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lunedì 20 maggio 2013

Fate uscire dai cassetti la storia di Brembio

"Fatte uscire dai cassetti la storia di Brembio", è questo l'invito rivolto alla propria cittadinanza dal Circolo Culturale Anticonformista "Andreani" di Brembio, presieduto da Mario Gazzola, già art director della Mondadori. Si legge nel manifesto esposto in paesi in questi giorni: "In tutte le case esiste un cassetto con le foto di famiglia, noi le stiamo raccogliendo per farne un libro. Le foto verranno trattate con la massima cura, e poi restituite ai proprietari". Numerosi cittadini hanno già risposto all'appello ed intanto, mentre si sta lavorando alla realizzazione del progetto editoriale, parte delle foto viene proposta all'attenzione dei brembiesi in un apposito blog "Vecchia Brembio" (link) collegato con il portale di "Fatti e Parole" (link). Quanti volessero mettere a disposizione dell'iniziativa il proprio materiale fotografico, possono rivolgersi direttamente al segretario del Circolo Andreani, Enrico Ghini.

sabato 13 aprile 2013

Un mio intervento a "La radio ad occhi aperti" di RAI FVG

Segnalo la mia partecipazione alla trasmissione Rai, prodotta dalla Sede Rai di Trieste, La radio ad occhi aperti, andata in onda nella mattinata di venerdì mattina, 12 aprile 2013. La trasmissione, curata e condotta da Biancastella Zanini, presentava due libri di recente pubblicazione. Il mio intervento era nell'ambito della presentazione del libro Pedena. Storia e memorie dell'antica Diocesi istriana, del maestro e musicologo  David Di Paoli Paulovich, edito dall’Associazione delle Comunità Istriane di Trieste. Il libro è stato presentato il 23 marzo al centro culturale del Comune di Pedena; un evento organizzato dall’Associazione delle Comunità Istriane di Trieste, in collaborazione con l’Unione Italiana di Fiume. Alla presentazione del volume, a cura di Denis Visintin e Marino Baldini, hanno preso parte, oltre all’autore, anche il Sindaco del Comune di Pedena, Gianni Francovic, il Parroco Antun Kurelovic ed il Presidente dell’Associazione delle Comunità Istriane di Trieste, Lorenzo Rovis, che ha scritto la  prefazione. Numerose le autorità presenti, politiche e della cultura, italiane e croate.
Il mio intervento nella trasmissione era relativo ai testi tratti dal mio libricino I sortilegi di Nonna Caterina. Briciole di credenze popolari nel villaggio di Lukezi, che raccoglie ricordi di mia madre, inseriti nel libro di Di Paoli Paulovich.
Il player incluso nel post permette di ascoltare l'intera trasmissione. L'immagine che lo accompagna è un disegno del brembiese Marco Cassetta, tratto da una cartolina degli anni trenta, che raffigura una veduta di Pedena, disegno che è stato usato per la copertina del mio primo libro di poesie, Parole, stampato dalle Grafiche Astra, a Secugnago, nel 1988.


lunedì 18 febbraio 2013

Celestino V, il Papa contadino

Qualche annno fa, Paolo Golinelli ha pubblicato un saggio molto interessante sulla vita di Celestino V, il Papa che rinuniciò al soglio pontificio nel 1294. Tra questo Papa, tanto disprezzato da Dante Alighieri, e Benedetto XVI ci sono delle analogie? Lanfranco Palazzolo ha cercato di capirlo con l'autore di questa biografia tornata, in questi giorni, di prepotente attualità. Ecco cosa ha detto oggi il professor Golinelli a Radio Radicale.

lunedì 11 febbraio 2013

Rivisitare "Fascist Legacy"

Penso che non ci sia un giorno migliore di questo per rivisitare un documentario della BBC, che fu mandato in onda nei giorni 1 ed 8 novembre 1989. Il filmato è Fascist Legacy. Quanto segue in sintesi il contenuto, riportato da Wikipedia.
La prima parte tratta dei crimini di guerra commessi durante l'invasione italiana dell'Etiopia e nel Regno di Jugoslavia. Enfasi vi viene posta sull'impiego dell'iprite, o gas mostarda, da parte del generale Pietro Badoglio, sui bombardamenti di ospedali della Croce Rossa e sulle rappresaglie dopo un attentato contro l'allora governatore italiano dell'Etiopia. La sezione che esamina l'occupazione della Jugoslavia cita gli oltre 200 campi di prigionia italiani sparsi nei Balcani, in cui morirono 250.000 internati (600.000 secondo il governo jugoslavo), e si sofferma sulle testimonianze relative al campo di concentramento di Arbe (Rab in lingua serbo-croata) e sulle atrocità commesse nel villaggio croato di Podhum, presso Fiume.
La seconda parte tratta del periodo successivo alla capitolazione italiana nel 1943 e si rivolge principalmente all'ipocrisia mostrata tanto dagli USA quanto soprattutto dai britannici in questa fase. L'Etiopia, la Jugoslavia e la Grecia richiesero l'estradizione di 1.200 criminali di guerra italiani (i più attivamente ricercati furono Pietro Badoglio, Mario Roatta e Rodolfo Graziani), sugli atti dei quali fu fornita una completa documentazione. Entrambi i governi alleati videro però in Badoglio anche una garanzia per un dopoguerra non comunista in Italia, e fecero del loro meglio per ritardare tali richieste fino al 1947 quando i trattati di Parigi restituirono la piena sovranità al paese: gli stati sovrani in genere non estradano i propri cittadini. L'unico ufficiale italiano mai perseguito e condannato a morte da un tribunale britannico fu un antifascista, Nicola Bellomo, responsabile della morte di prigionieri di guerra britannici. La voce narrante originale è di Michael Palumbo, storico americano che ha pubblicato il libro L’olocausto rimosso, Rizzoli editore. Vengono inoltre intervistati gli storici italiani Angelo Del Boca, Giorgio Rochat, Claudio Pavone e il britannico David Ellwood.
Il documentario termina cinicamente con una citazione di Winston Churchill su the better tomorrow with a new world order ("un domani migliore in un nuovo ordine mondiale").
Come ricorda Wikipedia, i diritti dell'opera, tradotta in lingua italiana dal regista Massimo Sani, furono acquistati dalla RAI nel 1991, ma il documentario non venne mai mandato in onda.

domenica 27 gennaio 2013

Momenti della Giornata della Memoria

  Il presidente del Consiglio Mario Monti è intervenuto alla cerimonia di inaugurazione del memoriale della Shoah a Milano. Tra l'altro ha detto: "Gli arresti di Napoli ci richiamano alla responsabilità e alla vigilanza, che deve essere un compito delle istituzioni e anche di tutti coloro che hanno a cuore la convivenza democratica. Dobbiamo batterci contro la rimozione, la distrazione e soprattutto contro l'indifferenza", che è "il vero nemico". E ha aggiunto. "L'indifferenza è il vero nemico da combattere".


Nella clip successiva, sempre realizzata da TM News, il racconto del ghetto di Venezia di un artista ebreo. Queste sequenze, dice il filmato, sono tratte dal film "Schindler's List", ma non sono molto diverse da ciò che accadde davvero durante la deportazione degli ebrei nel 1943, rastrellati, confinati nei ghetti e portati nei campi di concentramento dai quali molti non fecero più ritorno. I deportati italiani furono circa 7mila. Il 27 gennaio, "Giorno della Memoria" si celebra il ricordo della Shoah, dello sterminio degli ebrei, 200 dei quali furono segregati nel ghetto di Venezia, dove vive ancora l'artista ebreo David Ariel De Guglielmi, che sul 27 gennaio, tuttavia, ha una visione alternativa. "Vi erano gruppi - spiega -che sapevano che le cose stavano andando peggio di quanto si pensasse e hanno cercato disperatamente di fermare questa cosa. Non dimentichiamo la richiesta a Wiston Churchill di bombardare i campi di Auschwitz e Mauthausen. Non è vero che il 27 gennaio di molti anni fa un esploratore russo ha trovato un campo, è un falso storico. Non possiamo partire dalla memoria partendo da un falso. Tutti sapevano cosa stava succedendo. Tutti sapevano cosa stava succedendo ma in quel momento c'erano altre priorità".Oggi il ghetto di Venezia non è più un luogo di segregazione bensì di "fusione multiculturale" in cui il ricordo, che rivive anche tra le opere di De Guglielmi, è soprattutto la strada verso una società moderna e interreligiosa."La comunità - conclude l'artista - si è integrata meglio con i non ebrei che abitano qua nel ghetto che sono la maggioranza. E c'è una fantastica integrazione".Integrazione e scambio di culture. Ci sono voluti settant'anni per raggiungere quella che oggi sembra una normalità. Costata tuttavia la vita ad almeno 6 milioni di persone.


Nella terza clip, sempre di TM News, una mostra a Modena. Nel 1939 Hitler diede il via al Programma di eutanasia per i disabili, denominato "Aktion T4". Causò lo sterminio di 300mila bambini e adulti innocenti in nome della purezza della razza e del risparmio di risorse economiche. Per ricordare le vittime di quella abominevole "prova generale della Shoah" l'associazione Anffas ha organizzato a Modena la mostra "Ricordiamo. Perché non accada mai più", in corso fino al 5 febbraio 2013 al Multicentro educativo. La curatrice, Virginia Reggi: "Finché queste cose hanno delle analogie con l'oggi e non sono definitivamente finite - spiega - perché non sono finite le motivazioni che hanno portato a questo, penso non solo che valga la pena ma che sia indispensabile per tutti sapere. Come è indispensabile la Giornata della memoria per ricordare la Shoah". La mostra è un percorso, rivolto in particolare agli studenti, con pannelli fotografici che ripercorrono i fatti più salienti di quanto avvenne settant'anni fa tra uccisioni, esperimenti e sofferenze inflitte ai malati mentali. "È soltanto da una memoria del passato - conclude Reggi - che noi possiamo imparare e camminare verso un futuro migliore. "Una parte della mostra è dedicata interamente alla propaganda utilizzata dal nazismo per trasformare gli stessi medici in complici dei crimini aberranti commessi sui disabili.

La Risiera di San Sabba

Nel Giorno della Memoria non si può dimenticare che Trieste fu luogo di atrocità naziste. La Risiera di San Sabba, oggi monumento nazionale, è lì a testimoniarlo. Tra i video raccolti da Fatti e Parole vi è uno che racconta quella storia. Per vederlo, cliccare qui.

La Shoah fatto europeo

La Shoah è diventato un argomento di discussione pubblica solo a partire dagli anni '70, prima si faceva fatica a parlarne. Un dato di fatto che viene evidenziato dalla clip pubblicata ieri di Cosimo Caridi per il Fatto Quotidiano. Ne è convinto Robert Rozett, direttore delle biblioteche di Yad Vashem, il museo dell'Olocausto di Gerusalemme. "Conserviamo 140 milioni di documenti - racconta nella clip - che ci hanno fatto identificare 4,2 milioni di persone uccise dai nazisti". Il museo vuole essere sia il luogo della memoria, ma anche uno spunto per la riflessione su una delle più grandi atrocità che hanno attraversato l'Europa.

giovedì 24 gennaio 2013

Quando bastano tre frasi per descrivere la storia

A volte possono bastera tre frasi per descrivere la Storia, si osserva nella clip di TMNews. Meglio se dipinte sui muri. Come accade oggi in Egitto, al Cairo, che il 25 gennaio ricorda il secondo anniversario della rivolta che fece cadere Hosni Mubarak e dove i murales sono diventati rifugio dell'arte alternativa e di una forma aggressiva di contro-comunicazione.Il trascolorare di illusioni, speranze e frustrazione è scandito da tre frasi dipinte su un muro del Cairo: 2011: "Abbasso Mubarak!". 2012: "Abbasso il potere militare!". 2013: "Abbasso il potere dei Fratelli musulmani!"...A due passi dalla piazza Tahrir, resa celebre dalla manifestazioni oceaniche della "primavera egiziana", semplici graffiti o veri e propri affreschi murali ricordano i grandi momenti della rivolta popolare, rendono omaggio ai suoi eroi, descrivono le battaglie nelle strade e si fanno beffe dei potenti di ieri e di oggi.I primi graffiti sono apparsi sin dall'inizio della rivolta con contenuti prevalentemente legati alla politica ma assai duttili nei confronti della sua altalenante evoluzione, come spiega Mohammed Khaled, graffitaro del Cairo."I graffiti si sono sviluppati grazie alla rivolta contro Mubarak con toni essenzialmente politici ma pronti ad adattarsi in funzione delle vicende quotidiane. Quando succede qualcosa, la gente lo descrive disegnandolo e da lì nasce poi la discussione".Oggi i muri di edifici sempre più numerosi offrono il polso della situazione dell'opposizione, diffondendone la parole d'ordine e denunciando la repressione governativa.In questi giorni a farne le spese è soprattutto il capo dello Stato Mohamed Morsi, leader del movimento integralista dei Fratelli musulmani, specialmente dopo la richiesta di poteri eccezionali, sia pure a titolo provvisorio.La "primavera araba" si trasforma nella "primavera dei graffiti".(Fonte delle immagini: Afp)

martedì 15 gennaio 2013

Quando la sinistra italiana aveva un leader

Ripropongo qui  la clip che segue, trovata su YouTube, che documenta un momento di una Tribuna politica del 1972. Protagonista è Enrico Berlinguer. Un ricordo di quando i lavoratori ed i pensionati italiani avevano un partito che li difendeva, il Partito Comunista Italiano. E la sinistra aveva un leader, Enrico Berlinguer, appunto.

domenica 13 gennaio 2013

Le scuse, Casini, almeno a Monti le ha fatte?

L'archivio audiovideo di YouTube permette con le sue clip di raccontare storie. Storie diverse, su argomenti diversi. Protagonista di questo post è Pier Ferdinando Casini, il leader dell'Udc, che nelle prossime elezioni politiche si presenta nell'agglomerato centrista-riformista di Mario Monti.
La prima clip ci ricorda uno scontro tra D'Alema e Casini, ospiti della trasmissione Ballarò su Rai3. Massimo D'Alema accusa senza mezzi parole Casini e il suo partito: Voi candidate la gente rinviata in giudizio. Il riferimento di D'Alema è a Totò Cuffaro.


Totò Cuffaro ha una lunga storia politica. Fu presidente della Regione siciliana dal 17 luglio 2001 al 18 gennaio 2008. La seconda clip ci racconta di un episodio poco edificante che ha riguardato l'allora, siamo nel 2007, presidente della Regione Sicilia: Totò Cuffaro e i suoi politici non vanno a commemorare l'anniversario di morte di Falcone ma, come annota il canale antimafiamilitante su YouTube, "s'incontrano con loschi figuri vicino ai più potenti boss mafiosi".


Totò Cuffaro nel 2005 era stato nominato vice-segretario nazionale dell'UDC, quando Lorenzo Cesa è subentrato a Marco Follini nella carica di segretario nazionale. Fu rieletto presidente della Regione il 28 maggio 2006, come candidato del centrodestra e del'Movimento per l'Autonomia, battendo la candidata del centrosinistra Rita Borsellino, sua principale avversaria, con il 53% contro il 41,6%. Il 9 aprile 2006, era stato eletto Senatore della Repubblica, come capolista dell'UDC nella circoscrizione Sicilia, ma si dimise il 24 luglio successivo, vista l'incompatibilità con la carica di presidente della Regione Siciliana.
Dopo meno di due anni dalla sua seconda elezione a presidente della Regione, il 26 gennaio 2008, si dimette dinanzi all'Assemblea Regionale Siciliana dalla carica di presidente della Regione, dopo la condanna in primo grado a 5 anni ed all'interdizione perpetua dai pubblici uffici per i reati di favoreggiamento e rivelazione di segreto d'ufficio, dopo giorni di pressioni da parte dell'opinione pubblica.
Nel febbraio dello stesso anno, Cuffaro viene nominato da Cesa commissario straordinario dell'UDC di Catania, dato che il precedente segretario provinciale ha abbandonato il movimento per aderire al Popolo della Libertà. In vista delle elezioni politiche del 2008, Pier Ferdinando Casini definisce Cuffaro un "perseguitato politico" ed annuncia che egli sarà candidato alle consultazioni nazionali, violando dunque la promessa, in campagna elettorale, di non candidatura per chi avesse subito condanne.
Siamo così alla terza clip. Casini ospite di Annozero del 31 Marzo 2008 dichiara di assumersi le responsabilità politiche di un'eventuale condanna dell'ex governatore della Sicilia Totò Cuffaro.


Il 13 aprile 2008 Totò Cuffaro viene quindi nuovamente eletto Senatore nel collegio Sicilia, nella lista UDC, aderendo al sottogruppo Udc, all'interno del gruppo Udc-SVP, Io Sud, Autonomie. Dal 24 febbraio 2009 è membro della Commissione di Vigilanza Rai.
Raffaele Lombardo, successore di Cuffaro alla Presidenza della Regione Siciliana, durante la seduta dell’Assemblea Regionale Siciliana del 13 aprile 2010 denunciava un patto tra l'ex governatore e alcuni ambienti mafiosi per la costruzione di quattro termovalorizzatori in Sicilia. Ciononostante, la vicenda politica di Totò Cuffaro è tutt'altro che finita. Veniamo all'ottobre 2010. C'è in ballo la mozione di sfiducia a Silvio Berlusconi. Un gruppo di Parlamentari siciliani, tra cui Cuffaro che sarà tra i fondatori de I Popolari di Italia Domani abbandonano il ruolo di opposizione, per il quale erano stati eletti nell'UDC, e si schierano a sostegno della maggioranza parlamentare di centrodestra. Ma curiosamente Cuffaro non formalizza il cambiamento restando nel gruppo parlamentare dell'UDC; inoltre preferisce non presenziare agli appuntamenti pubblici del nuovo Partito, per via dei suoi guai giudiziari.
Le vicende giudiziarie di Totò Cuffaro non si riescono a sintetizzare in poche frasi.Stendiamo un velo pietoso e veniamo così al 2011. Il 22 gennaio 2011 la Corte di Cassazione conferma in via definitiva la condanna a 7 anni di reclusione inflittagli l'anno prima dalla Corte di Appello di Palermo, nonostante la richiesta di eliminazione dell'aggravante mafiosa da parte del procuratore generale. Il giorno stesso Cuffaro si costituisce e viene rinchiuso nel carcere romano di Rebibbia. Il successivo 2 febbraio il Senato della Repubblica accoglie le sue dimissioni da parlamentare con 230 voti favorevoli, 25 contrari e 17 astenuti.
Nella clip la condanna in via definitiva dalla Cassazione a sette anni per favoreggiamento aggravato a Cosa nostra e violazione del segreto istruttorio.


Nelle motivazioni della sentenza i Giudici della Cassazione dichiarano provato l'accordo politico-mafioso tra il capo-mandamento Giuseppe Guttadauro e l'uomo politico Salvatore Cuffaro, e la consapevolezza di quest'ultimo di agevolare l'associazione mafiosa, inserendo nella lista elettorale per le elezioni siciliane del 2001 persone gradite ai boss e rivelando, in più occasioni, a personaggi mafiosi l'esistenza di indagini in corso nei loro confronti.
Siamo alla conclusione della nostra storia. Come avete potuto rivedere, a seguito della polemica per la candidatura di Cuffaro, Casini si assunse in diretta televisiva la responsabilità politica per la nomina. Successivamente però, a seguito della condanna definitiva di Cuffaro per favoreggiamento aggravato a Cosa nostra e rivelazione di segreto istruttorio, Casini, come del resto continua a ricordare Wikipedia, non ha compiuto gesti concreti per alleggerire la propria responsabilità politica in merito, incluse delle semplice scuse nei confronti degli elettori. E l'ultima clip ne è la prova.

sabato 12 gennaio 2013

Gianfranco Fini targato 1994

Mi piace ripeterlo, YouTube è un benemerito archivio, non l'unico nella rete, dove si possono trovare documenti audio video che ci permettono, per così dire, di rivivere live gli avvenimenti, che hanno condizionato la nostra vita, molti avvenimenti, i più significativi, che, grazie allora a radio e televisione, oggi possono essere fruiti in modalità digitale senza l'intermediazione di un narratore o, talvolta capita, di un affabulatore.
È interessante ed istruttivo, ad esempio, rivedere i protagonisti di quella clamorosa prima vittoria di Silvio Berlusconi nel 1994, in particolare quel Gianfranco Fini che, col suo partito d'allora mutato il nome in Alleanza nazionale, veniva sdoganato dal Cavaliere che lo toglieva dall'angolo "anticostituzionale" dove era stato relegato dai tempi di Almirante. Nella clip che segue, nel dibattito all'indomani della vittoria di Berlusconi, Fini è sollecitato a rispondere ad una domanda di Alan Friedman, se fosse o meno disponibile a farsi da parte, mettersi dietro le quinte, per favorire la formazione di un governo. Felice, sullo sfondo, il titolo "Primo: Berlusconi. Seconda: Repubblica". Una clip che la dice tutta sulla evoluzione politica di Fini, oggi aggregato con la sua piccola scorta di futuristi, nel "rassemblement" dell'ex tecnico Mario Monti.

Tutto il Berlusconi d'oggi nel Berlusconi televisivo di ieri

YouTube conserva un documento video che ha la sua importanza storica per comprendere l'evoluzione politica degli ultimi vent'anni. Siamo nel 1994, Berlusconi viene intervistato a Mixer da Minoli prima delle elezioni che vincerà alla grande. Da rivedere e rivivere.

mercoledì 9 gennaio 2013

Una rara foto della bomba di Hiroshima

Una rara fotografia che mostra la nuvola a forma di fungo prodotta dalla bomba atomica di Hiroshima divisa in due parti distinte, una sopra l'altra, è stata trovata nella città. La fotografia in bianco e nero sembra esser stata scattata circa mezz'ora dopo l'esplosione del 6 agosto 1945, a circa 10 chilometri a est del luogo dove è scoppiata.

La foto ritrovata (fonte: AFP)
La foto è stata trovata tra gli articoli relativi al bombardamento atomico ora di proprietà della Scuola Elementare Honkawa di Hiroshima. Le più note fotografie delle conseguenze del bombardamento furono prese dall'alto dai militari americani.

Foto della bomba di Hiroshima scattata da un militare americano (fonte: AP)

domenica 6 gennaio 2013

Il passato da noi non passa mai

Ho recuperato il link a questo Passaparola di Marco Travaglio, la rubrica che settimanalmente il giornalista del Fatto Quotidiano curava per il blog di Beppe Grillo. L'argomento è la P2, la P2 che non ci lascia mai, che in qualche modo è sempre viva e lotta per il suo Piano di rinascita democratica, riveduto, ma non troppo, e corretto, o meglio adeguato ai tempi cambiati e secondo gli intendimenti dei personaggi che idealmente ne hanno ereditato il testimone. Travaglio esprime il suo pensiero in materia, le sue osservazioni, i suoi commenti, nel novembre 2008. Allora al governo del paese era di nuovo Berlusconi, l'allievo prediletto, come dice, di Licio Gelli. Ma poiché come sempre dice Travaglio, il passato da noi non passa mai, ecco che quel suo racconto, la sua esposizione - ascoltate bene le sue parole - mutatis mutandis sembrano descrivere una realtà, quale quella attuale, con un testimone passato di mano.
Ma attenzione a non fraintendere: come dice bene Travaglio, la P2 era una loggia "atlantica", cioè molto gradita all'America; non era un'organizzazione eversiva ma voleva consolidare l'ordine costituito. "Eversiva" appariva allora perché intendeva modificare la costituzione per realizzare uno stato autoritario moderno. Cosa che ripetutamente dopo si è fatto parzialmente o si è provato a fare in maniera più globale per vie del tutto legali previste dalla stessa costituzione. Fu il risultato di un referendum ad impedire che l'obiettivo fosse raggiunto dal governo di Silvio Berlusconi. Del resto, è Travaglio stesso a dire che ampi stralci del Piano di rinascita democratica si ritrovano nei progetti sia della destra ma anche della sinistra. Un'eredità di una convergenza trasversale sulle soluzioni che da D'Alema, passando per Marco Boato arrivava a Berlusconi.
Io consiglierei una lettura del Piano di Gelli, lo trovate ad esempio qui, perché è utile anche per analizzare l'oggi, come fece allora, nel 2008, Travaglio per quel numero della sua rubrica, sollecitato dalla contingenza di un invito televisivo a Licio Gelli.
Ne prendo un brano che cita anche Travaglio, quello sulla costituzione di club, ma lo riporto per intero. Eccolo: "Primario obiettivo e indispensabile presupposto dell'operazione è la costituzione di un club (di natura rotariana per l'etereogenità dei componenti) ove siano rappresentati, ai migliori livelli, operatori, imprenditoriali e finanziari, esponenti delle professioni liberali, pubblici amministratori e magistrati, nonché pochissimi e selezionati uomini politici, che non superi il numero di 30 o 40 unità. Gli uomini che ne fanno parte debbono essere omogenei per modo di sentire, disinteresse, onestà e rigore morale, tali cioè da costituire un vero e proprio comitato di garanti rispetto ai politici che si assumeranno l'onere dell'attuazione del piano e nei confronti delle forze amiche nazionali e straniere che lo vorranno appoggiare. Importante è stabilire subito un collegamento valido con la massoneria internazionale". Con i debiti "aggiustamenti", non ricorda niente? Provate, dunque, a guardarvi attorno, o meglio a guardare ciò che si sta profilando particolarmente all'interno di un raggruppamento, ma a dire il vero non di uno solo seppure con molte diverse sfumature. C'è un salto di qualità, ciò che appare, nel senso del superamento del club e della partecipazione diretta alla realizzazione dell'agenda. Esagerazione? Solo da quest'ottica si comprendono interamente le parole di Fassina quando afferma: "La lista Monti, visto anche il livello di reddito di coloro che ne faranno parte, sembra tanto la lista del Rotary club. È davvero difficile comprendere come l'aristocrazia economica e finanziaria italiana possa rappresentare chi vive con mille euro al mese".
Chiudo con un ultimo brano del Piano di rinascita democratica, questo, in cui si descrive il da farsi nel caso che i partiti non siano in grado di rifarsi una credibilità, cioè creare due movimenti uno di destra e uno di sinistra: "Tali movimenti dovrebbero essere fondati da altrettanti clubs promotori composti da uomini politici ed esponenti della società civile in proporzione reciproca da 1 a 3 ove i primi rappresentino l'anello di congiunzione con le attuali parti ed i secondi quello di collegamento con il mondo reale. Tutti i promotori debbono essere inattaccabili per rigore morale, capacità, onestà e tendenzialmente disponibili per un'azione politica pragmatistica, con rinuncia alle consuete e fruste chiavi ideologiche. Altrimenti il rigetto da da parte della pubblica opinione è da ritenere inevitabile". Li riuscite ad individuare nell'attuale panorama pre-elettorale? No? Provate a rifletterci sopra.

martedì 1 gennaio 2013

Quando le agende si chiamavano piani

La loggia P2 di Licio Gelli fu un esempio di quanto possa avvenire nell'ombra e influire sullo svolgersi degli avvenimenti. Come fu scoperto, negli elenchi della loggia erano iscritti i nomi di quattro ministri , 44 parlamentari, tutti i vertici dei servizi segreti SISMI e SISDE, comandanti della Guardia di finanza, alti ufficiali dei Carabinieri, generali, militari, prefetti, funzionari, magistrati, banchieri, imprenditori, direttori di giornali, giornalisti. Ma vi è ancora il fondato sospetto che gli elenchi integrali dei membri della P2 non sono stati trovati. La P2 controllava l'Italia intera.
Perché ne parlo? Perché la storia sembra non insegnare niente. Se si va a leggere il Piano di rinascita democratica della P2 si trovano molte indicazioni di azione che ritrovate in successive azioni di governo o in programmi elettorali di forze al di sopra di ogni sospetto. Un esempio banale, per non andare sul pesante, ma che forse farà gridare comunque qualcuno allo scandalo (o forse no): nel piano sequestrato nel 1982 alla figlia di Licio Gelli si legge ad esempio, primo tra i provvedimenti economico-sociali da prendere: "B1) abolizione della validità legale dei titoli di studio", intesa "per sfollare le università e dare il tempo di elaborare una seria riforma della scuola che attui i precetti della Costituzione"; una proposta non nuova, già Luigi Einaudi ne fu sostenitore, proposta che girava in quegli anni nel Psi e che la si ritrova nel programma della Rosa nel Pugno, il raggruppamento di Boselli e della Bonino. Oggi la si ritrova nel programma del Movimento 5 Stelle, il quinto punto della sezione relativa all'Istruzione: "• Abolizione del valore legale dei titoli di studio". Niente a che fare Grillo con la P2. Ma quello che viene da dire, guardando fatti e avvenimenti della politica, che c'è un progetto, o meglio più progetti che si sovrappongono, e si contrappongono quanto a obiettivi, di modifica sostanziale dell'attuale ordinamento per "razionalizzarlo", si dice. Tutto, ovviamente, sulle teste dei cittadini ignari, che al massimo possono trovare soddisfazione dalle frustrazioni dando sfogo alle loro perplessità nella rete, nei social network, nei forum, in blog come questo.
Molti non conoscono la vicenda della P2 perché giovani, molti ne hanno dimenticato la portata e finiscono col ricordare solo la demonizzazione o, perché no, la ridicolizzazione attuata per far dimenticare in fretta uno dei tanti episodi oscuri che hanno fino ad oggi caratterizzato questa repubblica. Internet permette oggi di rivisitare vecchi accadimenti, come ad esempio lo spezzone sottostante che sintetizza il ruolo di Gelli nella vicenda.


Licio Gelli, dunque, industriale, finanziere, diplomatico forse agente segreto comunque molto potente, a capo di una importante loggia massonica influenzò pesantemente la vita politica e finanziaria della Repubblica Italiana. Nel filmato che segue, Enzo Biagi attraverso le testimonianze di Pier Luigi Vigna, Giulio Andreotti, Ernesto d'Ippolito, Ermenegildo Benedetti e Tina Anselmi cerca di ricostruire la figura di Gelli e del suo feudo: la P2.


Nell'ultimo spezzone video, Travaglio spiega che quanto avviene in politica oggi rispecchia spesso le idee del Piano di rinascita democratica della P2 di Licio Gelli. Lo spezzone è tratto dalla lezione tenuta da Marco Travaglio il 13 novembre 2008 agli studenti della facoltà di Lettere e Filosofia di Roma Tre.