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giovedì 23 maggio 2013

Penati prescritto a sua insaputa, tutto da ridere

Ogni giorno se ne raccontano di ogni. La migliore questa mattina la racconta Filippo Penati su Facebook ai suoi fan. Lo zoccolo duro democrat beve beve beve... lapalissiano ormai, se no strade e piazze sarebbero piene di tessere Pd stracciate. E Penati dimostra nelle sue giustificazioni di essere ben consapevole di questa "tragedia sociale".

Ecco tutto il testo della nota di Penati su Facebook:
 
ALCUNE SEMPLICI CONSIDERAZIONI:
Primo. sono onesto e lo dimostrerò con il processo.
Secondo. La prescrizione l'hanno chiesta i PM non io.
Terzo. Se non volessi dimostrare con il processo la mia innocenza, anziché oppormi e fare ricorso in Cassazione avrei potuto tranquillamente prendere la palla al balzo alla prima udienza di 10 giorni fa quando i PM hanno chiesto (loro non io) la prescrizione, accettandola.
 
Quarto. Se per alcuni media la mia opposizione non vale niente come mai Berlusconi non ha mai fatto ricorso in cassazione contro le sue tante prescrizioni?
 
Quinto. CONFERMO CIÒ CHE HO DETTO: "VOGLIO IL PROCESSO E CHIEDO ALLA CASSAZIONE DI ANNULLARE LA SENTENZA DI OGGI CHE IL TRIBUNALE NON POTEVA PRENDERE" ( non poteva prendere) [così nel testo]
 
Sesto io ho fatto tanti passi indietro. Io sono fuori dalla politica e mi sto difendendo NEL PROCESSO come un semplice cittadino (mentre c'è chi sfugge dal processo o chi, anche se sarà processato con accuse anche ben più gravi delle mie, rimane imperterrito nelle istituzioni e magari, come è successo a Formigoni, viene eletto alla presidenza della Commissione agricoltura del Senato con i voti determinanti del Pd.) e quindi non ho più un interesse pratico e personale. Nessuno pretende che un una persona senza cariche pubbliche arrivi a rifiutare la prescrizione . Io lo faccio e ricorro in Cassazione anche per rispetto dei miei ex elettori e dei partiti in cui ho militato. [e dire che bastava essere presente al processo o farsi trovare ieri telefonicamente dall'avvocato difensore (poveraccio), no?]


sabato 20 aprile 2013

Alle 15 il funerale della politica italiana?

Il Partito Democratico è morto. Ma c'è in atto un tentativo di trasformarlo in uno zombie, un morto vivente. Al compito è stato chiamato il grande sacerdote della casta e dei poteri forti, il Frankenstein che ha creato il mostro politico Mario Monti. In questo momento sul Tg democrat di Mentana, le truppe cammellate di Homer Simpson di Bettola e dello psiconano di Arcore stanno esaltando la più grande follia politica della Repubblica. Contenti loro, ma la gente? Ormai è guerra civile dichiarata dalla casta contro la gente italiana con un ennesimo tentativo di golpe. Possono mettere una pezza, ma non durerà. E dopo? Solo Grillo. Per mandarli a casa tutti, una volta per tutte.

domenica 24 marzo 2013

Orde di trolls democrat spammano Grillo ma anche la rete

Come dar torto a Grillo che nel suo blog oggi scrive: Da mesi orde di trolls, di fake, di multinick scrivono con regolarità dai due ai tremila commenti al giorno sul blog. Qualcuno evidentemente li paga per spammare dalla mattina alla sera. Questi schizzi di merda digitali si possono suddividere in alcune grandi categorie. Quella degli "appellanti" per la governabilità per il bene del Paese, del "votaBersani, votaBersani", o del "votaGrasso, votaGrasso" (l'unico procuratore antimafia estimatore di Berlusconi). Quella dei "divisori", venuti per separare ciò che per loro è oscenamente unito, che chiedono a Grillo di mollare Casaleggio, al M5S di mollare Grillo e a tutti gli elettori del M5S di mollare il M5S per passare al sol dell'avvenire delle notti polari del pdmenoelle. Quindi arrivano, di solito nel tardo pomeriggio, i cosiddetti "ex", "Grillo ti ho votato ma dopo che sei passato con il rosso con sprezzo delle istituzioni non ti voto più", oppure "Beppe, ti ho seguito dal primo Vday, ma il tuo autista, si legge in giro, è un narcotrafficante. Addio al mio voto". Gli "ex" si presentano anche con tutta la famiglia e persino con gli amici "Grillo, siamo un un gruppo di tuoi estimatori, io, mia moglie, le nostre due figlie e i loro fidanzati. Non ci rispecchiamo più nel tuo comportamento antidemocratico. Il voto la prossima volta lo daremo al pdmenoelle che è più serio". Non mancano gli "accusatori" che si attaccano alle fortune che io e Casaleggio staremmo accumulando alle spalle del M5S "Chi prende i soldi del gruppo di comunicazione? Eh? Chi li prende? Trasparenza! Chiediamo trasparenza. Siete peggio di Berlusconi. E pensare che avevo convinto mio padre a darvi il voto, mai più". "Lo fate per gli ads e per gli ebook, a voi non ve ne frega un cazzo della democrazia". Ci sono poi i "critici di giornata" che arrivano in massa come le locuste. Qualunque cosa tu abbia appena detto o fatto viene ferocemente attaccata, spesso con lunghe e articolate argomentazioni di 2.000 caratteri. Da questa brodaglia i telegiornali e i talk show colgono fior da fiore, con lerci e studiati "copia e incolla" per spiegare che Grillo è un eversivo, che il MoVimento 5 Stelle è spaccato. Di solito partono così "Il MoVimento 5 Stelle si divide sulla linea Grillo, ecco i commenti dal blog". Dato che nel blog chiunque può commentare questo non vuol dire nulla. Prima vomitano i commenti sul blog e poi li rivomitano nelle televisioni.

sabato 23 marzo 2013

Bighellonando alla ricerca del voto perduto

Da Repubblica online: Nel pomeriggio il leader democratico ha incontrato anche lo scrittore Roberto Saviano ed ha garantito che, se il suo governo si farà, si faranno "subito misure per la legalità".  "Un incontro assolutamente prezioso e illuminante - ha poi spiegato Bersani in un comunicato - che mi ha offerto un vero contributo per un immediato programma di interventi sui temi della lotta alle mafie. Voglio aggiungere che ritengo una vergogna per il nostro Paese che un protagonista della battaglia civica e della legalità debba vivere e spostarsi per ragioni di sicurezza, costantemente scortato da carabinieri. È tempo che le coscienze anche del nostro Paese e in primo luogo le istituzioni si ribellino a questo stato di cose". Fantastico! Saviano sarà una pedina fondamentale per trovare una maggioranza al Senato! Ma per favore!

mercoledì 20 febbraio 2013

La cessione de La7. Intervista a Giovanni Valentini

Paolo Martini ha intervistato ieri, per Radio Radicale, Giovanni Valentini su la cessione de La7 da parte del gruppo Telecom al gruppo Cairo. Giovanni Valentini, giornalista, è editorialista de la Repubblica.

domenica 17 febbraio 2013

L'ultima puntata di "Fai Notizia"

Nell'ultima puntata di Fai Notizia, trasmissione settimanale che va in onda su Radio Radicale il lunedì, due temi di grande attualità: "Rai, disservizio pubblico" e "Se i sondaggi influenzano il risultato elettorale". Ecco un piccolo assaggio su quest'ultimo argomento: "Avete presente il momento topico dei talk show in cui gli ospiti designati sono chiamati a commentare i freddi numeri scaturiti dai sondaggi? Oppure: avete presente quello della zuffa tra politici di parti opposte che si presentano con dati alla mano altrettanto opposti? Vi siete sempre chiesti come sia possibile che anche sondaggi affini riportino risultati divergenti? Semplice: perché i sondaggi d'opinione nell'antidemocrazia italiana si sono ridotti a strumento di propaganda".

martedì 12 febbraio 2013

Bersani e il Grande Fratello di Viale Mazzini

E già che siamo diciamole tutte. Sempre il riferimento è ai post precedenti. Un altro video che ho tolto da YouTube, perché la sua fruizione era bloccata, mondialmente!, per utilizzo di immagini delle televisioni italiane, cioè come quasi il 90% dei video di politica caricati da gente comune nella rete, per altro, fruibili in rete, riguardava pochi secondi di un intervento sul Montepaschi di Bersani ad Agorà. Bene, nella lettera che ho ricevuto da YouTube come "mandante" viene indicata la Rai (il video conteneva anche immagini di altre reti televisive). La Rai che stipendio annualmente con il canone, la Rai che si permette per due mesi consecutivi di perseguitarmi e perseguitare voi ad ogni telegiornale e altrove col suo mobbing asfissiante sul pagamento del canone, la Rai che dovrebbe essere un servizio pubblico, che dovrebbe avere come obiettivo non la salvaguardia della lobby al governo e i profumati stipendi dei propri funzionari e giornalisti, ma far crescere la connsapevolezza e la partecipazione degli italiani alla cosa pubblica, diffondere la conoscenza e l'informazione sulle questioni e vicende che determinano la nostra quotidianità! Mi domando se il segretario del Partito democratico ne sia a conoscenza di questa benevola ma controproducente sollecitudine che la Rai ha nei suoi riguardi? Forse è il caso di specificare meglio: Agorà, dicevo, dunque che Rai3 ha nei suoi riguardi. Bersani, se legge questo post, me lo faccia sapere.

Ma l'incazzatura chi me la ripaga?

Poiché ho ricevuto risposta alla mia controcontestazione sulla questione riportata nel post precedente: pretesa di copyright da non ben specificate " One or more music publishing rights collecting societies" su l'Internazionale intonata da Marco Ferrando in un comizio a Roma, riporto di seguito sia la mia e-mail che quella di risposta.
Ho scritto:
Comizio del Partito Comunista dei Lavoratori
Motivo della contestazione
Questo video contiene il materiale in questione, ma il materiale è di dominio pubblico o non è idoneo per essere protetto dal copyright.
Spiegazione
La registrazione audio è di un evento pubblico in una piazza di Roma durante un comizio politico. La registrazione dell'audio è distribuita con licenza creative commons da Radio Radicale, dato citato in uno dei frame. Ritengo inoltre che su canti come l'Internazionale che sono di pubblico dominio non ci sia la possibilità di mettere copyright in buona fede da nessuno. Aggiungo anche se questo può comportare la chiusura del mio account Youtube che questa sia una violazione del mio diritto di espressione garantito dalla Costituzione italiana.
Ritengo in buona fede che i reclami di cui sopra siano stati presentati per sbaglio e di disporre dei diritti necessari per utilizzare i contenuti del mio video per i motivi che ho dichiarato. Non ho consapevolmente fatto dichiarazioni false e non sto intenzionalmente facendo un uso improprio della procedura di contestazione al fine di interferire con i diritti altrui. Comprendo che la presentazione di contestazioni fraudolente potrebbe comportare la chiusura del mio account YouTube.
Firma
Sergio Fumich


La risposta:
Gentile Sergio Fumich,
One or more music publishing rights collecting societies ha esaminato la tua contestazione e ha abbandonato il suo reclamo per violazione del copyright sul tuo video "Comizio del Partito Comunista dei Lavoratori". Per ulteriori informazioni, visita la tua pagina Note sul copyright.
Cordiali saluti,
- Il team di YouTube


È incredibile che una situazione così kafkiana si sia soltanto posta in essere. Siamo alle solite, un po' come, in altro ambito per capire, con l'esempio recente del redditometro: siamo noi che dobbiamo dimostrare la nostra possibilità di fare certe spese e non lo stato a dimostrare a noi i motivi delle sue. È tempo di ribaltare questo tipo di situazione. Si può iniziare in due modi: innanzitutto prendendo coscienza che siamo sudditi e non quei cittadini della Repubblica di cui parla la nostra costituzione; secondo, un buon avvio a portata di mano, col nostro voto il 24 e 25 febbraio cominciare a creare le condizioni per una rivoluzione politica che ridia una vera speranza a questo paese.

Addormentarsi italiani e svegliarsi cinesi

Non è paranoia. Ma le policy di alcune major dei social network o presunti tali, operano in generale, ma soprattutto in questo frangente elettorale come un Grande Fratello. Contro la libertà di espressione sancita dalla Costituzione italiana, che forse non hanno mai letto, perché hanno aperto semplicemente una.filiale in un paese coloniale quale lo considerano, il nostro, l'Italia. Vittime di queste policy sono creativi che senza fini di lucro, ma solo per diffondere l'informazione e la consapevolezza dei problemi e delle questioni, per denunciare l'inganno mediatico perpetrato a danno di tutti noi dalla carta stampata e dalle televisioni di regime o asservite agli interessi forti che hanno una volontà di potenza sulle nostre vite per garantire i loro sporchi profitti, utilizzano i materiali audio/video che sono a disposizione sulla rete gratuitamente, certamente, per fruizione personale. Ma se io faccio leggere un libro ad un amico, non è che devo pagare il copyright per questo atto. Dunque, ogni vincolo su operazioni simili posto su materiale audio/video, dovrebbe essere considerato analogo. Anche perché un account di social network non è un negozio o una copisteria: è una pgina di diario dove io annoto ciò che voglio e che posso far leggere, o ascoltare, a chiunque senza obblighi di rispetto di fantomatici diritti che qualche major si inventa. Faccio un esempio reale: basta che Marco Ferrando, il candidato premier per il Partito Comunista dei Lavoratori intoni al termine di un suo comizio l'Internazionale, che un video contenente la registrazione di quel comizio, in una pubblica piazza, venga messo all'indice in quanto avrebbe violato fantomatici diritti di "One or more music publishing rights collecting societies", ben sapendo che l'Internazionale fino a prova contraria è canto e musica di pubblico dominio, e che chi la stava cantando per farla cantare a tutti, lo faceva in un luogo pubblico e, ovviamente per propaganda politica, cioè senza nessuna pretesa sulla sua esibizione canora.
Per non dire poi di video scomodi per le due coalizioni sponsorizzate da quello che Gramsci definiva come partito trasversale degli interessi forti, della borghesia, che oggi evidentemente sono il raggruppamento di Monti e il Partito democratico. In tal caso viene addirittura vietata la loro fruizione, usando come pretesto la violazione di diritti dei media che li hanno pur sempre prodotti seppure per motivi di cassetta legati all'audience, mentre nel contempo altri video; questi sì liberamente fruibili, che evidenziano cotraddizioni o spacciano schiocchezze per enormità che non stanno in cielo e in terra, impazzano e si duplicano, triplicano, com'è costume della rete, senza problemi di sorta.
A chi non segue attentamente e criticamente i fenomeni della rete sarà sfuggito un fatto banale. Ci sono state nell'ultimo mese, proprio in vista della campagna elettorale alcune, poche per la verità, trasmissioni e servizi dove, per l'onestà intellettuale dei curatori e conduttori, è stato effettuato un vero e proprio massacro mediatico dei promessi sposi Pd e montiani, e di quest'ultimi in particolar modo del loro totem, il Professore. Di questo massacro mediatico ci sono poche tracce nella rete perché da una parte i media massonici, nel senso gramsciano, non hanno diffuso nei social network tali contenuti, dall'altro tali contenuti, quando inseriti da comuni mortali, sono stati bloccati con il pretesto della violazione di chissà quale diritto, pretesto che mal si concilia col fatto che contenuti analoghi, ma neutri o favorevoli proliferano negli stessi social network.
Insomma, la sensazione evidente è che, dietro pretesti di apparente legalità - apparente perché in fin dei conti vanno a violare diritti sanciti dalla Costituzione - la policy attuata anche qui da noi, paese del civile e democratico Occidente, sia quella cinese, cioè accondiscendenza senza se e senza ma alla lobby dominante lì comunista o presunta tale, qui massonica, sempre in senso gramsciano.
Conclusione, dovremmo deciderci a rispolverare vecchie parole di lotta come il verbo boicottare. Boicottare social network che praticano policy asservite al potere dominante e censorio per far capire che la libertà della rete non si tocca. Boicottare per abbattere una filosofia che ci vede schiavi del consumismo e del profitto degli interessi forti. Ricordiamocelo anche nella cabina elettorale.

domenica 3 febbraio 2013

Maroni ieri su Napolitano e l'invito a tacere su MPS

"Conosco e stimo Napolitano e non voglio pensare questa cosa, ma la brutta impressione che si ha è che sia sceso in campo per coprire lo scandalo e attenuare i riflessi negativi che lo scandalo Mps sta avendo proprio sulle sorti elettorali del Pd". Così, come riporta la clip di ieri di TM News, il segretario federale della Leganord, Roberto Maroni, a margine di un incontro con gli elettori a Milano ha commentato l'intervento del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che ha chiesto alla stampa di rispettare il segreto delle indagini sulla vicenda che ha travolto la banca senese.

giovedì 31 gennaio 2013

Dopo l'antipolitica fa tendenza la fantapolitica

Dopo l'antipolitica, ecco la fantapolitica prendere piede quando una proposta politica contradditoria evidentemente fa acqua da tutte le parti. È quel che viene da dire osservando questi due spot elettorali del Partito democratico, dove non si propone ma si fa quella che si chiama commercialmente "pubblicità negativa". Per la prima clip si inventa un telegiornale di una emittente, la News 9, nel giorno in cui Berlusconi celebrerebbe, se vincitore delle elezioni e nominato premier, il 5 giugno 2013, "i primi 100 giorni del suo V prestigioso governo".


Il secondo video è un attacco al Movimento 5 Stelle.Un video costruito con un "copia e incolla" che strizza l'occhio, cioè con frasi dette estrapolate dal contesto. Un metodo con cui si può far intendere qualunque cosa, e di esempi di simile metodologia di fare "informazione" se ne son visti in questi giorni anche in alcuni tg e altri spazi televisivi. Il video viene presentato con questo slogan: "Vivresti in un Paese senza valori? Scegli l'Italia giusta". Verrebbe proprio da aggiungere un bel "Appunto!".

martedì 29 gennaio 2013

Stampa e Tv ci provano ma lo scandalo resta MPS

Come si monta un caso sul nulla, per distrarre l'attenzione dal vero problema, in questo caso lo scandalo del Monte dei Paschi di Siena e il presunto coinvolgimento del Pds-Ds-Pd nella vicenda. Un esempio da manuale, vien da dire, è il servizio di Giancarlo Feliziani, andato in onda sul Tg di Mentana ieri sera, che si dilunga sulle parole di Brunetta che chiosano la montatura della vicenda. Cronaca certo, ma non a caso si dà tanta esposizione in luce negativa a Brunetta che è fermo accusatore di Monti e del disastro del suo governo.


Ma a proposito della destra citata con tanto di foto nel precedente servizio, vediamo nella prossima clip cosa è successo oggi a L'aria che tira, sempre su La 7. La lite tra Alessandra Mussolini ed Andrea Scanzi de il Fatto Quotidiano con il vomito gratuito del secondo su Berlusconi e sul Duce e l'abbandono dello studio da parte della Mussolini con il catartico insulto finale "Testa di cazzo". La cosa divertente della clip è che lo Scanzi dà a Berlusconi dell'ignorante in storia e poi sbaglia lui sulla parentela tra Alessandra Mussolini e il nonno Benito: zio, poi corretto in nonno; e anche alla fine ha un attimo di indecisione a tal proposito.

domenica 27 gennaio 2013

La trave che si vuol far finta di non vedere

La clip di RaiNews24 con la risposta di Silvio Berlusconi alla domanda sulle responsabilità dell'Italia sull'Olocausto. C'è chi ha commentato così in calce alla clip su YouTube: "Berlusconi dice una cazzata alla tv? Giornali e telegiornali dedicano ore e ore di servizi su una frase. Scandalo possibile tangente da 2 miliardi? Nessuno ne parla. C'è qualcosa che non va negli italiani". Siamo sinceri, come dargli torto?

Li sbraniamo? Perché Bersani non lo fa comunque?

 "Sento da destra, dalla Lega e dal Pdl, dai loro giornali, che a loro modo lasciano quasi intendere che attorno al caso Mps ci sarebbe qualcosa di men che corretto da parte nostra: lo affermino e li sbraniamo". Lo ha detto ilsegretario del Pd, Pier Luigi Bersani, durante un comizio elettorale a Genova. La clip de il Fatto Quotidiano fissa questo momento topico del comizio. "La gente - ha proseguito il leader del Pd - ha avuto a che fare con cose tipo Credit Euro Nord e Credito Cooperativo Fiorentino. Si azzardino ad aprire bocca. Se ci cercano - ha concluso Bersani - ci trovano".


La critica politica, come ad esempio fa Casini, parla di intervento sopra le righe. In realtà, sembra più un avvertimento di stile mafioso. Se Bersani ha qualche cosa da tirar fuori a carico dei suoi avversari, perché non lo fa? Se non lo fa comunque, o non ha niente, o sa che questo innesterebbe una spirale in cui il suo partito inesorabilmente sarebbe trascinato nell'abisso. Il che, nel secondo caso, significherebbe che il Pd non è esente da colpe nello scandalo del Monte dei Paschi. Le facili sbruffonate non pagano proprio.

sabato 26 gennaio 2013

La Minetti come Nilde Iotti

Il Fatto Quotidiano ha rispolverato questa chicca youtubina che riguarda l'intervista della Zanzara a Daniela Santanchè del 12 aprile 2012. In periodo di campagna elettorale e con una catastrofe abbattutasi sul Pd tutto può far brodo per risollevare almeno un po' nelle pie intenzioni le sorti del centrosinistra. La Zanzara è una trasmissione radio di Radio24.
Cosa dice la Santanchè? Ce lo dice ladygroove71b che così commenta questa sua clip inserita su YouTube il 13 aprile 2012. "La Minetti? Anche Togliatti aveva come amante la Iotti, poi lei è diventata il primo presidente donna alla Camera, e sicuramente non aveva vinto concorsi. Nessuna delle due ha vinto un concorso, questo è sicuro". Queste parole surreali sono state pronunciate da Daniela Santanché alla Zanzara, su Radio 24. "La Iotti - aggiunge - faceva benissimo politica, ma nella stanza sopra delle Botteghe Oscure. Siccome ora si parla solo di Bunga Bunga possiamo dire che tutto il mondo è paese. Una compagna comunista da amante a presidente della Camera dimostra che le scorciatoie aiutano. Se non fosse stata l'amante di Togliatti non credo sarebbe mai diventata presidente della camera. Le scorciatoie c'erano ieri e ci sono anche oggi, forse un tempo era peggio".
Poi ricorda la confessione del nepotismo della Santachè. L'esponente del PdL rivendica poi candidamente la spintarella ricevuta da sua nipote, Silvia Garnero, nota per essere l'assessore più assenteista della Provincia di Milano. "Mia nipote? Meglio del Trota, lui é un pirla, lei brava, bella e capace. Difendo il nepotismo. Se hai un parente, anche un figlio, preparato e capace perché non deve avere la possibilità di emergere?", dichiara perentoriamente la Santanchè. "In politica funziona così, di cosa vi stupite? Quando si fa una giunta decidono i partiti. Ho detto a Podestà (presidente provincia di Milano, ndr) che c'era mia nipote, una ragazza brava, bella di cui mi fido. Piuttosto di suggerire uno che passa per strada e che non conosco. Lo rivendico con orgoglio". "Silvia ha il quid - dice ancora alla Zanzara - mentre il Trota ha dimostrato di essere un pirla anche se ha preso i voti, ma avete sentito le interviste che ha fatto? E poi parliamoci chiaro, nessuno di quelli che è in politica ha fatto concorsi, non è una raccomandazione, è una procedura normale".
E poi c'è Rosy Mauro e una previsione sbagliata riguardante la guida della Lega. La Santanchè, secondo cui Maroni non potrebbe mai essere il leader della Lega, si pronuncia anche sull'espulsione di Rosy Mauro: "svolgeva il ruolo di badante, un lavoro molto prezioso per la Lega, e doveva limitarsi a quello, non doveva avere mire politiche. Non la difenderei mai solo perché è una donna. Non e' una questione di genere. Non ho mai sentito il politico Rosi Mauro fare battaglie politiche, introdursi nell'agenda politica del paese. L'ho sempre vista svolgere molto bene il ruolo di badante, cosa che apprezzo. Lei ha preso il peggio degli uomini". E aggiunge: "Sarebbe una vera violenza verso gli italiani averla a sostituzione di Schifani in aula al Senato, in caso di assenza delle alte cariche dello Stato". Bossi, secondo il deputato PDL, "è la vera vittima, con la sua malattia". Poi, commentando l'autista che ha registrato Renzo, la Santanchè incalza: "Mi fa più schifo della Rosi Mauro. Se penso che potrei affidare mio figlio a un autista o a uno che può stargli vicino, con un possibile ricatto, non mi piace. È un infame, mi fa più schifo lui di tutto il resto. È un ricattatore"
E infine la clip chiude ovviamente su Sallusti. Gran finale con la rivendicazione di privacy e di "dimensione dell'intimo" circa la nota liaison tra la stessa Santanchè e Alessandro Sallusti, direttore de "il Giornale".
È una clip divertente, che dice molte cose senza alcun pudore dovuto a false ipocrisie. Ma soprattutto, se questa era l'intenzione, che non sposta di un millimetro possibili intenzioni di voto o l'attenzione di qualche incerto.



Molto più efficace, già così confezionata, ma ancor più se opportunamente interpolata o integrata, regalo un suggerimento, la clip che segue, che impazza nei primi posti su Youtube. Colpisce molto di più il lato deteriore di quest'epoca di berlusconismo che non le esternazioni della Santanchè candidata pidiellina.

mercoledì 23 gennaio 2013

La Rai un finto servizio pubblico

"Bisogna privatizzare la Rai, è un finto servizio pubblico". Lo ha detto, come ha riferito ieri TMNews, il candidato premier di "Fare per fermare il declino", Oscar Giannino da Torino, dove ha presentato i candidati piemontesi del suo partito.

domenica 20 gennaio 2013

Come si creano le leggende metropolitane

Ripropongo oggi la trasmissione su SkyTg24 della D'Amico con ospite Silvio Berlusconi, perché è un esempio efficace di come si creano dal nulla leggende metropolitane. Di questo video Claudio Messora (byoblu) ne ha tratto una clip-tormentone. Sicuramente ben fatta, la clip, e di successo in un paese di antiberlusconisti per disperazione. Peccato che non sia proprio corrispondente alla realtà delle cose, come si può verificare seguendo attentamente tutto lo svolgimento della trasmissione. Del resto, sempre per farsi un'idea precisa delle cose, per inquadrarle nella giusta angolatura, bisogna risalire alle fonti. Altrimenti siamo, sì, i topolini evocati in un suo intervento pubblico da Mario Monti. Topolini di altri pifferai.

sabato 19 gennaio 2013

La guerra civile siriana diventa un videogame

Un nuovo videogame offre ai giocatori la possibilità di prendere parte virtualmente ad una guerra in atto nella realtà, la guerra civile siriana. Il gioco ha fatto scandalo soprattutto per la scarsissima sensibilità verso la morte di almeno 60.000 persone nei quasi due anni causata dal conflitto in corso.

giovedì 17 gennaio 2013

La Lega in pasto ai giornali

Do per scontato che chi legga questo post, abbia letto il precedente, Quote latte, "la Lega non c'entra". Parola di pm, e pure il post Bucce di banana. Come si è detto, la magistratura ha affermato che con l'inchiesta sulle quote latte, e relative perquisizioni, la Lega non c'entra e Maroni ha annunciato che la Lega presenterà querela contro i giornali che hanno gettato fango sul suo partito. In questo post proverò a documentare i più consistenti schizzi di fango comparsi sulla carta stampata oggi. Cominciamo con il quotidiano dei Vescovi, Avvenire.

In prima pagina, nel taglio medio, a fianco di un riquadro con una foto di Mario Monti e un argomento positivo per il lettore cattolico, "Monti: il matrimonio? È tra un uomo e una donna", quanto vedete: "Quote latte, il Carroccio nella bufera" e l'occhiello insinua "Bancarotta e corruzione. Gdf nelle sedi di Milano e Torino". E poi due rimandi ad effetto: "Ai militari è stato negato l'accesso agli uffici dei parlamentari, che gridano al complotto" e l'altro, "L'ex-senatore del Carroccio Fruscio, che aveva denunciato lo scandalo: «Sono disgustato».
E veniamo a l'Unità. Qui siamo addirittura al titolo d'apertura.

Proseguendo, vediamo di seguito qualche articolo. Cominciamo da La Stampa.

Ora a leggere l'articolo di Paolo Colonnello non vi è nulla  se non il racconto di quanto finora è emerso dall'inchiesta riguardante la bancarotta di una società cooperativa "La Lombarda", una società cooperativa privata che non ha nulla a che fare con la lega. I militari erano venuti in Via Bellerio col compito, dice il giornale, di perquisire gli uffici, a Milano, della segretaria di Bossi Daniela Cantamessa e, a Torino, della segretaria amministrativa della segretaria amministrativa della Lega piemontese Loredana Zola, entrambe sentite come persone informate sui fatti, cioè come testimoni per i loro rapporti con gli ex amministratori della società fallita. L'unica "esagerazione" nell'articolo è il definire "«bottino» della Finanza, quel poco che par di capire è stato acquisito. E poi ovviamente tutto il gratuito almanaccare sulla vicenda della cooperativa, sottointendendo retroscena, vicenda che come si evince dallo stesso articolo poco c'entra col partito della Lega, se non per il fatto che i magistrati hanno sentito alcuni esponenti del Carroccio, il figlio di Bossi, Renzo, la compagna di Calderoli, Gianna Gancia, presidente della provincia di Cuneo, l'ex ministro dell'agricoltura Zaia e l'ex senatore Fruscio.


Nel titolo di la Repubblica è evidente la volontà di far pensare che quanto si va dicendo è riferibile al partito di Maroni. E con un incipit dell'articolo così, si sa già dove si vuol far arrivare la fantasia del lettore: "Forse dovevano arrivare i tempi delle vacche magre, o forse il sistema di mungitura era già talmente chiaro, lì, da vedere. Bastava solo mettere insieme dei passaggi, dei pezzi, delle dichiarazioni, e insieme le leggi, le promesse, le regole non rispettate, la resistenza a oltranza degli ultrà del latte".
Anticipo che domani troverete gli articoli che cito in un piccolo dossier nella pagina del blog Documentazione.
Per rafforzare, nell'edizione di Milano de la Repubblica, Andrea Montanari racconta di quando "Renzo Bossi diceva «Ci pensa papà»": "Il legame tra la Lega e i «Cobas del latte» anche in Regione ha origini lontane. Fanno parte della storia le immagini del figlio di Umberto Bossi, Renzo detto «il Trota», che sotto il Pirellone rassicura gli allevatori che non vogliono pagare le multe per le quote sforate: «Non vi preoccupate, ci pensa mio padre». Sul marciapiede del Palazzo della Regione, tra gli allevatori armati di bandiere verdi e trattori e perfino qualche mucca, c'era anche l'allora ministro del Carroccio Roberto Calderoli". E così via a citare e fare nomi, sull'onda dei ricordi che non guastano nel dare colori al quadro che si va dipingendo.


Il Messaggero segue invece un'altra strategia informativa, anche perché la Lega è affare del Nord, e chi conta a Roma è Berlusconi. Così eccoti un bel titolo come a dire: ma con chi si è andato ad alleare quello?

Tornando su Repubblica il buon Gad Lerner dà il massimo col suo pezzo "Mangiatoie padane" a commento di un evento che non c'è. "L'odore di stalla è ancora il più lieve, rispetto alle pestilenziali esalazioni dei bilanci leghisti che ammorbano la Lombardia, dai rimborsi a piè di lista del banchetto nuziale fino ai buoni acquisto di elettrodomestici distribuiti al Senato", tanto per dare un assaggino dell'articolo, che chi non l'ha letto lo troverà, come anticipato, domani nella pagine del blog Documentazione.
E poi c'è su La Stampa Giovanni Cerruti con il suo "Incubo padano".


E ancora l'Unità con i suoi articoli riportati sotto.



ItaliaOggi fa il punto con la nota politica con cui chiudo dopo aver detto che articoli equilibrati o "scandalizzati" dalle perquisizioni sotto le lelezioni, li trovate già ora nella Rassegna Stampa.

Quote latte, "la Lega non c'entra". Parola di pm

Nonostante le perquisizioni alle sedi della Lega Nord, nell'inchiesta sulle quote latte "non c’è alcun politico o funzionario pubblico indagato per corruzione". A dirlo è il procuratore aggiunto di Milano Francesco Greco, sottolineando che le indagini dei giorni scorsi non riguardavano il Carroccio, ma erano volte all’acquisizione di documenti che potessero essere utili nell’ambito di un’inchiesta solo per l’ipotesi di bancarotta grave, che comunque non riguarda in alcun modo il partito o i suoi esponenti. Il procuratore aggiunto, inoltre, sostiene che ci sono solo quattro indagati, e si tratta degli amministratori di fatto e di diritto della società fallita. Così sintetizza la notizia del giorno, Chiara Sarra su ilGiornale.it. Notizia del giorno non il fatto in sé, ma il déjà vu che esso rappresenta. La Lega in ripresa, anzi in netto vantaggio col Pdl in Lombardia nelle teste e nei cuori dei lombardi, ed ecco, come ho scritto in altro post le bucce di banana sul suo percorso nella speranza di distrarre qualche elettore.
Proprio questa mattina mi è capitato sotto gli occhi la clip che segue, che ben testimonia la sensazione appunto oggi di un déjà vu. Siamo nel 1994, la sinistra guidata da Achille Occhetto (i "Progressisti") ha messo in campo la "gioiosa macchina da guerra" che sembrava destinata a vincere facilmente le elezioni politiche, dopo gli scandali di Tangentopoli. Ma la discesa in campo di Silvio Berlusconi, come si sa, rovinò i piani di Achille Occhetto. Ebbene che successe allora tre giorni prima delle elezioni?


Roberto Maroni su Facebook accusa i "giornali mascalzoni" che hanno gettato fango sulla Lega. E annuncia querela: "Chiederò 10 milioni di euro, da dare in beneficenza". E quali sono questi giornali? Per dire quelli che ho potuto vedere, i cui articoli saranno argomento di un prossimo post: la Repubblica, La Stampa, Corriere della Sera, Il Messaggero, l'Unità. Ma immagino che siano in buona compagnia con altri.