacerebbe avere tra 30 anni. Un cibernetico o uno che venga dai paracadutisti".
Il colonnello a riposo Yair Cohen, un ex commandante dell'Unità 8200 - l'unità di élite dell'intelligence militare - è cordialmente in disaccordo: "Il vantaggio di Israele sta nella sua potenza tecnologica e questo relativo vantaggio deve essere coltivato. Noi siamo benedetti dalla presenza di giovani intelligenti e dobbiamo essere molto attenti a dove collochiamo questa risorsa. Un cyber-combattente può infliggere un danno incalcolabile al nemico".
Diversi corpi dell'esercito israeliano ora stanno affrontando una nuova realtà, e secondo un articolo di ieri su Yedioth Ahronoth, sarebbero in disaccordo sulla assegnazione di future reclute, specialmente di coloro che presentano eccezionali capacità informatiche.
Tradizionalmente le richieste di personale delle forze di terra e dell'aviazione israeliana hanno sempre avuto la precedenza quando si trattava di assegnare reclute con profili medici e psicologici di alto livello, ma da qualche anno l'IDF ha creato diverse nuove unità cibernetiche, di intelligence e per la gestione dei droni, che ora stanno richiedendo la loro parte di personale qualificato. Le nuove unità stanno premendo per annullare la normale richiesta di tale tipo di reclute da parte delle forze di terra, affermando che l'esercito "deve aggiornare la definizione di soldato combattente".
Scontate le dichiarazioni che nell'articolo vengono riportate. Ad esempio un alto ufficiale delle truppe corazzate ha detto a Yedioth Ahronoth: "I soldati della Cyber Unit, per quanto vitali possono essere, non possono essere chiamati «combattenti», non più di quanto i soldati della Iron Dome Unit possono essere chiamati militari della difesa aerea. In fin dei conti, il primo siede davanti al suo computer da qualche parte nella zona centrale di Israele e va a casa alle 5 del pomeriggio, e il secondo può essere dislocato vicino al confine, ma compie il suo lavoro in tutta sicurezza nel suo ufficio. Non si possono comparare con i rischi che i soldati del Golan o delle truppe corazzate affrontano sul campo ogni giorno". L'ufficiale intervistato ha così concluso: "Dobbiamo chiederci quale genere di comandante dell'IDF ci piacerebbe avere tra 30 anni. Un cibernetico o uno che venga dai paracadutisti".
Il colonnello a riposo Yair Cohen, un ex commandante dell'Unità 8200 - l'unità di élite dell'intelligence militare - è cordialmente in disaccordo: "Il vantaggio di Israele sta nella sua potenza tecnologica e questo relativo vantaggio deve essere coltivato. Noi siamo benedetti dalla presenza di giovani intelligenti e dobbiamo essere molto attenti a dove collochiamo questa risorsa. Un cyber-combattente può infliggere un danno incalcolabile al nemico".
martedì 25 dicembre 2012
La cyber guerra occulta
Un virus attraverso la rete Internet ha attaccato i computer di siti industriali nell'Iran meridionale. Un attacco che un ufficiale iraniano ha definito una apparente estensione di una cyber guerra occulta che inizialmente ha colpito gli impianti nucleari del paese.
L'Iran, che è il quinto esportatore di petrolio del mondo, ha rafforzato le misure di sicurezza online da quando le sue centrifughe per l'arricchimento dell'uranio furono colpite nel 2010 dal virus informatico Stuxnet, che Teheran crede sia stato installato da uno dei suoi grandi nemici, Israele o gli Stati Uniti.
L'unità che ha il compito di combattere gli attacchi cibernetici, l'Organizzazione di Difesa Passiva, ha riferito che un virus ha infettato parecchi siti questo mese nella provincia di Hormozgan, ma è stato neutralizzato. Ali Akbar Akhavan, capo della sezione di Hormozgan della organizzazione, secondo quanto riporta l'agenzia di stampa iraniana degli studenti (ISNA) ha affermato che "nemici stanno costantemente attaccando le industrie iraniane attraverso la rete Internet per creare intralci". E ha aggiunto che "questo virus è anche penetrato in alcune industrie manifatturiere nella provincia di Hormozgan, ma il suo diffondersi è stato bloccato con misure prese tempestivamente e la cooperazione di abili hacker del luogo". Ad esempio, ha detto ancora, "la Tavanir Co. di Bandar Abbas, che produce energia elettrica nella provincia e nelle province limitrofe, è stata oggetto di attacchi via Internet nei mesi recenti".
La città, Bandar Abbas, dove si è registrato il cyber attacco è la capitale della provincia di Hormozgan, situata sulla costa sud dell'Iran, ed è sede di una raffineria di Petrolio e porto per navi container.
Le autorità iraniane avevano informato in aprile che un virus informatico era stato scoperto nei sistemi di controllo dell'Isola Kharg, che gestisce la stragrande maggioranza delle esportazioni di petrolio iraniano, ma i terminali erano rimasti operativi. Attentati cibernetici hanno anche rallentato la rete Internet dell'Iran e attaccato quest'anno le piattaforme in mare di gas e petrolio.
Gli attacchi ai sistemi informatici iraniani si inseriscono in un quadro internazionale che vede da una una parte le potenze occidentali in allarme per il sospetto che l'Iran stia cercando di sviluppare i mezzi per produrre armi nucleari, dall'altra Teheran che afferma al contrario che l'arricchimento dell'uranio sia solo per scopi civili di produzione di energia. Da non trascurare, poi, le minacce israeliane di un'azione militare contro gli impianti nucleari iraniani se le sanzioni dell'Occidente sull'attività bancaria e sul petrolio non dovessero persuadere la Repubblica Islamica ad accantonare il suo contestato progamma nucleare.
L'Iran, che è il quinto esportatore di petrolio del mondo, ha rafforzato le misure di sicurezza online da quando le sue centrifughe per l'arricchimento dell'uranio furono colpite nel 2010 dal virus informatico Stuxnet, che Teheran crede sia stato installato da uno dei suoi grandi nemici, Israele o gli Stati Uniti.
L'unità che ha il compito di combattere gli attacchi cibernetici, l'Organizzazione di Difesa Passiva, ha riferito che un virus ha infettato parecchi siti questo mese nella provincia di Hormozgan, ma è stato neutralizzato. Ali Akbar Akhavan, capo della sezione di Hormozgan della organizzazione, secondo quanto riporta l'agenzia di stampa iraniana degli studenti (ISNA) ha affermato che "nemici stanno costantemente attaccando le industrie iraniane attraverso la rete Internet per creare intralci". E ha aggiunto che "questo virus è anche penetrato in alcune industrie manifatturiere nella provincia di Hormozgan, ma il suo diffondersi è stato bloccato con misure prese tempestivamente e la cooperazione di abili hacker del luogo". Ad esempio, ha detto ancora, "la Tavanir Co. di Bandar Abbas, che produce energia elettrica nella provincia e nelle province limitrofe, è stata oggetto di attacchi via Internet nei mesi recenti".
La città, Bandar Abbas, dove si è registrato il cyber attacco è la capitale della provincia di Hormozgan, situata sulla costa sud dell'Iran, ed è sede di una raffineria di Petrolio e porto per navi container.
Le autorità iraniane avevano informato in aprile che un virus informatico era stato scoperto nei sistemi di controllo dell'Isola Kharg, che gestisce la stragrande maggioranza delle esportazioni di petrolio iraniano, ma i terminali erano rimasti operativi. Attentati cibernetici hanno anche rallentato la rete Internet dell'Iran e attaccato quest'anno le piattaforme in mare di gas e petrolio.
Gli attacchi ai sistemi informatici iraniani si inseriscono in un quadro internazionale che vede da una una parte le potenze occidentali in allarme per il sospetto che l'Iran stia cercando di sviluppare i mezzi per produrre armi nucleari, dall'altra Teheran che afferma al contrario che l'arricchimento dell'uranio sia solo per scopi civili di produzione di energia. Da non trascurare, poi, le minacce israeliane di un'azione militare contro gli impianti nucleari iraniani se le sanzioni dell'Occidente sull'attività bancaria e sul petrolio non dovessero persuadere la Repubblica Islamica ad accantonare il suo contestato progamma nucleare.
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