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sabato 20 aprile 2013
Alle 15 il funerale della politica italiana?
Il Partito Democratico è morto. Ma c'è in atto un tentativo di trasformarlo in uno zombie, un morto vivente. Al compito è stato chiamato il grande sacerdote della casta e dei poteri forti, il Frankenstein che ha creato il mostro politico Mario Monti. In questo momento sul Tg democrat di Mentana, le truppe cammellate di Homer Simpson di Bettola e dello psiconano di Arcore stanno esaltando la più grande follia politica della Repubblica. Contenti loro, ma la gente? Ormai è guerra civile dichiarata dalla casta contro la gente italiana con un ennesimo tentativo di golpe. Possono mettere una pezza, ma non durerà. E dopo? Solo Grillo. Per mandarli a casa tutti, una volta per tutte.
giovedì 28 febbraio 2013
Verso la macroregione del Nord
La conferenza stampa del nuovo presidente della Regione Lombardia, Roberto Maroni, da via Bellerio a Milano dopo la notevole vittoria della sua coalizione sulla coalizione di centro sinistra, capeggiata dall'avvocato Ambrosoli, pilotata e sostenuta dalla sinistra bene milanese. Il risultato delle regionali permette la realizzazione della macroregione del Nord.
mercoledì 20 febbraio 2013
Aldo Loris Rossi. Il rischio Vesuvio a Napoli
Enrico Salvatori intervista Aldo Loris Rossi sul rischio Vesuvio a Napoli, per Radio Radicale. Aldo Loris Rossi è ordinario di Progettazione architettonica ed ambientale della Università di Napoli Federico II. È candidato alla Camera per la Lista Amnistia Giustizia Libertà. L'intervista è stata raccolta il 19 febbraio 2013.
mercoledì 6 febbraio 2013
La guerra della Guardia di Finanza alla contraffazione
Nella clip dell'agenzia di stampa Ansa, la guerra della Guardia di Finanza contro i prodotti contraffatti. Nel 2012 sono stati sequestrati 105 milioni di prodotti contraffatti e pericolosi. Non c'è ambito commerciale e manifatturiero immune dalla contraffazione.
lunedì 28 gennaio 2013
Maroni: Una task force per Expo demafizzata
Roberto Maroni, candidato presidente della Regione Lombardia, ha presentato oggi nella sede della Lega il programma elettorale della coalizione che lo sostiene. Per evitare qualsiasi infiltrazione della 'ndrangheta o della mafia e garantire trasparenza la Regione Lombardia, in caso di vittoria del centrodestra, istituirà una "task force per Expo demafizzata", che "lavorerà al fianco del gruppo investigativo già insediato in Prefettura a Milano". Maroni ha spiegato: "Già oggi è al lavoro in prefettura un gruppo investigativo speciale da me istituito. Ora voglio affiancare un gruppo analogo fatto dalla Regione per avere quattro occhi invece che due".
Il rischio Pedemontana a Seveso e a Desio
La clip de il Fatto Quotidiano denuncia un aspetto inquietante dell'opera. Un tratto del percorso taglia l'area di bonifica del disastro Icmesa del 1976 e, secondo i dati della stessa società, sono state trovate percentuali di diossina sopra la media. A Desio invece, dove sorgerà lo svincolo più grande d'Europa, c'è una discarica sequestrata alla 'ndrangheta che i cantieri stanno cercando di evitare per non accollarsi la messa in sicurezza.
domenica 13 gennaio 2013
Le scuse, Casini, almeno a Monti le ha fatte?
L'archivio audiovideo di YouTube permette con le sue clip di raccontare storie. Storie diverse, su argomenti diversi. Protagonista di questo post è Pier Ferdinando Casini, il leader dell'Udc, che nelle prossime elezioni politiche si presenta nell'agglomerato centrista-riformista di Mario Monti.
La prima clip ci ricorda uno scontro tra D'Alema e Casini, ospiti della trasmissione Ballarò su Rai3. Massimo D'Alema accusa senza mezzi parole Casini e il suo partito: Voi candidate la gente rinviata in giudizio. Il riferimento di D'Alema è a Totò Cuffaro.
Totò Cuffaro ha una lunga storia politica. Fu presidente della Regione siciliana dal 17 luglio 2001 al 18 gennaio 2008. La seconda clip ci racconta di un episodio poco edificante che ha riguardato l'allora, siamo nel 2007, presidente della Regione Sicilia: Totò Cuffaro e i suoi politici non vanno a commemorare l'anniversario di morte di Falcone ma, come annota il canale antimafiamilitante su YouTube, "s'incontrano con loschi figuri vicino ai più potenti boss mafiosi".
Totò Cuffaro nel 2005 era stato nominato vice-segretario nazionale dell'UDC, quando Lorenzo Cesa è subentrato a Marco Follini nella carica di segretario nazionale. Fu rieletto presidente della Regione il 28 maggio 2006, come candidato del centrodestra e del'Movimento per l'Autonomia, battendo la candidata del centrosinistra Rita Borsellino, sua principale avversaria, con il 53% contro il 41,6%. Il 9 aprile 2006, era stato eletto Senatore della Repubblica, come capolista dell'UDC nella circoscrizione Sicilia, ma si dimise il 24 luglio successivo, vista l'incompatibilità con la carica di presidente della Regione Siciliana.
Dopo meno di due anni dalla sua seconda elezione a presidente della Regione, il 26 gennaio 2008, si dimette dinanzi all'Assemblea Regionale Siciliana dalla carica di presidente della Regione, dopo la condanna in primo grado a 5 anni ed all'interdizione perpetua dai pubblici uffici per i reati di favoreggiamento e rivelazione di segreto d'ufficio, dopo giorni di pressioni da parte dell'opinione pubblica.
Nel febbraio dello stesso anno, Cuffaro viene nominato da Cesa commissario straordinario dell'UDC di Catania, dato che il precedente segretario provinciale ha abbandonato il movimento per aderire al Popolo della Libertà. In vista delle elezioni politiche del 2008, Pier Ferdinando Casini definisce Cuffaro un "perseguitato politico" ed annuncia che egli sarà candidato alle consultazioni nazionali, violando dunque la promessa, in campagna elettorale, di non candidatura per chi avesse subito condanne.
Siamo così alla terza clip. Casini ospite di Annozero del 31 Marzo 2008 dichiara di assumersi le responsabilità politiche di un'eventuale condanna dell'ex governatore della Sicilia Totò Cuffaro.
Il 13 aprile 2008 Totò Cuffaro viene quindi nuovamente eletto Senatore nel collegio Sicilia, nella lista UDC, aderendo al sottogruppo Udc, all'interno del gruppo Udc-SVP, Io Sud, Autonomie. Dal 24 febbraio 2009 è membro della Commissione di Vigilanza Rai.
Raffaele Lombardo, successore di Cuffaro alla Presidenza della Regione Siciliana, durante la seduta dell’Assemblea Regionale Siciliana del 13 aprile 2010 denunciava un patto tra l'ex governatore e alcuni ambienti mafiosi per la costruzione di quattro termovalorizzatori in Sicilia. Ciononostante, la vicenda politica di Totò Cuffaro è tutt'altro che finita. Veniamo all'ottobre 2010. C'è in ballo la mozione di sfiducia a Silvio Berlusconi. Un gruppo di Parlamentari siciliani, tra cui Cuffaro che sarà tra i fondatori de I Popolari di Italia Domani abbandonano il ruolo di opposizione, per il quale erano stati eletti nell'UDC, e si schierano a sostegno della maggioranza parlamentare di centrodestra. Ma curiosamente Cuffaro non formalizza il cambiamento restando nel gruppo parlamentare dell'UDC; inoltre preferisce non presenziare agli appuntamenti pubblici del nuovo Partito, per via dei suoi guai giudiziari.
Le vicende giudiziarie di Totò Cuffaro non si riescono a sintetizzare in poche frasi.Stendiamo un velo pietoso e veniamo così al 2011. Il 22 gennaio 2011 la Corte di Cassazione conferma in via definitiva la condanna a 7 anni di reclusione inflittagli l'anno prima dalla Corte di Appello di Palermo, nonostante la richiesta di eliminazione dell'aggravante mafiosa da parte del procuratore generale. Il giorno stesso Cuffaro si costituisce e viene rinchiuso nel carcere romano di Rebibbia. Il successivo 2 febbraio il Senato della Repubblica accoglie le sue dimissioni da parlamentare con 230 voti favorevoli, 25 contrari e 17 astenuti.
Nella clip la condanna in via definitiva dalla Cassazione a sette anni per favoreggiamento aggravato a Cosa nostra e violazione del segreto istruttorio.
Nelle motivazioni della sentenza i Giudici della Cassazione dichiarano provato l'accordo politico-mafioso tra il capo-mandamento Giuseppe Guttadauro e l'uomo politico Salvatore Cuffaro, e la consapevolezza di quest'ultimo di agevolare l'associazione mafiosa, inserendo nella lista elettorale per le elezioni siciliane del 2001 persone gradite ai boss e rivelando, in più occasioni, a personaggi mafiosi l'esistenza di indagini in corso nei loro confronti.
Siamo alla conclusione della nostra storia. Come avete potuto rivedere, a seguito della polemica per la candidatura di Cuffaro, Casini si assunse in diretta televisiva la responsabilità politica per la nomina. Successivamente però, a seguito della condanna definitiva di Cuffaro per favoreggiamento aggravato a Cosa nostra e rivelazione di segreto istruttorio, Casini, come del resto continua a ricordare Wikipedia, non ha compiuto gesti concreti per alleggerire la propria responsabilità politica in merito, incluse delle semplice scuse nei confronti degli elettori. E l'ultima clip ne è la prova.
La prima clip ci ricorda uno scontro tra D'Alema e Casini, ospiti della trasmissione Ballarò su Rai3. Massimo D'Alema accusa senza mezzi parole Casini e il suo partito: Voi candidate la gente rinviata in giudizio. Il riferimento di D'Alema è a Totò Cuffaro.
Totò Cuffaro ha una lunga storia politica. Fu presidente della Regione siciliana dal 17 luglio 2001 al 18 gennaio 2008. La seconda clip ci racconta di un episodio poco edificante che ha riguardato l'allora, siamo nel 2007, presidente della Regione Sicilia: Totò Cuffaro e i suoi politici non vanno a commemorare l'anniversario di morte di Falcone ma, come annota il canale antimafiamilitante su YouTube, "s'incontrano con loschi figuri vicino ai più potenti boss mafiosi".
Totò Cuffaro nel 2005 era stato nominato vice-segretario nazionale dell'UDC, quando Lorenzo Cesa è subentrato a Marco Follini nella carica di segretario nazionale. Fu rieletto presidente della Regione il 28 maggio 2006, come candidato del centrodestra e del'Movimento per l'Autonomia, battendo la candidata del centrosinistra Rita Borsellino, sua principale avversaria, con il 53% contro il 41,6%. Il 9 aprile 2006, era stato eletto Senatore della Repubblica, come capolista dell'UDC nella circoscrizione Sicilia, ma si dimise il 24 luglio successivo, vista l'incompatibilità con la carica di presidente della Regione Siciliana.
Dopo meno di due anni dalla sua seconda elezione a presidente della Regione, il 26 gennaio 2008, si dimette dinanzi all'Assemblea Regionale Siciliana dalla carica di presidente della Regione, dopo la condanna in primo grado a 5 anni ed all'interdizione perpetua dai pubblici uffici per i reati di favoreggiamento e rivelazione di segreto d'ufficio, dopo giorni di pressioni da parte dell'opinione pubblica.
Nel febbraio dello stesso anno, Cuffaro viene nominato da Cesa commissario straordinario dell'UDC di Catania, dato che il precedente segretario provinciale ha abbandonato il movimento per aderire al Popolo della Libertà. In vista delle elezioni politiche del 2008, Pier Ferdinando Casini definisce Cuffaro un "perseguitato politico" ed annuncia che egli sarà candidato alle consultazioni nazionali, violando dunque la promessa, in campagna elettorale, di non candidatura per chi avesse subito condanne.
Siamo così alla terza clip. Casini ospite di Annozero del 31 Marzo 2008 dichiara di assumersi le responsabilità politiche di un'eventuale condanna dell'ex governatore della Sicilia Totò Cuffaro.
Il 13 aprile 2008 Totò Cuffaro viene quindi nuovamente eletto Senatore nel collegio Sicilia, nella lista UDC, aderendo al sottogruppo Udc, all'interno del gruppo Udc-SVP, Io Sud, Autonomie. Dal 24 febbraio 2009 è membro della Commissione di Vigilanza Rai.
Raffaele Lombardo, successore di Cuffaro alla Presidenza della Regione Siciliana, durante la seduta dell’Assemblea Regionale Siciliana del 13 aprile 2010 denunciava un patto tra l'ex governatore e alcuni ambienti mafiosi per la costruzione di quattro termovalorizzatori in Sicilia. Ciononostante, la vicenda politica di Totò Cuffaro è tutt'altro che finita. Veniamo all'ottobre 2010. C'è in ballo la mozione di sfiducia a Silvio Berlusconi. Un gruppo di Parlamentari siciliani, tra cui Cuffaro che sarà tra i fondatori de I Popolari di Italia Domani abbandonano il ruolo di opposizione, per il quale erano stati eletti nell'UDC, e si schierano a sostegno della maggioranza parlamentare di centrodestra. Ma curiosamente Cuffaro non formalizza il cambiamento restando nel gruppo parlamentare dell'UDC; inoltre preferisce non presenziare agli appuntamenti pubblici del nuovo Partito, per via dei suoi guai giudiziari.
Le vicende giudiziarie di Totò Cuffaro non si riescono a sintetizzare in poche frasi.Stendiamo un velo pietoso e veniamo così al 2011. Il 22 gennaio 2011 la Corte di Cassazione conferma in via definitiva la condanna a 7 anni di reclusione inflittagli l'anno prima dalla Corte di Appello di Palermo, nonostante la richiesta di eliminazione dell'aggravante mafiosa da parte del procuratore generale. Il giorno stesso Cuffaro si costituisce e viene rinchiuso nel carcere romano di Rebibbia. Il successivo 2 febbraio il Senato della Repubblica accoglie le sue dimissioni da parlamentare con 230 voti favorevoli, 25 contrari e 17 astenuti.
Nella clip la condanna in via definitiva dalla Cassazione a sette anni per favoreggiamento aggravato a Cosa nostra e violazione del segreto istruttorio.
Nelle motivazioni della sentenza i Giudici della Cassazione dichiarano provato l'accordo politico-mafioso tra il capo-mandamento Giuseppe Guttadauro e l'uomo politico Salvatore Cuffaro, e la consapevolezza di quest'ultimo di agevolare l'associazione mafiosa, inserendo nella lista elettorale per le elezioni siciliane del 2001 persone gradite ai boss e rivelando, in più occasioni, a personaggi mafiosi l'esistenza di indagini in corso nei loro confronti.
Siamo alla conclusione della nostra storia. Come avete potuto rivedere, a seguito della polemica per la candidatura di Cuffaro, Casini si assunse in diretta televisiva la responsabilità politica per la nomina. Successivamente però, a seguito della condanna definitiva di Cuffaro per favoreggiamento aggravato a Cosa nostra e rivelazione di segreto istruttorio, Casini, come del resto continua a ricordare Wikipedia, non ha compiuto gesti concreti per alleggerire la propria responsabilità politica in merito, incluse delle semplice scuse nei confronti degli elettori. E l'ultima clip ne è la prova.
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