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sabato 16 febbraio 2013
I conti impazziti dell'F-35
Il Lockheed Martin F-35 Lightning II è un caccia multiruolo di 5ª generazione monoposto, a singolo propulsore, con ala trapezoidale con caratteristiche stealth, che può essere utilizzato per supporto aereo ravvicinato, bombardamento tattico e missioni di superiorità aerea. Lanfranco Palazzolo ha raccolto per Radio Radicale un'intervista a Silvio Lora Lamia sui conti "impazziti" dell'F-35. L'intervista è andata in onda il 6 febbraio scorso. Silvio Lora Lamia ha pubblicato un articolo su Analisi Difesa che parla dei costi del Joint Strike Fighter, l'F-35, sia per il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti, che per il Ministero della Difesa italiano. Silvio Lora Lamia è giornalista specializzato del settore aeronautico (in particolare militare), già condirettore della rivista Volare e collaboratore di Analisi Difesa.
venerdì 15 febbraio 2013
Intervista a Maurizio Molinari sulle nomine di Obama
Nell'intervista a Maurizio Molinari, giornalista, corrispondente per La Stampa dagli USA, raccolta da Lorenzo Rendi per Radio Radicale, le nomine di Obama al Pentagono e alla Cia, le regole sull'impiego dei Droni, il nuovo fronte della Cyber-sicurezza. L'intervista è stata raccolta il 10 febbraio 2013.
martedì 12 febbraio 2013
Tecnologia e oscurantismo servile
Ancora una questione e poi chiudo il discorso aperto qualche post fa. Il controllo, già il controllo, chi fa il controllo? Da quanto par di capire c'è del software in Danimarca, parafrasando l'Amleto. Ammesso e concesso; del resto un colosso come Google può permettersi non un server qualunque, ma un super-computer per fare tutti i controlli di questo mondo, non è questo il punto. Il massimo che può fare un computer è fornire molto garbage out e segnalazioni sospette sulla base di sequenze audio o confronti e analisi dei file video. Il software non può comunque decidere se è una segnalazione congrua o è un abbaglio. Quando si dice che Pinco ha fatto una rimostranza, evidentemente c'è stato un giudizio sulla segnalazione del software di rilevamento, che non può che essere umano. Arrivo alla domanda. Se è un'azienda privata solleva il cartellino giallo o rosso, sono affari suoi stipendiare con parte dei profitti un team di persone che facciano i controlli per conto dell'azienda, siano essi dipendenti o esterni. La politica di YouTube è di risarcire con la pubblicità sulla clip l'utilizzo nel video di materiali audio/video di terze parti In fin dei conti la cosa regge e non scandalizza più di tanto. Ma se l'azienda vive del denaro pubblico, la questione assume un altro aspetto. Da qui un paio di domande. Prima domanda: con quali soldi sono pagati i censori? Col canone? Se poi è materiale di servizio pubblico, quello che giustifica il canone, non dovrebbero valere le norme che riguardano tutte le amministrazioni pubbliche circa i materiali da loro prodotti? Quando alcuni di tali video vengono oscurati, cioè viene proibita la loro visione, questo non si configura come abuso d'ufficio? Quale è il motivo che non fa neppure l'introito pubblicitario sufficiente, al contrario di milioni di casi analoghi, per permettere la visione? È forse un motivo politico? Va bene se evidenzia magagne del Berlusconi di turno, guai se evidenzia quelle pesanti del coccolato di turno? Non è anche questo un abuso? La Commissione parlamentare di vigilanza è a conoscenza del problema? Se sì, si è mai pronunciata in merito? Potrei aggiungere cento altre domande, ma mi fermo e dico soltanto che bisogna cominciare ad aprire tutte due gli occhi se vogliamo che i nostri figli abbiano una speranza di vivere in un paese migliore e non in una repubblica delle banane in cui è il più forte a fare le norme, a spendere e spandere quanto più gli aaggrada senza dover mai risponderne a nessuno.Rendiamoci contro che questa attività censoria in qualche modo remunerata va nella quasi totalità dei casi ad impedire la visione di una clip autoprodotta che attira un numero di utenti della rete che va da poche unità, a qualche decina; un centinaio è già un successo, se arriva al migliaio il realizzatore può pensare di fare il clipparolo di professione. Pensiamoci, lo ripeto ancora una volta e visto che l'occasione è a giorni, pensiamoci in cabina elettorale, dove parafrasando un vecchio tormentone, Dio ti vede, ma smacchiatori di giaguari, professori, tirapiedi e portaborse di interessi forti no. Esprimiamo un voto utile per noi e per i nostri bisogni, non per quelli della casta trasversale che ha ridotto l'Italia allo sfascio..
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Addormentarsi italiani e svegliarsi cinesi
Non è paranoia. Ma le policy di alcune major dei social network o presunti tali, operano in generale, ma soprattutto in questo frangente elettorale come un Grande Fratello. Contro la libertà di espressione sancita dalla Costituzione italiana, che forse non hanno mai letto, perché hanno aperto semplicemente una.filiale in un paese coloniale quale lo considerano, il nostro, l'Italia. Vittime di queste policy sono creativi che senza fini di lucro, ma solo per diffondere l'informazione e la consapevolezza dei problemi e delle questioni, per denunciare l'inganno mediatico perpetrato a danno di tutti noi dalla carta stampata e dalle televisioni di regime o asservite agli interessi forti che hanno una volontà di potenza sulle nostre vite per garantire i loro sporchi profitti,
utilizzano
i materiali audio/video che sono a disposizione sulla rete gratuitamente, certamente, per fruizione personale. Ma se io faccio leggere un libro ad un amico, non è che devo pagare il copyright per questo atto. Dunque, ogni vincolo su operazioni simili posto su materiale audio/video, dovrebbe essere considerato analogo. Anche perché un account di social network non è un negozio o una copisteria: è una pgina di diario dove io annoto ciò che voglio e che posso far leggere, o ascoltare, a chiunque senza obblighi di rispetto di fantomatici diritti che qualche major si inventa. Faccio un esempio reale: basta che Marco Ferrando, il candidato premier per il Partito Comunista dei Lavoratori intoni al termine di un suo comizio l'Internazionale, che un video contenente la registrazione di quel comizio, in una pubblica piazza, venga messo all'indice in quanto avrebbe violato fantomatici diritti di "One or more music publishing rights collecting societies", ben sapendo che l'Internazionale fino a prova contraria è canto e musica di pubblico dominio, e che chi la stava cantando per farla cantare a tutti, lo faceva in un luogo pubblico e, ovviamente per propaganda politica, cioè senza nessuna pretesa sulla sua esibizione canora.
Per non dire poi di video scomodi per le due coalizioni sponsorizzate da quello che Gramsci definiva come partito trasversale degli interessi forti, della borghesia, che oggi evidentemente sono il raggruppamento di Monti e il Partito democratico. In tal caso viene addirittura vietata la loro fruizione, usando come pretesto la violazione di diritti dei media che li hanno pur sempre prodotti seppure per motivi di cassetta legati all'audience, mentre nel contempo altri video; questi sì liberamente fruibili, che evidenziano cotraddizioni o spacciano schiocchezze per enormità che non stanno in cielo e in terra, impazzano e si duplicano, triplicano, com'è costume della rete, senza problemi di sorta.
A chi non segue attentamente e criticamente i fenomeni della rete sarà sfuggito un fatto banale. Ci sono state nell'ultimo mese, proprio in vista della campagna elettorale alcune, poche per la verità, trasmissioni e servizi dove, per l'onestà intellettuale dei curatori e conduttori, è stato effettuato un vero e proprio massacro mediatico dei promessi sposi Pd e montiani, e di quest'ultimi in particolar modo del loro totem, il Professore. Di questo massacro mediatico ci sono poche tracce nella rete perché da una parte i media massonici, nel senso gramsciano, non hanno diffuso nei social network tali contenuti, dall'altro tali contenuti, quando inseriti da comuni mortali, sono stati bloccati con il pretesto della violazione di chissà quale diritto, pretesto che mal si concilia col fatto che contenuti analoghi, ma neutri o favorevoli proliferano negli stessi social network.
Insomma, la sensazione evidente è che, dietro pretesti di apparente legalità - apparente perché in fin dei conti vanno a violare diritti sanciti dalla Costituzione - la policy attuata anche qui da noi, paese del civile e democratico Occidente, sia quella cinese, cioè accondiscendenza senza se e senza ma alla lobby dominante lì comunista o presunta tale, qui massonica, sempre in senso gramsciano.
Conclusione, dovremmo deciderci a rispolverare vecchie parole di lotta come il verbo boicottare. Boicottare social network che praticano policy asservite al potere dominante e censorio per far capire che la libertà della rete non si tocca. Boicottare per abbattere una filosofia che ci vede schiavi del consumismo e del profitto degli interessi forti. Ricordiamocelo anche nella cabina elettorale.
Per non dire poi di video scomodi per le due coalizioni sponsorizzate da quello che Gramsci definiva come partito trasversale degli interessi forti, della borghesia, che oggi evidentemente sono il raggruppamento di Monti e il Partito democratico. In tal caso viene addirittura vietata la loro fruizione, usando come pretesto la violazione di diritti dei media che li hanno pur sempre prodotti seppure per motivi di cassetta legati all'audience, mentre nel contempo altri video; questi sì liberamente fruibili, che evidenziano cotraddizioni o spacciano schiocchezze per enormità che non stanno in cielo e in terra, impazzano e si duplicano, triplicano, com'è costume della rete, senza problemi di sorta.
A chi non segue attentamente e criticamente i fenomeni della rete sarà sfuggito un fatto banale. Ci sono state nell'ultimo mese, proprio in vista della campagna elettorale alcune, poche per la verità, trasmissioni e servizi dove, per l'onestà intellettuale dei curatori e conduttori, è stato effettuato un vero e proprio massacro mediatico dei promessi sposi Pd e montiani, e di quest'ultimi in particolar modo del loro totem, il Professore. Di questo massacro mediatico ci sono poche tracce nella rete perché da una parte i media massonici, nel senso gramsciano, non hanno diffuso nei social network tali contenuti, dall'altro tali contenuti, quando inseriti da comuni mortali, sono stati bloccati con il pretesto della violazione di chissà quale diritto, pretesto che mal si concilia col fatto che contenuti analoghi, ma neutri o favorevoli proliferano negli stessi social network.
Insomma, la sensazione evidente è che, dietro pretesti di apparente legalità - apparente perché in fin dei conti vanno a violare diritti sanciti dalla Costituzione - la policy attuata anche qui da noi, paese del civile e democratico Occidente, sia quella cinese, cioè accondiscendenza senza se e senza ma alla lobby dominante lì comunista o presunta tale, qui massonica, sempre in senso gramsciano.
Conclusione, dovremmo deciderci a rispolverare vecchie parole di lotta come il verbo boicottare. Boicottare social network che praticano policy asservite al potere dominante e censorio per far capire che la libertà della rete non si tocca. Boicottare per abbattere una filosofia che ci vede schiavi del consumismo e del profitto degli interessi forti. Ricordiamocelo anche nella cabina elettorale.
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lunedì 4 febbraio 2013
L'occhio del Grande Fratello nel cellulare
Una volta si diceva che, per capire com'è fatta una persona, bastava guardargli le scarpe.
Oggi, dice Euro News, potrebbe bastare chiamarlo al telefono. La società israeliana CallApp sta mettendo a punto un sistema che potrebbe svelare i segreti di chi fa e riceve telefonate.
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