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giovedì 28 febbraio 2013

La situazione in Iran, Iraq, Turchia. Sanam Vakil

Ieri Radio Radicale, sulla situazione in Iran, Iraq e Turchia alla luce del conflitto in Siria e delle rivolte in Medio Oriente ha mandato in onda un'intervista a Sanam Vakil. Come spiega la scheda redatta da Enrica Izzo, Sanam Vakil è adjunct professor of Middle East Studies alla John Hopkins University di Bologna. Nell'intervista parla della situazione in Iran, dell'isolamento in cui il Paese si trova a seguito delle sanzioni internazionali legate allo sviluppo del programma nucleare, delle prossime elezioni presidenziali che si terranno a giugno. Altre questioni affrontate, la situazione politica nell'Iraq governato dallo sciita Al Maliki, il modello Turchia per le popolazioni mediorientali protagoniste del "risveglio arabo". L'intervista è realizzata da Marta Brachini.

mercoledì 30 gennaio 2013

Responsabile stampa governo Morsi nega l'Olocausto

Un esponente importante nel governo del presidente egiziano Mohammed Morsi ha chiamato l'Olocausto un inganno inventato dagli agenti dell'intelligence americana e ha affermato che i 6 milioni di ebrei, che sono stati uccisi dai nazisti, sono stati semplicemente trasferiti negli Stati Uniti. Le affermazioni di Fathi Shihab-Eddim, che è il responsabile per la nomina dei redattori di tutti i giornali governativi egiziani, arrivano quando il mondo ha celebrato la Giornata della Memoria dell'Olocausto il 27 gennaio. Efraim Zuroff del Simon Weisenthal Center ha detto che "la triste verità è che [tale] modo di vedere le cose è relativamente comune in tutto il mondo arabo ed è il risultato da una parte dell'ignoranza e dall'altra della negazione dell'Olocausto.

venerdì 11 gennaio 2013

Strage di sciiti in Pakistan

Almeno 115 persone sono morte in un attacco terroristico coordinato in Pakistan, in quella che appare un'ondata di violenza settaria. Un gruppo sunnita militante ha rivendicato la responsabilità dell'attentato mortale nel quale un attentatore suicida si è fatto saltare in aria in una affollata sala da gioco situata in una zona a grande maggioranza sciita nella città sudoccidentale di Quetta, poco prima che una autobomba esplodesse mentre le persone si davano precipitosamente alla fuga dal luogo dell'attentato.

mercoledì 2 gennaio 2013

Popolazione e religione

Ynet dà notizia che una ricerca del Pew Forum su religione e vita pubblica ha trovato che la comunità ebraica mondiale conta circa 14 milioni. un numero che corrisponde allo 0,2% dell'intera popolazione mondiale, poca cosa se rapportata ad una comunità musulmana di 1,6 miliardi di persone. Il 59% degli ebrei nel mondo vive in paesi dove essi rappresentano una minoranza, mentre si trovano nella stessa condizione solo il 3% degli indù, il 13% dei cristiani e il 27% degli aderenti all'islam.
La media d'età della popolazione ebraica è la più alta, 36 anni, di 8 anni superiore all'età media dell'intera popolazione mondiale e di 13 anni rispetto a quella musulmana, un segnale che la popolazione ebraica avrà un basso ricambio generazionale negli anni futuri.
Secondo la ricerca, nel 2010 la popolazione modiale ammontava a 6,9 miliardi; 5,8 miliardi apparteneva a qualche forma di religione riconosciuta, mentre il 16% non era affiliato ad alcun credo.

lunedì 31 dicembre 2012

La top ten dell'antisemitismo

Il Centro Simon Wiesenthal, l'organizzazione internazionale per i diritti umani, ha redatto la sua annuale top ten dei maggiori antisemiti del 2012. Saldamente al primo posto gli egiziani Muhammad Badie e Futouh Abd al-Nabi Mansour del Fratelli Musulmani. I due hanno guadagnato il titolo per i Fratelli Musulmani dopo aver fatto numerose infiammatorie dichiarazioni contro Israele, e per una preghiera pubblica di Mansour che invocava Allah perché distruggesse gli ebrei e i loro sostenitori.
Secondo nella lista è il regime iraniano, il cui presidente Mahmoud Ahmadinejad quest'anno ha accusato i sionisti di 400 anni di cospirazione durante i quali hanno fatto affari mondiali. A guadagnare una menzione è anche il vicepresidente iraniano Mohamed Rahimi che ha detto che il Talmud insegna agli ebrei a "distruggere i non ebrei per proteggere gli uteri delle madri ebree".
Ci sono anche delle new entry: la greca Alba Dorata di estrema destra, il partito Jobbik ungherese e il partito ucraino Svoboda per la sua propaganda dell'ultra-nazionalismo e per aver fatto dichiarazioni calunniose contro gli ebrei e le minoranze. Agli inizi di dicembre un deputato dello Svoboda ha definito l'attrice Mila Kunis, ucraina di nascita, una "zhydovka", termine denigratorio che può essere approssimativamente tradotto come "sporca ebrea".
Il maggior sconcerto genera l'inclusione nella graduatoria del calcio europeo che ha definito il Centro un forum per la rivolta degli odiati ebrei, dopo che slogan nazisti e insulti anti-semiti sono stati usati ripetutamente sulle tribune, recentissimamente alle partite della britannica Tottenham.
Ci sono anche personaggi della sinistra nella lista. Il giornalista del Der Spiegel Jakob Augstein ha guadagnato il nono posto per aver scritto numerosi articoli incendiari comparando gli ebrei ultra-ortodossi ai fondamentalisti islamici e asserendo che la politica estera americana è controllata da lobby ebraiche.

L'agenda prevarrà sulla verità?

Nel mondo occidentale la verità non ha più alcun significato. Il suo posto è stato preso dall'agenda. Comincia così l'articolo di Paul Craig Roberts America’s Descent into Deception and Tyranny: Agenda Prevails Over Truth. E spiega: L'agenda è estremamente importante, perché è il modo con cui Washington ottiene l'egemonia sul mondo e sul popolo americano. L'Undici Settembre fu la "nuova Pearl Harbor" che i neoconservatori dichiararono essere necessaria per le loro guerre pianificate contro i paesi islamici. Perché i neoconservatori potessero proseguire con la loro agenda. Era necessaria perché gli americani si associassero all'agenda.
Mi fermo qui. È evidente che l'incipit dell'articolo di Paul Craig Roberts ha, altro piano, altro luogo, una lampante analogia con i discorsi e le dichiarazioni che in questi giorni abbiamo sentito da Mario Monti. Non si parla di bisogni del paese, ma si parla di "agenda". Per dirla con l'autore dell'articolo non si parla di verità ma di agenda, cioè di un progetto neoconservatore, anche in questo caso, che nulla ha a che fare con le aspettative, le speranze, il futuro atteso dagli italiani.
Aggiungo solo questo. Così come l'agenda dei neoconservatori americani era già scritta prima dell'Undici Settembre, anche nel nostro caso la cosiddetta agenda Monti era stata preparata ben prima delle dimissioni di Berlusconi nel novembre dello scorso anno. Anzi quelle dimissioni fanno parte dello scenario contemplato dall'agenda italiana dei poteri ed interessi forti economico-finanziari italiani.
Quando Berlusconi avanza l'ipotesi di una commissione d'inchiesta sulle modalità che hanno portato al governo un Professore non legittimato da nessun voto popolare, ma inserito in Parlamento con la furbata della nomina a senatore a vita, la sua non è una boutade elettorale. Tutt'altro. Si è usata la crisi e l'antiberlusconismo reso viscerale dai media televisivi e della carta stampata, le stesse debolezze umane del premier, per la svolta, come Bush ha usato l'Undici Settembre per proseguire alla grande l'agenda di cui parla Roberts nella parte iniziale del suo articolo. L'agenda in quel caso è stata fatta digerire da gran parte dell'opinione pubblica americana, soprattutto quella con una visione di destra, che credette in buona fede al "dogma" dei neoconservatori americani: "Essi ci odiano a causa della nostra libertà e democrazia". Così, qui da noi, il "popolo della sinistra", ma anche gran parte dell'opinione pubblica quotidianamente bombardata dalla propaganda contro Berlusconi, si trovò ben disposta ad accettare il golpe istituzionale e a credere nel salvatore della patria in loden, dall'iconografia mediatica di persona sobria e rispettata in Europa. Quello che Bush fece di conseguenza è noto, noto quello che ha fatto Monti in questi tredici mesi di sgoverno dell'Italia.

domenica 23 dicembre 2012

Facciamocene una ragione

Circa il 63 per cento degli egiziani avrebbero dato il loro assenso alla prima costituzione post-rivoluzionaria del proprio paese nei due turni di referendum che si sono tenuti il 15 e il 22 dicembre; il dato include l'opinione di voto dei cittadini egiziani che hanno votato all'estero mentre la percentuale di chi avrebbe votato contro supera di poco il 36 per cento. I risultati ufficiali del referendum dovrebbero essere annunciati domani al Cairo in una speciale conferenza stampa della commissione per le elezioni egiziana.

martedì 11 dicembre 2012

Un mondo di integralisti

L'International Humanist and Ethical Union (IHEU) ha pubblicato, come si legge su Russia Today, uno studio di 69 pagine dal titolo "Freedom of Thought 2012: A Global Report on Discrimination Against Humanists, Atheists and the Nonreligious", cioè "Libertà di pensiero 2012: un rapporto globale sulla discriminazione contro umanisti, atei e agnostici", che rivela come, dall'Occidente cristiano al Medio Oriente islamico, gli atei siano costretti ad affrontare discriminazioni e persecuzioni, che includono l'esecuzione capitale, il carcere a vita, la revoca della cittadinanza e la negazione dell'accesso all'istruzione e ai servizi sanitari.
Attenzione! Il contenuto seguente può essere nocivo per il vostro credo religioso.

Il rapporto esamina le leggi di 60 paesi che riguardano la libertà di coscienza. ed elenca numerosi casi individuali di atei che sono stati perseguitati per le loro idee. Le leggi discriminatorie, citate nello studio, negano agli atei il "diritto di esistere, limita la loro libertà di pensiero e di espressione, revocano il loro diritto alla cittadinanza e restringono il loro diritto di sposarsi"; alcune leggi si spingono anche oltre: "impediscono l'accesso alla pubblica istruzione, vietano loro la possibilità di ricoprire pubblici uffici, impedendo loro di lavorare per lo stato, criminalizzano la loro critica della religione arrivando a giustiziarli per l'aver abbandonato la religione dei genitori".
Il rapporto sostiene che gli atei in paesi islamici, come l'Afghanistan, l'Iran e il Pakistan, affrontano le peggiori discriminazioni, compresa la pena capitale. Lo studio non indica casi recenti di esecuzioni, ma sostiene, come in Afghanistan, che la pena capitale sia stata mutata nel carcere a vita. In altri paesi, come il Bangladesh, l'Egitto e l'Indonesia, la pubblicazione di opinioni atee o umaniste è severamente proibita dalle leggi sulla blasfemia. Nella maggior parte di questi paesi, i cittadini sono tenuti ad iscriversi come seguaci di una religione ufficialmente riconosciuta, solitamente cristianesimo, ebraismo e islam. Senza questa registrazione, i cittadini non sono autorizzati a ricevere assistenza medica, a guidare, frequentare l'università o recarsi all'estero. I non credenti sono così costretti a mentire.
Lo studio sottolinea che i non credenti sono discriminati anche nel Nord America e nei paesi europei. Negli Stati Uniti "gli atei e gli agnostici sono fatti sentire come americani di serie B o non americani", e almeno in sette stati "vigono disposizioni costituzionali che bandiscono gli atei dai pubblici uffici ed uno stato, l'Arkansas, ha una legge che vieta a un ateo di testimoniare in un processo". Altri atti discriminatori raccolti includono casi in cui soldati delle forze armate statunitensi sono stati costretti a partecipare a eventi cristiano evangelici o come il caso di un centro di detenzione del South Carolina che ha negato ai prigionieri qualsiasi materiale di lettura che non fosse la Bibbia cristiana. Nella provincia canadese dell'Ontario, lo stato finanzia l'istruzione religiosa cattolica, ma non dà sostegno finanziario a scuole di altre religioni: "Un terzo delle scuole pubbliche dell'Ontario sono scuole cattoliche", evidenzia lo studio, e queste istituzioni scolastiche possono escludere bambini e personali non cattolici.
Venendo in Europa, in Svizzera, viene riportato il caso di un insegnante che è stato licenziato nel 2010 dopo aver espresso la preoccupazione per la promozione del cattolicesimo nelle scuole pubbliche da parte dello stato. Il rapporto ricorda che l'insegnante "è stato licenziato per la rimozione del crocifisso dalle aule della scuola pubblica in cui insegnava". In Inghilterra, dice lo studio, ogni anno bambini britannici sono allontanati dalle locali scuole statali a causa delle credenze religiose dei loro genitori. In Polonia la musicista polacca Dorota Rabczewska è stata multata di 1.450 dollari per "offesa ai sentimenti religiosi", avendo detto in un'intervista quest'anno che la Bibbia è piena di "storie incredibili".
Anche il nostro paese non si salva. Lo studio ricorda l'appello nel 2010 dell'allora ministro degli Esteri, Franco Frattini, rivolto a "musulmani, ebrei e cristiani a unirsi per combattere la minaccia che secondo lui l'ateismo rappresenta per la società".
Heiner Bielefedt, il Special Rapporteur delle Nazioni Unite per la libertà di religione e di credo, ha accolto con favore la pubblicazione dello studio e ha espresso la sua preoccupazione per la mancanza di consapevolezza che le protezioni internazionali dei diritti umani si applicano anche agli atei e agli scettici verso la religione così come agli altri gruppi.

lunedì 10 dicembre 2012

Scarpate

Incidente diplomatico tra Svezia ed Iran, causato dall'ambasciatore svedese Peter Tejler a Teheran lunedì scorso in occasione dell'incontro con il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad, nel suo ufficio, dove si era recato per presentare la propria lettera di credenziali. Durante l'incontro l'ambasciatore svedese ha inavvertitamente offeso il presidente iraniano incrociando le sue gambe, la destra sulla sinistra, mettendo così in mostra la suola della scarpa destra, evidentemente ignorando che nell'Islam le scarpe sono considerate impure. Mettere in mostra le proprie scarpe o le loro suole davanti ad un funzionario di alto rango è considerato un grande insulto. Il fattaccio è raccontato da Ynetnews.
La presentazione delle credenziali, che è una routine della diplomazia, era andata avanti secondo la procedura, fino a quando il presidente e l'ambasciatore non si sono seduti, e l'ambasciatore ha deciso di accavallare le gambe. L'atto è sembrato un insulto rivolto al presidente, il quale, come ritorsione, a sua volta ha ostentato all'ambasciatore le proprie gambe accavallate.
L'incidente non è passato sotto silenzio da parte dei media locali. Un sito iraniano ha scritto: "Le azioni dell'ambasciatore sono per nulla diplomatiche e maleducate", aggiungendo che "un tale comportamento esula dalla diplomazia e dalle norme internazionali".

La gaffe dell'ambasciatore svedese
La ritorsione del presidente iraniano
Osserva Dudi Cohen, l'autore dell'articolo su Ynetnews, che il linguaggio del corpo dell'ambasciatore, tuttavia, sembra indicare che la sua postura sulla poltrona è il risultato del suo interesse alla conversazione e del suo desiderio di essere più vicino al presidente. Per contro la reazione di Ahmadinejad, che incrocia le gambe nella direzione opposta, sembra esprimere un sentimento di disinteresse e di disagio, o come suggeriscono gli sfoghi di alcuni media iraniani, addirittura un insulto rivolto faccia a faccia al suo interlocutore.