con interviste ad Emma Bonino, Paolo Izzo, Riccardo Maggi, Marco Pannella, Maurizio Turco, Michele De Lucia e Paola Di Folco. Emma Bonino è vice presidente del Senato della Repubblica, candidata per la Lista Amnistia Giustizia e Libertà; Paolo Izzo è candidato alle elezioni politiche con la Lista Amnistia Giustizia e Libertà; Riccardo Magi è segretario di Radicali Roma; Marco Pannella è presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito; Maurizio Turco è deputato, candidato per la Lista Amnistia Giustizia e Libertà; Michele De Lucia è tesoriere di Radicali Italiani, candidato per la Lista Amnistia Giustizia e Libertà; Paola Di Folco è membro della Giunta di Radicali Italiani, candidata per la Lista Amnistia Giustizia e Libertà.
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martedì 19 febbraio 2013
Manifestazione davanti alla sede dell'Agcom di Roma
La registrazione del collegamento di Radio Radicale, in diretta con Lanfranco Palazzolo, nell'ambito della manifestazione della Lista Amnistia Giustizia e Libertà davanti la sede dell'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni di Roma contro l'illegalità della campagna elettorale e la negazione del diritto dei cittadini a poter conoscere le diverse proposte elettorali,
con interviste ad Emma Bonino, Paolo Izzo, Riccardo Maggi, Marco Pannella, Maurizio Turco, Michele De Lucia e Paola Di Folco. Emma Bonino è vice presidente del Senato della Repubblica, candidata per la Lista Amnistia Giustizia e Libertà; Paolo Izzo è candidato alle elezioni politiche con la Lista Amnistia Giustizia e Libertà; Riccardo Magi è segretario di Radicali Roma; Marco Pannella è presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito; Maurizio Turco è deputato, candidato per la Lista Amnistia Giustizia e Libertà; Michele De Lucia è tesoriere di Radicali Italiani, candidato per la Lista Amnistia Giustizia e Libertà; Paola Di Folco è membro della Giunta di Radicali Italiani, candidata per la Lista Amnistia Giustizia e Libertà.
con interviste ad Emma Bonino, Paolo Izzo, Riccardo Maggi, Marco Pannella, Maurizio Turco, Michele De Lucia e Paola Di Folco. Emma Bonino è vice presidente del Senato della Repubblica, candidata per la Lista Amnistia Giustizia e Libertà; Paolo Izzo è candidato alle elezioni politiche con la Lista Amnistia Giustizia e Libertà; Riccardo Magi è segretario di Radicali Roma; Marco Pannella è presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito; Maurizio Turco è deputato, candidato per la Lista Amnistia Giustizia e Libertà; Michele De Lucia è tesoriere di Radicali Italiani, candidato per la Lista Amnistia Giustizia e Libertà; Paola Di Folco è membro della Giunta di Radicali Italiani, candidata per la Lista Amnistia Giustizia e Libertà.
domenica 17 febbraio 2013
L'ultima puntata di "Fai Notizia"
Nell'ultima puntata di Fai Notizia, trasmissione settimanale che va in onda su Radio Radicale il lunedì, due temi di grande attualità: "Rai, disservizio pubblico" e "Se i sondaggi influenzano il risultato elettorale". Ecco un piccolo assaggio su quest'ultimo argomento: "Avete presente il momento topico dei talk show in cui gli ospiti designati sono chiamati a commentare i freddi numeri scaturiti dai sondaggi? Oppure: avete presente quello della zuffa tra politici di parti opposte che si presentano con dati alla mano altrettanto opposti? Vi siete sempre chiesti come sia possibile che anche sondaggi affini riportino risultati divergenti? Semplice: perché i sondaggi d'opinione nell'antidemocrazia italiana si sono ridotti a strumento di propaganda".
martedì 12 febbraio 2013
Tecnologia e oscurantismo servile
Ancora una questione e poi chiudo il discorso aperto qualche post fa. Il controllo, già il controllo, chi fa il controllo? Da quanto par di capire c'è del software in Danimarca, parafrasando l'Amleto. Ammesso e concesso; del resto un colosso come Google può permettersi non un server qualunque, ma un super-computer per fare tutti i controlli di questo mondo, non è questo il punto. Il massimo che può fare un computer è fornire molto garbage out e segnalazioni sospette sulla base di sequenze audio o confronti e analisi dei file video. Il software non può comunque decidere se è una segnalazione congrua o è un abbaglio. Quando si dice che Pinco ha fatto una rimostranza, evidentemente c'è stato un giudizio sulla segnalazione del software di rilevamento, che non può che essere umano. Arrivo alla domanda. Se è un'azienda privata solleva il cartellino giallo o rosso, sono affari suoi stipendiare con parte dei profitti un team di persone che facciano i controlli per conto dell'azienda, siano essi dipendenti o esterni. La politica di YouTube è di risarcire con la pubblicità sulla clip l'utilizzo nel video di materiali audio/video di terze parti In fin dei conti la cosa regge e non scandalizza più di tanto. Ma se l'azienda vive del denaro pubblico, la questione assume un altro aspetto. Da qui un paio di domande. Prima domanda: con quali soldi sono pagati i censori? Col canone? Se poi è materiale di servizio pubblico, quello che giustifica il canone, non dovrebbero valere le norme che riguardano tutte le amministrazioni pubbliche circa i materiali da loro prodotti? Quando alcuni di tali video vengono oscurati, cioè viene proibita la loro visione, questo non si configura come abuso d'ufficio? Quale è il motivo che non fa neppure l'introito pubblicitario sufficiente, al contrario di milioni di casi analoghi, per permettere la visione? È forse un motivo politico? Va bene se evidenzia magagne del Berlusconi di turno, guai se evidenzia quelle pesanti del coccolato di turno? Non è anche questo un abuso? La Commissione parlamentare di vigilanza è a conoscenza del problema? Se sì, si è mai pronunciata in merito? Potrei aggiungere cento altre domande, ma mi fermo e dico soltanto che bisogna cominciare ad aprire tutte due gli occhi se vogliamo che i nostri figli abbiano una speranza di vivere in un paese migliore e non in una repubblica delle banane in cui è il più forte a fare le norme, a spendere e spandere quanto più gli aaggrada senza dover mai risponderne a nessuno.Rendiamoci contro che questa attività censoria in qualche modo remunerata va nella quasi totalità dei casi ad impedire la visione di una clip autoprodotta che attira un numero di utenti della rete che va da poche unità, a qualche decina; un centinaio è già un successo, se arriva al migliaio il realizzatore può pensare di fare il clipparolo di professione. Pensiamoci, lo ripeto ancora una volta e visto che l'occasione è a giorni, pensiamoci in cabina elettorale, dove parafrasando un vecchio tormentone, Dio ti vede, ma smacchiatori di giaguari, professori, tirapiedi e portaborse di interessi forti no. Esprimiamo un voto utile per noi e per i nostri bisogni, non per quelli della casta trasversale che ha ridotto l'Italia allo sfascio..
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Bersani e il Grande Fratello di Viale Mazzini
E già che siamo diciamole tutte. Sempre il riferimento è ai post precedenti. Un altro video che ho tolto da YouTube, perché la sua fruizione era bloccata, mondialmente!, per utilizzo di immagini delle televisioni italiane, cioè come quasi il 90% dei video di politica caricati da gente comune nella rete, per altro, fruibili in rete, riguardava pochi secondi di un intervento sul Montepaschi di Bersani ad Agorà. Bene, nella lettera che ho ricevuto da YouTube come "mandante" viene indicata la Rai (il video conteneva anche immagini di altre reti televisive). La Rai che stipendio annualmente con il canone, la Rai che si permette per due mesi consecutivi di perseguitarmi e perseguitare voi ad ogni telegiornale e altrove col suo mobbing asfissiante sul pagamento del canone, la Rai che dovrebbe essere un servizio pubblico, che dovrebbe avere come obiettivo non la salvaguardia della lobby al governo e i profumati stipendi dei propri funzionari e giornalisti, ma far crescere la connsapevolezza e la partecipazione degli italiani alla cosa pubblica, diffondere la conoscenza e l'informazione sulle questioni e vicende che determinano la nostra quotidianità! Mi domando se il segretario del Partito democratico ne sia a conoscenza di questa benevola ma controproducente sollecitudine che la Rai ha nei suoi riguardi? Forse è il caso di specificare meglio: Agorà, dicevo, dunque che Rai3 ha nei suoi riguardi. Bersani, se legge questo post, me lo faccia sapere.
Ma l'incazzatura chi me la ripaga?
Poiché ho ricevuto risposta alla mia controcontestazione sulla questione riportata nel post precedente: pretesa di copyright da non ben specificate " One or more music publishing rights collecting societies" su l'Internazionale intonata da Marco Ferrando in un comizio a Roma, riporto di seguito sia la mia e-mail che quella di risposta.
Ho scritto:
Comizio del Partito Comunista dei Lavoratori
Motivo della contestazione
Questo video contiene il materiale in questione, ma il materiale è di dominio pubblico o non è idoneo per essere protetto dal copyright.
Spiegazione
La registrazione audio è di un evento pubblico in una piazza di Roma durante un comizio politico. La registrazione dell'audio è distribuita con licenza creative commons da Radio Radicale, dato citato in uno dei frame. Ritengo inoltre che su canti come l'Internazionale che sono di pubblico dominio non ci sia la possibilità di mettere copyright in buona fede da nessuno. Aggiungo anche se questo può comportare la chiusura del mio account Youtube che questa sia una violazione del mio diritto di espressione garantito dalla Costituzione italiana.
Ritengo in buona fede che i reclami di cui sopra siano stati presentati per sbaglio e di disporre dei diritti necessari per utilizzare i contenuti del mio video per i motivi che ho dichiarato. Non ho consapevolmente fatto dichiarazioni false e non sto intenzionalmente facendo un uso improprio della procedura di contestazione al fine di interferire con i diritti altrui. Comprendo che la presentazione di contestazioni fraudolente potrebbe comportare la chiusura del mio account YouTube.
Firma
Sergio Fumich
La risposta:
Gentile Sergio Fumich,
One or more music publishing rights collecting societies ha esaminato la tua contestazione e ha abbandonato il suo reclamo per violazione del copyright sul tuo video "Comizio del Partito Comunista dei Lavoratori". Per ulteriori informazioni, visita la tua pagina Note sul copyright.
Cordiali saluti,
- Il team di YouTube
È incredibile che una situazione così kafkiana si sia soltanto posta in essere. Siamo alle solite, un po' come, in altro ambito per capire, con l'esempio recente del redditometro: siamo noi che dobbiamo dimostrare la nostra possibilità di fare certe spese e non lo stato a dimostrare a noi i motivi delle sue. È tempo di ribaltare questo tipo di situazione. Si può iniziare in due modi: innanzitutto prendendo coscienza che siamo sudditi e non quei cittadini della Repubblica di cui parla la nostra costituzione; secondo, un buon avvio a portata di mano, col nostro voto il 24 e 25 febbraio cominciare a creare le condizioni per una rivoluzione politica che ridia una vera speranza a questo paese.
Ho scritto:
Comizio del Partito Comunista dei Lavoratori
Motivo della contestazione
Questo video contiene il materiale in questione, ma il materiale è di dominio pubblico o non è idoneo per essere protetto dal copyright.
Spiegazione
La registrazione audio è di un evento pubblico in una piazza di Roma durante un comizio politico. La registrazione dell'audio è distribuita con licenza creative commons da Radio Radicale, dato citato in uno dei frame. Ritengo inoltre che su canti come l'Internazionale che sono di pubblico dominio non ci sia la possibilità di mettere copyright in buona fede da nessuno. Aggiungo anche se questo può comportare la chiusura del mio account Youtube che questa sia una violazione del mio diritto di espressione garantito dalla Costituzione italiana.
Ritengo in buona fede che i reclami di cui sopra siano stati presentati per sbaglio e di disporre dei diritti necessari per utilizzare i contenuti del mio video per i motivi che ho dichiarato. Non ho consapevolmente fatto dichiarazioni false e non sto intenzionalmente facendo un uso improprio della procedura di contestazione al fine di interferire con i diritti altrui. Comprendo che la presentazione di contestazioni fraudolente potrebbe comportare la chiusura del mio account YouTube.
Firma
Sergio Fumich
La risposta:
Gentile Sergio Fumich,
One or more music publishing rights collecting societies ha esaminato la tua contestazione e ha abbandonato il suo reclamo per violazione del copyright sul tuo video "Comizio del Partito Comunista dei Lavoratori". Per ulteriori informazioni, visita la tua pagina Note sul copyright.
Cordiali saluti,
- Il team di YouTube
È incredibile che una situazione così kafkiana si sia soltanto posta in essere. Siamo alle solite, un po' come, in altro ambito per capire, con l'esempio recente del redditometro: siamo noi che dobbiamo dimostrare la nostra possibilità di fare certe spese e non lo stato a dimostrare a noi i motivi delle sue. È tempo di ribaltare questo tipo di situazione. Si può iniziare in due modi: innanzitutto prendendo coscienza che siamo sudditi e non quei cittadini della Repubblica di cui parla la nostra costituzione; secondo, un buon avvio a portata di mano, col nostro voto il 24 e 25 febbraio cominciare a creare le condizioni per una rivoluzione politica che ridia una vera speranza a questo paese.
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Addormentarsi italiani e svegliarsi cinesi
Non è paranoia. Ma le policy di alcune major dei social network o presunti tali, operano in generale, ma soprattutto in questo frangente elettorale come un Grande Fratello. Contro la libertà di espressione sancita dalla Costituzione italiana, che forse non hanno mai letto, perché hanno aperto semplicemente una.filiale in un paese coloniale quale lo considerano, il nostro, l'Italia. Vittime di queste policy sono creativi che senza fini di lucro, ma solo per diffondere l'informazione e la consapevolezza dei problemi e delle questioni, per denunciare l'inganno mediatico perpetrato a danno di tutti noi dalla carta stampata e dalle televisioni di regime o asservite agli interessi forti che hanno una volontà di potenza sulle nostre vite per garantire i loro sporchi profitti,
utilizzano
i materiali audio/video che sono a disposizione sulla rete gratuitamente, certamente, per fruizione personale. Ma se io faccio leggere un libro ad un amico, non è che devo pagare il copyright per questo atto. Dunque, ogni vincolo su operazioni simili posto su materiale audio/video, dovrebbe essere considerato analogo. Anche perché un account di social network non è un negozio o una copisteria: è una pgina di diario dove io annoto ciò che voglio e che posso far leggere, o ascoltare, a chiunque senza obblighi di rispetto di fantomatici diritti che qualche major si inventa. Faccio un esempio reale: basta che Marco Ferrando, il candidato premier per il Partito Comunista dei Lavoratori intoni al termine di un suo comizio l'Internazionale, che un video contenente la registrazione di quel comizio, in una pubblica piazza, venga messo all'indice in quanto avrebbe violato fantomatici diritti di "One or more music publishing rights collecting societies", ben sapendo che l'Internazionale fino a prova contraria è canto e musica di pubblico dominio, e che chi la stava cantando per farla cantare a tutti, lo faceva in un luogo pubblico e, ovviamente per propaganda politica, cioè senza nessuna pretesa sulla sua esibizione canora.
Per non dire poi di video scomodi per le due coalizioni sponsorizzate da quello che Gramsci definiva come partito trasversale degli interessi forti, della borghesia, che oggi evidentemente sono il raggruppamento di Monti e il Partito democratico. In tal caso viene addirittura vietata la loro fruizione, usando come pretesto la violazione di diritti dei media che li hanno pur sempre prodotti seppure per motivi di cassetta legati all'audience, mentre nel contempo altri video; questi sì liberamente fruibili, che evidenziano cotraddizioni o spacciano schiocchezze per enormità che non stanno in cielo e in terra, impazzano e si duplicano, triplicano, com'è costume della rete, senza problemi di sorta.
A chi non segue attentamente e criticamente i fenomeni della rete sarà sfuggito un fatto banale. Ci sono state nell'ultimo mese, proprio in vista della campagna elettorale alcune, poche per la verità, trasmissioni e servizi dove, per l'onestà intellettuale dei curatori e conduttori, è stato effettuato un vero e proprio massacro mediatico dei promessi sposi Pd e montiani, e di quest'ultimi in particolar modo del loro totem, il Professore. Di questo massacro mediatico ci sono poche tracce nella rete perché da una parte i media massonici, nel senso gramsciano, non hanno diffuso nei social network tali contenuti, dall'altro tali contenuti, quando inseriti da comuni mortali, sono stati bloccati con il pretesto della violazione di chissà quale diritto, pretesto che mal si concilia col fatto che contenuti analoghi, ma neutri o favorevoli proliferano negli stessi social network.
Insomma, la sensazione evidente è che, dietro pretesti di apparente legalità - apparente perché in fin dei conti vanno a violare diritti sanciti dalla Costituzione - la policy attuata anche qui da noi, paese del civile e democratico Occidente, sia quella cinese, cioè accondiscendenza senza se e senza ma alla lobby dominante lì comunista o presunta tale, qui massonica, sempre in senso gramsciano.
Conclusione, dovremmo deciderci a rispolverare vecchie parole di lotta come il verbo boicottare. Boicottare social network che praticano policy asservite al potere dominante e censorio per far capire che la libertà della rete non si tocca. Boicottare per abbattere una filosofia che ci vede schiavi del consumismo e del profitto degli interessi forti. Ricordiamocelo anche nella cabina elettorale.
Per non dire poi di video scomodi per le due coalizioni sponsorizzate da quello che Gramsci definiva come partito trasversale degli interessi forti, della borghesia, che oggi evidentemente sono il raggruppamento di Monti e il Partito democratico. In tal caso viene addirittura vietata la loro fruizione, usando come pretesto la violazione di diritti dei media che li hanno pur sempre prodotti seppure per motivi di cassetta legati all'audience, mentre nel contempo altri video; questi sì liberamente fruibili, che evidenziano cotraddizioni o spacciano schiocchezze per enormità che non stanno in cielo e in terra, impazzano e si duplicano, triplicano, com'è costume della rete, senza problemi di sorta.
A chi non segue attentamente e criticamente i fenomeni della rete sarà sfuggito un fatto banale. Ci sono state nell'ultimo mese, proprio in vista della campagna elettorale alcune, poche per la verità, trasmissioni e servizi dove, per l'onestà intellettuale dei curatori e conduttori, è stato effettuato un vero e proprio massacro mediatico dei promessi sposi Pd e montiani, e di quest'ultimi in particolar modo del loro totem, il Professore. Di questo massacro mediatico ci sono poche tracce nella rete perché da una parte i media massonici, nel senso gramsciano, non hanno diffuso nei social network tali contenuti, dall'altro tali contenuti, quando inseriti da comuni mortali, sono stati bloccati con il pretesto della violazione di chissà quale diritto, pretesto che mal si concilia col fatto che contenuti analoghi, ma neutri o favorevoli proliferano negli stessi social network.
Insomma, la sensazione evidente è che, dietro pretesti di apparente legalità - apparente perché in fin dei conti vanno a violare diritti sanciti dalla Costituzione - la policy attuata anche qui da noi, paese del civile e democratico Occidente, sia quella cinese, cioè accondiscendenza senza se e senza ma alla lobby dominante lì comunista o presunta tale, qui massonica, sempre in senso gramsciano.
Conclusione, dovremmo deciderci a rispolverare vecchie parole di lotta come il verbo boicottare. Boicottare social network che praticano policy asservite al potere dominante e censorio per far capire che la libertà della rete non si tocca. Boicottare per abbattere una filosofia che ci vede schiavi del consumismo e del profitto degli interessi forti. Ricordiamocelo anche nella cabina elettorale.
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venerdì 8 febbraio 2013
Trattenere il 75% delle tasse in Lombardia, lo spot
L'ultimo spot elettorale della Lega Nord per Maroni presidente della Regione lombardia. Il tema dello spot per queste elezioni regionali 2013 è la proposta di Maroni e della Lega di trattenere il 75% delle tasse in Lombardia.
domenica 3 febbraio 2013
Grane rumene per Alitalia
L'Atr 72 della compagnia romena Carpatair in servizio per Alitalia giace come spiaggiato sulla terza pista di Fiumicino. Poco dopo le 20.30 del due febbraio il velivolo, proveniente da Pisa con 50 passeggeri a bordo, è finito fuori pista per colpa, sembra, di una forte raffica di vento. A bordo si scatenano panico e paura, intervengono i soccorritori: alla fine si conteranno 16 feriti, di cui due, un passeggero e la copilota romena, gravi ma non in pericolo di vita. L'incidente, oltre allo spavento, si trascina dietro una selva di polemiche, che prendono di mira Alitalia: questa, infatti, è la quinta volta che si registra un episodio del genere dal dicembre 2011, quando fu sottoscritto l'accordo con la compagnia di Timisoara. Il vettore italiano, a poche ore dall'incidente, ha sospeso quell'intesa facendosi carico di coprire coi propri mezzi le tratte servite dalla Carpatair. Ma a gettare benzina sul fuoco è un altro dettaglio: dall'Atr 72 nel giro di una notte è scomparsa la livrea dell'Alitalia che in queste immagini girate poco dopo l'incidente è chiaramente presente. Sul velivolo restano solo la matricola YR-ATS e la bandierina della Romania. Il servizio è di TM News.
giovedì 31 gennaio 2013
La sanità greca al collasso
La crisi economica in Grecia colpisce in maniera sempre più pesante il settore della sanità e mostra il suo drammatico impatto sociale. Lo riferisce EuroNews. Atene è attraversata da una nuova ondata di proteste di medici e personale ospedaliero, contro i tagli che stanno portando al collasso l'intero comparto.
lunedì 28 gennaio 2013
Proposto il successore di Giuseppe Mussari all'ABI
Il Comitato di Presidenza dell'Abi, presieduto da Camillo Venesio, ha convocato, per giovedì 31 gennaio, una riunione dell'Esecutivo per "proporre al Comitato Esecutivo l'elezione a presidente dell'Abi di Antonio Patuelli", presidente della Cassa di Risparmio di Ravenna. In una nota si dice che il Comitato di presidenza dell'Abi "ha riconosciuto la necessità e l'urgenza di indicare in tempi brevi una candidatura unica, forte e autorevole". Al Comitato di Presidenza hanno partecipato, oltre al vicepresidente vicario Camillo Venesio, Luigi Abete, Alessandro Azzi, Giovanni Berneschi, Francesco Micheli, Roberto Nicastro, Giovanni Pirovano, Alessandro Profumo, Guido Rosa, Mario Farcinelli e Emilio Zanetti. Il motivo della riunione era l'esame della situazione che si é venuta a determinare a seguito delle dimissioni che sono state rassegnate da Giuseppe Mussari. Il Comitato, "dopo approfondita riflessione, nel corso della quale si è preso atto della sensibilità e del senso di responsabilità dimostrato da Giuseppe Mussari con la decisione di tenere distinte dalle vicende dell'Associazione specifiche vicende personali", ha preso una serie di decisioni tra cui avanzare la proposta al Comitato Esecutivo di Antonio Patuelli come nuovo presidente, che è stata avanzata "in ossequio alle disposizioni statutarie, che si proceda al previsto avvicendamento tra le varie categorie dimensionali delle banche associate che finora hanno visto la presidenza dell'Abi retta da un rappresentante delle grandi banche".
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mercoledì 23 gennaio 2013
La Rai un finto servizio pubblico
"Bisogna privatizzare la Rai, è un finto servizio pubblico". Lo ha detto, come ha riferito ieri TMNews, il candidato premier di "Fare per fermare il declino", Oscar Giannino da Torino, dove ha presentato i candidati piemontesi del suo partito.
lunedì 14 gennaio 2013
L'Imu sull'immondizia
La clip spiega in maniera semplice e immediata la portata della nuova tassa Tares che sostituirà la Tarsu, una vera e propria Imu sull'immondizia. Il servizio contiene anche sull'argomento un'intervista all'on. Manuela Lanzarin della Lega Nord.
Cosa pensa la gente della sanità lombarda?
Cosa pensa la gente della sanità lombarda? Una clip del Tg Nord di Tele Padania ce lo racconta con una serie di interviste per strada. Traspare un giudizio positivo ma con la sottolineatura della pecca più macroscopica: i tempi di attesa per poter effettuare analisi strumentali specialistiche.
La clip successiva contiene un'intervista al senatore leghista Fabio Rizzi, che esprime un giudizio negativo di merito sul governo Monti in materia sanitaria.
La clip successiva contiene un'intervista al senatore leghista Fabio Rizzi, che esprime un giudizio negativo di merito sul governo Monti in materia sanitaria.
Scontri No Tav e polizia a Torino
Per l'inaugurazione della seconda stazione ferroviaria di Torino Porta Susa, la città è stata blindata. La cerimonia per l'apertura dello scalo ad alta velocità vedeva degli ospiti di eccezione: il premier dimissionario Mario Monti, il sindaco di Torino Piero Fassino, il governatore della Regione Piemonte Roberto Cota, e i vertici di Trenitalia, Lamberto Cardia e Mauro Moretti. Ma, come la clip di Cosimo Caridi per il Fatto Quotidiano mostra, fuori ad aspettarli c'erano i gruppi dei NoTav, e non solo loro. Alle 12 c'è stata una carica di alleggerimento in piazza XVIII Dicembre, proprio di fronte alla stazione. I manifestanti hanno lanciato degli oggetti verso le forze dell'ordine. La clip dà conto della contestazione al premier dimissionario, in carica per il disbrigo degli affari correnti, Monti.
venerdì 11 gennaio 2013
Smascherato il Grande Fratello
Non era sensazione, era realtà l'accentuata presenza di Mario Monti sui canali televisivi. Insomma il "grande fratello" mediatico lavorava per far pendere l'italiano televisivo - gutta cavat lapidem non vi, sed saepe cadendo - sulle posizioni del Professore, soprattutto per favorire la sua discesa/salita in politica. Ieri l'Agcom ha emanato "un forte richiamo a tutte le emittenti nazionali affinché provvedano all'immediato riequilibrio dell'informazione politica tra tutti i soggetti politici, assicurando parità di trattamento tra forze politiche analoghe e l'equa rappresentazione di tutte le opinioni nella fase che precede la presentazione delle liste e delle coalizioni".
Come riporta un lancio Agi, l'Agcom ha esaminato i dati relativi alle due prime settimane della campagna elettorale (24-30 dicembre, 31 dicembre-6 gennaio), rilevando "l'esistenza di diffusi squilibri nella presenza delle forze politiche nei telegiornali diffusi da Rai, Mediaset, Telecom Italia Media e Sky Italia". In particolare, l'Autorità rileva nei tg della Rai "una sottopresenza del PDL rispetto al PD (Tg3), una sovraesposizione del Presidente del Consiglio in qualità di soggetto politico (Tg1 e Tg3), una sottopresenza dell'Italia dei Valori, Futuro e Libertà per l'Italia e Lega Nord-Padania (Tg1), una sottopresenza dell'UDC (Tg3)"; nei tg del gruppo Mediaset si rileva al contrario "una sottopresenza del PD rispetto al PDL (Tg5 e Studio Aperto), una sovraesposizione di Futuro e Libertà per l'Italia (Tg4 e Studio Aperto) e una sottopresenza di Italia dei Valori e dell'UDC (Tg4 e Studio Aperto)". Nei tg di Telecom Italia Media invece "si rileva una sottopresenza del PD rispetto al PDL (Tg La7 e La7 D), una sovraesposizione del Presidente del Consiglio in qualità di soggetto politico (Tg La7, La7 D, MTV Flash), una sottopresenza di Italia dei Valori, Futuro e Libertà per l'Italia e Lega Nord-Padania (La 7 e La7D)". Nei tg di Sky Italia, sottolinea l'Agcom, "si rileva una sottopresenza di Italia dei Valori , Futuro e Libertà per l'Italia, Lega Nord-Padania e UDC (Sky Tg 24 e testata Cielo) e una sovraesposizione del Presidente del Consiglio in qualità di soggetto politico (Sky Tg 24 e testata Cielo)".
Attenti insomma alle manipolazioni dei media. Un consiglio mai sovrabbondante. Meraviglia un Monti fino alla nausea sul Tg3? TeleKabul che diventa TeleLetta? Perché? Non dimentichiamoci l'altarino svelato dalla foto.
Come riporta un lancio Agi, l'Agcom ha esaminato i dati relativi alle due prime settimane della campagna elettorale (24-30 dicembre, 31 dicembre-6 gennaio), rilevando "l'esistenza di diffusi squilibri nella presenza delle forze politiche nei telegiornali diffusi da Rai, Mediaset, Telecom Italia Media e Sky Italia". In particolare, l'Autorità rileva nei tg della Rai "una sottopresenza del PDL rispetto al PD (Tg3), una sovraesposizione del Presidente del Consiglio in qualità di soggetto politico (Tg1 e Tg3), una sottopresenza dell'Italia dei Valori, Futuro e Libertà per l'Italia e Lega Nord-Padania (Tg1), una sottopresenza dell'UDC (Tg3)"; nei tg del gruppo Mediaset si rileva al contrario "una sottopresenza del PD rispetto al PDL (Tg5 e Studio Aperto), una sovraesposizione di Futuro e Libertà per l'Italia (Tg4 e Studio Aperto) e una sottopresenza di Italia dei Valori e dell'UDC (Tg4 e Studio Aperto)". Nei tg di Telecom Italia Media invece "si rileva una sottopresenza del PD rispetto al PDL (Tg La7 e La7 D), una sovraesposizione del Presidente del Consiglio in qualità di soggetto politico (Tg La7, La7 D, MTV Flash), una sottopresenza di Italia dei Valori, Futuro e Libertà per l'Italia e Lega Nord-Padania (La 7 e La7D)". Nei tg di Sky Italia, sottolinea l'Agcom, "si rileva una sottopresenza di Italia dei Valori , Futuro e Libertà per l'Italia, Lega Nord-Padania e UDC (Sky Tg 24 e testata Cielo) e una sovraesposizione del Presidente del Consiglio in qualità di soggetto politico (Sky Tg 24 e testata Cielo)".
Attenti insomma alle manipolazioni dei media. Un consiglio mai sovrabbondante. Meraviglia un Monti fino alla nausea sul Tg3? TeleKabul che diventa TeleLetta? Perché? Non dimentichiamoci l'altarino svelato dalla foto.
mercoledì 9 gennaio 2013
I 150 anni della metropolitana londinese
La rete metropolitana londinese compie 150 anni di attività. Il "Tube" di Londra fu aperto il 9 gennaio 1863. Fu la prima ferrovia sotterranea del mondo e copriva nel centro di Londra la distanza di sei chilometri tra Paddington e Farringdon Street. Le strade sovraffollate spinsero gli ingegneri vittoriani a scavare tunnel ferroviari sotterranei in un'impresa di ingegneria che dopo sarebbe stata copiata in tutto il mondo.
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martedì 1 gennaio 2013
Il sogno d'un paese normale
Siamo al 4 ottobre 2009. Al Teatro Smeraldo di Milano, Beppe Grillo illustra il programma del suo movimento, il Movimento 5 Stelle. La visione e soprattutto l'ascolto del filmato è un utile esercizio per ognuno. Grillo illustra un elenco di questioni poste come obiettivo del movimento per rendere il paese un paese moderno e vivibile. Il paradosso è che se l'Italia fosse un paese normale quel programma non avrebbe ragione di essere: secondo ragione e buon senso rappresenterebbe appunto la descrizione della nostra repubblica e della qualità della sua vita. Ma purtroppo così non è, e la conquista della normalità è ancora lontana; anzi, di questi tempi e con le attuali prospettive sembra allontanarsi sempre più.
C'è un punto dell'intervento di Grillo che voglio sottolineare. Grillo si dilunga sulla necessità dell'abolizione o quanto meno di una revisione delle norme sul copyright (in Italia regolato da una legge fascista inglobata nell'ordinamento repubblicano), alla luce della nuova realtà della comunicazione e delle nuove modalità di fruizione della conoscenza, e particolarmente di ciò che dovrebbe essere riconosciuto comunque, da subito, di pubblico dominio perché patrimonio della nazione, se non dell'umanità intera. Grillo per sottolineare la questione cita una situazione che è capitata a lui personalmente dove l'ottusità dei presunti possessori di diritti tutti da dimostrare e multinazionali che si arrogano il compito di stabilire ciò che è violazione e ciò che non lo è, ha determinato una situazione di conflitto, risolta, come racconta, da un massiccio intervento della rete da sempre gelosa della sua libertà di espressione e di comunicazione nonostante gli "uomini in nero" continuamente provino a minarne il fondamento. Grillo arriva a dire, riferendosi all'esempio fatto, che Obama è patrimonio dell'umanità. E si può concordare con lui. Come patrimonio della nostra nazione, di tutti noi italiani è la Presidenza della Repubblica.
Non so se siete mai andati a leggere l'avviso legale presente sul sito del Quirinale. So che in genere quel tipo di avvisi presenti in molti siti non si leggono mai. Però vale la pena di farlo e di rifletterci sopra. Comincia così: "Il sito della Presidenza della Repubblica contiene informazioni testuali ed elementi multimediali quali testi, disegni, loghi, icone, immagini (anche panoramiche e tridimensionali), estratti audio e video, fotografie, software e banche dati relativi all’Istituzione Presidente della Repubblica, che sono protetti dalla normativa prevista nel Libro Quinto, Titolo IX del codice civile e dalla legge 22 aprile 1941 n.633 e successive modificazioni in materia di Protezione del diritto d’autore, salva la protezione garantita dall’art. 615 ter del codice penale". E prosegue: "Informazioni testuali ed elementi multimediali sono di proprietà esclusiva della Presidenza della Repubblica e/o dei loro autori e aventi diritto. L'utilizzatore si impegna a rispettare i diritti di proprietà intellettuale del Segretariato Generale della Presidenza della Repubblica o di terzi". Ho riportato l'ultima frase, la seconda, solo per dire che non è una sorta di "protagonismo" intellettuale, l'attibuzione al Segretariato, ma risponde al dettato della legge che stabilisce al capo II art. 7: "È considerato autore dell'opera collettiva chi organizza e dirige la creazione dell'opera stessa". Ma torniamo alla prima delle due frasi, l'indicazione di proprietà e domandiamoci: chi è il proprietario della Presidenza della Repubblica? Il Presidente, il suo staff o, invece, il popolo italiano? Quando si usa la locuzione "inquilino del Quirinale" si indica espressamente in maniera colorita che chi abita per sette anni quel palazzo svolge niente più che un incarico, per quanto alto. Un "dipendente" del popolo italiano, come a loro volta, suoi dipendenti sono le persone che ne costituiscono lo staff.
È vero poi che, più avanti si dice che l'utilizzazione, la riproduzione, ecc. "sono autorizzate esclusivamente nei limiti in cui le stesse avvengano nel rispetto dell'interesse pubblico all'informazione, per finalità non commerciali, garantendo l'integrità degli elementi riprodotti e mediante indicazione della fonte". Perché non poteva che essere così. Tuttavia una riscrittura di tutto l'avviso sarebbe utile per eliminare quella sgradevole sensazione di "noi e voi", di "autorità e popolo" dal sapore d'un tempo antico quando ancora il nero andava di moda. Evidenziando, insomma, quel principio che dovrebbe essere alla base di ogni atto istituzionale e pubblico: che ciò che si è e ciò che si fa sono entrambe cose al servizio del popolo e non che il popolo è al servizio di ciò che si è o si fa come istituzione pubblica.
C'è un punto dell'intervento di Grillo che voglio sottolineare. Grillo si dilunga sulla necessità dell'abolizione o quanto meno di una revisione delle norme sul copyright (in Italia regolato da una legge fascista inglobata nell'ordinamento repubblicano), alla luce della nuova realtà della comunicazione e delle nuove modalità di fruizione della conoscenza, e particolarmente di ciò che dovrebbe essere riconosciuto comunque, da subito, di pubblico dominio perché patrimonio della nazione, se non dell'umanità intera. Grillo per sottolineare la questione cita una situazione che è capitata a lui personalmente dove l'ottusità dei presunti possessori di diritti tutti da dimostrare e multinazionali che si arrogano il compito di stabilire ciò che è violazione e ciò che non lo è, ha determinato una situazione di conflitto, risolta, come racconta, da un massiccio intervento della rete da sempre gelosa della sua libertà di espressione e di comunicazione nonostante gli "uomini in nero" continuamente provino a minarne il fondamento. Grillo arriva a dire, riferendosi all'esempio fatto, che Obama è patrimonio dell'umanità. E si può concordare con lui. Come patrimonio della nostra nazione, di tutti noi italiani è la Presidenza della Repubblica.
Non so se siete mai andati a leggere l'avviso legale presente sul sito del Quirinale. So che in genere quel tipo di avvisi presenti in molti siti non si leggono mai. Però vale la pena di farlo e di rifletterci sopra. Comincia così: "Il sito della Presidenza della Repubblica contiene informazioni testuali ed elementi multimediali quali testi, disegni, loghi, icone, immagini (anche panoramiche e tridimensionali), estratti audio e video, fotografie, software e banche dati relativi all’Istituzione Presidente della Repubblica, che sono protetti dalla normativa prevista nel Libro Quinto, Titolo IX del codice civile e dalla legge 22 aprile 1941 n.633 e successive modificazioni in materia di Protezione del diritto d’autore, salva la protezione garantita dall’art. 615 ter del codice penale". E prosegue: "Informazioni testuali ed elementi multimediali sono di proprietà esclusiva della Presidenza della Repubblica e/o dei loro autori e aventi diritto. L'utilizzatore si impegna a rispettare i diritti di proprietà intellettuale del Segretariato Generale della Presidenza della Repubblica o di terzi". Ho riportato l'ultima frase, la seconda, solo per dire che non è una sorta di "protagonismo" intellettuale, l'attibuzione al Segretariato, ma risponde al dettato della legge che stabilisce al capo II art. 7: "È considerato autore dell'opera collettiva chi organizza e dirige la creazione dell'opera stessa". Ma torniamo alla prima delle due frasi, l'indicazione di proprietà e domandiamoci: chi è il proprietario della Presidenza della Repubblica? Il Presidente, il suo staff o, invece, il popolo italiano? Quando si usa la locuzione "inquilino del Quirinale" si indica espressamente in maniera colorita che chi abita per sette anni quel palazzo svolge niente più che un incarico, per quanto alto. Un "dipendente" del popolo italiano, come a loro volta, suoi dipendenti sono le persone che ne costituiscono lo staff.
È vero poi che, più avanti si dice che l'utilizzazione, la riproduzione, ecc. "sono autorizzate esclusivamente nei limiti in cui le stesse avvengano nel rispetto dell'interesse pubblico all'informazione, per finalità non commerciali, garantendo l'integrità degli elementi riprodotti e mediante indicazione della fonte". Perché non poteva che essere così. Tuttavia una riscrittura di tutto l'avviso sarebbe utile per eliminare quella sgradevole sensazione di "noi e voi", di "autorità e popolo" dal sapore d'un tempo antico quando ancora il nero andava di moda. Evidenziando, insomma, quel principio che dovrebbe essere alla base di ogni atto istituzionale e pubblico: che ciò che si è e ciò che si fa sono entrambe cose al servizio del popolo e non che il popolo è al servizio di ciò che si è o si fa come istituzione pubblica.
lunedì 5 novembre 2012
Altri tempi, quelli del re, per il servizio postale
Il quotidiano Il Cittadino di Lodi ha pubblicato oggi una mia lettera che evidenzia le difficoltà dell'attuale servizio postale, confrontandone la qualità con le poste del Regno d'Italia.
Questo il testo della lettera:
10 agosto 19 11, arrivata a
Casalpusterlengo il giorno successivo; così la seconda che il timbro della
censura indica spedita il 16 agosto 1917, da Camnago Volta, arrivata a
Casalpusterlengo il 17 agosto; e ancora la terza spedita da Baveno il 21 agosto 19 29,
arrivata a Brembio il 22 agosto; e l’ultima spedita il 13 marzo 19 30 da Pallanza e
arrivata il 14 a
Brembio. La rapidità nella consegna era un’ottima caratteristica delle Poste
Regie, che in tempi di “Poste repubblicane” è stata pian piano messa in secondo
piano, per arrivare all’oggi dove pare essere considerato da Poste Italiane un
optional, curando, snaturata la propria funzione, altri businness giudicati più
remunerativi. La morale è, purtroppo, che non sempre la “modernità” è
apportatrice d’una qualità di vita migliore. Cordialmente
Questo il testo della lettera:
Caro Direttore,
ha catturato la mia attenzione la lettera, pubblicata il 25 ottobre, del
signor Paolo Vaga di Castiraga Vidardo che lamentava la consegna postale di un plico,
a lui indirizzato, dopo diciassette giorni; spedito da Lodi, e, dunque, con un
percorso definito, se non dalle poste, dal buon senso di circa quindici
chilometri. Mi son sentito sollecitato a scriverle perché in queste settimane
sto curando, per conto del Circolo Culturale Andreani di Brembio, la
catalogazione della ricca raccolta di cartoline illustrate lasciate dalle sorelle
Zanoni, nate negli anni Settanta del 1800 e che hanno trascorso a Brembio gli
ultimi trent’anni della loro lunga vita. Cartoline spedite alle due signorine
in un arco di tempo che va dagli inizi del 1900 ai primi anni Quaranta, nel
corso del tempo indirizzate prima alle Cascine Muzzane di Vittadone, poi a
Mairago e quindi a Brembio. La cosa che meraviglia è la costante rapidità nella
consegna testimoniata dalle date, ma soprattutto dai timbri di partenza e
quelli di arrivo, per distanze ben superiori a quella indicata dal signor Vaga
in periodi in cui i trasporti non potevano avere la pretesa di competere con
quelli moderni. Le allego a questa mia, il retro di quattro cartoline, scelte a
caso tra le tante. Come può vedere tra partenza ed arrivo è passato al più un
solo giorno: così la prima timbrata a Lecco il
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