Oggi il quotidiano Il Cittadino pubblica la replica al mio commento sulla precedente risposta al sig. Sergio Fogagnolo, presidente dell'Anpi di Melegnano. Ecco di seguito il testo della lettera che la redazione del giornale ha titolato, prendendo spunto dall'incipit, "Finalmente ha fatto i compiti a casa":
Gentile direttore,
Prendo atto che il signor Fumich ha finalmente corretto e integrato la sua precedente lettera in cui citava solo la Costituzione. Ha fatto i compiti a casa e si vede. Bravo!
Tuttavia, la replica piccata richiede qualche breve precisazione. In precedenza, ho semplicemente affermato che esiste «un quadro legislativo preciso col quale la Repubblica democratica ha stabilito i limiti entro cui un partito può esercitare la sua azione politica, senza il timore di essere accusato di voler fare risorgere il fascismo.» Mi fa piacere che finalmente anche Fumich ne abbia preso atto.
È necessario ricordarlo a causa del risorgente fascismo striciante che si tollera in ogni sede, anche giornalistica (da qui la mia prima lettera, dopo la quale ho preso atto che la mia opinione e quella del direttore sono divergenti). Senza parlare della toponomastica, usata per sdoganare personaggi a dir poco discutibili del fascismo; per fare un esempio, vale la pena di citare il recentemausoleo dedicato al criminale di guerra Graziani, realizzato, per di più, sottraendo risorse alla destinazione legittima (realizzazione di un parco pubblico), che ha suscitato indignate reazioni all’estero, nella quasi indifferenza nostrana. Indifferenza che è bene ricordarlo è il primo passo verso l’assassinio della memoria, come suggerisce lo storico francese Pierre Vidal Naquet.
Dire poi, tautologicamente, che spetta alla magistratura, e non a me, decidere della legittimità di un partito o di un’associazione, significa mettermi in bocca parole che non ho mai detto (scritto). Per inciso, che quelle associazioni o partiti siano fascisti, non è una mia opinione ma una loro orgogliosa rivendicazione.
Mi vien da dire, orgoglio di che? Che il fascismo abbia preso il potere con la violenza? Nel triennio nero (1919/22), le spedizioni “punitive” delle squadracce fasciste fecero circa tremila morti. Che il fascismo fosse violentemente contrario al sistema democratico e al parlamento? Che abbia fatto un uso politico dell’assassinio per sbarazzarsi dei suoi più agguerriti oppositori? Che abbia scatenato guerre di aggressione (guerra di Spagna, d’Etiopia e 2GM [60 milioni di morti]) e la sanguinosa guerra civile (circa 100 mila morti tra le due parti)? Che abbia emanato le vergognose leggi razziali (circa 40mila morti, prevalentemente nel periodo 1943/45)?
Per quanto si voglia sottoporre la storia e la storiografia a un «giudizio più equilibrato e obiettivo», questi sono fatti inconfutabili.
Per il resto, consiglierei a Fumich la lettura [del] libro di Emilio Gentile (allievo di Renzo De Felice e storico del fascismo di fama internazionale) «Fascismo. Storia e interpretazione» e del suo recentissimo «E fu subito regime. Il fascismo e la marcia su Roma».
Infine, sostenere che, chiedere il rispetto delle leggi che limitano l’operato dei partiti che si richiamano al fascismo, «contraddirebbe proprio quegli ideali della Resistenza posti a fondamento oltre sessant’anni fa della nostra Repubblica», mi sembra davvero una bestemmia. Ribadisco che, capitalizzando la tragica esperienza fascista, il quadro normativo intende preservare la libertà di tutti perché, negli anni 20, il fascismo utilizzò gli strumenti democratici e parlamentari per prendere il potere, con la violenza e con le conseguenze che tutti conosciamo.
Fumich vuole forse ripetere quell’esperienza? Se sì, si accomodi; ma mi auguro che sia disposto a pagarne personalmente il prezzo. Quanto a me, non ci tengo proprio: lamia famiglia e io abbiamo già dato.
La ringrazio per la cortese attenzione e la saluto cordialmente.
Sergio R. Fogagnolo
Presidente Anpi Melegnano
Poiché il lettore ha la possibilità di seguire su questo blog tutto il carteggio finora pubblicato, può confrontando i testi da solo chiosare quest'ultimo ed individuare i punti dove c'è qualche voluto misunderstanding e qualche gratuita attribuzione. Non mi interessa personalmente sottolinearli, né qui né altrove. Peraltro alla lettera del presidente Anpi melegnanese ho già risposto in tarda mattinata con un altro mio commento che pubblicherò qui, sul blog, quando avrà trovato spazio sul giornale.
Mi piace invece accennare al problema vero: quello cioè di poter studiare e discutere gli eventi storici del Ventennio e della lotta partigiana senza pregiudizi o preconcetti di sorta o tesi e verità preconfezionate, seppure esse talvolta possano trovare la loro motivazione nel vissuto personale.
Non dimentichiamo che il professor Renzo De Felice, così frequentemente citato dal mio intelocutore, si trovò contro la storiografia ufficiale, quando nel 1965 pubblicò il libro "Mussolini il rivoluzionario", proprio non piacendo quella sottolineatura, da lui fatta circa la formazione politica di Mussolini, della matrice di sinistra. Per non dire poi dello scandalo suscitato dal libro pubblicato da Laterza nel 1975 "Intervista sul fascismo", che scatenò contro il De Felice una sorta di caccia alle streghe non solo nell'ambiente accademico, ma anche tra i politici, appioppandogli gratuite accuse di revisionismo, di voler riabilitare il Ventennio e mettendolo all'indice perché sospettato di filofascismo. Una spiegazione dell'accanimento del 1975 la diede recentemente in un intervista al Corriere del Mezzogiorno lo stesso Michael Arthur Ledeen che nel libro era l'interlocutore di De Felice: "Nell’«Intervista» Renzo disse, per la prima volta, che comunismo e fascismo in un certo senso avevano lo stesso codice genetica: erano figli della rivoluzione francese. E questa — che oggi tutti riconoscono una banale verità — era un’affermazione tremenda per la sinistra. Indigeribile".
giovedì 8 novembre 2012
martedì 6 novembre 2012
Non è l'Anpi a decidere la legittimità
Oggi, il quotidiano di Lodi Il Cittadino ha pubblicato nello spazio delle "Lettere e Opinioni" il mio commento alla risposta del presidente dell'Anpi di Melegnano. Come promesso in un precedente post, ecco di seguito il testo:
Caro Direttore, questa mia più che una risposta è una veloce
chiosa della lettera del Sig, Fogagnolo pubblicata il 2 novembre, dove mi si
“accusa” di disinformazione solo perché – scrivevo nella mia - “per farla breve
prendo appunto questa [la XII disposizione transitoria della Costituzione] ad
esempio”, tralasciando l’altra normativa citata. Conosce bene la mia passata
attività di giornalista, la quale mi ha insegnato come lo spazio sia sacro ed
abusarne sempre sconveniente.
Mi perdoni se qui, sollecitato, mi permetto a
scopo “didattico” un’altra citazione testuale, questa volta proprio dalla legge
Scelba, tanto cara all’interlocutore. L’articolo 1 recita: “Ai fini della XII
disposizione transitoria e finale (comma primo) della Costituzione, si ha
riorganizzazione del disciolto partito fascista quando una associazione, un
movimento o comunque un gruppo di persone non inferiore a cinque persegue
finalità antidemocratiche proprie del partito fascista, esaltando, minacciando
o usando la violenza quale metodo di lotta politica o propugnando la
soppressione delle libertà garantite dalla Costituzione o denigrando la
democrazia, le sue istituzioni e i valori della Resistenza, o svolgendo
propaganda razzista, ovvero rivolge la sua attività alla esaltazione di esponenti,
principi, fatti e metodi propri del predetto partito o compie manifestazioni
esteriori di carattere fascista”.
Citazione necessaria a questo punto per
sgomberare ogni equivoco. Ed inviterei lo stesso interlocutore a fare una
attenta e corretta esegesi del testo, perché solo così si può comprendere,
piaccia o no, la legittimità di associazioni come quelle che si crede
personalmente giusto combattere perché personalmente ritenute “fasciste”. Il
primo comma dell’articolo 7, ancora, ci dice che: “La cognizione dei delitti
preveduti dalla presente legge appartiene al tribunale”. Cioè ci dice che è
compito della Magistratura accertare o meno se un partito o una associazione
rientri nella fattispecie prevista dalla legge; non certo un compito che spetti,
mi perdoni, al presidente dell’Anpi melegnanese.
Ricordo ancora che la legge
Scelba del 1952 abrogava le più pesanti disposizioni concernenti la repressione
dell'attività fascista, in quanto incompatibili con essa, contenute nella legge
3 dicembre 1947, n. 1546, promulgata dal Capo provvisorio dello Stato Enrico De
Nicola, un segnale comunque di un’uscita da una emergenza; e che, ancora, la
stessa legge, come dice l’articolo 10, aveva un carattere provvisorio (“La
presente legge e le norme della L. 3 dicembre 1947, n. 1546, non abrogate,
cesseranno di aver vigore appena che saranno state rivedute le disposizioni
relative alla stessa materia del Codice penale.”). E poi non dimentichiamoci
che dalla sua promulgazione sono passati sessant’anni, e che il quadro politico,
interno e internazionale, è profondamente mutato da allora. E ancora, come
ricordano i promotori di una sua abrogazione, che “la stessa storiografia
accademica ha ormai da tempo formulato sull'esperienza del Ventennio
mussoliniano un giudizio più equilibrato e obiettivo di quello che ancora
risentiva delle passioni politiche e ideologiche dell'immediato dopoguerra”. Mi
fermo qui. Cordialmente
lunedì 5 novembre 2012
Altri tempi, quelli del re, per il servizio postale
Il quotidiano Il Cittadino di Lodi ha pubblicato oggi una mia lettera che evidenzia le difficoltà dell'attuale servizio postale, confrontandone la qualità con le poste del Regno d'Italia.
Questo il testo della lettera:
10 agosto 19 11, arrivata a
Casalpusterlengo il giorno successivo; così la seconda che il timbro della
censura indica spedita il 16 agosto 1917, da Camnago Volta, arrivata a
Casalpusterlengo il 17 agosto; e ancora la terza spedita da Baveno il 21 agosto 19 29,
arrivata a Brembio il 22 agosto; e l’ultima spedita il 13 marzo 19 30 da Pallanza e
arrivata il 14 a
Brembio. La rapidità nella consegna era un’ottima caratteristica delle Poste
Regie, che in tempi di “Poste repubblicane” è stata pian piano messa in secondo
piano, per arrivare all’oggi dove pare essere considerato da Poste Italiane un
optional, curando, snaturata la propria funzione, altri businness giudicati più
remunerativi. La morale è, purtroppo, che non sempre la “modernità” è
apportatrice d’una qualità di vita migliore. Cordialmente
Questo il testo della lettera:
Caro Direttore,
ha catturato la mia attenzione la lettera, pubblicata il 25 ottobre, del
signor Paolo Vaga di Castiraga Vidardo che lamentava la consegna postale di un plico,
a lui indirizzato, dopo diciassette giorni; spedito da Lodi, e, dunque, con un
percorso definito, se non dalle poste, dal buon senso di circa quindici
chilometri. Mi son sentito sollecitato a scriverle perché in queste settimane
sto curando, per conto del Circolo Culturale Andreani di Brembio, la
catalogazione della ricca raccolta di cartoline illustrate lasciate dalle sorelle
Zanoni, nate negli anni Settanta del 1800 e che hanno trascorso a Brembio gli
ultimi trent’anni della loro lunga vita. Cartoline spedite alle due signorine
in un arco di tempo che va dagli inizi del 1900 ai primi anni Quaranta, nel
corso del tempo indirizzate prima alle Cascine Muzzane di Vittadone, poi a
Mairago e quindi a Brembio. La cosa che meraviglia è la costante rapidità nella
consegna testimoniata dalle date, ma soprattutto dai timbri di partenza e
quelli di arrivo, per distanze ben superiori a quella indicata dal signor Vaga
in periodi in cui i trasporti non potevano avere la pretesa di competere con
quelli moderni. Le allego a questa mia, il retro di quattro cartoline, scelte a
caso tra le tante. Come può vedere tra partenza ed arrivo è passato al più un
solo giorno: così la prima timbrata a Lecco il venerdì 2 novembre 2012
D come democrazia D come disinformazione
Nella rubrica Lettere e Opinioni il quotidiano di Lodi "Il Cittadino" pubblica oggi una lettera del presidente dell'Anpi di Melegnano, Sergio R. Fogagnolo, che intende essere una risposta ad un mio precedente commento su una diatriba sollevata dal Fogagnolo nei riguardi del direttore dello stesso giornale, seguita alla pubblicazione di una lettera di un'associazione della destra melegnanese. Per permettere a chi legge questa mia annotazione, di inquadrare meglio la questione premetto il mio intervento (titolato dal redattore che cura la pagina, "Le citazioni fuori luogo di Fogagnolo"). Scrivevo il 5 ottobre scorso:
Sergio R. Fogagnolo, chiudeva la sua lettera indirizzata al direttore del quotidiano, pubblicata il 3 ottobre, scrivendo: "Ma per favore, non dica che «i fascisti devono avere libertà di stampa e di espressione» perché le leggi dicono chiaramente che non è così". Non m'interessano le beghe melegnanesi, ma mi fanno specie le citazioni non verificate - sbagliate, per dirla senza eufemismi - perché sono segno del degrado culturale che stiamo vivendo. Per affermare vero l'abnorme ed aberrante proprio postulato, "la legge non riconosce ai fascisti libertà di pensiero e li esclude dalle libertà di parola, di stampa e di manifestazione pubblica" il sig. Fogagnolo cita tra le altre la XII disposizione transitoria della Costituzione. Per farla breve prendo appunto questa ad esempio. Non so quale testo abbia letto il presidente dell'Anpi melegnanese, ma la XII disposizione delle Costituzione recita: "E' vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista. In deroga all'articolo 48 [quello che norma il diritto di voto] sono stabilite con legge, per non oltre un quinquennio dalla entrata in vigore della Costituzione, limitazioni temporanee al diritto di voto e alla eleggibilità per i capi responsabili del regime fascista". Dove intraveda il sig. Fogagnolo il non riconoscimento ai post-fascisti della libertà di pensiero e l'esclusione dalla libertà di parola, stampa e manifestazione pubblica - diritti tra l'altro universali - non si comprende proprio. Mi si permetta in conclusione di osservare che l'affermarlo contraddirebbe proprio quegli ideali della Resistenza posti a fondamento oltre sessant'anni fa della nostra Repubblica.
Questo, invece, il testo della lettera pubblicata oggi a firma del presidente dell'Anpi, titolata "Fascismo - Consiglio a Fumich di informarsi":
Gentile direttore,
sono stato in Inghilterra per ragioni di famiglia per circa un mese e non ho potuto dare un seguito alla lettera omissiva e un po’ maliziosa del signor Fumich.
Devo dire che mi sarei aspettato da parte sua qualche precisazione: nella mia lettera del tre di ottobre non mi sono limitato a citare la Costituzione, riportavo anche un quadro legislativo preciso col quale la Repubblica democratica ha stabilito i limiti entro cui un partito può esercitare la sua azione politica senza il timore di essere accusato di voler fare risorgere il fascismo.
Consiglio, dunque, vivamente al signor Fumich la lettura della legge 645/1952 (legge Scelba) non casualmente intitolata Norme di attuazione della XII disposizione transitoria e finale (comma I) della Costituzione (riorganizzazione del partito fascista). In particolare, all’articolo 1 si definisce cosa si intende per riorganizzazione del partito fascista; all’art. 2 si indicano le sanzioni penali per le fattispecie dei reati; all’art. 4 si specifica cosa si intenda per apologia di fascismo; all’art. 5 si parla di manifestazioni pubbliche (e delle relative sanzioni); e, infine, all’art. 8 si descrivono i provvedimenti cautelari in materia di stampa.
La legge Mancino, poi, completa il quadro normativo volto a sanzionare le condotte riconducibili al fascismo e al razzismo. In particolare, agli articoli 1 si definiscono discriminazione, odio o violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi; mentre all’art. 2 si normano le disposizioni di prevenzione. Vorrei anche ricordare che, pretendendo il monopolio della politica (il partito unico), il fascismo non fu democratico né a favore del sistema della rappresentanza parlamentare: prese il potere con la violenza. Il fascismo di oggi, militante in sigle diverse, ma richiamandosi a quello che ha portato il Paese alla catastrofe di una guerra di aggressione dichiarata e poi persa drammaticamente, è diverso da quello di allora?
Il fatto che le norme che sanzionano la rinascita del partito fascista siano applicate con parsimonia non significa che siano state abrogate; significa, piuttosto, che lo stato democratico tende a farne uso malvolentieri perché colpiscono reati di opinione.
Non così il fascismo, che istituì addirittura un “Tribunale Speciale per la sicurezza dello Stato” per sanzionare pesantemente chi non pensava fascista. Così, per reati di opinione, il Tribunale Speciale sanzionò gli oppositori del regime con oltre 27.700 anni di carcere, 42 condanne a morte (di cui 31 eseguite) e 3 ergastoli.
I limiti della legislazione vigente all’espressione dei diritti di pensiero, di parola, di stampa e di manifestazione, è la sanzione applicata al fascismo che si macchiò dei due crimini più efferati che l’umanità possa immaginare: le guerre di aggressione (Etiopia, Spagna e 2GM) e la guerra civile, responsabilità entrambe gravanti sul fascismo nazionale prima e repubblichino poi, come riconosce anche De Felice nel suo “Breve storia del fascismo”.
Capitalizzando quella tragica e sanguinosissima esperienza, il quadro normativo intende preservare la libertà di tutti perché, negli anni 20 e 30, rispettivamente, il fascismo e il nazismo utilizzarono gli strumenti democratici e parlamentari per prendere il potere, con la violenza e le conseguenze che tutti conosciamo.
Infine, poiché anch’io considero «le citazioni non verificate sbagliate, per dirla senza eufemismi un segno del degrado culturale che stiamo vivendo», consiglio vivamente il signor Fumich di documentarsi meglio prima di esprimere giudizi parziali e affrettati.
Distinti saluti.
Sergio R. Fogagnolo
Presidente Anpi Melegnano
Naturalmente, "tirato per i capelli", non ho potuto lasciar cadere la questione (anche se ne avrei fatto a meno), ed ho inviato al giornale un mio commento sulla lettera. Per il momento lascio la suspense sui contenuti. Lo riporterò anche qui, sul blog, una volta che sarà pubblicato.
Sergio R. Fogagnolo, chiudeva la sua lettera indirizzata al direttore del quotidiano, pubblicata il 3 ottobre, scrivendo: "Ma per favore, non dica che «i fascisti devono avere libertà di stampa e di espressione» perché le leggi dicono chiaramente che non è così". Non m'interessano le beghe melegnanesi, ma mi fanno specie le citazioni non verificate - sbagliate, per dirla senza eufemismi - perché sono segno del degrado culturale che stiamo vivendo. Per affermare vero l'abnorme ed aberrante proprio postulato, "la legge non riconosce ai fascisti libertà di pensiero e li esclude dalle libertà di parola, di stampa e di manifestazione pubblica" il sig. Fogagnolo cita tra le altre la XII disposizione transitoria della Costituzione. Per farla breve prendo appunto questa ad esempio. Non so quale testo abbia letto il presidente dell'Anpi melegnanese, ma la XII disposizione delle Costituzione recita: "E' vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista. In deroga all'articolo 48 [quello che norma il diritto di voto] sono stabilite con legge, per non oltre un quinquennio dalla entrata in vigore della Costituzione, limitazioni temporanee al diritto di voto e alla eleggibilità per i capi responsabili del regime fascista". Dove intraveda il sig. Fogagnolo il non riconoscimento ai post-fascisti della libertà di pensiero e l'esclusione dalla libertà di parola, stampa e manifestazione pubblica - diritti tra l'altro universali - non si comprende proprio. Mi si permetta in conclusione di osservare che l'affermarlo contraddirebbe proprio quegli ideali della Resistenza posti a fondamento oltre sessant'anni fa della nostra Repubblica.
Questo, invece, il testo della lettera pubblicata oggi a firma del presidente dell'Anpi, titolata "Fascismo - Consiglio a Fumich di informarsi":
Gentile direttore,
sono stato in Inghilterra per ragioni di famiglia per circa un mese e non ho potuto dare un seguito alla lettera omissiva e un po’ maliziosa del signor Fumich.
Devo dire che mi sarei aspettato da parte sua qualche precisazione: nella mia lettera del tre di ottobre non mi sono limitato a citare la Costituzione, riportavo anche un quadro legislativo preciso col quale la Repubblica democratica ha stabilito i limiti entro cui un partito può esercitare la sua azione politica senza il timore di essere accusato di voler fare risorgere il fascismo.
Consiglio, dunque, vivamente al signor Fumich la lettura della legge 645/1952 (legge Scelba) non casualmente intitolata Norme di attuazione della XII disposizione transitoria e finale (comma I) della Costituzione (riorganizzazione del partito fascista). In particolare, all’articolo 1 si definisce cosa si intende per riorganizzazione del partito fascista; all’art. 2 si indicano le sanzioni penali per le fattispecie dei reati; all’art. 4 si specifica cosa si intenda per apologia di fascismo; all’art. 5 si parla di manifestazioni pubbliche (e delle relative sanzioni); e, infine, all’art. 8 si descrivono i provvedimenti cautelari in materia di stampa.
La legge Mancino, poi, completa il quadro normativo volto a sanzionare le condotte riconducibili al fascismo e al razzismo. In particolare, agli articoli 1 si definiscono discriminazione, odio o violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi; mentre all’art. 2 si normano le disposizioni di prevenzione. Vorrei anche ricordare che, pretendendo il monopolio della politica (il partito unico), il fascismo non fu democratico né a favore del sistema della rappresentanza parlamentare: prese il potere con la violenza. Il fascismo di oggi, militante in sigle diverse, ma richiamandosi a quello che ha portato il Paese alla catastrofe di una guerra di aggressione dichiarata e poi persa drammaticamente, è diverso da quello di allora?
Il fatto che le norme che sanzionano la rinascita del partito fascista siano applicate con parsimonia non significa che siano state abrogate; significa, piuttosto, che lo stato democratico tende a farne uso malvolentieri perché colpiscono reati di opinione.
Non così il fascismo, che istituì addirittura un “Tribunale Speciale per la sicurezza dello Stato” per sanzionare pesantemente chi non pensava fascista. Così, per reati di opinione, il Tribunale Speciale sanzionò gli oppositori del regime con oltre 27.700 anni di carcere, 42 condanne a morte (di cui 31 eseguite) e 3 ergastoli.
I limiti della legislazione vigente all’espressione dei diritti di pensiero, di parola, di stampa e di manifestazione, è la sanzione applicata al fascismo che si macchiò dei due crimini più efferati che l’umanità possa immaginare: le guerre di aggressione (Etiopia, Spagna e 2GM) e la guerra civile, responsabilità entrambe gravanti sul fascismo nazionale prima e repubblichino poi, come riconosce anche De Felice nel suo “Breve storia del fascismo”.
Capitalizzando quella tragica e sanguinosissima esperienza, il quadro normativo intende preservare la libertà di tutti perché, negli anni 20 e 30, rispettivamente, il fascismo e il nazismo utilizzarono gli strumenti democratici e parlamentari per prendere il potere, con la violenza e le conseguenze che tutti conosciamo.
Infine, poiché anch’io considero «le citazioni non verificate sbagliate, per dirla senza eufemismi un segno del degrado culturale che stiamo vivendo», consiglio vivamente il signor Fumich di documentarsi meglio prima di esprimere giudizi parziali e affrettati.
Distinti saluti.
Sergio R. Fogagnolo
Presidente Anpi Melegnano
Naturalmente, "tirato per i capelli", non ho potuto lasciar cadere la questione (anche se ne avrei fatto a meno), ed ho inviato al giornale un mio commento sulla lettera. Per il momento lascio la suspense sui contenuti. Lo riporterò anche qui, sul blog, una volta che sarà pubblicato.
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