Secondo l'elenco pubblicato dal Grande Oriente d'Italia in Lombardia sono 64 le logge affiliate. Milano è, ovviamente, la città che ospita il numero maggiore, 34. Ricordo alcune:
Giosuè Carducci,
Italia,
I Nuovi Cavalieri di Scozia,
XX Settembre,
Umanità e Progresso - Krishna,
Ernesto Nathan,
Missori - Risorgimento. Alcuni nomi,
Cavalieri della Libertà o
L'Unione, evocano strane assonanze.
A Bergamo è presente una sola loggia, che ha nome - non poteva essere diversamente -
Pontida.
A Brescia sono presenti due logge:
Leonessa - Arnaldo e
Fraglia Ed Stolper. In provincia una a Botticino, la
Giuseppe Zanardelli, e una a Marone, la
Minerva.
A Como una, la
Acacia - Magistri Cumacini; in provincia, a Cernobbio la
Rosa Commacina.
A Cremona c'è la loggia
Leonida Bissolati. A Mantova la loggia
Martiri di Belfiore e a Sabbioneta
La Piccola Atene.
A Monza sono presenti due logge: la loggia
I Cavalieri di San Giovanni e la loggia
Templum Salomonis Modoetiae.
A Pavia sono attive tre logge: la
Gerolamo Cardano, la
Giunio Bruto Crippa e la
Akh en Aton. In provincia, a Vigevano sono presenti tre logge:
Il Dovere,
Obbedienza e Libertà e la
Sabato Giannitti Viglebanum; a Voghera la
Agostino Depretis.
Anche a Varese sono registrate tre logge: la
Carlo Cattaneo, la
Labirinto Azzurro e la
Rolly Cannara. In provincia di Varese vi sono numerose altre logge: a Busto Arsizio la
Logos, a Cittiglio la
Sette Laghi del Verbano, a Gallarate la loggia
Heliopolis, a Ispra la loggia
Porta d'Europa, a Laveno Mombello la
Verbanum, a Luino la
Ai Sette Laghi, a Somma Lombardo infine
La Fenice.
Non resta che aggiungere Lodi, dove è attiva la loggia massonica
Paolo Gorini.
La storia della massoneria lodigiana risale al periodo napoleonico, quando con la battaglia del Ponte di Lodi del 10 maggio 1796, i francesi diventarono praticamente i padroni della Lombardia. È un tempo in cui i circoli giacobini escono dalla clandestinità e sostengono apertamente il nuovo regime organizzando manifestazioni popolari in nome della libertà e dell'uguaglianza. L'intera società lodigiana si trasforma profondamente e si afferma anche a Lodi una ritualità laica. Con il sostegno del governo napoleonico, Napoleone diventato imperatore decise di fare della massoneria uno strumento del suo potere, viene fondata nel 1806 la loggia
La Verità di Rito francese, all'obbedienza del Grande Oriente d'Italia con sede a Milano. Secondo il Quadro generale della Massoneria lombarda del 1808, risulta Maestro Venerabile Prevosi de Bord. La sconfitta di Napoleone a Lipsia nel 1813 si ripercuote anche sulla Massoneria lombarda con lo scioglimento di tutte le logge.
La Verità lodigiana cessa l'attività.
Verso la fine del 1864, Enrico Bignami, sull'onda della tradizione libertaria ed esoterica lodigiana, fonda la loggia
Abramo Lincoln di Rito scozzese antico accettato. Bignami è un mazziniano, volontario garibaldino, internazionalista, giornalista ed editore. La loggia solo qualche anno dopo viene posta all'Obbedienza del Grande Oriente d'Italia. Nel suo periodo di massima espansione contò 60 aderenti, in genere alcuni operai e studenti, alcuni artigiani e molti giovani professionisti di Lodi e del circondario. La loggia aveva il suo Tempio in Lodi ma poteva contare su un nucleo a Codogno, che poi darà vita alla loggia
Carlo Cattaneo; e su uno a Sant'Angelo Lodigiano, guidato da Raimondo Pandini, vecchio carbonaro, patriota, filantropo, fiero anticlericale e sindaco dal 1860 al 1863. La loggia lodigiana di Rito scozzese fu "demolita" con decreto dell'8 agosto 1876 a causa della sua "lunga inerzia e continua morosità".
A cavallo tra Ottocento e Novecento venne fondata a Lodi la loggia
Paolo Gorini di Rito scozzese antico accettato, posta all'obbedienza del Grande Oriente d'Italia. Fu guidata dai maestri venerabili Giuseppe Tambara, direttore della Regia Scuola Normale di Lodi, e da Francesco Faverzani, direttore della Regia Scuola Tecnica; da Pietro Fiorani Callotta, medico e docente universitario; da Gisberto Niccolini, che fu Segretario comunale a Lodi. La loggia, fra apprendisti, compagni d'arte e maestri, contava più di quaranta fratelli. Nel 1919 poteva contare su un giornale,
Il Fascio Popolare, sostenuto e finanziato dal Grande Oriente d'Italia e organo della "democrazia lodigiana", settimanale che fu suo portavoce più o meno ufficiale. Era forte da tre Triangoli attivi a Casalpusterlengo, a Codogno e a San Colombano. Dal 1920 ebbe come ultimo venerabile l'avvocato di Lodi Paolo Casavola. La loggia si autosospenderà nei primi anni Venti dopo l'emanazione, da parte del regime fascista, della legge sulle associazioni segrete.
Il 2 giugno del 2004, la loggia
Paolo Gorini ha ripreso la sua attività per iniziativa di "un piccolo gruppo di Fratelli che portano nel cuore la volontà di operare, in «perfetta unione con oltre un centinaio di Fratelli oggi passati all'Oriente Eterno, al bene e al progresso dell'Umanità»".
Personaggio di spicco della Paolo Gorini Guido Broich, già Direttore generale dell'Azienda sanitaria locale della Provincia di Lodi dal 2003 al 2007, con un curricolo massonico di tutto rispetto, come compare nel documento "
Tradizione e Futuro. Sintesi del Programma della lista del Fr. Giorgio Losano per l'elezione a Gran Maestro - Marzo 2009", lista presentata presso il Grande Oriente d'Italia a Roma il 13 Ottobre 2008: "Iniziato nel 1986, Membro delle R.L. Cardano n. 63 di Pavia, Italia n. 32 di Milano e attualmente Paolo Gorini n. 1214 di Lodi. Maestro dal 1990. M.V. nel periodo 2004/2006. Membro onorario della R.L. «Zur Eintracht» n. 1 della Gran Loggia «Ai tre Globi» di Berlino, 31° grado del RSAA. Membro del Rito di York".