Visualizzazione post con etichetta Consumi. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Consumi. Mostra tutti i post

venerdì 15 febbraio 2013

Intervista a Elio Lannutti sulla nuova tangentopoli

Intervista a Elio Lannutti sulla nuova tangentopoli, raccolta a Roma il 15 febbraio 2013 da Alessio Falconio per Radio Radicale.Elio Lannutti è presidente dell'ADUSBEF. "Monti che si scandalizza delle ruberie, in questi mesi ha fatto da palo".

mercoledì 13 febbraio 2013

La tv al tempo del web 2.0

Intervista realizzata da Giuseppe Di Leo per Radio Radicale a Maurizio Gianotti sul suo libro: "La tv al tempo del web 2.0", pubblicato da Armando editore. Maurizio Gianotti è programmista Rai e docente di Teoria e tecnica del linguaggio radiotelevisiva.

martedì 12 febbraio 2013

Ma l'incazzatura chi me la ripaga?

Poiché ho ricevuto risposta alla mia controcontestazione sulla questione riportata nel post precedente: pretesa di copyright da non ben specificate " One or more music publishing rights collecting societies" su l'Internazionale intonata da Marco Ferrando in un comizio a Roma, riporto di seguito sia la mia e-mail che quella di risposta.
Ho scritto:
Comizio del Partito Comunista dei Lavoratori
Motivo della contestazione
Questo video contiene il materiale in questione, ma il materiale è di dominio pubblico o non è idoneo per essere protetto dal copyright.
Spiegazione
La registrazione audio è di un evento pubblico in una piazza di Roma durante un comizio politico. La registrazione dell'audio è distribuita con licenza creative commons da Radio Radicale, dato citato in uno dei frame. Ritengo inoltre che su canti come l'Internazionale che sono di pubblico dominio non ci sia la possibilità di mettere copyright in buona fede da nessuno. Aggiungo anche se questo può comportare la chiusura del mio account Youtube che questa sia una violazione del mio diritto di espressione garantito dalla Costituzione italiana.
Ritengo in buona fede che i reclami di cui sopra siano stati presentati per sbaglio e di disporre dei diritti necessari per utilizzare i contenuti del mio video per i motivi che ho dichiarato. Non ho consapevolmente fatto dichiarazioni false e non sto intenzionalmente facendo un uso improprio della procedura di contestazione al fine di interferire con i diritti altrui. Comprendo che la presentazione di contestazioni fraudolente potrebbe comportare la chiusura del mio account YouTube.
Firma
Sergio Fumich


La risposta:
Gentile Sergio Fumich,
One or more music publishing rights collecting societies ha esaminato la tua contestazione e ha abbandonato il suo reclamo per violazione del copyright sul tuo video "Comizio del Partito Comunista dei Lavoratori". Per ulteriori informazioni, visita la tua pagina Note sul copyright.
Cordiali saluti,
- Il team di YouTube


È incredibile che una situazione così kafkiana si sia soltanto posta in essere. Siamo alle solite, un po' come, in altro ambito per capire, con l'esempio recente del redditometro: siamo noi che dobbiamo dimostrare la nostra possibilità di fare certe spese e non lo stato a dimostrare a noi i motivi delle sue. È tempo di ribaltare questo tipo di situazione. Si può iniziare in due modi: innanzitutto prendendo coscienza che siamo sudditi e non quei cittadini della Repubblica di cui parla la nostra costituzione; secondo, un buon avvio a portata di mano, col nostro voto il 24 e 25 febbraio cominciare a creare le condizioni per una rivoluzione politica che ridia una vera speranza a questo paese.

Addormentarsi italiani e svegliarsi cinesi

Non è paranoia. Ma le policy di alcune major dei social network o presunti tali, operano in generale, ma soprattutto in questo frangente elettorale come un Grande Fratello. Contro la libertà di espressione sancita dalla Costituzione italiana, che forse non hanno mai letto, perché hanno aperto semplicemente una.filiale in un paese coloniale quale lo considerano, il nostro, l'Italia. Vittime di queste policy sono creativi che senza fini di lucro, ma solo per diffondere l'informazione e la consapevolezza dei problemi e delle questioni, per denunciare l'inganno mediatico perpetrato a danno di tutti noi dalla carta stampata e dalle televisioni di regime o asservite agli interessi forti che hanno una volontà di potenza sulle nostre vite per garantire i loro sporchi profitti, utilizzano i materiali audio/video che sono a disposizione sulla rete gratuitamente, certamente, per fruizione personale. Ma se io faccio leggere un libro ad un amico, non è che devo pagare il copyright per questo atto. Dunque, ogni vincolo su operazioni simili posto su materiale audio/video, dovrebbe essere considerato analogo. Anche perché un account di social network non è un negozio o una copisteria: è una pgina di diario dove io annoto ciò che voglio e che posso far leggere, o ascoltare, a chiunque senza obblighi di rispetto di fantomatici diritti che qualche major si inventa. Faccio un esempio reale: basta che Marco Ferrando, il candidato premier per il Partito Comunista dei Lavoratori intoni al termine di un suo comizio l'Internazionale, che un video contenente la registrazione di quel comizio, in una pubblica piazza, venga messo all'indice in quanto avrebbe violato fantomatici diritti di "One or more music publishing rights collecting societies", ben sapendo che l'Internazionale fino a prova contraria è canto e musica di pubblico dominio, e che chi la stava cantando per farla cantare a tutti, lo faceva in un luogo pubblico e, ovviamente per propaganda politica, cioè senza nessuna pretesa sulla sua esibizione canora.
Per non dire poi di video scomodi per le due coalizioni sponsorizzate da quello che Gramsci definiva come partito trasversale degli interessi forti, della borghesia, che oggi evidentemente sono il raggruppamento di Monti e il Partito democratico. In tal caso viene addirittura vietata la loro fruizione, usando come pretesto la violazione di diritti dei media che li hanno pur sempre prodotti seppure per motivi di cassetta legati all'audience, mentre nel contempo altri video; questi sì liberamente fruibili, che evidenziano cotraddizioni o spacciano schiocchezze per enormità che non stanno in cielo e in terra, impazzano e si duplicano, triplicano, com'è costume della rete, senza problemi di sorta.
A chi non segue attentamente e criticamente i fenomeni della rete sarà sfuggito un fatto banale. Ci sono state nell'ultimo mese, proprio in vista della campagna elettorale alcune, poche per la verità, trasmissioni e servizi dove, per l'onestà intellettuale dei curatori e conduttori, è stato effettuato un vero e proprio massacro mediatico dei promessi sposi Pd e montiani, e di quest'ultimi in particolar modo del loro totem, il Professore. Di questo massacro mediatico ci sono poche tracce nella rete perché da una parte i media massonici, nel senso gramsciano, non hanno diffuso nei social network tali contenuti, dall'altro tali contenuti, quando inseriti da comuni mortali, sono stati bloccati con il pretesto della violazione di chissà quale diritto, pretesto che mal si concilia col fatto che contenuti analoghi, ma neutri o favorevoli proliferano negli stessi social network.
Insomma, la sensazione evidente è che, dietro pretesti di apparente legalità - apparente perché in fin dei conti vanno a violare diritti sanciti dalla Costituzione - la policy attuata anche qui da noi, paese del civile e democratico Occidente, sia quella cinese, cioè accondiscendenza senza se e senza ma alla lobby dominante lì comunista o presunta tale, qui massonica, sempre in senso gramsciano.
Conclusione, dovremmo deciderci a rispolverare vecchie parole di lotta come il verbo boicottare. Boicottare social network che praticano policy asservite al potere dominante e censorio per far capire che la libertà della rete non si tocca. Boicottare per abbattere una filosofia che ci vede schiavi del consumismo e del profitto degli interessi forti. Ricordiamocelo anche nella cabina elettorale.

mercoledì 6 febbraio 2013

La guerra della Guardia di Finanza alla contraffazione

Nella clip dell'agenzia di stampa Ansa, la guerra della Guardia di Finanza contro i prodotti contraffatti. Nel 2012 sono stati sequestrati 105 milioni di prodotti contraffatti e pericolosi. Non c'è ambito commerciale e manifatturiero immune dalla contraffazione.

lunedì 28 gennaio 2013

Ricorso Codacons al Tar contro i Monti bond per MPS

Oggi il  Codacons, con un ricorso, ha presentato al Tar del Lazio la richiesta di annullare la delibera con la quale il Direttorio della Banca d'Italia ha espresso parere favorevole all'emissione di "Monti-bond" da 3,9 miliardi per coprire le perdite di Monte dei Paschi di Siena. La richiesta è anche risarcitoria per danni, quantificati nell'esatto ammontare dell"aiuto di Stato. Nel ricorso c'è anche una richiesta formale di emissione di una decisione urgente del Tar in composizione monocratica, previa audizione delle parti interessate. Per il Codacons, "il nullaosta concesso dalla Banca d'Italia dimostra che il prestito servirà non a fini di interesse collettivo ma al fine di sanare i guasti determinati da probabili crimini di soggetti che saranno individuati, cosa che di per sé fa venir meno i presupposti per la concessione del nullaosta stesso". Per il Codacons "l'impegno assunto dallo Stato, per il tramite del Mef, con l'avallo della Banca d'Italia nonché l'omissione di ogni tipo di controllo anche da parte della Consob, rappresentano una palese violazione delle norme sotto molteplici aspetti", e "la violazione di un principio comunitario che prevede precise regole per avallare, non solo formalmente, un'operazione del genere". Il presidente del Codacons, Carlo Rienzi, ha detto: "Con questo ricorso non vogliamo entrare nelle speculazioni politiche contrapposte, ma solo salvaguardare le già ridotte risorse dei cittadini italiani costretti a finanziare ammanchi di banche private determinati da probabili squallidi crimini. Ci auguriamo sarà emessa una sentenza che faccia comprendere all'Autorità di vigilanza che non sta lì dove sta per acchiappare farfalle". Il ricorso amministrativo sarà inviato, per le opportune indagini, anche alla Corte dei Conti e alla Procura della Repubblica di Siena.

giovedì 3 gennaio 2013

Israele mette al bando le modelle troppo magre

Il troppo magro non è più "in", la parola d'ordine per l'industria della moda in Israele imposta con la cosiddetta "legge delle modelle" entrata in vigore con il 2013, che vieta l'uso di modelle sotto peso nella pubblicità.
La legge, approvata dalla Knesset in marzo, richiede che le modelle abbiano un indice di massa corporea di almeno 18,5, valore considerato il minimo per una persona in salute.
L'aumentata prevalenza di disordine alimentare nella società israeliana, particolarmente tra le giovani ragazze, ha spinto i membri della Knesset, Danny Danon del Likud e Rachel Adatto, già Kadima, a presentare la legge che punta a fermare la promozione di immagini malaticce di corpi femminili da parte dell'industria della moda.
Il Ministero della Salute indica in circa 125.000 le donne in Israele che soffrono di disordini alimentari. Ma molte persone addentro alla questione affermano che è un problema di una vastità non documentata, indicando  un numero più vicino a 500.000. Il problema è particolarmente preoccupante per la sua prevalenza tra le giovani.
Per disposizione di legge, i pubblicitari che alterino digitalmente le fotografie per togliere alle modelle il peso di troppo devono chiaramente rimarcare che le immagini ottenute sono state modificate con Photoshop. L'obiettivo è di far sapere alle ragazze che il corpo che vedono non è reale e che non può essere imitato per mezzo di una dieta.
Responsabili per intentare cause civili contro i trasgressori della legge saranno gruppi di sorveglianza non governativi ed il successo dell'iniziativa sarà monitorato attraverso l'industria della moda internazionale per verificare se le passerelle di New York, Milano e altre capitali della moda finiscano coll'adottare misure simili.

lunedì 31 dicembre 2012

Gas. Putin firma l'accordo con la Bielorussia

Il presidente russo Vladimir Putin ha approvato gli accordi sulle forniture di gas naturale alla Bielorussia nel 2013. L'atto di ratifica che Putin ha firmato, stabilisce la formula per il prezzo del gas che la Bielorussia importa per il consumo domestico nel 2013 e negli anni successivi, legandolo al prezzo del gas per i consumatori nel distretto autonomo russo Yamalo-Nenets.
Vengono anche definite le tariffe per il trasporto del gas da parte dell'operatore del gasdotto bielorusso Beltransgaz - che è interamente di proprietà della russa Gazprom - sia per le forniture di gas per uso domestico che per il gas destinato all'esportazione oltre la Bielorussia. Secondo l'accordo, Beltransgaz farà transitare verso la Lituania, Ucraina e Polonia fino a 60 miliardi di metri cubi di gas russo nel 2013, un quantitativo che rappresenta il 134,8% dell'obiettivo del 2012.

giovedì 27 dicembre 2012

Il collasso globale dell'economia

Ho più volte ripetuto dell'importanza di comprendere gli eventi che viviamo, che incidono in maniera sempre meno trascurabile sulla nostra quotidianità, minacciando la qualità della nostra vita, nel loro reale svolgersi, individuando le cause, gli attori e i responsabili degli effetti sotto i nostri occhi. Ad esempio, sta diventando sempre più fondamentale capire i meccanismi che regolano la nostra economia e la politica. Particolarmente in un periodo come questo, in cui verremmo bombardati con dosi industriali di promesse, mezze verità e tanta disinformazione, da ogni parte, sia da ambiti istituzionali che dai partiti in lizza e, per finire, dai media televisivi e della carta stampata che per tutto il periodo decanteranno prodigi, pur di spacciare la loro merce, la loro propaganda.
Sicuramente uno dei campi di scontro sarà l'economia, per ovvie ragioni che non elenco, in quanto siamo stati travolti tutti da uno tsunami di tasse, giustificato con i più fantasiosi motivi che spesso hanno sconfinato nella più intollerabile spudoratezza. Ecco, dunque, che forse è il caso di occuparci delle tematiche economiche e finanziarie, utilizzando anche piccoli documenti divulgativi all'inizio, per cominciare a capire l'essenza dei problemi e a dare primi giudizi sulle soluzioni che ci vengono smerciate come mirabolanti toccasana della crisi, che nonostante tutte le assicurazioni di qualche lucciola sperduta in fondo al tunnel, scoperta e data per l'uscita, continua a farsi sentire anche pesantemente per molte famiglie.
Il video allegato sotto è una piccola cosa, che può aiutare a capire il momento a livello globale che stiamo vivendo. Se da subito non tutto vi appare comprensibile, non abbiate pudore a rivederlo e rivederlo finché ogni concetto non vi sarà chiaro.


mercoledì 26 dicembre 2012

Informarsi per vivere meglio

Non diciamolo troppo forte. Ma l'importante è convincere se stessi della necessità, vitale per la nostra qualità di vita, di informarci ed aiutare gli altri ad essere informati. Informarsi non è bere una bevanda qualsiasi, è cercare di trovare la bibita giusta su uno scaffale d'un supermercato, quella che fa per noi. Scegliere, cercando con spirito critico di separare ciò che può realmente soddisfare il nostro bisogno di comprensione, di conoscenza, dal rumore, la disinformazione con cui quotidianamente soprattutto dai media televisivi siamo bombardati, apposta proprio contando sul nostro non sapere, sulla nostra ignoranza per ottenere il risultato voluto: mantenerci subalterni, non padroni delle nostre decisioni.
Se non lo avete ancora capito, solo l'informazione o, se volete, controinformazione su quanto disegna la nostra quotidianità, a nostra insaputa, ci può rendere liberi. Molti ambiti appaiono oscuri, esoterici, occulti, per iniziati, ma in realtà spesso sono fondati su concetti semplici, modalità non difficili da spiegare e capire, se sfrondati dal gergo per addetti ai lavori usato proprio per non far avvicinare troppo ad essi le persone comuni. Altri sono presentati in maniera semplicistica, troppo semplicistica, come molti schematismi culturali che si apprendono a scuola, ottenendo lo stesso risultato: quello di tenerci lontani dalle cose e dalla comprensione dei loro meccanismi.
La rete, lo ripeto ancora, è piena di piccole cose, testi, documenti, video, fatti da persone che hanno messo a disposizione degli altri la loro conoscenza e la loro intelligenza; tutte cose che ci possono permettere di cominciare a capire, di cominciare a liberarci dalla schiavitù moderna in cui ci troviamo, a nostra insaputa. Se ovviamente preferiamo cercarle al posto dell'ultima sciocchezza televisiva del giorno prima.
Ad esempio, guardatevi fino in fondo questo filmato in cui Annie Leonard espone in modo diretto ed efficace importanti problematiche, che riguardano l'attuale sistema di produzione delle cose basato sul consumismo più esasperato e le catastrofiche conseguenze che ne derivano a livello planetario. Se aiuterà a cominciare, da qui, a guardarsi intorno con spirito critico ed intelligenza, a riflettere sulle cose che facciamo e perché le facciamo, sarà già un piccolo primo passo nella direzione giusta, per iniziare a chiedersi se non meritiamo una vita migliore..


venerdì 14 dicembre 2012

I numeri del fallimento

Il governo dei tecnici ha fatto bene o ha fallito? È una domanda che ci si deve porre, soprattutto da parte di chi intende votare alle prossime politiche un'armata raccogliticcia guidata direttamente o indirettamente dal Brancaleone dei tecnici, Monti. Il Giornale online oggi pubblica un'ìnfografica ed un articolo che evidenziano il sostanziale fallimento del "governo del presidente", insediato dal Capo dello Stato dopo aver indotto l'allora premier in carica Berlusconi alle dimissioni "spontanee".
Il Giornale, in buona sostanza, vuole dimostrare l'asserto del Cavaliere che ha detto nella sua critica al governo dei tecnici: "Non voglio dire che ci sono stati degli errori ma Monti ha seguito una politica troppo germanocentrica. Gli indicatori economici sono tutti peggiorati, non sta a me dare giudizi, ma i dati sono tutti negativi", portandosi a casa dal suo competitor l'accusa di populismo". L'articolo di Indini per il suo snocciolare dati che corroborano la tesi del Cavaliere, fa riferimento ai report trimestrali che l'Istat, la Banca d'Italia, il Centro studi di Confindustria e la Cgia di Mestre pubblicano periodicamente.
I grafici, che riprodurrò qui, in un ordine diverso rispetto l'infografica originale, sono, di per sé, più che eloquenti sui numeri ed autoesplicativi. Comincio da quello che sottolinea l'incremento delle tasse e dei suoi effetti riportando dati sui consumi della Cgia di Mestre riferiti alla differenza rispetto l'anno precedente e sulla pressione fiscale del Centro Studi di Confindustria.


Dice Giuseppe Bortolussi, il presidente della Cgia di Mestre, citato nell'articolo: "Con Monti la tassazione è aumentata in maniera ingiustificata penalizzando soprattutto le famiglie e le piccole imprese; a mio avviso doveva avere più coraggio nel tagliare la spesa improduttiva che invece è stata solo sfiorata. Se a questo si aggiunge la stretta creditizia che continua a penalizzare proprio il mondo dell’impresa, il quadro generale è disastroso". Vediamo la grafica che sottolinea la situazione sul fronte del lavoro.


Come scrive Indini, "anche il mercato del lavoro ha visto un netto peggioramento, nonostante la riforma portata avanti dal ministro del Welfare Elsa Fornero che avrebbe appunto dovuto favorire l'occupazione. Durante il governo Berlusconi, la disoccupazione era addirittura scesa passando dall'8,4% nel 2010 all'8% nel 2011, per poi balzare di nuovo in avanti con Monti toccando il 10,6%. "Se la gente non compra più, osserva il presidente della Cgia, le imprese devono ridurre la produzione e conseguentemente occorre meno personale. Non è un caso che le uniche filiere produttive che ancora reggono la sfida sono quelle che operano nei mercati esteri".


Nel 2011 il prodotto interno lordo era in crescita (+0,4%), quest'anno è letteralmente crollato (-2,3%). Una contrazione che ha subito inciso sui consumi, come si è detto, che sono passati da +0,1% a -3,4%. Il debito pubblico italiano, che a ottobre ha superato i 2mila miliardi, è aumentato da inizio anno (a gennaio 2012 era pari a 1.943,455 miliardi) di 71,238 miliardi. Il 3,7% in più dall’inizio dell’anno.
E veniamo all'unico indicatore favorevole a Monti, e non è a caso che a pranzo e a cena con i telegiornali mangiamo pane e spread.


I punti chiave del grafico: A. Berlusconi si dimette e dopo pochi giorni viene sostituito da Monti; B. La BCE scende in campo per calmierare gli spread dei vari stati; C. Termina l'influenza della BCE; D. La BCE ridiscende in campo acquistando titoli. E. Berlusconi decide di scendere in campo e Monti si dimette.
Resta da chiedersi, come evidenzia Indini, che utilità ha avere il differenziale sotto la quota psicologica dei 300 punti base, se il debito pubblico continua a salire. E poi non era stato lo stesso Berlusconi a far notare che "l'uso che viene fatto dai poteri forti dello spread è un imbroglio per abbattere una maggioranza votata dagli italiani"? L'ultimo grafico mostra altri due punti dolenti, l'export e la fiducia dei consumatori in caduta libera anche e soprattutto col governo Monti.