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venerdì 1 febbraio 2013

Nel gradimento Berlusconi sorpassa Bersani


Riporto la tabella pubblicata oggi su Il Giornale che mostra le ultime rilevazioni sulle preferenze dell'elettorato. La forbice tra centrosinistra e centrodestra è sempre più stretta, la partita è tuttora aperta e potrebbe trasformarsi in realtà il sorpasso. Poi, naturalmente, le urne saranno altra cosa, non tendenze ma la verità vera.

lunedì 28 gennaio 2013

MPS, ripreso il lavoro d'indagine sulle carte sequestrate

Si sono riuniti oggi i tre sostituti procuratori titolari dell'inchiesta su Banca Monte dei Paschi di Siena. Antonino Nastasi, Aldo Natalini e Giuseppe Grosso riprendendo il lavoro che da mesi li vede impegnati sulle carte sequestrate al Monte dei Paschi il 9 maggio 2012. Davanti all'ingresso della Procura c'é ancora attaccato in doppia copia il cartello firmato dal procuratore Tito Salerno, rivolto ai giornalisti: "Si comunica che il procuratore della Repubblica e i sostituti procuratori non rilasceranno dichiarazioni in relazione alle indagini in corso sulla vicenda Banca Mps".
Su Mps ci sarebbero anche due verifiche fiscali, una appena iniziata e l'altra conclusa. La prima riguarderebbe la vendita da parte del Monte di Palazzo dei Normanni, a Roma, per 142 milioni; la seconda su una plusvalenza di 120 milioni scaturita dal rastrellamento da parte di Mps di azioni Unipol.
Notizia dell'ultim'ora è che dalle casse del Monte dei Paschi di Siena sono usciti, in 11 mesi, otto bonifici per un totale di oltre 17 miliardi con destinazione Amsterdam, Madrid e Londra. L'elenco è agli atti dell'inchiesta della procura di Siena che indaga sull'acquisizione di Antonveneta da parte di Mps ed è uno degli elementi su cui si sta concentrando l'attenzione degli inquirenti.

Proposto il successore di Giuseppe Mussari all'ABI

Il Comitato di Presidenza dell'Abi, presieduto da Camillo Venesio, ha convocato, per giovedì 31 gennaio,  una riunione dell'Esecutivo per "proporre al Comitato Esecutivo l'elezione a presidente dell'Abi di Antonio Patuelli", presidente della Cassa di Risparmio di Ravenna. In una nota si dice che il Comitato di presidenza dell'Abi "ha riconosciuto la necessità e l'urgenza di indicare in tempi brevi una candidatura unica, forte e autorevole". Al Comitato di Presidenza hanno partecipato, oltre al vicepresidente vicario Camillo Venesio, Luigi Abete, Alessandro Azzi, Giovanni Berneschi, Francesco Micheli, Roberto Nicastro, Giovanni Pirovano, Alessandro Profumo, Guido Rosa, Mario Farcinelli e Emilio Zanetti. Il motivo della riunione era l'esame della situazione che si é venuta a determinare a seguito delle dimissioni che sono state rassegnate da Giuseppe Mussari. Il Comitato, "dopo approfondita riflessione, nel corso della quale si è preso atto della sensibilità e del senso di responsabilità dimostrato da Giuseppe Mussari con la decisione di tenere distinte dalle vicende dell'Associazione specifiche vicende personali", ha preso una serie di decisioni tra cui avanzare la proposta al Comitato Esecutivo di Antonio Patuelli come nuovo presidente, che è stata avanzata "in ossequio alle disposizioni statutarie, che si proceda al previsto avvicendamento tra le varie categorie dimensionali delle banche associate che finora hanno visto la presidenza dell'Abi retta da un rappresentante delle grandi banche".

Ricorso Codacons al Tar contro i Monti bond per MPS

Oggi il  Codacons, con un ricorso, ha presentato al Tar del Lazio la richiesta di annullare la delibera con la quale il Direttorio della Banca d'Italia ha espresso parere favorevole all'emissione di "Monti-bond" da 3,9 miliardi per coprire le perdite di Monte dei Paschi di Siena. La richiesta è anche risarcitoria per danni, quantificati nell'esatto ammontare dell"aiuto di Stato. Nel ricorso c'è anche una richiesta formale di emissione di una decisione urgente del Tar in composizione monocratica, previa audizione delle parti interessate. Per il Codacons, "il nullaosta concesso dalla Banca d'Italia dimostra che il prestito servirà non a fini di interesse collettivo ma al fine di sanare i guasti determinati da probabili crimini di soggetti che saranno individuati, cosa che di per sé fa venir meno i presupposti per la concessione del nullaosta stesso". Per il Codacons "l'impegno assunto dallo Stato, per il tramite del Mef, con l'avallo della Banca d'Italia nonché l'omissione di ogni tipo di controllo anche da parte della Consob, rappresentano una palese violazione delle norme sotto molteplici aspetti", e "la violazione di un principio comunitario che prevede precise regole per avallare, non solo formalmente, un'operazione del genere". Il presidente del Codacons, Carlo Rienzi, ha detto: "Con questo ricorso non vogliamo entrare nelle speculazioni politiche contrapposte, ma solo salvaguardare le già ridotte risorse dei cittadini italiani costretti a finanziare ammanchi di banche private determinati da probabili squallidi crimini. Ci auguriamo sarà emessa una sentenza che faccia comprendere all'Autorità di vigilanza che non sta lì dove sta per acchiappare farfalle". Il ricorso amministrativo sarà inviato, per le opportune indagini, anche alla Corte dei Conti e alla Procura della Repubblica di Siena.

martedì 22 gennaio 2013

Messaggi da Mosca

Il conflitto tra le truppe governative siriane e l'opposizione potrebbe evolvere in una "protratta" guerra civile. Lo ha detto oggi il vice ministro degli Esteri Mikhail Bogdanov: "La situazione può svilupparsi in direzioni differenti. Io credo che possa divenire protratta". Bogdanov è anche l'inviato speciale del presidente russo per il Medio Oriente. "Come sapete, era inizialmente stato previsto che il conflitto sarebbe durato due, tre, quattro mesi, ma è andato avanti per circa due anni".
Bogdanov ha anche ripetuto la proposta di Mosca di colloqui con tutti i gruppi dell'opposizione siriana: "È possibile che contatti con nuovi gruppi di opposizione siriana, con cui non abbiamo mai comunicato prima, siano istituiti.

Russi in fuga dalla Siria

Come anticipato in un precedente post, la Russia ha mandato due aerei in Medio Oriente per evacuare 80 cittadini russi presenti in Siria, secondo quanto ha comunicato il Ministero per le situazioni di emergenza e riferito da diplomatici presenti nella regione. Uno Yak-42 e un Il-76, che possono trasportare circa cento passeggeri, sono decollati da Mosca diretti alla capitale del Libano, Beirut, dove il primo dei due è arrivato poco dopo le cinque del pomeriggio, ora di Mosca.
Funzionari dell'ambasciata russa sono giunti da Damasco al valico di frontiera di Jeida sul confine siriano-libanese per fornire l'assistenza consolare ai russi che avevano espresso il desiderio di lasciare la Siria, come ha riferito dal posto un corrispondente dell'agenzia RIA Novosti.
Secondo l'ambasciata, i cittadini russi che erano nella lista di quanti volevano tornare in patria erano 81; 79 di loro sono arrivati a Jeida, nella parte siriana del confine, oggi pomeriggio. Quattro pullman con i cittadini russi sono in viaggio dal confine a Beirut dove saranno accolti da incaricati della locale ambasciata russa. Nel gruppo anche donne che hanno sposato siriani, i loro bambini e i mariti che hanno acquisito la cittadinanza russa. Dal Libano quindi voleranno a Mosca. Una fonte dell'ambasciata russa a Damasco ha detto per telefono che lo staff dell'ambasciata ha mantenuto "contatti costanti" con i cittadini russi nel paese.
In ottbre, circa 1.000 russi avevano dichiarato che volevano lasciare la Siria, ma in dicembre il loro numero era sceso a circa 100, secondo l'ambasciata. Il Ministero delle situazioni di emergenza ha aperto una hotline per i russi in Siria e per i loro parenti.
Postazioni di aiuto medico e di supporto psicologico, come pure del Servizio federale di migrazione, saranno aperti all'aeroporto internazionale Domodedovo di Mosca, dove i due aerei atterreranno.
L'assistenza per il rimpatrio è stata attuata una settimana dopo la chiusura temporanea del Consolato generale russo nella città del nord-ovest della Siria, Aleppo, teatro per mesi di violenti combattimenti tra soldati governativi e gruppi di ribelli. L'ambasciata russa a Damasco rimane aperta, tuttavia il ministero degli Esteri ha fatto sapere che il personale sarà ridotto per quanto possibile.
L'ambasciata ha detto all'agenzia RIA Novosti che 8.008 cittadini russi sono registrati nei suoi elenchi ufficiali, ma fonti diplomatiche hanno stimati che più di 25.000 donne russe sposate con siriani vivono nel paese senza essere registrate presso i servizi consolari russi. Una fonte dell'ambasciata sentita per telefono ha detto che era difficile sapere quanti cittadini russi restino in Siria perché molti hanno abbandonato il paese.
Una cittadina russa raggiunta per telefono a Damasco sempre oggi dall'agenzia RIA Novosti ha detto che ha deciso di non lasciare la città perché non voleva "strappare" i suoi figli da scuola nel mezzo dell'anno scolastico; inoltre, ha aggiunto, là ha un lavoro, mentre a Mosca il lavoro è duro da trovare. Ha detto che le forniture di cibo, acqua e corrente elettrica a Damasco vanno bene, ma poche persone escono di notte. Se vivere nella città diventasse "impossibile come ad Aleppo", allora, ha detto, la abbandonerei.


sabato 19 gennaio 2013

In quattro anni persi 567mila posti di lavoro

Alla vigilia dello scoppio della Grande Crisi, nel 2008 - si legge su Liberazione.it - il tasso di occupazione in Italia era del 59%, pari a 23.518.000 persone: oggi la percentuale è del 56.9%, pari a 22.951.000 di occupati. In quattro anni di crisi, dunque, l'Italia ha perso ben 567.000 occupati. Lo segnala un'analisi dell'Osservatorio Cig-Occupazione della Cisl che sottolinea come i dati Istat del terzo trimestre 2012 rispetto al terzo trimestre del 2008, evidenzino un netto peggioramento dello scenario. «Infatti - spiega la Cisl - la stabilità del numero di occupati non può considerarsi un segnale di uscita dalle criticità, essendo dovuta all'aumento degli occupati con almeno 50 anni, a sua volta provocato dalla forzata permanenza al lavoro per via delle riforme pensionistiche» (merito del ministro Fornero).
A tale fenomeno corrisponde il calo di occupati delle fasce di età inferiori, soprattutto i più giovani (come volevasi dimostrare). Gli effetti della crisi - continua l'analisi del sindacato - si mostrano anche nella riduzione del lavoro a tempo indeterminato, mentre crescono i dipendenti a termine ed i collaboratori, e nella riduzione del tempo pieno con contestuale aumento del tempo parziale involontario. Come dire che senza lavoro flessibile e part time il calo dell'occupazione sarebbe ancora maggiore; la Cisl, inoltre, segnala che è ancora il settore industriale a mostrare chiari segnali di sofferenza. Non basta: dicembre 2012 si è chiuso con ben 86,5 milioni di ore autorizzate di cassa integrazione, che portano il totale, per tutto il 2012, a qualcosa come 1,09 miliardi contro i 973,2 milioni del 2011: il 12,1% in più. Con i dati definitivi del 2012 le ore di cassa integrazione si attestano intorno al miliardo per il quarto anno consecutivo, corrispondenti a circa 500.000 lavoratori mediamente coinvolti ogni anno. Rispetto ai valori pre crisi (2007) nel periodo 2008-2012 ci si assesta così su livelli di circa sette volte superiori. Il settore più in sofferenza è certamente il commercio, mentre l'area geografica più penalizzata è il Centro Italia.

venerdì 18 gennaio 2013

Il sanguinoso blitz dell'esercito algerino

Anna Maria Merlo racconta su il manifesto la giornata di ieri in Algeria, dove  l'assalto dell'esercito algerino al sito di estrazione di gas, nelle mani di un gruppo di islamisti, è finito in tragedia:  morti 35 ostaggi e 15 rapitori.
L'esercito algerino è intervenuto nel sito di estrazione di gas d'In Amenas, dove un gruppo armato di islamisti seguaci di Mokhtar Belmokhtar il «guercio» aveva preso decine di ostaggi, ed è stato un bagno di sangue. Londra, soprattutto Tokyo, ma anche Parigi e Washington hanno reagito, chiedendo spiegazioni ad Algeri per «le condizioni drammatiche» (parole di Hollande) in cui ha avuto luogo l'intervento, che non ha tenuto conto della vita degli ostaggi.
Le informazioni sono trapelate con il contagocce, ma secondo alcune fonti degli elicotteri avrebbero bombardato una colonna di assalitori che cercava di portare degli ostaggi in un luogo più sicuro. 34 ostaggi e 15 rapitori sarebbero stati uccisi nell'attacco. Alcuni - sembra sette - sono stati liberati o sono riusciti a scappare, come anche numerosi algerini (una fonte parla di 600 persone) che erano stati presi prigionieri. L'esercito algerino afferma di aver liberato 25 ostaggi stranieri, 4 sarebbero stati liberati al momento dell'assalto (un francese, un keniano, 2 scozzesi). L'Irlanda ha confermato la liberazione di un suo cittadino. Nel blitz sarebbe rimasto ucciso anche il capo operativo del gruppo islamista, Abou El-Barra. Un tentativo di trattativa sarebbe fallito e avrebbe aperto la strada all'attacco con gli elicotteri: per l'Algeria la zona di estrazione del gas e del petrolio è molto securizzata, perché qui risiedono le fonti di ricchezza del paese. Il sito di In Amenas è sfruttato al 45% dalla Bp britannica, assieme alla Sanatrach, il gruppo algerino di idrocarburi e alla norvegese Statoil. Da qui viene estratto un sesto della produzione di gas del paese e le esportazioni rappresentano il 18% sul totale dell'export di gas algerino. La Bp ha annunciato ieri l'evacuazione dall'Algeria di tutto il suo personale «non essenziale». Il gruppo di Mokhtar Belmokhtar, islamista algerino addestrato in Afghanistan, è il più ricco della regione, specializzato in traffici e sequestri.
François Hollande ha affermato, confermando l'operazione in corso nel pomeriggio, di avere «piena fiducia negli algerini». Ma l'operazione dell'esercito africano è stata ben lungi dalla «migliore soluzione» auspicata a Parigi. Per tutta la giornata sono arrivate informazioni confuse, a volte contraddittorie, provenienti dall'agenzia stampa algerina, da Al Jazeera e dall'Ani, agenzia della Mauritania voce degli islamisti. Nessun giornalista occidentale è sul posto. A Parigi Hollande ha preferito limitare al massimo le informazioni, perché rischiano «di essere sorpassate dagli avvenimenti», ha precisato il presidente.
Il sequestro degli ostaggi a In Amenas ha internazionalizzato l'intervento francese in Mali, coinvolgendo cittadini di varie nazionalità. Per il ministro degli esteri, Laurent Fabius, «non siamo soli, siamo precursori». I sequestratori hanno affermato di aver agito «in rappresaglia» alla presenza francese in Mali, ma probabilmente, come ha sottolineato anche l'ex ministro della difesa Gérard Longuet, «non c'è un legame diretto, perché una presa d'ostaggi richiede preparazione, ci sono evidentemente volute settimane per far arrivare uomini e mezzi». L'azione francese può essere stata però «l'elemento scatenante» dell'operazione di sequestro, che ha rivelato l'ampiezza del controllo della zona raggiunto dagli islamisti armati. L'Algeria si trova ora in pieno in un conflitto che ricorda il periodo nero della guerra civile degli anni '90-2000, anche se allora non c'era mai stato un maxi sequestro dell'entità di quello di In Amenas.
Sul fronte malino, gli Usa hanno già inviato aerei di rifornimento e droni a supporto dei francesi. La Gran Bretagna è presente con degli aerei da trasporto Transall e due apparecchi simili sono stati promessi dalla Germania alla forza africana. Ieri, il ministro della difesa, Jean-Yves Le Drian, ha incontrato a Berlino il suo omologo Thomas de Mazière. 2mila soldati del Ciad arrivano oggi a Bamako, dei militari sono già arrivati dalla Nigeria, potenza regionale anglofona. Il Togo ha promesso rinforzi. Il Canada ha inviato un aereo da trasporto gigante C17. Ma per il momento, nessun paese sembra disposto a mandare dei militari a combattere in Mali accanto ai francesi.
A Bamako sono arrivati ieri dei Puma francesi e altri armamenti. La presenza di forze terrestri francesi sul suolo del Mali è messa in discussione anche a Parigi, dove alcuni politici, tra cui l'ex primo ministro di destra Alain Juppé, si interrogano sull'opportunità di un'implicazione così diretta. Come per gli Usa, la strategia del lead from behind, di copertura logistica dell'intervento degli africani, è considerata da molti maggiormente opportuna. L'union sacrée politica comincia così a mostrare le prime piccole crepe, dopo la discussione in parlamento di mercoledì, che ha messo in luce soprattutto la preoccupazione dell'isolamento della Francia e le critiche per il mancato voto del parlamento prima dell'operazione. «Non possiamo essere i mercenari d'Europa» afferma Pierre Lellouche, presidente (Ump) del gruppo Sahel dell'Assemblea. L'opinione pubblica è ancora in grande maggioranza dietro Hollande.

mercoledì 16 gennaio 2013

Navi iraniane perlustreranno anche il Mediterraneo

Il contrammiraglio Habibollah Sayyari che è a capo della Marina iraniana, ha detto a Press TV che l'Iran dispiegherà una flotta di navi da guerra nel Mediterraneo: "La 24.ma flotta di navi da guerra della Marina perlustrerà l'Oceano Indiano settentrionale, il Golfo di Aden, lo stretto di Bab-el-Mandeb, il Mar Rosso, il canale di Suez e il Mar Mediterraneo per tre mesi e quindi navigherà fino ai paesi dell'Asia sud orientale". E ha aggiunto che la 23.ma flotta di navi da guerra ritornerà in patria la prossima settimana.
Riferendosi alla recente esercitazione della Marina, denominata Velayat 91, Sayyari ha detto che le manovre hanno dimostrato la capacità navale dell'Iran e la sua abilità nel contrastare qualunque minaccia contro gli interessi della Repubblica Islamica. Le esercitazioni durate sei giorni servivano a saggiare la capacità di "difendere i confini marittimi dell'Iran e di mantenere una pace duratura nella regione". Le manovre hanno riguardato una vasta area che includeva lo stretto di Hormuz, il Mare di Oman, il nord dell'Oceano Indiano, il Golfo di Aden e lo stretto di Bab-el-Mandeb.

Almeno 87 le vittime delle esplosioni nel campus di Aleppo

Emma Mancini nel suo articolo per Nena News riassume così la situazione conseguente alla doppia esplosione nel Campus di Aleppo in Siria. Scrive la Mancini che durante la notte il bilancio dei morti è continuato a salire: sarebbero 87 le vittime della doppia esplosione nel campus dell'università di Aleppo, uno dei più sanguinari dall'inizio del conflitto. Tanto sanguinario che nessuno pare intenzionato ad assumersene la responsabilità: secondo il governo di Damasco si è trattato di un attentato terroristico da parte dei gruppi di ribelli, che da mesi hanno il parziale controllo della città a Nord della Siria; le opposizioni puntano invece il dito contro l'aviazione del presidente Bashar al-Assad.
Ieri, aggiunge la Mancini, al momento dell'esplosione - partita nel settore che ospita il dormitorio, in un'area di Aleppo ancora sotto il controllo governativo - il campus era pieno di studenti nel primo giorno degli esami di metà anno, ma anche di rifugiati, ospitati nel campus a causa del conflitto. Ottantasette le vittime accertate, un numero che potrebbe salire ancora: "Potremmo arrivare a cento, ci sono parti di cadaveri ancora non identificate", ha commentato l'Osservatorio Siriano per i Diritti Umani. Oltre 150 i feriti, di cui molti in gravi condizioni. Secondo alcuni testimoni, le due esplosioni - secondo fonti del governo, provocate da due missili terra-aria - sono avvenute a stretto giro e in un momento della giornata in cui il campus era pieno di studenti. Ovvero, il piano era quello di provocare più vittime possibile in un luogo simbolo della rivolta contro il presidente Bashar al-Assad: "L'università di Aleppo resterà per sempre il simbolo della sollevazione del popolo siriano", ha detto uno dei membri dei Comitati di Coordinamento Locali, che in questi due anni hanno organizzato numerose manifestazioni di protesta contro Damasco.

La protesta degli ex lavoratori esposti all'amianto

Il Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio ha diffuso oggi un comunicato in cui si dà notizia che un centinaio di lavoratori delle ex grandi fabbriche di Sesto San Giovanni (Breda, Marelli, Falck) hanno protestato questa mattina contro l’atteggiamento antioperaio dell’INAIL, davanti alla sede regionale della Lombardia. Gli ex lavoratori esposti all’amianto, si legge nel comunicato, costretti a lavorare in reparti lager, come altri lavoratori e cittadini sottoposti alle fibre killer, hanno un’aspettativa di vita minore di circa 10 anni rispetto al resto della popolazione. Per questo, dopo dure lotte dei lavoratori, fu approvata nel 1992 la legge 257 che metteva al bando l’amianto, stabiliva la sorveglianza sanitaria e risarciva i lavoratori concedendo loro alcune agevolazioni in materia pensionistica poiché morivano prima. Con cavilli burocratici di ogni genere, l’INAIL finora ha continuato a non applicare la legge, negando la certificazione che permetterebbe ai lavoratori ex esposti amianto di andare prima in pensione, nonostante la loro esposizione sia certificata dai documenti del datore di lavoro e dall’ASL.
Da qui la protesta contro un atteggiamento dell‘INAIL giudicato lesivo della dignità, della salute, e dei diritti dei lavoratori.
Davanti alla protesta dei lavoratori vittime dell’amianto che attuavano il presidio, il direttore generale dell’INAIL regionale dott. Aniello Spina, si legge, ha ricevuto una delegazione del Comitato, che ha esposto le ragioni della protesta. Il direttore, riconoscendo la validità delle richieste e dopo essersi consultato con il direttore generale dell’INAIL di Roma, ha comunicato che tutte le pratiche giudicate negative dell’Ente in questi giorni verranno riesaminate in tempi brevi. Il Comitato ha fatto presente che non si accontenterà di belle parole e che giudicherà dai fatti l’impegno verbale dell’INAIL, preannunciando nuove mobilitazioni.

Nei prossimi tre anni un quarto di milione di sfratti

Gli sfruttati e sfrattati nei prossimi tre anni saranno almeno 250.000, un quarto di milione. L'allarme è lanciato sul sito Gli Internazionalisti in un articolo siglato mr. Questo, si legge, il numero ufficiale dato dal Viminale (ma ovviamente sottostimato). 250.000 nuclei familiari, oltre ai 150.000 attuali, che saranno sicuramente colpiti dalle sentenze di sfratto. Ciò significa circa 230 sfratti al giorno, quasi 10 all'ora. In totale, comunque, il numero delle famiglie in difficoltà in questo senso è di 5 milioni, ossia quasi 15 milioni di persone. Una marea di lavoratori, precari e pensionati che fino a qualche anno fa venivano considerati, dalla stampa borghese, la classe media. Adesso invece sono diventati semplicemente delle persone in difficoltà o, come piace chiamarli a Repubblica, "neo-poveri". Un balzo semantico degno di un atleta olimpionico utile ad evitare l'uso di quella parolina "eretica" che invece ci permette di identificare questa classe sociale in un colpo solo: il proletariato.
Dei proletari effettivamente sfrattati, continua l'articolo, finora, una parte è andata via dall'Italia, altri hanno semplicemente cambiato casa, muovendosi dalle zone centrali delle città verso quelle maggiormente periferiche e quindi meno onerose. Altri ancora sono tornati a vivere coi genitori (sempre che questi abbiano casa di proprietà e/o che siano molto longevi). L'effetto domino provocato dalla crisi, in questi ultimi anni, è stato immediato e sta ridefinendo la geografia delle metropoli, di due in particolare: Torino e Roma. La prima ha visto nel 2012 (dati sempre del Viminale, ricordiamo) ben 2.523 sfratti per morosità, la seconda invece 4.678 provvedimenti, così da renderla la città più colpita nello scorso anno.
A fronte di questi dati agghiaccianti, evidenzia l'articolo, troviamo una marea di appartamenti vuoti. In totale, in Italia, abbiamo quasi 700.000 alloggi invenduti, frutto non solo dell'esodo forzato cui viene sottoposto il proletariato, ma anche della speculazione edilizia che, nella sola Capitale, porterà nei prossimi anni una colata di cemento pari 100 milioni di metri cubi. Ed ecco il paradosso: secondo Federcasa servono "solo" 583.000 alloggi per soddisfare in pieno l'esigenza di abitazioni popolari. Un conto che non torna. Ma che torna benissimo per l'Ance (Associazione nazionale dei costruttori edili) che persegue la costruzione di 328.000 nuovi appartamenti ogni anno.

Renault taglierà in Francia 7500 posti di lavoro

Scriveva ieri Anna Maria Merlo, su ilmanifesto.it, che la Renault ha annunciato che taglierà in Francia 7500 posti di lavoro – su 54mila – entro il 2016. 5700 sono persone che andranno in pensione e non verranno sostituite. Per gli altri 1800, si apre una trattativa con i sindacati per estendere a tutte le categorie di lavoratori la possibilità di pre-pensione a 58 anni con il 75% del salario. Renault e Peugeot hanno avuto un anno nero nel 2012: le vendite di auto l’anno scorso sono crollate del 14%, ma Peugeot ha perso il 17,5% e Renault il 22,1%. Nel frattempo, Renault vuole però aumentare l’orario di lavoro in media del 6,5% e far lavorare in tutte le fabbriche almeno 35 ore (orario legale in Francia). L’allungamento dell’orario di lavoro fa parte della trattativa sulla competitività, in corso anche da Peugeot. Una trattativa che sta sollevando già molto scontento, con movimenti di protesta un po’ in tutti i siti di produzione. Le due case automobilistiche vogliono strappare maggiore flessibilità del lavoro e mobilità. Sono ormai il laboratorio dei nuovi contratti di competitività. Peugeot e Renault intendono importare in Francia il modello Volkswagen. Ma non sembrano aver nessuna intenzione di aumentare i salari se aumenta l’orario di lavoro. Renault fa leva sull’accordo raggiunto di recente in Spagna, dove i nuovi assunti sono pagati il 25% in meno.

Vodafone Spagna lascia a casa un quarto dei dipendenti

La redazione di Contropiano.org ha diffuso la notizia che Vodafone Spagna ha comunicato ai sindacati l'apertura di una consultazione sul piano di ristrutturazione che prevede 1.075 licenziamenti, il 25 per cento del totale. Entro 30 giorni da oggi le parti dovranno trovare un accordo che, secondo i sindacati, si annuncia "molto complicato". I sindacati sono preoccupati anche per il futuro dei dipendenti che dovranno lasciare il posto di lavoro, perché l'età media dei dipendenti di Vodafone Spagna è di 38 anni, quindi è pressoché impossibile avviare un processo di pensionamento. Nel marzo dello scorso anno Vodafone Spagna e sindacati raggiunsero l'accordo per il rinnovo del contratto collettivo che prevedeva, tra l'altro, la riduzione del 10 per cento del salario. Secondo gli ultimi dati relativi a Vodafone Spagna, nel primo semestre i ricavi sono scesi dell'11%, a 2,3 miliardi, a causa della crisi che ha determinato prezzi più bassi e un minor uso dei telefoni cellulari.

martedì 15 gennaio 2013

Sul deferimento del conflitto siriano all'ICC

Il ministero russo degli Esteri oggi ha criticato aspramente la richiesta fatta da alcune decine di paesi di deferire la crisi siriana alla Corte Criminale Internazionale (ICC): "Crediamo che l'iniziativa sia inopportuna e controproducente per la soluzione del problema principale, che è fermare immediatamente il bagno di sangue in Siria", aggiungendo che l'iniziativa complicherebbe soltanto la ricerca di modalità per appianare politicamente e diplomaticamente il conflitto siriano".
In una lettera lunedì, oltre 50 paesi guidati dalla Svizzera hanno chiesto al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite di deferire il conflitto siriano all'ICC - una istituzione che persegue i responsabili di genocidio e di crimini di guerra. La lettera dice che il Consiglio di Sicurezza "deve assicurare l'attribuzione di responsabilità per i crimini che sembra siano stati commessi o che continuano ad essere commessi nella Repubblica Araba di Siria e mandare un chiaro segnale alle autorità siriane".
Intanto sono avvenuti alcuni fatti. Il Consolato Generale russo nella città nordoccidentale di Aleppo ha sospeso le attività. Aleppo, la più grande città siriana, a 340 chilometri a nord della capitale di Damasco, è stata la scena di mesi di violenti combattimenti tra forze governative e gruppi ribelli. La maggior parte di Aleppo è controllata dall'Esercito della Siria libera, un gruppo armato dell'opposizione. Gli abitanti della città soffrono per scarsità di cibo e di elettricità.
Quindici civili sono stati uccisi e alcune decine feriti da due esplosioni che "hanno scosso l'area tra la residenza universitaria e l'edificio della facoltà di Architettura nella parte sud dell'università di Aleppo", secondo quanto ha riferito su Facebook l'Osservatorio siriano per i diritti umani. La causa delle esplosioni non è chiara, le ipotesi contrastanti un missile sparato da un caccia governativo o autobombe dei ribelli.

lunedì 14 gennaio 2013

La posizione russa dopo la trilaterale sulla Siria

Il ministro russo degli Esteri ha detto che Mosca crede che l'uscita di scena del presidente siriano Bashar al-Assad non può essere una precondizione ad un accordo per risolvere la crisi del paese. "I nostri partner sono convinti che l'uscita di scena del presidente Bashar al-Assad sia essenziale come precondizione. Questa è una precondizione che non è menzionata nella dichiarazione di Ginevra e non può essere soddisfatta perché non dipende da qualcuno". Così Sergei Lavrov commentando l'incontro trilaterale di venerdì con l'inviato internazionale per la Siria Lakhdar Brahimi e i diplomatici americani.
"Il presidente Assad ha annunciato iniziative per invitare ad un dialogo i membri di tutta l'opposizione. Sì, probabilmente, queste iniziative non sono irragiungibili, qualcuno potrebbe pensare che non sono abbastanza serie. Ma questa è una proposta", Lavrov lo ha detto dopo i colloqui con la sua controparte ucraina Leonid Kozhara, commentando il piano di pace di Assad, proposto la scorsa settimana e che comprende una conferenza nazionale di riconciliazione, la formazione di un nuovo governo e un'amnistia; piano che è stato respinto dall'opposizione siriana che lo ha bollato come "vuota retorica". In conseguenza di ciò il ministro degli esteri russo ha invitato l'opposizione siriana a formulare le loro idee su "come instaurare un dialogo".

domenica 13 gennaio 2013

Depardieu invitato a marciare con l'opposizione russa

Il portavoce dell'opposizione russa Sergei Udaltsov ha invitato l'attore francese Gerard Depardieu, che di recente ha ricevuto il passaporto russo, a unirsi alla prossima marcia di protesta. "Gerard Depardieu ha ricevuto la cittadinanza russa, è interessato alla nostra vita politica e ho sentito che ha fatto dichiarazioni sull'opposizione... perché non invitarlo? Saremo lieti di vederlo alla nostra prossima azione di protesta, benvenuto!", ha detto Udaltsov all'agenzia RIA Novosti.
Oggi Depardieu aveva fatto dei commenti sul movimento russo di opposizione in un'intervista al programma Vesti Nedeli (Notizie della settimana) della televisione nazionale russa Rossiya Channel. "L'opposizione russa non ha un programma. Ci sono persone intelligenti, come [Garry] Kasparov, lui però va bene per gli scacchi. La politica è molto più complicata", aveva detto Depardieu.

Ancora scontri al Cairo

Il ministero degli Interni egiziano ha riferito che circa dieci persone sono rimaste ferite nella capitale Il Cairo in un attacco portato da un gruppo non identificato di uomini alle tende di un accampamento dell'opposizione. Secondo il rapporto un gruppo di uomini armati ha lanciato bombe Molotov contro le tende di un accampamento nei pressi del palazzo presidenziale. Molte tende si sono incendiate. Sporadici scontri sono scoppiati quando i partecipanti al sit-in hanno affrontato gli assalitori. Le guardie del palazzo hanno usato gas lacrimogeni nel tentativo di disperdere la folla. Circa dieci persone sono state ferite, alcune di loro sono state trasportate in ospedale con lesioni serie.
Il ministero degli Interni ha detto che un ufficiale e sei poliziotti sono rimasti feriti negli scontri.
La violenza alla fine è cessata, ma la situazione di tensione rimane nel centro del Cairo.
La zona all'esterno del palazzo presidenziale divenne la scena di scontri mortali un mese fa - sotto si può vedere una clip - a seguito della crisi politica causata dalla dichiarazione di modifica costituzionale del 22 novembre da parte del presidente Mohammed Morsi.

Ban Ki-moon sollecita l'intervento in Siria

Il segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon ieri ha sollecitato un intervento internazionale in Siria, paragonando l'attuale guerra civile all'Olocausto. Lo riferisce il Centro stampa delle Nazioni Unite. Parlando alla commemorazione dell'Olocausto nella sinagoga di Park East a New York, il segretario delle Nazioni Unite ha fatto riferimento al principio della responsabilità di protezione, che obbliga ogni stato a proteggere la popolazione dal genocidio, da crimini contro l'umanità, crimini di guerra o da pulizie etniche. Il principio è stato adottato dall'Assemblea delle Nazioni Unite nel 2005.
"Né l'antisemitismo né l'islamofobia o altre forme di pregiudizio hanno posto nel mondo del 21° secolo che stiamo cercando di costruire. Di fronte a questi crimini e violazioni c'è un corrispondente dovere della comunità internazionale di agire", ha detto Ban Ki-moon. "La responsabilità di protezione si applica dovunque ed in ogni tempo. È stata messa in atto con successo in molti luoghi, Libia e Costa d'Avorio incluse. Ma oggi siamo di fronte a una grande prova in Siria. Non ci sarà alcuna amnistia per i maggiori responsabili. La vecchia epoca dell'impunità è finita, Al suo posto, lentamente ma sicuramente, stiamo costruendo una nuova era di responsabilità".

sabato 12 gennaio 2013

L'Iran in cerca di nuovi amici

Lo sceicco Ahmed al-Tayeb, l'imam della moschea al-Azhar, ha ricevuto al Cairo il ministro degli Esteri iraniano Ali Akbar Salehi per colloqui sul possibile ruolo che al-Azhar potrebbe giocare per ottenere una riconciliazione nazionale con l'Egitto. Entrambi gli uomini hanno esposto i loro opposti punti di vista sulla Sira e l'incontro è stato giudicato come un tentativo di Teheran di fare nuovi amici in un tempo in cui l'Iran si trova sempre più isolato a causa del suo controverso programma nucleare.